Neumarkt, Sudtiroler Blauburgunder Mazzon 2015 Bruno Gottardi

14 novembre 2019 by

Ogni appassionato di vino, sommelier o aspirante tale matura nel tempo una certa frenesia per il pinot nero; le ragioni sono tante, difficile sintetizzarle in breve e qualcuno per farla facile dirà che in fondo capirne qualcosina di pinot fa figo agli occhi degli altri per cui tanto vale poter dire di sapere pur non conoscendo bene la materia, magari buttando giù due o tre nomi purché facciano rumore…

La passione per i vini di Bruno Gottardi ha radici lontane, così non appena si può non ci facciamo mai mancare un ritorno sui suoi passi tracciati con grande impegno e profonda dedizione. Bruno, buon’anima, ha dedicato tutta una vita al Pinot Nero: persona schiva e di grande signorilità, i suoi vini, in particolare alcune sue Riserve, alla cieca, riconducono tranquillamente direttamente là in terra di Borognogna.

E’ il 1986 quando Gottardi decide di rispolverare le origini alto atesine rilevando a Mazzon poco più di 6 ettari di vigne da destinare alla sua più grande passione, il mito borgognone ed il Pinot Noir come sua unica, immensa, inarrivabile espressione. Gli anni di duro lavoro nella rivendita austriaca di vini e liquori di famiglia gli hanno consentito di affinare un naso ed un palato non comune ed i lunghi viaggi in giro per il mondo gli sono serviti per confrontare le varie anime, tra le poche superbe scoperte, capaci di colpire il suo immaginario e spingerlo ad individuare gli aspetti maggiormente caratteristici del ”suo modello” di Pinot Nero che qui sull’altipiano di Mazzon sembrò trovare il suo punto di arrivo da cui partire.

I suoi vini esprimono sempre un colore affascinante, rubino/granato e trasparente; sono i suoi vini che hanno bisogno di distendersi, aprirsi, allungarsi. Ci ritroviamo così dinanzi a questo duemilaquindici preparati ed esigenti: è dapprima chiuso, quasi in maniera ermetica, diremmo alla sua maniera. Poi, lentamente, si apre con sentori finissimi e dolci, di misurata eppure rara eleganza. Dopo un po’ di tempo nel bicchiere arrivano, dopo la rosa e i piccoli frutti rossi e neri, varie sensazioni di pepe verde, rabarbaro e sottobosco. Il sorso appare brevilineo seppur di buon corpo, alla distanza viene fuori invece carnoso e sostenuto da tannino ben affinato, discreta acidità e ancora frutto, chiudendo in un finale di bocca succoso e caldo. Probabilmente non tra le migliori annate di sempre ma comunque capace di regalare una gran bella bevuta!

Leggi anche del Sudtiroler Blauburgunder Mazzon 2012 di Gottardi Qui.

Leggi anche del Sudtiroler Blauburgunder Mazzon 2006 di Gottardi Qui.

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C’è nebbiolo e nebbiolo, la terza via è a Gattinara

10 novembre 2019 by

La storica cantina di Gattinara è passata di mano ancora una volta, l’anno scorso, dopo circa 8 anni, si dice per 6/7 milioni di euro. A subentrare alla cordata guidata da Erling Astrup che l’acquistò nel 2011 è stata la storica famiglia di Langa di Roberto Conterno, che ben conosce quest’area produttiva e l’azienda guidata con mani sicure dall’enologo Enrico Fileppo, formatosi alla scuola enologica di Alba e qui in azienda a Gattinara sin dal 1984.

Una proprietà preziosa, circa 27 gli ettari vitati, adagiati tra colline che separano l’Italia dalla Svizzera, dove il Nebbiolo, qui chiamato storicamente Spanna, trova condizioni pedoclimatiche di straordinaria centralità che gli consente di regalare generalmente vini eleganti e assai longevi. Fondata nel 1906 da Luigi Nervi, la Cantina Nervi rimane la più antica del Gattinara docg, con vigne storiche e di particolare fascino tra cui i famosi cru Molsino, Valferana e Garavoglie.

Rimane un caposaldo aziendale questo delizioso Gattinara ”base”, senza nulla togliere ai ben più blasonati cru Molsino e Valferana; un rosso duemilaquindici dal colore rubino granato trasparente, dal naso speziato e balsamico, cui s’aggiungono sensazioni fruttate invitanti e piacevoli, sa anzitutto di arancia rossa e piccoli frutti rossi. Il sorso è asciutto, intenso, gradevolmente tannico, ben sapido. Non possiede certo la profondità dei grandi rossi di Barolo e Barbaresco, ma se al Nebbiolo piemontese è possibile riconoscere (almeno) una terza via, qui la strada da percorrere è ricca di sfumature interessanti e di grandi suggestioni.

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Pozzuoli, La Fattoria del Campiglione, qui dove resiste la tradizione (e non solo)

8 novembre 2019 by

Queste poche righe arrivano con molti anni di ritardo su queste pagine, non a caso però; in effetti non è mai semplice raccontare di un luogo dove ci si va con grande piacere – anche se di rado – ma dove hai speso diversi anni di lavoro praticamente ovunque tra la braceria, i tavoli sino a gestirne la sala e la cantina. Tant’è non è più il caso di rimandare di tessere un piccolo elogio alla resistenza che va loro ampiamente riconosciuto.

