Archive for the ‘FATTI’ Category

A bocca asciutta

5 giugno 2016

Il fatto è questo: sembra che la gente abbia ripreso ad uscire. Pian pianino, pur facendo due conti stretti stretti pare abbia riscoperto il piacere di stare fuori casa, spostarsi anche per cinquanta chilometri per un piatto di pasta o una pizza fritta anziché rincoglionirsi davanti alla tele.

E in effetti i ristoranti e le pizzerie tornano ad essere ”sempre pieni”, un segnale importante in un momento economico che continua ad essere di difficile lettura e che però ci consegna una opportunità  davvera straordinaria per la nostra tavola: in Italia non si è mai mangiato meglio come negli ultimi anni e questo è un dato di fatto, e mai così tanti grandi protagonisti primeggiano contendendosi lo scettro di migliore dei migliori.

Cuochi e Pizzaiuoli vere Stars, magari tra un po’ toccherà a camerieri e sommelier, chissà. Affascinano un po’ un meno, ma ancora per poco. Il passaggio del testimone è nell’aria. Fioccano così rassegne, eventi, feste, congressi, showcooking, galà di presentazione di guide, pillole quotidiane se non intere trasmissioni in TV, reality, masterchefs vari sulla payTV. Passerelle un tempo elite per pochi ora menate fighissime consentite un po’ a tutti basta che abbiano una giacca bianca e un po’ di aria da friggere!

Ma qual è il genio tutto italiano dinanzi a tutto questo ben di Dio? Si svuotano i ristoranti e le pizzerie (sempre pieni) dei loro grandi protagonisti per portarli in giro per rassegne, eventi, feste, congressi, showcooking, galà di presentazione di guide, pillole quotidiane se non intere trasmissioni in TV, reality e masterchefs vari sulla payTV. Spettacoli un tempo elite per pochi ora invece a portata di click, addirittura on demand comodamente seduti sul divano, davanti alla tele a nutrirsi di aria fritta!

È vero, è un pensiero forse un poco malato questo, uno stillicidio che sa di beffa dal sapore dolce amaro, oppure è solo quello che sta succedendo, una sovraesposizione che rischia di lasciarci come al solito a bocca asciutta.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Benevento sottacqua, l’amore, il cataclisma e lo scuorno

22 ottobre 2015

Un angolo di Sannio - foto sanniopress

di Daniele Priori¤

Poca Italia si accorge di Benevento. Città alluvionata, in questo inizio autunno, dove l’esondazione dei due fiumi, il Sabato e il Calore, non fa nemmeno notizia o ne fa poca. Ripiegata, un po’ nascosta nel suo ruolo di città comprimaria, per niente metropolitana, tra le pieghe e le gerarchie delle notizie. Non se ne parla quanto si parlò di Firenze coi suoi letterati. Non quanto Genova coi suoi cantautori che sui frequenti nubifragi hanno scritto anche canzoni.

L’Italia attorno a Benevento invece dorme. Come le cime appenniniche che la cingono in una valle. Che sembrano una donna in sonno e così i beneventani l’hanno chiamata: la Dormiente. Italia profonda, Benevento, nel cuore della Campania. O meglio: nel cuore del Sannio. Vissuta da gente dura, come il dialetto scavato tra le montagne e il clima continentale che non ti accoglie come il vernacolo bagnato di mare e poesia che c’è a Napoli o a Salerno.

La bellezza, l’archeologia, l’arte, la storia ci sono ma nessuno si cura di metterle in luce. Come ci sono quei due fiumi di cui nessuno si è più avveduto dal 1949, quando esondarono drammaticamente, provocando morti, appena pochi anni dopo la tragedia della seconda guerra mondiale e dei devastanti bombardamenti subiti, per i quali ebbe la medaglia d’oro al valore civile nel 1961. Erano quelli, persino nell’Italia profonda del Sannio, gli anni del miracolo, vero o presunto, che a Benevento e dintorni fruttarono poltrone a ministri, sottosegretari e ancora oggi a eurodeputati.

