Archivio dell'autore

Cecubo 2012 Villa Matilde, il valore dei Primi e Secondi vini, la ricerca, i solfiti, la sostenbibilità

14 ottobre 2014

Quello dei secondi vini è un concetto tipicamente bordolese, generalmente le differenze più immediate vanno cercate nell’età della vigna oppure in un approccio produttivo diverso o particolare, molto utile spesso alla ricerca in atto per migliorarsi.

Roccamonfina rosso Cecubo 2012 Villa Matilde - foto L'Arcante

Nel primo caso i nuovi impianti vengono destinati a produrre il primo vino, il cru, solo in un futuro prossimo, così nel frattempo queste uve sono utilizzate per il secondo vino. Nel secondo caso invece il vino può avere addirittura un’espressione diversa dal cru, segno distintivo di una proiezione nuova, di una ‘visione’ magari diversa a cui ci si arriverà tra qualche tempo, non necessariamente a breve, ma necessaria da indagare.

Le vigne sono generalmente quelle, di volta in volta si decide cosa destinare al primo vino e cosa al secondo, il know-how è quello se non fosse, come detto, per quei nuovi o particolari accorgimenti (la vigna, la vinificazione, l’imbottigliamento) capaci in futuro di alzare di un tanto l’asticella del primo vino. Non ultimo la possibilità di stare sul mercato con un prezzo decisamente inferiore così da tastare anche il polso degli appassionati.

Nonostante la loro profonda diversità ho sempre intravisto nel Camarato e nel Cecubo di Villa Matilde un po’ questo concetto: l’idea del Falerno Riserva destinato a cavalcare il tempo, immortale, l’utilizzo del secondo come lepre che tiri la volata al primo. E un po’ il Cecubo duemiladodici, con questa sua anima di primitivo e piedirosso così in primo piano, vibrante, polposa invitante, per la prima volta messo in bottiglia senza solfiti aggiunti, lo riveste a dovere il suo ruolo di Second Vin, oggi con una responsabilità in più: consegnare alle nuove generazioni della famiglia Avallone valori importanti da cui partire nuovamente!

© L’Arcante – riproduzione riservata

Terzigno, Lacryma Christi del Vesuvio bianco Vigna del Vulcano 2012 Villa Dora

11 ottobre 2014

L’azienda¤ è nel cuore del parco nazionale del Vesuvio, uno dei luoghi magici di questa nostra amata Campania Felix, con vigne che godono di un terroir unico nel suo genere, con terreni di natura vulcanica – pomici e lapilli qui abbondano, le terre sono scure come la notte -, importanti escursioni termiche ed uve, tutte autoctone, che danno vini sorprendenti e difficilmente ripetibili altrove.

Lacryma Christi del Vesuvio Vigna del Vulcano 2012 Villa Dora - foto L'Arcante

Vincenzo Ambrosio è tra le migliori persone per bene sbarcate nel mondo del vino negli ultimi vent’anni, imprenditore di successo che non ha mai smesso in questi anni, anche in quelli più duri ed incomprensibili dei primi passi di gettare il cuore oltre l’ostacolo. Ha dovuto lottare – più o meno in ordine degli accadimenti, ndr – con tutta una serie di luoghi comuni che qualunque persona per bene con algido ragionamento avrebbe preso come un invito a lasciar perdere.

La poca esperienza in materia, il circo degli avvoltoi del tornaconto, l’ambiente poco abituato a certi slanci, un mercato in perenne crisi, la diffidenza, l’incomprensione, i critici con la pistola fumante, le carezze del Diavolo. Sarà banale, ma chi di questa famiglia ne sa qualcosa¤, chi ha camminato queste vigne, odorato questa terra, chi si è sporcato le mani con questi vini sa che è prevalso il cuore e ha vinto, con quel sentimento mai passito che sta già tutto nel nome dell’azienda, Villa Dora¤.

Il successo di questo bianco non è misurabile coi Diplomi di merito appesi alle pareti dell’ufficio di rappresentanza, non è visibile con il nome stampato a colori sulla Guida ai vini del momento e nemmeno con la classifica imperdibile del fenomeno di turno; il successo del Vigna del Vulcano sta negli occhi della gente, nella contentezza dei loro occhi, nel bicchiere sempre pieno, nelle bottiglie vuote, finite, che poi si passano per mano per capire chi, come, dove.

