Archive for the ‘DEGUSTAZIONI VINI’ Category

Cartoline dai Campi Flegrei, o della Falanghina 2018 di La Sibilla

12 agosto 2019

Possiamo dire di conoscere la famiglia Di Meo da oltre quindici anni, di seguire appassionatamente la loro storia vitivinicola sin dai primi esordi a cavallo degli anni ’90 e duemila. Abbiamo imparato ad apprezzarne, prima che i vini, la levatura umana e la profonda dedizione nella salvaguardia e la difesa della terra con una viticoltura sostenibile, buona, pulita, giusta.

Valori che ne hanno fatto sin dagli esordi un papabile riferimento assoluto, non un contorno di cronaca enoica che in quegli anni contava sul territorio pochissimi attori riconoscibili e forse solo uno o due capaci di scaldare veramente gli animi di chi si avvicinava ai vini flegrei con una qualche aspettativa in più che non fosse una semplice e fugace bevuta.

Dopo tre lustri abbondanti, oggi Luigi si dedica completamente (”finalmente!”, dice) alla cura del vigneto, tra i più belli e curati dei Campi Flegrei, mentre Vincenzo, il primogenito, ha ormai pieno controllo della cantina e di tutte le fasi tecniche di produzione; poi c’è Salvatore, che sostiene il lavoro del fratello e si occupa perlopiù dell’accoglienza in cantina, dove muovono decise i primi passi anche le loro giovani mogli con al fianco l’ultimogenito di famiglia, il giovanissimo Mattia. A fare da faro, da sempre, c’è Restituta, la mamma.

Godiamo di questo Campione di verace Falanghina dei Campi Flegrei duemiladiciotto affacciati, di sera, su uno dei panorami più belli di questa terra, sul Canale di Procida. Lo stretto lembo di mare che separa questa parte di costa flegrea dalle splendide isole di Procida e Ischia, trafficatissimo e perennemente spazzato dai venti, pare lo scenario liquido perfetto per ricordare, come un déjà-vu, gli ultimi 20 anni di storia di questo territorio: così piccolo, sovra-urbanizzato e disordinato, talvolta fin troppo vivace, eppure capace di conservare una così profonda memoria di tradizione e lentezza contadina, pura resistenza.

Ecco, con il profumo autentico di terra vulcanica che ne anticipa il sorso, così schietto e vibrante, ci congediamo dal calice e dalla vuota bottiglia non senza un pizzico di orgoglio per aver visto nascere, crescere, affermarsi una delle più belle realtà flegree che si appresta a mettere alle spalle i suoi primi 20 anni di straordinaria resilienza. Che dire, ad maiora semper!

Leggi anche Piccola Guida ragionata ai vini dei Campi Flegrei Qui.

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© L’Arcante – riproduzione riservata

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Semplice non significa facile

1 agosto 2019

Lo sanno molto bene alcuni produttori di Biancolella, vitigno a bacca bianca tipico anzitutto di alcune aree della Campania che, secondo varie fonti, si ritiene sia di provenienza corsa dove ancora oggi viene allevato con il nome di Petite Blanche; da qui sarebbe poi stato introdotto nelle isole del basso Lazio e dell’arcipelago campano, in particolare sull’isola di Ischia, dove continua ad essere molto coltivato.

Bisogna riconoscere a certe bottiglie il merito di aiutarci a vivere un approccio più leggero con il mondo del vino e rendere giustamente conviviale la sosta a tavola pur senza sminuire minimamente il grande valore di ciò che abbiamo nel bicchiere. Allo stesso tempo però, a parlar di Biancolella, semplice non vuol dire affatto facile, poiché in certe circostanze questo vino viene fuori da situazioni estreme, luoghi e vigne di straordinaria unicità. Abbiamo così provato a riprendere le fila di qualcuna di sicuro affidamento da non far mancare a tavola questa estate!

Ischia Biancolella 2018 Casa D’Ambra. Non potevamo che cominciare proprio da qui, dalla famiglia D’Ambra, una istituzione ad Ischia che conta circa una dozzina di ettari di proprietà tra i più vocati dell’Isola e che acquista inoltre da più di 150 viticoltori isolani di cui 120 associati in Cooperativa. L’azienda coltiva e produce quasi esclusivamente varietà locali, dalla Biancolella alla Forastera e Uvarilla a bacca bianca e Per’ ‘e Palummo (piedirosso) e Guarnaccia a bacca rossa.

Il Biancolella di D’Ambra è un vino sempre luminoso, sottile e caratteristico, dal naso floreale e mediterraneo, asciutto al palato, brevilineo e dal finale di bocca piacevolmente ammandorlato. In certe annate, questa stessa tipologia, con le uve provenienti dalla Tenuta Frassitelli che in vendemmia arrivano in cantina in monorotaia, sa essere vieppiù profondo e di grande eleganza.

