Archive for the ‘DEGUSTAZIONI VINI’ Category

Rioja Viña Tondonia Reserva 2006 Lopez de Heredia e il sapore contemporaneo della storia

18 ottobre 2019

Stappare una bottiglia di Viña Tondonia può rappresentare un’esperienza da ricordare e fermare nel tempo, e in effetti lo è stato. Si ha, infatti, l’impressione di affrontarlo e attraversarlo il tempo, con lentezza e serenità d’animo, in buona compagnia, in un viaggio nel passato per godere del presente.

Siamo in Rioja, regione che prende il nome dal fiume Oja, ”rio Oja”, che attraversa la regione della Spagna settentrionale, poco più a Sud di Bilbao. Una collocazione geografica che ha molto influito sulla storia vitivinicola della regione caratterizzata da forti influenze francesi, sin dalla metà del XIX secolo, quando qui arrivarono in centinaia tra viticoltori e commercianti bordolesi alla ricerca di fortuna dopo che la fillossera aveva distrutto i loro vigneti e azzerato quasi il loro commercio di vini.

Anche Don Rafael López de Heredia y Landeta ne è rimasto irrimediabilmente affascinato dai francesi, si è infatti formato a Bayonne e ha continuamente provato a ”rubare” ai francesi arrivati in regione i loro segreti, la tecnica, prima di avviare la sua bodega, aiutato nel successo fulminante anche per un cambio repentino nelle tasse e nelle politiche doganali locali che pian piano rendeva sempre più costoso esportare vino in Francia dalla Rioja, tanto che i négociants francesi ripresero via via a rientrare in Francia.

E’ il 1877 quando ad Haro, capitale della Rioja Alta, nasce la Bodega R. López de Heredia Viña Tondonia, ancora oggi uno dei nomi che ispira maggior rispetto e ammirazione tra le aziende produttrici di “vino fino”.

L’azienda ha saputo costruire una storia straordinaria e unica, conta oggi su un vigneto di proprietà di 170 ettari, coltivati perlopiù con Tempranillo, Vernaccia, Graciano e Mazuelo – leggi Qui -; sono oggi nomi ridondanti quelli di Viña Tondonia, Viña Cubillo, Viña Bosconia e Viña Gravonia che danno il nome alle etichette storiche divenute negli anni immortali. Contribuiscono certamente al mito anche alcuni aspetti di una rarità se vogliamo sorprendente ai giorni nostri: l’azienda conserva tutt’oggi un carattere fortemente familiare, ne detiene infatti le redini Mercedes López de Heredia; altro significativo segno distintivo è che Viña Tondonia sia tutt’ora un’azienda davvero unica anche perchè utilizza solo botti costruite artigianalmente nella sua proprietà, con legni provenienti dai Monti Apalaches, negli USA.

E’ una bellissima bevuta quella che regala questo vino, annata duemilasei, non solo per la freschezza e la vibrante animosità gustativa nonostante i tredici anni alle spalle, un nonnulla per la longevità dei vini di Lopez de Heredia, ma soprattutto perchè il millesimo viene definito dagli annali aziendali ”atipico” e ”tremendamente moderno”, come se il sapore contemporaneo della storia fosse venuto fuori quasi inaspettatamente, in questa bottiglia più che mai.

Di colore rosso rubino ancora intenso e con vivi riflessi granato sull’unghia del vino nel bicchiere, il naso si rivela lentamente, fine, seducente, elegante; sa di frutta matura, richiama alla mente erbe officinali, sottili spezie fini, liquirizia. Il sorso è pacato, raffinato, ha buona tessitura e freschezza, è morbido ed equilibrato, regala in fondo una beva di rara eleganza, un sorso di personalità, suggestioni, gratitudine.

Bodegas R. López de Heredia Viña Tondonia
Av. de Vizcaya, 3 Barrio de la Estación
26200 Haro – España
Telefono: +34 941 310 244E
mail: bodega@lopezdeheredia.com
Sito web: http://www.lopezdeheredia.com/
 

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Segnalazioni| Greco di Tufo Goleto 2017 Tenute Capaldo

13 ottobre 2019

Le voci si rincorrevano da qualche tempo, le prime impressioni sui vini sono cominciate a circolare già nella scorsa primavera, va ora lentamente disvelandosi il nuovo progetto Tenute Capaldo con le prime degustazioni del Greco di Tufo Goleto 2017, che a breve farà il suo esordio sul mercato, e 2018, affiancati dal Taurasi Riserva Gulielmus 2015.