Nella vicina Telese, città famosa per le terme e per una festa di un partito rimasto in vita solo a Ceppaloni, c’è anche un lago nel quale passeggiano amabilmente famiglie di zoccole nel degrado più assoluto. Qui nel Sannio li chiamano così. Sono topi belli grossi, pantegane, che non somigliano affatto alle donnine lascive e discinte. Benevento, nome che oggi somiglia così tanto a benvenuto ma un tempo – come un po’ tutti studiammo al liceo – era Maleventum, appellativo che, già di primo acchito, non prometteva nulla di buono. La città che dopo la dominazione longobarda si ritrovò – tra mito medievale e una successiva realtà di folle caccia – infestata di streghe, molto presunte ma perseguitate davvero dai cristiani coevi e successivi, come è noto assai meno illuminati degli ultimi pagani.

Benevento città di giovani che se ne vanno, senza riuscire a spiegare al mondo il luogo dove sono nati. Studiano, crescono, lavorano da precari lontano da casa, per non tornarci se non, senza troppa voglia, un mese d’estate. Benevento come i migranti, che sono anche qui, e imparano l’italiano pieno di verbi al passato remoto che si usano qui, più che sufficienti a raccontare come da queste parti non ci sia poi tanto da fare e che dunque, anche loro, se ne vorrebbero andare via. Benevento come due ragazze che si sono innamorate tra i fiori di una serra e il latte di un golosissimo caseificio. Che cariche di sogni, verdi piante, torroncini di San Marco e mozzarelle di bufala, di tanto in tanto raggiungono Roma, così vicina e così lontana, per una notte d’amore in motel chiamato Libertà.

Il loro amore, un po’ come il corso inesorabile dei fiumi Sabato e Calore, scorre, fino a creare alluvioni inevitabili senza le dovute cure. Ma qui, l’abbiamo capito passando tra la città e la bella pietrosa provincia in cui vide i natali Padre Pio, si preferisce di gran lunga non ricordare, non pensare, non prevedere, quasi non si voglia disturbare un equilibrio apparentemente incantato e fuori dal tempo. Come per non svegliare il sonno incosciente e senza sogni della Benevento dormiente.

Si fa finta di niente per non creare inutilmente scuorno, si dice così qui. Almeno fino al prossimo cataclisma, quando a svegliarsi sarà ancora la natura. Che sia poi un fiume o un terremoto sociale poco importa. Quello che conta e conterà, purtroppo, sarà ancora una volta il sonno, in questo caso, però, del resto d’Italia, oltre Benevento, che per colpe da dare tutte alla catalessi dei sanniti, non riesce a far condividere, nemmeno sulle pagine Facebook, le tragedie del Sannio, di Benevento, della sua provincia, percepite dalla maggioranza lontanissime, quasi più di uno tsunami indonesiano. Perché troppa Italia non è mai arrivata da queste parti e mai ci arriverà. Non tanto per la profondità della valle nella quale giace Benevento ma perché nessuno, continuando a dormire, si è preoccupato di mettere neppure i segnali sufficienti sulle strade.

Credits: SannioPress

Blog fondato da Billy Nuzzolillo nel 1999

Diretto da Giancristiano Desiderio

Il Sannio è patrimonio di tutti, fate presto!

16 ottobre 2015

Con il cuore siamo tutti lì, per questo teniamo a rilanciare l’appello lanciato dal presidente del Consorzio Tutela Vini Sannio con la richiesta di aiuto per le aziende vitivinicole colpite dal maltempo in tutta la provincia di Benevento. 

Emergenza Sannio - foto La Repubblica.it

Rivolgiamo un appello al Governo, alla Protezione civile, al Prefetto, ai Comuni e altri Enti territoriali, ai Vigili del fuoco, al Genio militare e altre forze armate, alle forze dell’ordine, e a volontari per un aiuto al ripristino delle condizioni di normalità dei vigneti e delle strutture produttive delle aziende vitivinicole della provincia di Benevento, affinché possano riprendere le attività in questo particolare momento del ciclo produttivo della vendemmia e della vinificazione.