Ischia Biancolella 2018 Antonio Mazzella. Della stessa annata, altro nome sicuro sull’isola verde è quello delle Cantine Antonio Mazzella¤. L’azienda, oggi nelle mani dei bravissimi Nicola e sua sorella Vera, sta facendo davvero un grande lavoro di valorizzazione del piccolo patrimonio vitivinicolo familiare, in certi posti le vigne sono raggiungibili addirittura esclusivamente via mare. I vini di Nicola, che ha studiato e conosce ogni palmo di terra dell’isola e segue con grande attenzione tutta la parte enologica, possiedono sempre una grande personalità.

Nel bicchiere arriva infatti un bianco particolarmente ‘identitario’ e assolutamente godibile. Il colore paglierino, è luminosissimo e invitante, il sorso è asciutto, essenziale e fresco, ad occhi chiusi pare riportare alla mente subito quei paesaggi luminosi e assolati delle parracine ischitane rinfrescate dalla brezza marina. Di particolare pregio anche il Vigna del Lume, una selezione di Biancolella prodotta solo nelle migliori annate e vino bianco capace di giocarsela per ampiezza e profondità con i migliori bianchi del mediterraneo!

Ischia Biancolella 2017 Tommasone Vini. Una delle aziende con vigne tra le più suggestivi dell’isola d’Ischia che proprio negli ultimi anni ha saputo con merito e tenacia ritagliarsi uno spazio di prim’ordine negli annali. Stiamo parlando di una delle realtà più promettenti dell’isola con i suoi 13 ettari e mezzo di vigneto sparsi in 11 piccole tenute tra i comuni di Lacco Ameno, Forio e Sant’Angelo, dove i terreni possiedono una forte connotazione vulcanica e il varietale, di per sé unico, unito delle particolari condizioni pedoclimatiche rendono questo pezzo di territorio particolarmente adatto alla produzione di vini di qualità.

Pochissime le bottiglie ancora in giro di questo duemiladiciassette, un vino dal colore giallo paglierino con ancora riflessi verdognoli e dal naso intriso di fiori e frutta a polpa gialla, pera e profumo di mandorla. Il sorso è piacevole, secco e morbido, non rifugge da una certa personalità con un finale di bocca pieno e lievemente amaro.

Lazio Biancolella 2017 Antiche Cantine Migliaccio. Sono passati quasi dieci anni dai primi sorsi di Fieno bianco¤ che raccontammo, tra i primi, proprio su queste pagine enoiche. Abbiamo poi continuato a seguire con grande attenzione il lavoro di Luciana Sabino che con il marito Emanuele Vittorio ha avviato questa minuscola azienda sull’Isola di Ponza nei primi anni del duemila; parliamo di poco più di 2 ettari di vigna lungo la piccola collina che unisce Chiaia di Luna al Faro, sino a punta Fieno, luoghi raggiungibili esclusivamente attraverso una stretta mulattiera e che in alcuni anni, a causa di straordinarie condizioni climatiche ha richiesto addirittura interventi ”aerei” con elicottero per far fronte a lavori in cantina e in vigna.

Qui, con al fianco Vincenzo Mercurio¤, dopo diversi anni di duro lavoro spesi per la giusta valorizzazione del progetto e del bianco di punta si riesce finalmente a godere anche di una versione di solo Biancolella proveniente da vecchie viti, un vino caratterizzato da un particolare corredo aromatico incentrato su sentori tenui ma tipicamente mediterranei e un sorso sottile, dal sapore immediato e godibilissimo. Non è certo un bianco propriamente economico, ma a dirla tutta ci sentiamo di definirlo davvero unico oltre che particolarmente originale, da provare almeno una volta questa estate.

Infine, non da meno, ci sentiamo di aggiungere a questi piccoli capolavori lo straordinario Furore bianco 2018 di Marisa Cuomo¤, vino bianco della Costa d’Amalfi dove il varietale fa la sua parte di sovente in uvaggio con la Falanghina, caratterizzandone pienamente la bevuta, lo cogli sin dal primo approccio, appena ci metti il naso nel bicchiere, non appena ti bagni le labbra. Un bianco sempre evocativo questo di Marisa e Andrea, che si fa apprezzare ancora di più se si pensa a quei luoghi, a quelle vigne patrimonio inestimabile letteralmente strappate alla montagna che si affacciano sugli strapiombi sul mare di Furore, visione questa che da sola vale una suggestione unica e rara, che ha pochi pari nel mondo e per questo menzionato tra i Vini Estremi¤ del mondo.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Il periodo Rosa

25 luglio 2019

Dal 1905 alla fine del 1906, successivamente il ”Periodo Blu”, Picasso schiarì la sua tavolozza, utilizzando le gradazioni del rosa, che risultano più calde rispetto al blu. Iniziò quello che, infatti, viene definito il “Periodo Rosa”. Il populismo amaro del Periodo Blu ha lasciato il posto a un mondo più idillico e sereno, ispirato prevalentemente alla vita del circo.