L’uva di questo vino proviene da un meraviglioso terreno di 1 ettaro e mezzo nel comune di Santa Paolina con piante di età media di 70 anni collocato a circa 600mt s.l.m, con un microclima straordinario e temperature che di notte assicurano escursioni termiche molto interessanti per la perfetta maturazione fenolica delle uve.

Goleto nasce dopo anni di intensa attività di ricerca e sperimentazione, un lungo lavoro in vigna e in cantina che ha portato in bottiglia una dozzina di etichette con vini provenienti da singoli vigneti di Greco di Tufo con caratteristiche e peculiarità uniche, che prendono definitivamente forma in questa prima realizzazione della visione di Antonio Capaldo del potenziale evolutivo di un vino in grado di sorprendere e conquistare al primo sorso ma anche sicuramente capace di attraversare il tempo senza subirne il peso degli anni.

Non a caso si è scelto di puntare dritto sul Greco di Tufo, uva non certo facile da gestire in campo e lavorare in cantina ma quando ben interpretata e valorizzata, pienamente all’altezza di dare vini eccezionali, carichi di grande freschezza ma anche in grado di affinare ed allungarsi nel tempo regalando bevute ricche di sostanza e sfumature finissime.

Sono al momento appena 5.000 le bottiglie prodotte per questa prima uscita con l’annata duemiladiciassette, un bianco dal colore paglierino luminoso, con una impronta evidentemente floreale e fruttata e dal sapore intenso e minerale. Il duemiladiciotto è già in affinamento, stipato in cantina, a questo Greco sarà poi affiancato un Taurasi Riserva, Gulielmus, di prossima uscita con l’annata duemilaquindici. Non resta quindi che goderne!

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Varrains, Saumur Champigny Les Bonneveaux 2015 Le P’tit Domaine

8 ottobre 2019

Una delle primissime recensioni dei suoi vini, sicuramente tra le più preziose per Richard Desouche, gliel’aveva regalata La Revue du Vin de France che, sibillina, scriveva: ”in settimana è a lavorare in cantina a Clos Rougeard, nel week end a fare vino per conto proprio”, e che vini aggiungeremmo noi!.

Non male come inizio per Desouche che dopo aver speso tanti anni dai fratelli Charly e Nady Focault presso uno dei più apprezzati Domaine di Francia, Clos Rougeard, si è messo in proprio comprando 2 ettari e mezzo di vigna a Bonneveaux; da qui, sin da subito, sono venuti fuori vini davvero interessanti. Per meglio orientarci, siamo proprio nel mezzo di quella straordinaria terra che passa tra Saumur e Nantes, lungo la Valle della Loira, verso l’Atlantico. Da queste parti si coltiva perlopiù Chenin Blanc e Cabernet Franc, vitigno quest’ultimo di provenienza bordolese che qui viene chiamato anche Breton, perché pare sia arrivato qui via mare, proprio da Nantes, a quel tempo provincia bretone.

A queste latitudini i terreni e i microclimi sono assai diversi tra loro e consentono a quest’areale, siamo per l’appunto in Anjou Saumur, di coltivare varietà e produrre vini di ampio respiro e con caratteristiche spesso molto differenti tra loro: si pensi infatti ai cosiddetti Moelleux (vini bianchi soffici, morbidi) oppure alla personalità di alcuni vini fermi, secchi o speciali, e ancora ai rossi particolarmente fruttati, rotondi e pronti da bere come questo Les Bonneveaux, per finire con certi grandi vini risoluti, serbevoli, da lungo invecchiamento. E’ questa infatti la terra di straordinari Chenin Blanc come il Quarts de Chaume¤, o di Savennières del calibro de La Coulée de Serrant¤ di Nicolas Joly, come pure di Cabernet Franc come il Les Poyeaux di Clos Rougeard¤.

