Flòres 2007, la falanghina dei fratelli Spada

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Nella memoria popolare esistono alcuni luoghi in Campania, per così dire comuni, intramontabili per fascino e storia. Scenari ideali per ogni momento dell’anno: l’inverno inoltrato, con le sue folate gelide è un momento della stagione fredda ideale per vivere, per esempio, l’irpinia, dove con l’aria impregnata dall’odore delle fescine che alimentano i camini accesi, ogni buon focolare da Ariano Irpino a Nusco offre una suggestione unica ed indimenticabile all’avventore di turno. In primavera, soprattutto quando si ha la fortuna di una Pasqua alta, Montesarchio ed i “Mafarielli” vengono presi letteralmente d’assalto da gente di ogniddove. Così in estate, che come sempre riempie le spiagge di un po’ tutta la costa lascia sempre alle spalle ricordi più o meno memorabili di almeno un’uscita a Pineta Mare o un bacio rubato a Baia Domizia piuttosto che a Marina di Camerota. Insomma, una regione per tutte le stagioni, ed una delle mete più suggestive in autunno, giusto per quadrare il cerchio, non può che essere il parco di Roccamonfina, che in questo tempo splende con i suoi meravigliosi colori bruni e quell’odore di terra bagnata che impregna l’aria da San Carlo di Sessa Aurunca sino a Roccamonfina e a Galluccio tra ciliegi, viti e castagni ormai in riposo vegetativo.

Su queste terre si estende il cuore della azienda Spada, con i suoi 30 ettari, di cui 22 a vigneto votati perlopiù a falanghina ed aglianico con ancora qualche vecchia vite di montepulciano, da sempre presente in questo areale sin dagli anni cinquanta e che per molti anni ha rappresentato manna dal cielo per alcuni commercianti di vino sciolto locali e forestieri. Proprio qui però i fratelli Vincenzo ed Ernesto Spada sin dalla prima metà degli anni novanta hanno avuto bene in mente quale potesse essere il migliore futuro per la loro tenuta e l’incontro con Riccardo Cotarella, nel 2001, ha contribuito a rinsaldare il fermo principio di puntare esclusivamente alla qualità ed alla valorizzazione del patrimonio viticolo autoctono, con il quale il sommo enologo umbro del resto già si stava cimentando con successo proprio in loco con la stretta collaborazione con la neonascente Galardi (Terra di Lavoro, ndr) e la storica famiglia Avallone di Villa Matilde che proprio nell’areale di Roccamonfina aveva focalizzato da tempo importanti investimenti nella tenuta Rocca dei Leoni votata proprio a falanghina ed aglianico.

logo_mini[1]Il Flòres è un vino che fa della piacevolezza un arma bestiale, è invitante, accattivante, suggestivo, avvenente e scorrevole nella beva sino all’eccesso. Inebriante! Ha un colore gradevole, giallo paglierino con nuances ancora gioviali, di buona consistenza nel bicchiere. Il primo naso, come detto è molto invitante, arrivano immediate note floreali e fruttate che richiamano la primavera e l’esoticità di tipici frutti a polpa bianca e rosa, papaya, carambola, mango, pompelmo. Qui ha gioco facile il fiano, che in questo areale esprime sempre gradevoli note aromatiche,  poi viene fuori la falanghina con le sue note erbacee, minerali, in fine agrumate. In bocca è secco, contenuto in uno spettro acido gradevole ed ammiccante che invita subito al secondo sorso prima di rivelare l’anima sapida ed equilibrata di un vino giovane ma pronto da bere, che strizza l’occhio al succulento flan di zucchine della mia Lilly ma che non manca di mostrare il giusto carattere sul tortino di scarola e gamberi con pinoli e noci secche di Antonio Lubrano del ristorante Il Rudere di Pozzuoli. Ecco una nuovo vino da cercare nelle carte dei ristoranti o sugli scaffali di una enoteca.

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Una Risposta to “Flòres 2007, la falanghina dei fratelli Spada”

  1. Falanghina, dieci etichette sulla bocca di tutti ovvero da non far mancare nella vostra cantina..! « L’ A r c a n t e Says:

    […] invece è appena sbocciato, un passo avanti – mi dicono – alla falanghina+fiano Flòres che aveva esordito appena un paio di vendemmie fa ed accantonata (solo per il momento?) per far […]

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