Quarto, Sud è quando la gioia prende il largo

12 luglio 2016 by

Sud è sopra molti altri il posto del cuore, sin dai suoi primi passi. Ci torniamo con piacere anche con Letizia e Alessia, qui loro ci stanno volentieri, è ad appena due passi da casa, quindi nessuno stress da viaggio ma soprattutto nessuno tra i camerieri che le guarda in cagnesco, in cerca di guai.

Ristorante Sud, Calamaro, zucca e datteri - foto L'Arcante

La sala gira come un orologio, si usa dire. Diciamo che se qui si sta bene un po’ di merito va anche a loro, a Pino, Carmine e Giannantonio. Perchè quando siedi alla tavola di Sud la gioia prende subito il largo, talvolta incontenibile.

Sono piatti sempre pieni di luce quelli di Marianna, carichi di piacere, ricchi di sfumature, di repentini contrasti. Per ciò, vincenti. Per dirla con il piglio di un architetto, votati ai pieni più che ai vuoti. Il Calamaro, zucca e datteri tra gli ultimi venuti fuori per farsene un’idea più precisa.

Ristorante Sud, Ostriche, friarielli e chinotto - foto L'Arcante

Come pure per Ostriche, friarielli e chinotto, una prova di assoluta grazia per le papille, qui degnamente accompagnato dal Blanc de Noirs di Boizel, squillante contrasto metallico dolce-amaro sostenuto con precisione e carattere da ”bulles” ricche di complessità e autorevolezza elaborate con pinot noir provenienti da Mareuil sur Ay, Cumières, Mailly, les Riceys (di cui almeno il 30% di Vins de Reserve¤).

Champagne Boizel Blanc de Noirs - foto L'Arcante

Seguono l’Impepata¤, ovvero Mischiato delicato con cozze, pepe e limone, Anemoni, lo Spaghettone¤ ai ricci con mozzarella, il Gran Fritto¤, piatti già classici e riferimenti assoluti per la cucina di Sud.

Dicevamo della gioia, sentimento che diventa straripante quando qui ci vieni con le persone che ami, con gli amici che stimi di più con i quali andresti in giro per il mondo a raccogliere storie e pezzi di terra da mettere assieme nel puzzle della vita.

Ristorante Sud, Spaghettone con Anemoni - foto L'Arcante

Con loro, certe bottiglie del cuore che ne raccontano la strada percorsa, i momenti più belli. Come lo Chassagne-Montrachet 2008 di Vincent Girardin, per esempio. Un Vielles Vignes che viene fuori quasi tutto dal ”Les Chaumes”, uno dei più preziosi 1er Cru dell’appellation, vino dal carattere inconfondibile, con un passo formidabile, di grande bevibilità e finezza come solo questo pezzo di Borgogna sa regalare.

Chassagne-Montrachet 2008 Vincent Girardin - foto L'Arcante

Ancora un classico La Tartare di vitello irpino con fichi e nocciole, da tempo stabilmente in carta, dal sapore terragno e voluttuoso. Qui, autentico e verace viene fuori alla grande il Vigna Astroni 2014 di Cantine Astroni, il bianco vulcanico di Gerardo¤ bevuto, si può dire, tutto d’un fiato: avvenente e calibrato al naso, così ampio e varietale, regala sorsi di freschezza e ritagli minerali assai piacevoli. Vino saporito e solare.

Ristorante Sud, Tartare di vitello irpino con fichi e nocciole - foto L'Arcante

In chiusura, La perla del mediterraneo, ovvero il semifreddo alla cassata, pistacchio di Bronte, salsa al passito di Pantelleria e gelée alle pere con anice stellato, dessert che messa così, nero su bianco, sembra venuto fuori da un film di Lina Wertmüller, un po’ come le (astruse ma impeccabili) cravatte che indossa Pino ultimamente, per dire. Più semplicemente è un dolce gustoso e ruffiano, un vero e proprio omaggio al sud più a sud di noi tutti!

Ristorante Sud, La perla del mediterraneo” Semifreddo alla cassata, pistacchio di Bronte, salsa al passito di Pantelleria e gelée alle pere con anice stellato - foto L'Arcante

È una Stella solida quella di Marianna, solidissima, ancora unica per questo territorio e ancora più preziosa perché acciuffata con merito sin da subito, appena dopo poco tempo l’esordio, con sacrifici e abnegazione enormi, e chi non vede questo o è cieco o più semplicemente è in malafede. E vale tanto questa Stella perché si fa autentica ambizione a cui non si può non guardare con attesa e speranza, perché quale che sia il futuro di Sud, qui o altrove, varrà sempre la pena sostenerlo e continuare a viverlo a piene mani. Menu degustazione a 68 euro, escluso i vini.