Acrobati, bambini, figure corpulente di clowns e di fragili ballerine si dispongono nei quadri di questo periodo con una grazia di balletto, ubbidendo a ritmi armoniosi che la lieve, elegante grafia asseconda e accentua, e il colore si avvale delle sfumature più tenere e chiare la cui dominante cromatica conserva sempre un valore decisamente emozionale.

Ecco, dopo tanto tribolare ci pare la volta buona anche per i vini rosati d’Italia che sembrano finalmente riscuotere il giusto gradimento da parte degli appassionati, dopo anni di oblìo trascorsi alla ricerca della ricetta giusta: ”territoriali e fin troppo corpulenti”, ”originali ma vetusti”, ”gustosi ma pesanti, finanche alcolici”, ”delicati e senza anima” sono solo alcune delle considerazioni più comuni che hanno accompagnato negli ultimi vent’anni i tanti tentativi di affermare un Think Pink made in Italy degno di nota ma che invero necessitava sicuramente di un po’ più di esperienza e che chi si cimentava ci credesse seriamente con una più giusta proiezione a lungo termine su certe varietà e produzioni.

Nelle ultime settimane ci sono capitate a tiro alcune bottiglie davvero originali, e senza per forza doverne fare una classifica di merito proviamo a suggerirne, tra queste, qualcuna molto interessante da portare in tavola in questo specifico periodo; restiamo convinti infatti che questa tipologia di vini abbia proprio nell’estate il suo momento clou e chi sa, o ha saputo ”leggere” bene la vocazione, l’originalità e la tradizione del proprio territorio come questi produttori, riesce a portare in bottiglia un vino rosato, fermo o spumante, di grande qualità e meritevole della vostra attenzione.

Valtènesi Chiaretto RosaMara 2018 Costaripa. Si ritorna sempre con grande piacere sui vini di Mattia Vezzola¤ prodotti sulla sponda di ponente del Lago di Garda, in provincia di Brescia. RosaMara nasce dall’uvaggio classico di questo lembo di terra dal clima mediterraneo, nel cuore della Valtènesi, dove si producono, sotto l’egida di questa nuova denominazione, sostanzialmente due varianti, Rosso e Chiaretto con le uve Groppello, Marzemino, Sangiovese e Barbera. In questo caso ci troviamo di fronte a un Chiaretto dal colore delicato, invitante e dai profumi floreali intensi e persuasivi, dal sapore asciutto, inebriante, sapido. Pronto da bere, portatelo in tavola ben freddo come aperitivo, per accompagnare magari degli Spiedini con pomodori ciliegini e mozzarelline oppure con un ricercato Carpaccio di Branzino.

Cerasuolo d’Abruzzo Superiore Spelt 2018 La Valentina. Siamo a Spoltore, in provincia di Pescara, Abruzzo. Ottenuto dalle stesse uve Montepulciano d’Abruzzo di cui il Cerasuolo rimane una sua variante molto apprezzata, Spelt ha un gradevole colore ciliegia, profumi piacevolissimi di fiori e frutta rossa, sa di rosa e fragoline, ed ha sapore decisamente fruttato, dal sorso asciutto e un finale di bocca morbido e sapido. Provatelo ben fresco con gli Arrosticini oppure con Scamorza affumicata alla piastra e zucchine grigliate.

Spumante Metodo Classico Rosé Brut 50Mesi 2013 Terrazze dell’Etna. L’azienda di Nino Bevilacqua è una splendida realtà di circa 40 ettari nel comune di Randazzo, più precisamente in località Bocca d’Orzo, sull’Etna, con vigne collocate tra i 650 e i 900 metri s.l.m.. Il Rosé Brut 50 Mesi viene fuori da una cuvée di Pinot Nero al 90% e Nerello Mascalese per la restante parte a saldo. Ha una bellissima veste rosa tenue, è brillante e vivace, la spuma è densa e le bollicine sono abbastanza fini, il naso sa anzitutto di erbette, agrumi e piccoli frutti rossi, il sorso è asciutto, ben fresco, piacevolmente vibrante e coinvolgente. Dopo l’esordio di qualche anno fa, la strada tracciata appare davvero entusiasmante, provatelo con piccoli assaggi di mare, ad esempio con Cozze ripiene al forno oppure Gamberi in pastella con alghe di mare!  

Credits Dinamico2.

© L’Arcante – riproduzione riservata


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