A Beaune si va di Nuits-Saint-Georges blanc 2018 di Philippe Pacalet

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E’ senza ombra di dubbio tra i produttori di più grande talento venuto fuori negli ultimi 20 anni in Borgogna dove, con grande e inaspettata rapidità ha saputo imporsi come un fine interprete di vini e terroir differenti tra loro tirandone fuori rappresentazioni di stupefacente espressione territoriale.

Enologo di esperienza, négociànt avveduto, vigneron tout court Philippe Pacalet può contare oggi su circa 10 ettari di vigna disseminati in Côte de Nuits, Côte de Beaune e l’areale di Chablis da cui tira fuori mediamente 50.000 bottiglie l’anno. Tra i cosiddetti vini naturali d’oltralpe le sue selezioni sono tra le più ricercate ed ambite.

I suoi rossi hanno generalmente bisogno di un po’ di tempo per emergere e rivelarsi del tutto ma non è assolutamente trascurabile la loro finezza sin dalla giovane età, in particolar modo in alcune appellation per così dire ”minori” – vedi ad esempio Chénas e Moulin-à-Vent, Qui – dove riesce veramente a sorprendere. Talvolta sono un vero e proprio manifesto dell’annata in tutto e per tutto. E i vini bianchi straordinariamente puliti, integri, espressivi, su tutti vanno menzionati Chassagne-Montrachet, Puligny-Montrachet e, rarità assoluta, Corton-Charlemagne. Ai quali s’aggiungono alcune perle come questo Nuits-Saint-Georges blanc.

Viene prodotto da un piccolo appezzamento di circa 1 ettaro piantato prevalentemente con uve Pinot bianco, la vigna qui ha una età media di circa 25 anni; vi è da dire che la varietà è stata spesso confusa con lo Chardonnay, al quale somiglia parecchio, ed è forse anche questa la ragione per la quale non si fa a fatica a trovarne in giro da queste parti. Contrariamente allo Chardonnay il Pinot bianco ha minori capacità di adattamento e viene considerata varietà precoce, possiede inoltre una buccia più sottile e dà vini con caratteristiche organolettiche ben diverse ma quando trova terreni ricchi di materia minerale ed un buon interprete, sa esprimere prodotti capaci di sorprendere e conquistare anche i palati più attenti. 

Questo duemiladiciotto è in bottiglia solo da qualche settimana, ha certamente necessità di distendersi ancora un po’ ma si presenta anzitutto come un bianco profondamente diverso dagli altri di Pacalet, anche per questo particolarmente originale. Il colore è paglierino tenue, al naso ricorda subito frutta a polpa bianca, agrumi e macchia mediterranea: vi si coglie mela, pera e pompelmo rosa, ancora uva spina e mentuccia. Il sorso è caratterizzato da una sottile e persistente fresca vivacità, la vera arma letale in fatto di bevibilità, ma viene poi fuori sostanzialmente sapido e definito. Al netto di un prezzo non proprio alla portata di tutti, on-line è reperibile intorno ai 115 euro, è da considerarsi un bianco immediato, di medio corpo e privo di velleità iper-aromatiche, però preciso, puntuto e dal quadro organolettico impeccabile. Decisamente una bella scoperta!

© L’Arcante – riproduzione riservata

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