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Abbiamo il pane, non i denti. Che morti di fame!

29 settembre 2014

‘C’è in Italia un patrimonio inesauribile di vini e territori che meritano molto di più di quanto ricevono in termini di attenzione ed apprezzamento. Certi vini sono straordinari, pare difficile ma non serve andare a Montalcino per bere un grande sangiovese o a La Morra e Serralunga d’Alba per un nebbiolo che ti prenda l’anima: in Valtellina ho bevuto bottiglie indimenticabili. E poi qui, come si fa a non rimanere a bocca aperta davanti a questo palcoscenico, che buoni questi fiano, quel Costa d’Amalfi di ieri, la falanghina‘.

‘…temo però sia necessaria una rivoluzione culturale, è incredibile il disastro di certi luoghi, tenuti malissimo, le strade rotte quando non completamente chiuse per giornate intere, l’ignoranza di certi Sindaci, con la gente che non se ne preoccupa, anzi, assiste inerme, subisce in silenzio. Che morti di fame!’

‘…c’è forse un disegno preciso che non vuole farci emergere? Perché il sabato a mezzogiorno non posso visitare l’Anfiteatro Flavio e poi andarmene a pranzo in un ristorantino tipico sul porto di Pozzuoli? Perché per andare a visitare La Sibilla Cumana viene più complicato che entrare al Louvre, al Louvre Angelo è più facile, capisci?’

Pozzuoli, Luglio 2003, fine serata con amici a L’Arcante davanti a quel che rimaneva di due bottiglie di Fiano di Avellino Terredora e Colli di Lapio ed un Piedirosso Riserva Montegauro di Grotta del Sole.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Capri, di Andrea Koch, Scala Fenicia e la prima storica verticale del suo Capri bianco

23 settembre 2014

Andrea Koch continua a dividersi tra Capri e Berlino dove vive con la sua compagna e suo figlio, cerca comunque di stare qui cantina quanto più gli riesce mentre il suo fidato Giggino continua a controllare che in vigna tutto vada per il meglio.

Andrea Koch - foto L'Arcante

Torno volentieri a Scala Fenicia¤, tre anni dopo, ad una settimana dalla vendemmia 2014, la quinta per quella che rimane tutt’ora l’unica etichetta in circolazione della rinata doc Capri bianco. Ritorno con piacere ai profumi di terra e salsedine che impregnano questo moggio di vigna, appena quattro pezze* perlopiù piantate a pergola e spalatrone puteolano dove si arrampicano qua e là un po’ di biancolella, qui detta san nicola, piedirosso, falanghina e ciunchese, quest’ultimo più comunemente riconosciuto come greco.

Di nuovo nella suggestiva cantina dove tutto è piccolo e ridimensionato: una porticina conduce alla stanza dove campeggia l’antico frantoio con mole a pietra, una minuscola pressa pneumatica, piccoli tini in acciaio costruiti su misura su indicazioni dell’enologo Giuseppe Pizzolante Leuzzi. Poco altro, null’altro.

Biancolella, Falanghina, Greco (Ciunchesa) - foto L'Arcante

Ritorno così alle prime bottiglie qui prodotte e finalmente posso anche tracciarne una prima storica verticale in quattro annate francamente sorprendenti e pienamente espressive. Il bianco di Andrea è composto da ciunchese al 50%, san nicola 30% e per il restante 20% falanghina; fa solo acciaio e qualche mese in bottiglia.

Capri bianco 2010. Il colore si è appena ingiallito ma conserva chiarezza e pulizia. Lo stesso fa il naso, appena maturo, sa di albicocca e ginestra. Il sorso è piacevole, ha smesso un po’ di freschezza ma gode comunque di una buona verve.

Capri bianco 2011. Il colore è preciso paglierino, appena verde sull’unghia del vino nel bicchiere. Invitante il naso, a tratti erbaceo e mentolato. Il sorso è sbarazzino, sapido, carezzevole e vivace.

Capri bianco 2012. In perfetto stato di grazia, il colore è paglierino e cristallino, il naso di gran lunga il migliore dei quattro, pienamente espressivo. Alle note varietali vi si aggiunge un tocco quasi officinale ed una nota candita molto avvenente che ne accentua la piacevolezza. In bocca è fresco e sapido, un sorso tira l’altro. Molto buono.

Capri bianco 2013. Ha i giorni contati, nel senso che le scorte di magazzino sono agli sgoccioli. E’ la sintesi del duro lavoro di tutti questi primi anni, il quadro comincia ad essere un po’ più chiaro, in vigna come in cantina, così il vino se ne giova enormemente. Un vino franco ed immeditamente riconoscibile, puntuto e malandrino.

Verticale 2010-2011-2012-2013 Capri bianco Scala Fenicia - foto L'Arcante

Il vino di Andrea è pronto quindi a varcare i confini isolani nonostante le quantità davvero irrisorie – appena 3200 bottiglie – non aiutano certo la sua distribuzione, complice anche la cecità di alcuni operatori incapaci di vedere in una operazione del genere qualcosa che va oltre i semplici margini di guadagno economico; trovo davvero un peccato non portare in giro, magari solo in certi posti, bottiglie che fanno onore allo splendore dell’Isola Azzurra senza banali stratagemmi commerciali, non quindi un souvenir qualsiasi da scordare su una mensola impolverata ma bensì da mettere in tavola con la cucina di mare più tradizionale o da bere a secchiate come aperitivo. Venite gente e bevetene tutti!

