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Il Signore del vino campano nel mondo

29 gennaio 2014

Sono sempre in grande difficoltà quando mi tocca postare una notizia come questa, tant’è che spesso preferisco non farlo. Stanotte però è venuto mancare il dott. Antonio Mastroberardino, forse il personaggio più illustre che la viticoltura campana potesse contare agli occhi del mondo. Le radici di un po’ tutti noi. Alla famiglia tutta le mie e le nostre più sentite condoglianze. R.I.P.

Atripalda, Taurasi Ris. Radici ’04 Mastroberardino

30 novembre 2011

E’ l’archetipo che diviene stereotipo, positivo, quindi un esempio da seguire. Il termine archetipo viene usato, generalmente, per indicare una forma preesistente e primitiva, in questo caso di un vitigno, di un vino, della sua rappresentazione più tipica di un territorio.

Il Taurasi Riserva Radici 2004 esprime del millesimo, nella forma e nella sostanza, l’ideale più nobile di Taurasi in circolazione: finissimo il colore rubino, sottili e di una eleganza unica le note olfattive che richiamano di tutto e di più, e nobilissimo il tannino, turgida la freschezza, immensa la bevibilità. Un modello ineccepibile, eppure spesso sottovalutato, quando non del tutto ignorato appannaggio del nuovo che avanza, di quelle centinaia e più interpretazioni susseguitesi negli ultimi vent’anni in terra d’aglianico, seppur nella totale assenza di un “linguaggio” comprensibile che potesse raccontare “veramente” il territorio da cui nasce, e non, più semplicemente, il manico che ne andava forgiando le forme o, quando peggio, la futile domanda che ne designava il sorso.

La paura, forse, è sempre stata quella di ritrovarsi a seguire uno stereotipo, un cliché partorito da un’unica visione prospettica, quella dei Mastroberardino appunto, i primi e gli unici a conservare una memoria storica inattaccabile in un territorio pur capace di esprimere, negli anni, nuovi “talenti”, alcuni imperdibili, taluni anche visionari, ma anche decine e decine di opportunisti; così il rischio di aderire ad una visione semplificata, largamente condivisa, per un territorio invece capace di esprimere sicuramente più facce di una stessa medaglia è divenuta paura, quindi rigetto. Sbagliando. E il pur nobile principio da cui muoveva questa vivacità interpretativa del Taurasi non ha però nel tempo saputo del tutto salvaguardare i suoi valori più alti tra cui l’autenticità. Non a caso ancor oggi Antonio Mastroberardino non smette di ripetere ai suoi collaboratori, ad ogni panel di degustazione aziendale, una frase che risulta a dir poco emblematica: “qui, nulla si crea!”.

Si tratta forse di un concetto astratto, se vogliamo estremamente neutrale e semplicistico, asettico quasi, ma nel tempo, questo stereotipo si è fatto esempio, un caso rappresentativo che serve ad illustrare in tutto e per tutto una regola non scritta che diviene modello da imitare, l’archetipo appunto, del Taurasi. Quello imperdibile!


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