Perché in fondo è vero, sino a quando non li bevi non si è mai pienamente convinti che da quelle parti possano venire fuori vini così veri, autentici, unici. Quando giovane, stizzito e fresco come questo splendido 2012, tredici gradi di puro godimento, oppure quando maturo, di cinque, sei, dieci anni e ancora in splendida forma (in giro qualche bottiglia se ne trova ancora). Vesuvio, coda di volpe, falanghina, amore: nel nome delle forti emozioni!

© L’Arcante – riproduzione riservata

Anacapri, la prima storica vendemmia a Villa San Michele, la casa museo di Axel Munthe

10 ottobre 2014

Raramente letteratura e realtà concorrono al reciproco successo come nel caso del libro ‘La Storia di San Michele, considerato il capolavoro di Axel Munthe. Fu il libro alla cui stesura dedicò maggior tempo e contiene la storia della sua vita e, come lascia presagire il titolo, della sua casa.

La Vendemmia a Villa S. Michele, Angelo Di Costanzo - foto L'Arcante

La prima edizione, uscita in inglese nel 1929, de La Storia di San Michele del Dr Axel Munthe conquistò un tale successo presso il pubblico da dover essere immediatamente ristampata e già l’anno successivo i suoi lettori si recarono a Capri per vedere con i propri occhi la casa dell’autore che aveva ispirato il titolo.

Vendemmia a S. Michele, con gli ospiti - foto L'Arcante

Un successo divenuto nel tempo un vero e proprio inno al viaggio e alla scoperta, tutt’ora Villa San Michele ed il suo splendido giardino – in assoluto tra i più belli d’Italia – è continuamente presa d’assalto da turisti che qui arrivano da ogni continente e paese. Proprio qui, da un paio di pezze cinte da muretti a secco, perlopiù piantate con falanghina, ciunchese (greco) e biancolella – allevati in maniera tradizionale, col sistema puteolano dello Spalatrone -, verrà fuori, l’anno venturo, un’altro pezzettino del bianco 2014 di Joaquin dall’Isola.

Vendemmia a S. Michele, l'accoglienza - foto L'Arcante

A Villa San Michele¤, per la prima volta nella sua storia, grazie a quella ‘capa pazza’ di Raffaele Pagano¤ e l’entusiasmo del Console Staffan De Mistura¤ siamo riusciti finalmente a portare a termine un progetto di enormi prospettive di rilancio della viticoltura caprese, non certo in termini di quantità, visti i pochi preziosissimi filari a disposizione, ma di grande valore culturale perché avviene proprio qui in uno dei luoghi più suggestivi dell’isola Azzurra, tra i più visitati e riconosciuti in assoluto, la casa museo di Axel Munthe.

_______________________________________

‘…non pretendo di meglio che non essere sempre creduto; ho, in ogni caso, molto di cui dover rispondere. Lusingherà la mia ambizione di scrittore, riuscire in questo mio intento. La vita è un narratore eccellente’. (Axel Munthe)

© L’Arcante – riproduzione riservata

Villa San Michele - Museo Axel Munthe

Joaquin wines

Guide ai ristoranti d’Italia 2015, così L’Espresso

9 ottobre 2014

L'Espresso 2015

Voto: 17
Due Cappelli: cucina di gran qualità.
Bicchiere: particolare cura nella ricerca e nel servizio dei vini, internazionali, nazionali o locali.

