Archivio per la categoria ‘Scatti della memoria’
Buona Pasqua!
31 marzo 2013Intervallo. E’ settembre…
2 settembre 2012E’ lei, è Annie Féolde, il mito a portata di mano
16 luglio 2012La storia, il ”blasone enogastronomico”, forse un po’ anche il look, possono pesare tanto, creare pregiudizio; ti aspetti infatti una donna cui l’anticipa il “personaggio”, apparentemente un po’ distante, per qualcuno con la puzza sotto il naso, la grande chef scesa a Capri a fare passerella, riverita dalla grande Maison e dalla stampa tutta. E’ pur sempre, non dimentichiamocelo, l’artefice del “3 stelle Michelin” italiano più conosciuto al mondo.
E invece no. Che straordinaria persona è invece Annie Féolde, che esempio di umiltà e disponibilità professionale. L’abbiamo capito subito, quando ce la siamo ritrovata, così d’emblé, all’ingresso delle cucine dell’albergo, con al suo fianco il fidato Italo Bassi intenti a scaricare i prodotti che han voluto portarsi dietro dalla Toscana per preparare i piatti della serata dell’indomani. Era un po’ provata Annie, accaldata ma con un bel sorriso smagliante stampato in faccia, e quando io le accenno un inchino ed il baciamano d’ordinanza, lei quasi vorrebbe darmi un pizzicotto per l’eccessiva riverenza: benvenuta al Capri Palace, Madame La Cuisine! Risata generale, abbiamo rotto gli indugi.
Questo giorno era scritto che dovesse arrivare, prima o poi; sin da quando, verso fine anni novanta m’era scattata la fissa del vino e della cucina. Lei, proprio lei e Giorgio Pinchiorri (G i o r g i o P i n c h i o r r i!) i primi riferimenti in assoluto, il primo ristorante da non perdere negli anni a venire, il primo libro di cucina comprato (nel 2004), divorato ogni giorno con quelle splendide ricette tutte da provare a replicare, magari vicine anche lontanamente! Poi il fascino del successo ogni anno sempre più fragoroso, con l’Enoteca Pinchiorri che assurge a icona assoluta ed un fatto quantomeno curioso, incredibile ma vero: lei francese, protagonista assoluta della scena mondiale della cucina made in Italy e lui, italiano, tra i più stimati e corteggiati sommelier del pianeta e grandissimo conoscitore e collezionista di bottiglie francesi (e non solo). Insomma, tanta roba pe’ i posteri.
Ho cercato così di cogliere l’occasione per farci quattro chiacchiere, almeno con lei, raccogliere di persona un po’ di riscontri storici, di esperienze personali, di vedute, prospettive. E Annie Feolde, garbatissima e disponibile, si racconta; e non basta certo un post, ma vanno bene queste poche righe per raccontarvi almeno l’emozione e il piacere dell’incontro.
Ci ha raccontato del suo arrivo a Firenze nel 1969, in verità per studiare l’italiano non certo per cucinare, ma conoscere Giorgio qualche tempo dopo le ha completamente stravolto i progetti di vita. Così nel ’72, con lui appena diplomato sommelier rilevano l’antica cantina del palazzo lì in via Ghibellina, dove cominciano come enoteca e dove lentamente, ma in crescendo, si vira su qualcosa che ci mette davvero poco a diventare un riferimento assoluto per l’intera città. I primi piatti cucinati arrivano nel ’74, con l’aiuto prezioso della madre di Giorgio in cucina, poi gli antipasti e i dolci a cura proprio di Annie. “Tutto secondo il proprio istinto, da perfetta autodidatta, con orgoglio e senza pregiudizio, traendo qua e là ispirazioni ma con il chiodo fisso della primaria qualità degli ingredienti, made in Italy e toscani anzitutto”.
Sembra che fare di testa propria allora sia stato un’intuizione decisiva, eh sì perché di là c’erano – ci sono – le origini francesi, la nouvelle cuisine che impazzava, mentre di qua una terra di adozione straordinaria, come la sua Francia ricca di storia ma soprattutto di una cucina tradizionale, soprattutto quella povera, ancora vivissima; quella cucina popolare che Oltralpe già la rivoluzione francese aveva praticamente spazzato via d’un colpo. Un eccidio continuato negli anni, si pensi ad esempio a quell’elemento che da sempre divide i due paesi in cucina: il burro di là, l’olio extravergine d’oliva di qua. Abbastanza facile scegliere, no?, sussurra. “E poi ci sono le verdure, le mille ricette sul tema, il pomodoro, l’Aceto Balsamico Tradizionale, il Parmigiano Reggiano”. Insomma, sulla varietà e qualità della materia prima non c’è storia, anche se bisogna sempre tenere bene a mente, sottolinea, che la scuola francese rimane un caposaldo per tecnica ed esecuzione.