Verdure cotte dell'Orto del lago d'Averno - Foto L'Arcante

E’ la primavera del 1995 quando due amici di vecchia data, Michele Sgamato e Gerardo Buono (detto Nicola) decisero di rilevare un casolare semi-abbandonato e fatiscente per farne un ristorante di carni alla brace. Il primo è macellaio da almeno un paio di generazioni, Nicola faceva il cuoco già da una ventina d’anni, molti dei quali passati nelle migliori cucine di mare flegree. Intuizione o mero azzardo? Proporre un menu di sole carni, in una zona di mare e quindi con una vocazione per la cucina marinara di forte tradizione, appariva quantomeno una scommessa ardua, se non di difficile riuscita. In effetti nulla è risultato facile, soprattutto nei primi anni, ma a distanza di tempo, a guardarsi intorno, dopo di loro nonostante i tanti velleitari tentativi di imitazione, appare ovvio che la scommessa è stata più che vinta!

Oggi La Fattoria del Campiglione non è un semplice ristorante di carni, è un luogo di culto in cui comunque resiste forte la tradizione: qui si concentrano profumi e sapori identitari straordinari che riprendono per mano la cucina tradizionale regionale e locale e l’accompagnano senza forzature o sovrapposizioni inutili ad accostamenti con materie prime e carni che provengono in certi casi da luoghi misconosciuti oppure da tutto il mondo, sempre con pieno successo.

Maiale calabrese marinato e cotto a bassa temperatura, salsa barbecue di produzione propria - La Fattoria del Campiglione, Foto L'Arcante

Vi si trovano grandi salumi e formaggi che qui arrivano dopo una maniacale ricerca e selezione, primizie di stagione, ma anche paste con sughi di ricette storiche napoletane (Ragù, Genovese, Coniglio all’Ischitana, ndr) servite in tegami di rame, robe che anticipano o si accodano a pregiatissime carni fresche oppure frollate sino a centinaia di giorni, saggiate crude, marinate, cotte alla brace o al forno, servite con verdure e salse sapientemente accostate. Con un servizio sempre accorto e premuroso, affidato ai ragazzi di sala che qui ci lavorano, chi più chi meno, praticamente sin dall’apertura.

Qui ha un ruolo cruciale anche la suggestiva cantina, messa su a cominciare dal 1997, con quattro piani scavati a mano – di cui personalmente conservo un ricordo indelebile, avendone partecipato con fierezza alla sua realizzazione nonché alla costruzione della carta nei suoi primi anni, sino al 2001, quando poi lasciai, ndr -. Oggi la proposta viaggia su oltre un migliaio di etichette e circa 20.000 bottiglie tra le quali diverse verticali del meglio delle produzioni italiane e dal mondo. A cui s’aggiungono una selezione di oltre 300 etichette di distillati tra Grappa, Cognac, Armagnac, Rum e Distillati di frutta.

La Fattoria del Campiglione

Via vicinale Campana 2, Pozzuoli (Na)

Tel. 081 5263733 – http://www.lafattoriadelcampiglione.it

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Comfort Wines, ad esempio il Montepulciano d’Abruzzo 2017 delle Tenute Agricole Masciarelli

3 novembre 2019 by

Come per i ”Comfort Foods” ovvero quei cibi a cui ricorriamo talvolta per soddisfare un bisogno emotivo alla ricerca di sapori consolatori, stimolanti e spesso nostalgici, così vi sono i ”Comfort Wines”, vale a dire bottiglie sicure, di solito appaganti, vini che continuano ad essere tra i più venduti sul mercato e consumati in Osterie, Wine Bar, Ristoranti e ultimamente finanche in Pizzerie, con grande successo soprattutto al calice.

Per conquistarci pienamente un vino deve avere una lunga storia, magari portare con se un messaggio di forte tradizione, evocare la sua terra, le persone che l’hanno forgiato, eccone allora uno di quelli impeccabili, a questo duemiladiciassette gli tiri via il tappo e sai di avvicinarti ad un vino di sicuro affidamento, certo di lettura semplice, ma che a volerti spiegare per bene ti potrebbe aprire davanti un mondo intero di colori, di profumi, di sapori, quelli di una terra splendida, l’Abruzzo, che non vorresti mai smettere di camminare, vivere, portare con te. Come ripercorrere tutti i meravigliosi ricordi legati agli anni che ci ha regalato il grandissimo compianto Gianni Masciarelli.

Il bicchiere ci regala un vino franco e schietto, il colore è rubino vivace, trasparente, appena sgranato sull’unghia del vino nel bicchiere. Il naso è immediato, vinoso, floreale e fruttato, vi si colgono chiaramente dolci note di violetta, di amarena, melograno, appena un accenno balsamico sul finale di bocca che chiude fresco e caldo. Il sorso è succoso, gustoso e appena tannico, sono tredici gradi e mezzo di grande piacevolezza. L’abbiamo bevuto a tutto pasto durante un pranzo domenicale ricco e sostenuto: Zuppetta di legumi, Stracotto di manzo, Bottoni di pasta ripieni con ricotta ai funghi Porcini, Lombata di Agnello e Salsiccia alla brace, patate al forno e Friarielli, ebbene, nemmeno una sbavatura, degno compagno a tutto pasto, una certezza assoluta!

Leggi anche Montepulciano d’Abruzzo Marina Cvetic ’00 Qui.

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