Carte Vignoble Anjou Saumur - foto tratta dal web

Venendo a noi invece, ci sono poi i primi vagiti di piccoli gioielli come questo del Le P’tit Domaine. Viene fuori da terreni di origine calcareo argillosa, da vigne che hanno mediamente un’età tra i 35 e i 55 anni, coltivate secondo i più stretti dettami dell’agricoltura biologica; danno così uve di grande qualità e i vini che ne vengono fuori hanno generalmente una forte impronta minerale, i bianchi sono ossuti e sapidi, i rossi ricchi e fruttati, e in alcune annate caratterizzati finanche da speziatura di pregevole finezza.

A parlare di certi vini, è abbastanza facile lasciarsi andare davanti a una bottiglia di Clos Rougeard, più difficile viene di restare attenti a non far passare inosservato il lavoro di chi come Richard Desouche ha scelto di fare vini in maniera diversa, puntando di più sul frutto, ma non per questo sono da ritenersi banali, anzi, hanno carattere da vendere e sono invece piacevolissimi da bere tanto che richiamano immediatamente a versarsi un altro calice.

Ci ha molto colpito questo vino, avvenente e fresco, seducente, magari non ampissimo nel suo carnet aromatico ma risulta delizioso e soddisfacente, di quei Cabernet Franc di cui fare incetta. E’ un rosso dal bellissimo colore violaceo, con anche toni più scuri sull’unghia del vino nel bicchiere, che sa come conquistare l’appassionato, per le sensazioni attraenti e dolci del naso e per l’autenticità del sorso, minerale e profondo, sensazioni che si aggrappano alle papille gustative con misura e delizia. Cercatelo e godetene tutti!

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TREBICCHIERI® 2020, premiato il Taurasi Riserva Puro Sangue 2014 di Luigi Tecce

2 ottobre 2019

Ne rimanemmo subito profondamente rapiti lo scorso aprile durante gli assaggi di Campania Stories¤ a Cetara, in Costiera Amalfitana. Venne fuori perentorio tra i vini rossi in degustazione, un bel colpo di coda in un periodo di così forte congiuntura per certi vini di grande struttura, soprattutto in Campania dove è sempre più il momento del Piedirosso, dai Campi Flegrei al Vesuvio sino a Roccamonfina, con un fiorire di belle bottiglie e felici rappresentazioni.

Questo Aglianico, che ricordiamo rimane il vitigno Principe dei varietali regionali, come sempre protagonista anzitutto in Irpinia, ci pare rappresentare al meglio quella speranza di rilancio mediatico di cui il Taurasi avrebbe tanto bisogno, affiancandosi quindi, finalmente con maggiore costanza, a tutte quelle straordinarie ”interpretazioni” dei già affermati e rinomati vini irpini prodotti dagli storici Mastroberardino¤, Feudi di San Gregorio¤ e Terredora¤, per citarne solo alcuni di lungo corso impegnati da anni, a vari livelli, nella ricerca e nella selezione delle migliori espressioni territoriali, assieme a certe perle di autenticità, anche artigianali, che sono diventate negli ultimi anni ad esempio Quintodecimo¤ o certe uscite dei vini di Perillo¤, come già per Caggiano¤ e Molettieri¤.

Meritatissimo quindi il TREBICCHIERI®¤ a questo vino di Luigi Tecce, un Taurasi Riserva Puro Sangue 2014 che è materia viva, già nel colore vivacissimo nonostante il lungo affinamento tra legno e bottiglia. Il naso è intriso di belle note varietali, anzitutto di frutta polposa e invitante, poi una miriade di sottili ed invitanti sfumature aromatiche, un corredo di spezie dalla trama finissima e altre piccole sensazioni terragne assai intriganti. Il sorso è (quasi) sconvolgente, subito largo, caldo, profondo, gustoso, decisamente appagante. Ci piacerebbe essere smentiti sin dai prossimi assaggi, ma ci appare, forse, come il miglior vino tirato fuori dal cilindro di Tecce sin da quando ha mosso i suoi primi passi nel mondo del vino. Chapeau!

Leggi anche Campania Stories, i nostri appunti di viaggio Qui.

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