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Ritorno a Sud¤.

Chiacchiere distintive, Marianna Vitale¤.

Quarto, dietro l’angolo c’è Sud¤.

Ristorante Sud
Via SS Pietro e Paolo n° 8 Quarto (Napoli)
tel. 081.0202708
http://www.sudristorante.it
Aperto la sera, domenica e festivi a pranzo. Chiuso il lunedì

© L’Arcante – riproduzione riservata

Scauri, lunedi 11 luglio c’è Falerno Première

3 luglio 2016 by

L’estate porta con se sempre uno spirito nuovo, ecco una gran bella iniziativa da non perdere per tutti gli appassionati di vino!

Falerno Première

Si chiama Falerno Première, è un progetto nuovo e ambizioso, che prende le mosse dalle esperienze di questi anni di Andrea Polidoro spesi in giro per il mondo tra aziende, manifestazioni, fiere, appuntamenti enogastronomici, degustazioni.

Falerno Première si terrà lunedì 11 luglio sulla Spiaggia dei Sassolini di Scauri, l’intento è arrivare alla prima edizione della presentazione in anteprima delle annate di Falerno alla maniera dei grandi rossi italiani, manifestazione che avrà luogo al Castello Ducale di Sessa Aurunca nel febbraio 2017.

Su invito, è riservata a giornalisti, sommelier, operatori del turismo e della ristorazione, professionisti del mondovino, rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni dell’agricoltura.

Ci troverete Masseria Felicia¤, Villa Matilde¤, Nicola Trabucco, Gennaro Papa¤, Cantina Zannini¤, Bianchini Rossetti¤, Regina Viarum, Fattoria Pagano. Un territorio straordinario, persone, aziende e vini da sempre nel cuore e ampiamente raccontati su queste pagine. Save the date!

Per informazioni e accrediti: andrea@mareincantina.it

Qui l’evento Facebook:
https://www.facebook.com/events/271282173229716/

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Falerno del Massico, le tante anime sulla bocca di tutti¤

Io amo|Piccola guida al Falerno del Massico¤

© L’Arcante – riproduzione riservata

Castel di Sasso, Le Campestre, il Conciato Romano e le meravigliose terre del Casavecchia

13 giugno 2016 by

Castel di Sasso è un piccolo borgo conosciuto perlopiù di recente proprio grazie a questo straordinario formaggio riportato in auge dalla famiglia Lombardi a Le Campestre¤. Oltre ad essere un luogo di pace, lontano dai rumori e dal caos della provincia casertana, questo posto è lo scrigno nel quale rivive l’antico rito di produzione di questo raro formaggio nonché di un’accoglienza in campagna che ha pochi eguali in Campania. 

Le Campestre - foto L'Arcante

La cucina di Liliana è quanto di più buono, pulito e giusto ci si possa ritrovare sulla tavola di un agriturismo. I prodotti sono per la maggior parte di produzione propria, spesso raccolti e messi in dispensa in giornata, qui non serve avere premura del menu ma basta affidarsi. Dalla splendida terrazza il verde si perde a vista d’occhio, tutt’intorno, sotto una raggiante luce naturale si stagliano la vigna di casavecchia, gli ulivi centenari, l’orto; più in là, nascosti tra le fronde le galline, i maiali, le caprette, degli asinelli.

A tavola arrivano pietanze semplici ma proprio per questo gustosissime: il formaggio appena tirato via dai canestrelli, la salsiccia di Nero casertano, le olive caiatine, la zuppetta di legumi e castagne secche, il pane cafone. Poi ancora degli scialatielli fatti in casa con i carciofi e conciato romano, le mezze maniche con ragù di maiale, l’agnello con le patate al forno, infine, dulcis in fundo, il Conciato con le mele annurche cotte e caramellate all’asprinio, accostamento sublime che chiude un pranzo succulento e prelibato! Conto sui 60 euro (in due!).

Ma veniamo al Conciato Romano, è forse il più antico formaggio italiano. Si produce con latte vaccino, ovino o caprino e la coagulazione prevede l’utilizzo di caglio di capretto. Le piccole formine, dopo la pressatura vengono salate e asciugate, quindi conciate. La concia viene fatta lavando dapprima le forme con acqua di cottura delle pettole, una tipica pasta fatta in casa, poi con olio, aceto, peperoncino e piperna, un erbetta spontanea di queste zone. Caratteristica è la conservazione che avviene in anforette di terracotta, pratica questa dal richiamo fortemente ancestrale.

