Archive for the ‘DEGUSTAZIONI VINI’ Category

Reims, Champagne Blanc de Blancs Alain Thiénot, la Cuvée che mancava per sorprendere!

26 giugno 2019

E’ forse la prima cuvée tutta di Nicolas Uriel dopo il suo ingresso come Chef de cave alla Maison Thiénot nel 2008, al posto di Laurent Fédou. Ci sono voluti almeno 5 anni di lavoro per mettere assieme il profilo giusto per uno Champagne Blanc de Blancs di grande piacevolezza eppure intenso, puntuto, godibilissimo.

Champagne Blanc de Blancs Thiénot - foto A. Di Costanzo

Si tratta di un vino composto per l’80% di vini Riserva ai quali viene aggiunto un 20% di vini dell’annata. Stiamo parlando di Chardonnay provenienti dagli areali maggiormente vocati in Champagne, Avize e Vertus sul versante sud della Cote des blancs e più a nord da Villers-Marmery, verso la Montagna di Reims, qui dove Alain Thiénot, da oltre 30 anni tira fuori grandi vini per le sue cuvée più prestigiose tra le quali il millesimato Vigne aux Gamins e l’assemblaggio di millesimati Cuvée Stanislas.

Di colore giallo paglierino brillante, l’insieme nel bicchiere è subito invitante e coinvolgente, la spuma è delicatissima, le bolle fini e regolari, intense, persistenti. Al naso rivela immediatamente tutta la sua anima vivace e intrigante, vi si colgono sentori di agrumi di limone e pompelmo, caratteristiche note floreali e di pasticceria. Il sorso è asciutto e generoso, teso il giusto, con carbonica misurata e un finale di bocca freschissimo e sapido.

© L’Arcante – riproduzione riservata

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A Beaune si va di Nuits-Saint-Georges blanc 2018 di Philippe Pacalet

7 giugno 2019

E’ senza ombra di dubbio tra i produttori di più grande talento venuto fuori negli ultimi 20 anni in Borgogna dove, con grande e inaspettata rapidità ha saputo imporsi come un fine interprete di vini e terroir differenti tra loro tirandone fuori rappresentazioni di stupefacente espressione territoriale.

Enologo di esperienza, négociànt avveduto, vigneron tout court Philippe Pacalet può contare oggi su circa 10 ettari di vigna disseminati in Côte de Nuits, Côte de Beaune e l’areale di Chablis da cui tira fuori mediamente 50.000 bottiglie l’anno. Tra i cosiddetti vini naturali d’oltralpe le sue selezioni sono tra le più ricercate ed ambite.

I suoi rossi hanno generalmente bisogno di un po’ di tempo per emergere e rivelarsi del tutto ma non è assolutamente trascurabile la loro finezza sin dalla giovane età, in particolar modo in alcune appellation per così dire ”minori” – vedi ad esempio Chénas e Moulin-à-Vent, Qui – dove riesce veramente a sorprendere. Talvolta sono un vero e proprio manifesto dell’annata in tutto e per tutto. E i vini bianchi straordinariamente puliti, integri, espressivi, su tutti vanno menzionati Chassagne-Montrachet, Puligny-Montrachet e, rarità assoluta, Corton-Charlemagne. Ai quali s’aggiungono alcune perle come questo Nuits-Saint-Georges blanc.

Viene prodotto da un piccolo appezzamento di circa 1 ettaro piantato prevalentemente con uve Pinot bianco, la vigna qui ha una età media di circa 25 anni; vi è da dire che la varietà è stata spesso confusa con lo Chardonnay, al quale somiglia parecchio, ed è forse anche questa la ragione per la quale non si fa a fatica a trovarne in giro da queste parti. Contrariamente allo Chardonnay il Pinot bianco ha minori capacità di adattamento e viene considerata varietà precoce, possiede inoltre una buccia più sottile e dà vini con caratteristiche organolettiche ben diverse ma quando trova terreni ricchi di materia minerale ed un buon interprete, sa esprimere prodotti capaci di sorprendere e conquistare anche i palati più attenti. 

Questo duemiladiciotto è in bottiglia solo da qualche settimana, ha certamente necessità di distendersi ancora un po’ ma si presenta anzitutto come un bianco profondamente diverso dagli altri di Pacalet, anche per questo particolarmente originale. Il colore è paglierino tenue, al naso ricorda subito frutta a polpa bianca, agrumi e macchia mediterranea: vi si coglie mela, pera e pompelmo rosa, ancora uva spina e mentuccia. Il sorso è caratterizzato da una sottile e persistente fresca vivacità, la vera arma letale in fatto di bevibilità, ma viene poi fuori sostanzialmente sapido e definito. Al netto di un prezzo non proprio alla portata di tutti, on-line è reperibile intorno ai 115 euro, è da considerarsi un bianco immediato, di medio corpo e privo di velleità iper-aromatiche, però preciso, puntuto e dal quadro organolettico impeccabile. Decisamente una bella scoperta!

© L’Arcante – riproduzione riservata

Terramasca 2017 di Drengot, l’Asprinio Spumante Brut del primo Conte di Aversa

6 giugno 2019

Non possiamo pensare che l’estate tardi ancora ad arrivare nonostante l’impressione di questi giorni sembra suggerire che debba piovere per sempre. Tant’è, un po’ per sete, un po’ per disperazione siamo ritornati su questa piacevole scoperta capitataci durante l’ultima sessione di assaggi a Campania Stories dello scorso Marzo.

Di quanto siamo innamorati del varietale e di questa denominazione è ben noto, fa quindi piacere che il numero di produttori in campo si allarghi e provi a scardinare il mercato puntando tutto sulla qualità, come ci conferma anche questo caso. Il Terramasca di Drengot, primo Conte di Aversa, ha bolle fini ed un quadro olfattivo lieve eppure suggestivo, il sorso è seducente, fresco e vivace.  

A pensarci bene avremmo potuto costruirci nell’Agro aversano la nostra piccola Franciacorta, fare cioè dell’Asprinio – il nostro autentico, unico, inimitabile vitigno Principe di Aversa – un protagonista incredibile non solo per un vino fermo originale ma anche – e soprattutto – bollicine talmente esclusive e rare quanto inarrivabili per tipicità, qualità, storia. Ci siamo accontentati, e in larga parte continuiamo a farlo, nel cercare con superficialità, spesso imbottigliando altrove ed ovunque, di fare, con qualsiasi uva, spumantini che appena lontanamente possano somigliare o ricordare il Prosecco oppure, come talvolta avviene nei pensieri di qualche sciagurato sprovveduto, la ”Sciampagna francesa”.

Intanto la terra è lì che aspetta, le alberate con tutta probabilità rischiano di scomparire e, dalle nostre tavole, pure il vino. Se non fosse che uno scatto d’orgoglio continua a consegnarci di tanto in tanto qualche bella promessa e nuove buone etichette.

Leggi anche L’Alberata aversana, o di quell’uva sospesa nel tempo Qui.

Leggi anche Piccola Guida ragionata ai vini Asprinio d’Aversa Qui.

© L’Arcante – riproduzione riservata


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