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RSVP|Me l’aspetto: ‘Sei su scherzi a parte!’

10 maggio 2013

Giovedì 16 maggio, a Venezia, presso il Ristorante Terrazza Danieli¤ dell’omonimo prestigioso albergo situato lungo Riva degli Schiavoni, di fronte alla laguna, andrà in scena la V edizione della verticale storica di Cuvée Louise Pommery¤.

Invito Pommery

Con Thierry Gasco¤, a tenere una breve presentazione delle cuvée ci saranno 5 sommelier italiani; si succederanno sul palco Giuseppe Vaccarini¤, Enrico Bernardo¤, Ivano Boso¤ e Fabrizio Sartorato¤. Poi – se mi lasceranno entrare, se non ci ripensano dico – un certo Angelo Di Costanzo¤.

Sono sincero, non ho ancora ben compreso cosa ci faccio io là tra Campionissimi del mondo e mostri sacri della sommellerie italiana, fattostà che una volta scelto il mio angolino mi toccherà dire due parole. Speriamo di essere all’altezza. Questo il programma¤ (si apre un pdf). Per tutto il resto, vi faccio sapere…

L’Olivo DiVino| Il live blog è su L’Arcante!

30 aprile 2013

Eventi Enogastronomici al Capri Palace 2013 - foto A. Di Costanzo

Ci siamo! Ecco tutti gli appuntamenti enogastronomici de “La Dolce Vite”, la cantina del Capri Palace Hotel&Spa. Dopo Mastroberardino¤, Gaja, Quintodecimo¤, Feudi di San Gregorio, Donnafugata, Tasca D’Almerita, Borgogno¤ e tanti altri ancora che hanno calcato la scena eccovi pronto il programma della stagione 2013: si parte il 24 Maggio con Terredora e lo Chef Donato Tornillo, il 7 Giugno sarà la volta di Jermann con ai fornelli lo Chef bi-stellato Emanuele Scarello¤; il 19 Luglio invece con la Maison Louis Roederer cucinerà a quattro mani col nostro Andrea Migliaccio lo Chef Philippe Mille de Les Crayères¤ di Reims. Ancora, il 2 Agosto Cantine Ferrari con Alfio Ghezzi della Locanda Margon¤ ed infine, il 6 Settembre, chiusura col botto con la Maison Pommery.

Per informazioni e prenotazioni
Ristorante L’Olivo
Capri Palace Hotel & Spa
ia Capodimonte 14, Anacapri
Tel. 081 978 0560
olivo@capripalace.com
http://www.capripalace.com
 

Reims, Champagne Cuvée Brut Rosé Alain Thiénot

7 settembre 2012

Il mio riferimento sotto il Prestige Rosé di Taittinger – per rapporto prezzo/qualità incredibile! – rimane il Blason Rosé di Perrier Jouet. Poi ti capitano a tiro cuvée come questa, e non si può non dedicargli almeno due righe: il Rosé Brut di Thiénot è proprio un gran bel bere.

Viene assemblato con una buona percentuale di pinot noir di cui una discreta quantità proveniente da vini base di vecchie annate, poi chardonnay e quindi pinot meunier. Per dirla con le stesse parole di Alain Thiénot, ha tutta la qualità, il carattere e l’eleganza che uno Champagne – un rosé in particolare, aggiungo di mio -, è importante possa garantire all’appassionato.

E’ da un po’ che ci ritorno su con una certa continuità, mi piace molto questa cuvée, è proprio una bella scoperta, ha equilibrio e franchezza: bello il colore salmone brillante e assai attraente (florida e cremosa) invece la spuma. Al naso, smarriti quasi immediatamente i classici sentori post-fermentativi s’innescano piacevoli tonalità di piccoli frutti rossi e neri e lievi sentori di spezie dolci; les bulles non sono fittissime ma piuttosto persistenti e fini. Ha sapore asciutto e delicato, il sorso è fresco, comincia amabile e finisce meglio, rotondo ed appassionante. E’ senza dubbio un bell’asso nella manica.

Cristal 1997 (Magnum) Louis Roederer. Belle sono belle, e vivaci… ma che sapore hanno le stelle?

17 agosto 2012

Scrivevo un paio di post fa di quanto è veramente buono il Cristal di Louis Roederer, ma anche quanto fosse importante, necessario per certe bottiglie – nonostante la cronaca ce le racconti come superlative e che la storia ce le consegna come icone assolute – conquistarsi ogni volta i galloni che portano in dote…

Così a meno di una settimana dall’assaggio del 2004 ecco con questo ‘97 la riprova della straordinarietà di questo celeberrimo Champagne; un’etichetta ahimè spesso contrastata più per un principio anticonformista che per altro. E’ notorio infatti come questa cuvée de prestige soffra terribilmente di un’immagine sovraesposta e spesso controproducente: uno Champagne da esibizionisti, perfetto per chi desidera ostentare la propria ricchezza, il proprio potere o più semplicemente l’eccitazione del momento.