Abbiamo bisogno di aiuti immediati e di operazioni per il ripristino delle condizioni di normalità delle aziende vitivinicole della provincia di Benevento, in modo da evitare un ulteriore aggravamento dei danni subiti a causa di questa emergenza, provocata dalle forti piogge che si sono abbattute sul territorio della nostra provincia in questi ultimi giorni. Nella giornata del 14 ottobre 2015 si è verificato, nella nostra provincia, un catastrofico evento meteorico, dalle ore 22.15 del 14 ottobre alle ore 06.15 del 15 ottobre sono caduti 137 mm di pioggia, pari alla quantità di pioggia che si registra in circa un mese.

Una delle vigne sommerse - foto Corriere del Sannio

L’analisi delle stazioni meteoriche indicano, per il Sannio, una particolarità concentrata soprattutto nella fascia che va da Dugenta a Ariano Irpino, con epicentro Benevento. In particolare nel bacino che comprende il fiume Calore, il Tammaro, l’Ufita, il Miscano, il Sabato e il Serretelle, con tutti i loro tributari minori, in 8 ore è caduta una quantità di acqua di circa 60,512 milioni di mc, sviluppando una portata di circa 2101,00 mc/sec, nella sezione idraulica di Telese e Amorosi.

Un fenomeno perfettamente localizzato e intenso, e che ha causato inondazione di vigneti e di strutture di trasformazione delle uve e conservazione dei vini. Pertanto abbiamo bisogno di un intervento immediato affinché possa essere ristabilito il funzionamento, in particolare delle strutture di trasformazione, che in questo delicato momento post vendemmiale potrebbero subire ulteriori danni irreparabili. Nella speranza di un pronto accoglimento del presente appello, invio i più distinti saluti a nome degli oltre diecimila operatori della filiera vitivinicola beneventana.

Il presidente
Libero Rillo

foto: repubblica.it

© L’ Arcante – riproduzione riservata

Humans of Campi Flegrei, #5 Angelo Di Costanzo

7 settembre 2015

Con Humans of Campi Flegrei, Mia Duberg Nielsen¤ raccoglie e racconta le storie di questa nostra terra attraverso gli occhi delle persone che sono parte di questa cultura unica. In qualche modo, qui il tempo si è fermato e le vecchie tradizioni sono ancora celebrate.

Humans of Campi Flegrei - foto Marina Sgamato

“The most important part of our job is to share the experiences. There is no value in being the best, unless you share your knowledge with others, and give them the chance to be the best in the next generation”.

Angelo Di Costanzo is today working as Food & Beverage Manager at Feudi di San Gregorio¤ in Sorbo Serpico – one of the most important vineyards in Italy. After several years of being a sommelier, he can now pass on his knowledge and experience to his employees.

It all started when Angelo decided to start studying to become a chef, but his teachers soon saw other potential in him, and suggested he studied to be in the front of a restaurant instead of the back. He is a storyteller by heart and after 5 years of studying he entered the work space as a waiter at different restaurants. One of these places was La Fattoria del Campiglione¤, and at this time the only restaurant in the area with a wine cellar. Here is where his passion for the wine came to life, and he went from being a waiter to train to become a sommelier. Now working with his passion, after some years he didn’t feel like he was getting enough challenges and experiences. Without any places in the area where he could improve himself, he decided to take the next jump in his life and opened the wine store and bar L’Arcante¤.

Today though, the store is no longer but it remains as Angelo’s blog about wine. Several reasons were responsible for him deciding to end this chapter, but he still remembers the years as good experiences. It was time for new challenges, new experiences and new knowledge.