*così vengono chiamate localmente le terrazze con muretti a secco.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Serralunga d’Alba, Barolo Lazzarito 1993 Fontanafredda. Una bottiglia indimenticabile!

18 settembre 2014

Poco più di otto ettari di nebbiolo collocati in una conca naturale che arriva a circa 400 metri slm, con una esposizione sud/sud-ovest ed un profilo territoriale unico, con terreni poveri di materia organica e di origine sedimentaria marina e ricco di marne calcaree biancastre.

Barolo Lazzarito 1993 Fontanafredda - foto A. Di Costanzo

Gran vino il Lazzarito¤ 1993. Grandissima esperienza pei sensi. Il colore è granato, appena aranciato sull’unghia del vino nel bicchiere. Il primo naso è già finissimo, ci prendi subito sottobosco, finocchio selvatico, fiori e foglie secche; poi ancora polvere di caffè e note più dolci molto delicate, quasi sussurrate, di china e liquirizia.

Il sorso è gioviale e coinvolgente, una sferzata di entusiasmo, ha una trama sottile ma ben definita, vibrante, con ancora un tannino asciugante ed una certa tensione acida. Una bottiglia sorprendente, forse inaspettata, sicuramente tra i Barolo più convincenti di questa stagione. Indimenticabile!

© L’Arcante – riproduzione riservata

Amici di Bevute® Professional|Viticoltura a Capri, visita all’azienda agricola Scala Fenicia

17 settembre 2014

Da tempo ne parlavo con Andrea, desideravo che i nostri ragazzi de L’Olivo e del Riccio potessero fare un giro in cantina con lui per capire meglio di cosa parliamo quando raccontiamo di viticoltura¤ a Capri.

Scala Fenicia - foto L'Arcante

Lunedì 22 settembre, nel primo pomeriggio saremo lì da lui per fare un giro in vigna, ascoltare la sua storia e bere un bicchiere di Capri bianco nella sua minuscola ma deliziosa cantina ai piedi della Scala Fenicia¤.

Azienda Agricola Scala Fenicia
Via Fenicia 15, 80073 Capri
081 838 9403
info@scalafenicia.com
scalafenicia.com

© L’Arcante – riproduzione riservata

Segnalazioni|Exultet, il Fiano senza fumo

17 settembre 2014

C’è di là su Doctor Wine¤ di Daniele Cernilli una bella intervista di Francesco Annibali a Luigi Moio¤. Una lunga chiacchierata che per comodità è stata divisa in due parti, #1 #2.

Luigi Moio - foto A. Di Costanzo

Ci sono alcuni passaggi davvero memorabili, uno meglio dell’altro, osservazioni, spunti che da soli basterebbero a scriverci sopra un libro. Buona lettura…

Doctor Wine

© L’Arcante – riproduzione riservata

Peschiera del Garda, Amarone Classico della Valpolicella Riserva Sergio Zenato 2006

16 settembre 2014

Pur non convincendomi mai del tutto devo ammettere che la Ripassa di Zenato rimane un vino estremamente funzionale in certe realtà, una tipologia che ha dato e continua a dare a molti la possibilità di ammortizzare la tranvata della crisi dei consumi.

Amarone Riserva Sergio Zenato - foto A. Di Costanzo

Etichetta simbolo che ha spinto molti ad avvicinarsi alla Valpolicella con un piglio diverso, da almeno vent’anni buona garanzia per quei ristoratori in cerca di bottiglie che si vendono perlopiù da sole e con una battuta di cassa, anche al calice, sempre molto conveniente. Un vero successo per i Zenato che talvolta ha rischiato persino di offuscare il loro Amarone¤ ‘base’. Non così invece per quanto riguarda le Riserve. Questo qui ad esempio è un vero campione, ma di quelli capaci di farti veramente saltare dalla sedia.

Uve corvina, rondinella e l’immancabile sangiovese selezionate dalle vigne più vecchie intorno a Sant’Ambrogio di Valpolicella. La Riserva Sergio Zenato 2006 nasce dalla solita grande attenzione in vigna ed un lungo appassimento in fruttaio, poi ancora almeno 4 anni in botti di Slavonia.

Il colore ha una bellissima foggia violacea, porpora sull’unghia del vino nel bicchiere, vivace e intensa. Il naso è intriso di frutta polposa, spezie, balsami. Sa di arancia sanguinella, ciliegia, visciola, confettura di gelsi, con rimandi a caffè, tabacco, crema al cioccolato. Il sorso è spigliato, che sia caldo e avvolgente te lo aspetti, ci mancherebbe, ma qui c’è molto di più di quanto conosciuto dell’Amarone: è fitto ma senza sovrastrutture, ha grande spessore ma una sorprendente tensione gustativa. Una freschezza incredibile, tra i migliori assaggi dell’anno!

© L’Arcante – riproduzione riservata


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