Non da meno è il carattere del formaggio, davvero unico nel suo genere, dall’odore di forte riduzione ed un sapore di grande personalità che talvolta riserva una piccantezza assai pronunciata. Perfetto l’accostamento con cotognate oppure, come ci è capitato a noi, con delle splendide mele annurche cotte!

Il Conciato romano de Le Campestre - foto L'Arcante

Grande merito nella valorizzazione di questo prodotto è da attribuire a Manuela Piancastelli. Sono passati una decina d’anni da quando l’allora giornalista e scrittrice napoletana cominciò ad occuparsene, ci arrivò seguendo le tracce di un’antica tradizione quasi scomparsa del tutto. A lei, che proprio da queste parti ha scelto poi di rimanere a vivere si devono l’impegno ed il racconto che hanno portato attenzione su questo straordinario prodotto e questi luoghi suggestivi.

Giornalista de Il Mattino, tra le prime specializzate a caccia delle novità enogastronomiche campane, punto di riferimento del buon Gino Veronelli, Manuela era lanciatissima anche nella ricerca di quanto stava portando avanti a quel tempo in questa zona Peppe Mancini sul Pallagrello e il Casavecchia, vitigni centenari recuperati dall’estinzione certa. Pochi anni dopo, nel 2003, lei stessa, letteralmente rapita da questi luoghi e dal ”Principe” si ritrovò catapultata nei suoi progetti, con Luigi Moio al loro fianco ed una nuova storia da consegnare agli annali della viticoltura campana.

Sul Conciato scrive: ”della storia del conciato romano si sa molto poco: secondo alcuni, potrebbe essere l’antico formaggio trebulano, di cui parlano autori latini (Trebula baleniensis era una colonia romana vicino a Pontelatone) ma in effetti di come e quando sia comparso per la prima volta si conosce poco e niente. Si sa solo che il risultato di questo lungo e paziente lavoro di affinamento è un formaggio particolarissimo: la superficie esterna diventa leggermente cremosa, l’odore è intensissimo, quasi pungente. In bocca è un arcobaleno di emozioni, tutte violentissime eppure armoniche. Se dovessi usare un solo aggettivo, direi che è un formaggio estremo: mi ricorda insieme formaggi di fossa e erborinati stravecchi”.

Omaggio al lavoro di Fabio Lombardi¤, il giovanissimo fratello di Manuel scomparso purtroppo prematuramente a causa di un incidente nei campi, e a tutta la famiglia Lombardi per quanto è riuscita a preservare nel tempo custodendo una memoria storica straordinaria. 

Azienda Agrituristica Le Campestre
Via Buonomini, Castel di Sasso (CE)
Tel. 0823 878277
Cell. 347 0580014 / 366 7201685
email: info@lecampestre.it

Il Conciato romano, formaggio estremo¤, di Manuella Piancastelli¤.

Il Casavecchia di Terre del Principe¤.

Centomoggia, il Casavecchia di Terre del Principe¤.

Credit lucianopignataro.it

 

© L’Arcante – riproduzione riservata

Campi Flegrei, dove eravamo rimasti

6 giugno 2016 by

C’è del nuovo nei Campi Flegrei, una bella ventata di freschezza nel panorama enoico della regione, un brivido che punta a scuotere gli animi che da qualche tempo sembravano un poco assopiti, come rassegnati ad un campionato perlopiù di metà classifica.

Tenuta Camaldoli, Campi Flegrei - foto Cantine Astroni

Eppure, da più parti, mai come negli ultimi 4/5 anni non sono mancati apprezzamenti ed attenzioni su molti vini bianchi qui prodotti oltre naturalmente su certi piedirosso, vino che sta vivendo un vero e proprio momento d’oro, salutato con sempre maggiore rispetto non solo dagli appassionati ma soprattutto dai professionisti del vino.

E’ un nuovo corso? Ci crediamo fortemente,  l’auspicavamo e rivendicavamo con forza da un po’ – leggi qui¤ e qui¤ -; quello flegreo è un territorio davvero unico e suggestivo dove nascono vini di grande valore storico, culturale ed emozionale, caratterizzati da profili organolettici invidiabili, oltre che estremamente funzionali con la cucina di tutti i giorni. Una rivincita bella e buona.

Una crescita che non abbiamo mai scordato di spronare e seguire con attenzione, che può contare su solide radici ed un repentino cambio generazionale in atto che ha saputo rifarsi velocemente dei molti errori del passato, superando l’ostinazione di smarcarsi sino all’isolamento, rivedere seriamente la conduzione della vigna e molte pratiche di cantina in molti casi fuorvianti, favorendo così colture più sostenibili e protocolli sempre più alleggeriti a tutto favore di vini finalmente espressivi più delle varie anime del territorio che del manico del consulente. E i bicchieri ”parlano” chiaro.