Non si arresta la gioiosa macchina da guerra inventata da Tonino Cacace, capace di trasformare un albergo vecchiotto di Anacapri in una delle mete di turismo d’elite più ricercate. Il ristorante si è allargato, salotto aperto che lambisce l’acqua della piscina, ad affascinare una clientela sempre più internazionale, da giapponesi tanto curiosi quanto discreti a brasiliani esuberanti come noi. Un parterre d’eccellenza che porta Andrea Migliaccio a premere l’acceleratore su una linea di cucina sfrontatamente mediterranea, anzi orgogliosamente campana, sostenuto dalla grande cantina messa insieme senza risparmio da Angelo Di Costanzo (giocando tra le etichette della regione e l’eccellenza mondiale) e dall’impeccabile servizio guidato dal discretissimo Luca De Coro. Parliamo delle novità: entusiasmante accoppiata piccante nella zuppa di sconcigli (lumachine di mare) e trippa di vitello, inattese consistenze di affinità elettive. Altrettanto azzeccati i fusilli al ferretto, legati dalla cipolla e dal pecorino di una delicatissima genovese di coniglio. Avvertenza per la gola: dopo anni, viene infranta l’ossessione delle porzioni piccole, le zuppe e le paste potrebbero essere un piatto unico, per gusto e la ricchezza. Secondi: light con la spigola friarielli e maionese, meno light con la pancia di maiale croccante. Babà da concorso. Degustazione 120 euro, Alla carta 160.

dello stesso gruppo: Il Riccio¤, ristorante&beach club 14

dello stesso gruppo, in partnership: Larte¤, ristorante in Milano 14.5

L’Arcante – riproduzione riservata

© da Le guide de L’Espresso – I ristoranti d’Italia 2015

Intervallo| ‘A Pizza chiat’ a libbretto

8 ottobre 2014

Si tratta di una pizza preparata in un certo numero ed esposta in una vetrinetta riscaldata all’ingresso delle pizzerie napoletane dove la pizza si serve sin dalla prima mattinata. Chi, a metà mattina, sente un certo languorino, va dal pizzaiuolo all’angolo e si compra una pizzella – generalmente una Marinara o Margherita in miniatura, cioè più piccole di quelle generalmente servite ai tavoli -, la piega ‘a libbretto’ e se la porta via. A Napoli è il cibo di strada per antonomasia!

Pizza a' Libbretto, Fiorenzano (Napoli) - foto A. Di Costanzo

Chiat’a libbretto è un’efficace espressione che a Napoli ha anche altri significati, soprattutto ‘portare pazienza’ o, meglio ‘essere coscienti dell’impossibilità di cambiare le cose’, eccetera. Ciò deriva dal fatto che un tempo era possibile mangiare la pizza seduti al tavolo solo per coloro che godevano di una certa condizione agiata. Gli altri, quelli meno fortunati, potevano mangiarla si, ma fuori, in piedi, così piegarla in quattro – a libbretto, appunto – consentiva di gestirla al meglio con le mani evitando che pomodoro, mozzarella ed olio potessero sgocciolare.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Phlaegrean Sounds| Passaggio nei Campi Flegrei per lo staff de L’Olivo del Capri Palace Hotel

3 ottobre 2014

Fine stagione 2014. Una stagione di quelle toste. Indimenticabili. Però ogni promessa è debito, raccogliamo quindi molto volentieri l’invito degli amici Gerardo Vernazzaro ed Emanuela Russo che ci apriranno le porte dell’azienda Cantine Astroni¤.

Phlegrean Sounds - foto L'Arcante

Poi di corsa da Marianna¤ e Pino a Sud¤, a Quarto. Perché ce lo meritiamo! Insomma, una giornata all’insegna dei colori, dei profumi e dei suoni dei Campi Flegrei: Phlaegrean Sounds, sounds good!

Amici di Bevute Professional® – Il programma nei dettagli

  • Ore 8.15 Riunione a Marina Grande, imbarco su Aliscafo delle 8.35.
  • Ore 9.40 Arrivo a Napoli Molo Beverello.
  • Partenza in pullman in direzione Cantine Astroni, vigneti e cantine a Napoli.
  • Ore 10.45 Visita alle vigne della Tenuta Camaldoli del Parco degli Astroni, poi in cantina sino alle 12.45 con degustazione tecnica a cura di Gerardo Vernazzaro.
  • Ore 13.30 Pranzo al Ristorante Sud, Quarto, chef Marianna Vitale. Open Space con banco di assaggio e carta vini ‘Il giro del mondo in 80 sorsi’ a cura di Angelo Di Costanzo.
  • Ore 18.00 ritorno al Molo Beverello e/o Porto Calata di Massa e rientro sull’Isola Azzurra.

Capri Palace Hotel  –  Cantine Astroni  –  Ristorante Sud

© L’Arcante – riproduzione riservata


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 2.413 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: