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Vinitaly, di qua e di là dello stand. Immagina, puoi!

19 marzo 2012

Approccio, con nonchalance.

Di là: “Buongiorno. Salve, è possibile..?”
Di qua: “Ma certo: ha qualche preferenza? Cosa preferisce assaggiare…”
Di là: “Guardi personalmente vi seguo da sempre, mi piace da impazzire il vostro bianco di punta…”
Di qua: “Grazie, grazie. Cosa dice, vuole provare anche qualcos’altro o le servo direttamente quello?”
Di là: “Guardi, va bene, proviamoli. Ma solo i bianchi. Sa, sto facendo il giro dei bianchi adesso, ho appena finito con le bollicine. Non vorrei appesantire il palato.”

Preamboli, con determinazione. 

Di qua: “Bene, ecco questo è il nostro vino base. Lei già ci conosce quindi, è mai stato dalle nostre parti?”
Di là: “Mmm, si, si, m…mm. Beh no, proprio dalle vostre parti no, però conosco bene il territorio. Sa, ai corsi l’abbiamo studiato per bene.”
Di qua: “Ah, perché lei è sommelier?”
Di là: “Eh si, secondo livello Ais. A Roma, ha presente?”
Di qua: “(Caspita!) Cosa ne pensa? Non perché sia mio, ma sa, io a questo vino ci sono proprio affezionata, lo trovo molto fine, fresco e di gran lunga sapido. Magari avrà letto, ha avuto un sacco di buone recensioni.”
Di là: “Beh, ecco, in effetti c’ha ragione: fine è abbastanza fine. Abbastanza fresco. E lo trovo anch’io abbastanza minerale!” “Ma fa legno grande, tonneau?”
Di qua: “No, no. Questo fa solo acciaio. Preferiamo esaltare la freschezza.”
Di là: “Ah, strano. Mi pareva avere qualcosa, una certa nota, un sentore di…”
Di qua: “Eh si, è vero, ce lo dicono in molti, ma quello è il varietale; lì da noi è molto espressivo!”
Di là: “Complimenti! Non lo facevo così complesso…”.

Approfondimenti. 

Di qua: “Grazie. Qui invece facciamo un lavoro diverso, adesso sentirà: vendemmiamo un po’ più tardi, sgrondando acino su acino e il vino fa fermentazione…”.
Di là: “Legno piccolo immagino, barriques. In effetti c’ha proprio un bel naso, qui si sente proprio che c’ha un marcia in più.”
Di qua: “Non per sottolinearlo, ma quello che facciamo noi in zona non lo fa nessuno. Anche perché nessuno ha le vigne come le nostre. Come lei saprà da noi è tutto naturale. Poi noi usciamo dopo quasi due anni con questa etichetta. Non sa che sacrificio, nessun’ altro lo fa! Non le dico certe recensioni, i giornalisti sono impazziti per questo vino.”
Di là: “Immagino. Anche qui c’è una bella mineralità. Sarà il terreno che è proprio minerale da quelle parti? E poi la barriques… Io lo sento proprio armonico.”
Di qua: “Beh, sì. E pensi che questo deve ancora finire in bottiglia. Il nostro enologo poi è molto bravo. Lui sa bene come fare a preservarla. Conosce  molto bene il territorio.”
Di là: “Ah bene”.

Ebbrezza.

Di qua: “Questo qui invece è…”
Di là: “Non me lo dica: e lui?”
Di qua: “Eh sì, è proprio lui: ci sta dando grosse soddisfazioni. L’hanno premiato persino a Berlino e in Canada. Qui cerchiamo davvero di esaltare al meglio le caratteristiche del vitigno, del territorio, della tradizione.”
Di là: “E’ lui, è lui. Gran bouquet e… m..mm. Che mineralità, che armonia! Qua sempre legno grande vero?”
Di qua: “Come lei ben saprà parte in acciaio e parte in barriques, di media tostatura e di secondo passaggio.”
Di là: “Ma certo, certo. Era che, quasi mi confondevo. L’ho detto, è il mio preferito.”  

Distacco, esalazioni, promesse.

Di qua: “Bene. Che dice, le faccio assaggiare anche altro? Vuole provare i nostri due rossi?”
Di là: “No guardi, lascio spazio agli altri. Tornerò più tardi. Sa, non vorrei appesantire il palato. Complimenti davvero, bella linea di prodotti!”
Di qua: “Ma si figuri. E se viene giù dalle nostre parti ci venga a trovare…”
Di là: “Senz’altro.”
Di qua: “Ci conto.”
 

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