Più in là scriveremo con maggiore dovizia dei rossi flegrei, per il momento ci piace sottolineare quanto tra i bianchi il risultato su alcuni recenti assaggi sia davvero incoraggiante: i vini hanno profili ben definiti, alcune bottiglie sono davvero coinvolgenti.

Vigna Stadio, Campi Flegrei - foto Cantine del Mare

Falanghina Campi Flegrei 2015 Michele Farro. Vino sempre di grande pulizia ed equilibrio quello di Michele¤. Dal naso invitante tutto giocato sull’erbaceo e la frutta a polpa bianca, melone e pesca, colpisce la prossimità al cru aziendale, il Le Cigliate; ha sorso sottile e teso, mai così appagante.

Falanghina Campi Flegrei Sintema 2015 Cantine Babbo¤. Una bella sorpresa il bianco della piccola azienda di Tommaso Babbo, tra le prime a mettere in bottiglia vino d.o.c. Campi Flegrei. E fa piacere che il lavoro di cantina giri adesso tutto intorno alla giovane enologa Alessia, figlia di Tommaso, che ha pienamente preso le redini in mano raccogliendo il testimone da Vincenzo Mercurio. Naso suggestivo ed invitante, sorso fresco e caratterizzato da spiccata vivacità gustativa. Immediato e di gran gusto.

Falanghina Campi Flegrei 2015 Cantine del Mare. Il lavoro di Gennaro Schiano non lo scopriamo certo oggi, lavora vigne stupende¤ e certe sue bottiglie¤ sono capaci di reggere il tempo in maniera stupefacente! La falanghina, croce e delizia della piccola azienda di Monte di Procida, si è scrollata di dosso qualche piccola imprecisione del passato e ci dà oggi un vino estremamente varietale e minerale. Ci senti il mare dentro.

Falanghina Campi Flegrei Colle Imperatrice 2015 Cantine Astroni¤. È il suo momento migliore, ha messo alle spalle la timidezza dei primi mesi in bottiglia che un po’ lo imbrigliavano, adesso scorrazza nei meglio bicchieri ‘capelli al vento’. Sottile e sapido.

Falanghina Campi Flegrei Vigna Astroni 2014 Cantine Astroni. Ci ha lavorato un po’ Gerardo¤ per trovarci una prima quadratura. Certo l’evoluzione del vino non è una scienza esatta, sarà quel che sarà, oggi quello che ti lascia finire la bottiglia in 2 è la complessa avvenenza del naso (ampio, varietale, parecchio coinvolgente) e soprattutto la succosa piacevolezza del sorso. Tradotto: il primo bicchiere ne richiama subito un altro e un altro ancora. E’ saporito e solare.

Falanghina Campi Flegrei 2014 Agnanum. Raffaele¤ ama firmarle le sue bottiglie, così chi le beve sa chi ne racconta la storia; sì, perchè una bottiglia di Agnanum è ognuna una storia, il racconto di un anno, di un pezzo di terra, la fatica dell’uomo che la lavora. Al naso ci senti il profumo del cratere, la sabbia vulcanica dove affondano le radici della vigna. Il sorso è una spremuta d’uva delle coste d’Agnano, nettare succoso e tonico. Vino bianco essenziale e profondo.

Falanghina Campi Flegrei 2014 Cantine dell’Averno. È la strada giusta quella intrapresa da Nicola ed Emilio Mirabella, sono vini molto territoriali quelli di Cantine dell’Averno¤, magari non proprio facilissimi per qualcuno di prima mano, ma godono di un’impronta varietale calda e polposa. Una manciata di bottiglie da una delle più belle vigne flegree nel cuore del Lago d’Averno¤.

Le strade del vino dei Campi Flegrei¤.

Piccola Guida ai vini dei Campi Flegrei¤.

© L’Arcante – riproduzione riservata

A bocca asciutta

5 giugno 2016 by

Il fatto è questo: sembra che la gente abbia ripreso ad uscire. Pian pianino, pur facendo due conti stretti stretti pare abbia riscoperto il piacere di stare fuori casa, spostarsi anche per cinquanta chilometri per un piatto di pasta o una pizza fritta anziché rincoglionirsi davanti alla tele.

E in effetti i ristoranti e le pizzerie tornano ad essere ”sempre pieni”, un segnale importante in un momento economico che continua ad essere di difficile lettura e che però ci consegna una opportunità  davvera straordinaria per la nostra tavola: in Italia non si è mai mangiato meglio come negli ultimi anni e questo è un dato di fatto, e mai così tanti grandi protagonisti primeggiano contendendosi lo scettro di migliore dei migliori.

