Uno dei due è un metodo charmat doc Sannio, a base – recita l’etichetta – di Falanghina. Ha un naso lieve, bollicine sottili ed evanescenti. In bocca è citrino e vano, non che sia sgradevole ma niente di ché. L’Altro è Dom Perignon Vintage 2002. Punto.
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9 giugno 2012 alle 10:44 |
Come rendere sempre più grandi coloro che magari si pensa di danneggiare. Forse una volta esisteva una scuola di marketing, oggi è più in voga quella dell’opportunismo. Auspico che questi mezzucci vengano dimenticati.
9 giugno 2012 alle 14:36 |
Cosa ancora più curiosa? La bottiglia pesa un’accidenti, proprio come il Dom; tappo a fungo di ordinanza e di buona qualità anche la capsula che copre la gabbietta.
A tentoni credo costi più il packaging che il vino là dentro.
11 giugno 2012 alle 09:27 |
Sicuramente! Molto di più.