He started working at one of the finest hotels in Italy – the 5-star Palace Hotel & Spa¤ on the island Capri – a big challenge and opportunity for someone from Pozzuoli, to suddenly work with the best wine in the world, the best costumers, to be in a place full of luxury, at a restaurant that had their 2nd Michelin star confirmed in 2009¤, while Angelo was part of the team. These were also years that were great for Angelo professionally as in 2004 and 2005 he was voted to be among the 12 best Sommeliers in Italy, and in 2008 the best Sommelier in the region Campania and in 2014 the Sommelier of the year by L’Espresso Guide¤. But though he was now in a fine position at a great restaurant and hotel, he always remembered to come back to the small and humble area he was from in Pozzuoli, and kept in contact with his friends and the winemakers from here, and still likes to visit them, which is confirmed by the fact that we are meeting him in the vineyard of Raffaele Moccia, Agnanum.

Today Angelo is no longer just a sommelier, but the Food & Beverage Manager, with 50 employees below him. The wine is still his passion, which is why the blog is important for him, but also through passing on his knowledge to his employees. Every month he takes a group of them to visit other companies, who produces things like the wine, the vegetables, the prosciutto. It is important to him that his employees get this knowledge and see these producers, and understand how important they are, and to share the experiences.

Qui la versione completa con la traduzione in italiano su Humans of campi flegrei #5 Angelo Di Costanzo. Grazie a Marina Sgamato per la bella foto.

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With Humans of Campi Flegrei, Mia Duberg Nielsen¤ is telling the stories of Campi Flegrei through the eyes of the people who are part of this unique culture. In some ways, the time here stands still and old traditions are still celebrated.

Qui tutti gli humans of campi flegrei.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Giolì, il mattino ha l’oro rosso in bocca

5 settembre 2015

Angelo Di Giacomo ha una di quelle storie che vale la pena ascoltare, sempre. Lui vale come quinta generazione al lavoro qui sul Vesuvio, a lui si deve il merito di continuare sulla strada dei vecchi nella coltivazione dell’oro rosso napoletano, il pomodorino del Vesuvio dop, da alcuni anni Presidio Slow Food¤.

Az. Agricola Giolì, Angelo Di Giacomo - foto L'Arcante

Andatelo a trovare ad Ercolano, dove la casa del padre oggi è tutta tinta di rosso, file di pomodorini ‘col pizzo’ rallegrano il porticato e il cellaio in vista dell’inverno. Una piccola parte è destinata al consumo familiare, ma lui ne ha saputo fare attività commerciale e fonte di reddito; oggi da Giolì arrivano da tutto il mondo, piccoli connosseurs s’intende, così le sue conserve fanno il giro del globo.

I Piennoli di Pomodori Dop del Vesuvio - foto L'Arcante

Ma il cuore batte nel vedere i piénnoli che per abitudine vengono appesi alle pareti o ai soffitti, riuniti in schiocche e legati con cordini talvolta di canapa. Alcuni gialli per una selezione fatta proprio da Angelo. La fatica inizia a marzo e aprile con la semina, confidando in una ‘stagione’ senza troppe bizze tra fine giugno e i primi di agosto si raccolgono i frutti, le pummarole, ma è l’arte della conservazione che ne fa, giunti in inverno, un bene prezioso, oro rosso, vero e proprio cult per noi napoletani.

‘Angelo Di Giacomo counts as the fifth generation to work here in Vesuvius land, he is following on the path of the old in the cultivation of the neapolitan red gold, the tomato Vesuvius dop, Presidio Slow Food.’

Giolí di Angelo Di Giacomo
San Giorgio a Cremano (Na)
via Palmiro Togliatti, 37
tel. 081 7714144
cel. 338 6356591 – 328 9757537
info@agricolagioli.it

© L’Arcante – riproduzione riservata

It’s time to return to write

3 agosto 2015

Diciamoci la verità, agosto non è proprio il periodo più indicato per ritornare a scrivere su queste pagine dopo sei mesi sei di latitanza. Tant’è che sono qui, ahimè con sempre meno tempo a disposizione – vivaddio! – ma tanti temi su cui tornare, ragionare, scrivere. Non solo il vino.

Insomma, L’Arcante è tornato! a piccoli sorsi verrebbe da dire ma c’è, ci sono. Guardo al mondo che mi gira intorno con gli occhi di sempre, colmi di passione e rispetto. Oggi forse ancor più di prima.

© L’Arcante – riproduzione riservata


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