Cuochi e Pizzaiuoli vere Stars, magari tra un po’ toccherà a camerieri e sommelier, chissà. Affascinano un po’ un meno, ma ancora per poco. Il passaggio del testimone è nell’aria. Fioccano così rassegne, eventi, feste, congressi, showcooking, galà di presentazione di guide, pillole quotidiane se non intere trasmissioni in TV, reality, masterchefs vari sulla payTV. Passerelle un tempo elite per pochi ora menate fighissime consentite un po’ a tutti basta che abbiano una giacca bianca e un po’ di aria da friggere!

Ma qual è il genio tutto italiano dinanzi a tutto questo ben di Dio? Si svuotano i ristoranti e le pizzerie (sempre pieni) dei loro grandi protagonisti per portarli in giro per rassegne, eventi, feste, congressi, showcooking, galà di presentazione di guide, pillole quotidiane se non intere trasmissioni in TV, reality e masterchefs vari sulla payTV. Spettacoli un tempo elite per pochi ora invece a portata di click, addirittura on demand comodamente seduti sul divano, davanti alla tele a nutrirsi di aria fritta!

È vero, è un pensiero forse un poco malato questo, uno stillicidio che sa di beffa dal sapore dolce amaro, oppure è solo quello che sta succedendo, una sovraesposizione che rischia di lasciarci come al solito a bocca asciutta.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Barile, del ritorno nella Vigna di Mezzo e dell’Aglianico del Vulture Basilisco 2005

4 giugno 2016 by

Torno a Barile sempre con grande entusiasmo, la Basilicata, il Vulture appaiono come sospesi nel tempo, luoghi dove il tempo va un po’ meno del solito, in certi momenti avanzando lentamente.

Barile, Basilisco Vigna di Mezzo - foto L'Arcante

Tutto cominciò allora, eravamo a fine anni ’90, a Barile¤ ci arrivai per conoscere Michele Cutolo, poi ci tornai per la Locanda del Palazzo¤, i primi vini di Macarico, per questi luoghi da pazzi. Erano anni in cui ci sorbivamo fiumi di nero d’Avola¤, nel mezzo dell’onda lunga dei grandi classici toscani dal blasone intoccabile e l’onda un po’ più cortina a dire il vero del Morellino di Scansano. Insomma, eravamo convinti del nostro futuro, ce l’avevano tra le mani, lanciatissimi sulla strada del successo, masticavamo Gambero Rosso e sognavamo un tavolo da Nadia Santini a Canneto sull’Oglio. Eppure il cuore era altrove, a sud.

Basilisco è stata una bella scoperta, la porta aperta sul Vulture, un luogo nel quale ti piacerebbe starci ma con forti dubbi di rimanerci. Oppure te lo porti dietro più o meno per sempre con la speranza di poterci tornare appena puoi.

Barile, Viviana Malafarina - foto L'Arcante

Viviana Malafarina avrà pensato più o meno la stessa cosa. O forse no. Tuttavia c’è tanto di suo in Basilisco oggi, Feudi di San Gregorio ne ha fatto pietra preziosa ma non sta certo a me ribadirlo, sono di parte, però è sotto gli occhi tutti ed è bello poterne godere.

E’ lei, Viviana, a prendersi cura e a portarlo in giro con sano orgoglio questo gioiello, e non solo per fiere, degustazioni e quanto serve a farsi riconoscere. Lo fa in ogni momento delle sue giornate, in quelle spese in vigna e in quelle passate in cantina: se riesci a stargli dietro, se ci riesci, te ne accorgi pure quando a Barile – lei genovese – gira tra i Barigliott* parlandoci tranquillamente in Arbëreshë¤. Un mito!

Basilisco, la cantina storica - foto L'Arcante

Basilisco¤ ha oggi 25 ettari interamente a conduzione biologica, una cantina suggestiva che vale la pena visitare e tante idee che si faranno col tempo nuove grandi bottiglie. Questo 2005 ha una matrice davvero straordinaria, non sorprende che è nel pieno della sua vitalità, è godibile e irreprensibile. Il colore è appena sfiorato da un cenno di granato sull’unghia, il naso è portentoso di frutto, sottobosco, sensazioni minerali. Il sorso è preciso, ha sostanza e progressione, avvolgente e sapido. Certo lei non c’era, Viviana, nel 2005, ma qualcosa di ”scritto” nel vino forse…

* termine dialettale che indica persone (e cose) di Barile.

© L’Arcante – riproduzione riservata


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