Il primo di tutti fu lo zar Alessandro II per il quale Louis Roederer in persona nel 1876 confezionò per la prima volta questa cuvée nella storica bottiglia trasparente a fondo piatto, in quell’epoca di cristallo, da cui poi prese il nome. Ancora oggi viene fuori dai migliori vini base pinot noir e chardonnay e solo da vigne di proprietà della Montagne de Reims, Vallée de la Marne e la Côte des Blancs. Il Cristal rimane nelle caves della maison di Reims almeno 6 anni (a volte anche 7) prima della commercializzazione; quasi sempre però, questo è un consiglio personale appassionato, è bene puntare, laddove è possibile a millesimi con almeno 2/3 anni in più sul groppone. Arrivando magari ai 10. Il perché è presto svelato, sta tutto nella tagliente acidità che questo Champagne si porta dietro per almeno 20 anni, nonostante la maturità di frutto ed una certa grassezza espressa in alcuni millesimi più che in altri; il timbro gustativo, grazie anche ad un dosaggio volutamente contenuto intorno agli 8-10 g/l, rimane sorprendentemente fresco e prodigo di stilettate oltreché di vibrante mineralità.

Ha una grande personalità questo Cristal 1997, nonostante i 15 anni lo facciano pensare ancora nella piena adolescenza (!). Il colore è appena appena maturo ma luminoso, il naso rimane inizialmente un tantino curvo su note salmastre che vanno però via quasi immediatamente consegnando uno spettro olfattivo niveo, di grande fascino e profondità centrato – ancora – su toni esotici, agrumati e minerali. In bocca è appena materico, il sorso comincia grasso e un poco nocciolato ma poi riporta alle papille deliziosi sapori balsamici e agrumati. Infinitamente vivace e sapido. Da almanacco dei ricordi indimenticabili!

Reims, Champagne Cristal 2004 Louis Roederer

5 agosto 2012

Anche se non sempre sono esperienze rassicuranti e ristrutturanti, il ricordo di certe bottiglie, per quanto storicamente significative, galleggia sempre tra la sufficienza e il mediocre; e pare che a molti tanto basta per essere certi della propria idea.

Del Cristal di Louis Roederer è tuttavia un giudizio positivo quello che mi porto dietro, pur nella necessità di doverlo rinnovare periodicamente per evitare che il senso della conoscenza, il sapere stesso di questa etichetta si affievolisca; poi può anche succedere di ridursi in una memoria talmente labile da rischiare di trasformarsi, nel bene e nel male – il più delle volte nel male, non necessariamente con malizia -, in un giudizio definitivo quanto più insindacabile. Così una grande bottiglia rischia di esserlo per la storia, per il blasone, per il mercato ma non sempre per il palato.

E’ un bene dunque che anche il Cristal, da grande Champagne qual è, sappia di tanto in tanto meritarsi, bicchiere alla mano, i galloni che la cronaca, il blasone e la storia ci impongono. Eccola la mia riprova, così chiara che non serve aggiungerci molto di più: statene certi, il 2004 è buono, buono per davvero!

Chiacchiere sotto l’ombrellone, tra sconosciuti

2 agosto 2012

Capita una mattina di ritrovarsi sotto l’ombrellone a fare due chiacchiere sulla sera prima: l’aperitivo al tramonto, l’atmosfera unica al Faro di Anacapri, le grasse risate per quel vassoio rovesciato – l’imbarazzo della cameriera per aver rovinato quel vestito di Prada è impensabile! -, ma soprattutto l’ottima cena e, immancabili, le buone bottiglie bevute. Bottiglie per una volta sconosciute. E sorprendenti…

Quando si ha una idea precisa di cosa sia o cosa possa divenire nel tempo uno Champagne, anche un assaggio controverso può rivelarsi invece una bella scoperta da appuntare subito sul taccuino, ovvero mettere subito in rete. Sconosciuta e sorprendente era l’etichetta Prestige Brut 2003 di Jacques Picard, récoltant-manipulant a Berru, un paesino di poche anime appena fuori Reims; i protagonisti, ancor più sconosciuti, sono José Lievens e sua moglie Corinne Picard, che dalle loro migliori vigne tirano via uva per circa 8.000 bottiglie di questo ottimo haut de gamme, una piccolissima fetta di quella immensa torta che è il mercato dello Champagne, una fetta però dolcissima e imperdibile.

Ecco perché ci ritornerò su volentieri, non appena possibile; per adesso val bene segnalarvi che trattasi di una bella storia d’amore sbocciata tra le vigne, di agricoltura sostenibile e di uno stile champenois tagliente e implacabile – controverso, appunto – e di prezzi vivaddìo più che umani.

E sconosciuta era la bottiglia di Vita Menia 2011, rosato da piedirosso e aglianico prodotto nelle vigne a Raito, minuscola frazione sopra la costiera amalfitana, sopra il mare di Vietri per intenderci. Panorama mozzafiato, la vigna qui è tutta a conduzione biologica. Di questo sottile e profumato rosato se ne fanno appena seicento bottiglie l’anno, Patrizia Malanga ha voluto mandarmene qualcuna; un pensiero prezioso, almeno quanto il vino saggiato.

Bello e invitante il colore cerasuolo, il naso è ciliegioso ma anche un po’ marino, mentre il sorso è secco, leggiadro e sapido. Il frutto ritorna perentorio in bocca, aggraziando il palato sollazzato da una beva fresca e gradevole. Andatela a trovare Patrizia, siete ancora in tempo per sposare il mare alla vigna che lì, dalle quelle parti mi dicono essere entrambi bellissimi. :-)


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