Tanto curiosa M.me Féolde che l’indomani ci ha onorato della sua presenza durante tutto il briefing di pre-servizio serale: aveva piacere di stare con noi, condividere sino in fondo l’evento messo su in collaborazione con la Maison Vranken-Pommery (vedi qui) di cui è oggi Ambasciatrice in cucina. E come è stato splendido, a fine serata, fare le due del mattino in terrazza a continuare la bella chiacchierata, riprendere dove s’era interrotto. E quando s’è alzata per andar via, visibilmente stanca, c’ha tenuto a salutare e stringere le mani – uno ad uno – a tutto lo staff del ristorante riunito lì per un brindisi finale. Ineccepibile, Annie Féolde.
Ecco, Signora Annie – basta francesismi, a questo punto-, come si fa a rimanere sulla cresta dell’onda per 40 anni suonati? “E’ semplice, basta non fermarsi mai e cercare sempre di migliorare, non adagiarsi. C’è sempre qualcosa di meglio che si può dare agli ospiti. Ogni giorno”.
Enoteca Pinchiorri
Via Ghibellina 87 50122 Firenze
Tel.+39 055 242757 – +39 055 242777
Fax +39 055 244983
www.enotecapinchiorri.com - ristorante@enotecapinchiorri.com
Questo articolo esce anche su www.lucianopignataro.it.
Intervallo. L’Olivo, vista mare al tramonto
24 giugno 2012Intervallo. Solide radici
18 marzo 2012Isola di Capri, Il sentiero dei Fortini ad Anacapri
26 aprile 2010“A Capri lo struscio, ad Anacapri per scoprire le bellezze dell’isola di Tiberio”.
C’è un posto meraviglioso che non potete perdere di vivere, quantomeno non potete non sapere che esiste, è “Il Sentiero dei Fortini” ad Anacapri, un percorso unico e straordinario tra cornici di roccia, scultorei promontori e baie profonde come i fiordi norvegesi con la differenza che qui le acque sono turchesi; Un viatico di collegamento tra la zona del Faro di Punta Carena a quella della Grotta Azzurra, via costa, di una suggestione incantevole. La storia racconta che la sua origine è dovuta alle angherie che Capri ha subito durante l’epopea Borbonica a Napoli, in particolare durante la “Presa di Napoli” del 4 ottobre 1808 ad opera dei francesi sotto il comando di Gioacchino Murat che, si racconta, sia stato l’artefice di questa massiccia intensificazione di fortificazioni sull’isola per preservarsi da attacchi improvvisi e governare il Golfo di Napoli: “Chi ha Capri, ha Napoli” amava sottolineare nelle sue infuocate arringhe alla corte del re mite Giuseppe Bonaparte.
Il cammino è immerso nel verde, tra le roccie frastagliate della costa, a tratti mascherate dalla folta boscaglia ed il mare immenso che si apre sul Tirreno. I Fortini sono oggi completamente restaurati e meritano senz’altro di essere visitati, luoghi che raccontano storie di uomini lontani ma che appartengono in tutto e per tutto alla nostra storia. C’è il Fortino di Pino, quello più vicino a Punta Carena, che ha una struttura circolare con un diametro esterno di 60 metri, l’interno è invece rettangolare e si trova a circa 40 metri sul livello del mare. Dalla sua posizione venivano controllate la Cala di Mezzo a nord e la Cala del Limmo a sud.
Il Fortino di Mesola invece si erge sul promontorio Campetiello, che prende il nome dalla famiglia De Campetiello che ne era proprietaria. Ha anch’esso una struttura circolare con mura spesse entro cui erano posizionati due cannoni per la difesa della costa. Un particolare non secondario per avvalorare il valore storico di queste costruzioni e che proprio qui vi sono stati importanti ritrovamenti addirittura risalenti all’insediamento dell’uomo primitivo sull’isola, ne è testimonianza il ritrovamento di piccoli utensili di ossidiana nonché reperti risalenti al periodo greco e romano che ne fanno un approdo storico all’isola, fondamentale la testimonianza di resti di un’antica scala scolpita nella roccia.
Il Fortino di Orrico (nella foto, toponimo di origine greca, significa “campo fiorito”), anche questo di particolare suggestione, si trova a circa 30 metri sul livello del mare sulla Punta del Miglio, ha una struttura semicircolare con un diametro di circa 20 metri, e si trova a circa trecento metri dalla Grotta Azzurra. Anche qui entro le sue mura di cinta, spesse circa 2 metri, vi erano due cannoni direzionati a sud-ovest e a nord-ovest in modo che il loro fuoco s’incrociasse con il fuoco del fortino di Campetiello, centrale, e questo con quello di Pino, un modo da creare una barriera di fuoco a qualsiasi nave che cercava di avvicinarsi senza autorizzazione.
Ecco alcune buone ragioni per vivere l’isola di Capri, i lustrini e le paillettes sono buoni per la notte, le luci del giorno consegnano paesaggi indimenticabili, da vivere!
















