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Radda in Chianti, Casa Porciatti

13 ottobre 2021

E’ un riferimento assoluto la famiglia Porciatti nel Chianti, dal 1965 Luciano Porciatti e la sorella Anna, insieme a tutta la famiglia, propongono nella loro tradizionale bottega di Radda in Chianti, la migliore varietà di salumi chiantigiani lavorati con le tecniche e i segreti di una volta.

L’arte del norcino chiantigiano, Luciano Porciatti l’ha appresa dal babbo Gigi, che nei freddi inverni del secolo scorso passava da una fattoria all’altra radunando intorno a sé intere famiglie nel rito contadino più importante: la lavorazione del maiale.

La scelta, la preparazione dei pezzi e infine la stagionatura delle carni sono tutte fasi rigorosamente eseguite in casa, ciò garantisce prodotti unici che solo in questi luoghi si possono ancora trovare: soprassata, buristo, sbriciolona, capocollo, salame, prosciutto e i famosi “tonno di Radda” , oppure il “lardone di Radda” e la mitica “Porciatella” ovvero la mortadella del Chianti Classico di casa Porciatti.

Qui nei banchi della gastronomia e della macelleria ci sono inoltre tutti i giorni le tradizionali preparazioni toscane già cotte oppure pronte per essere cucinate, con le ricette di una volta; è possibile portarsi via, tra le varie specialità, la porchetta, i crostini toscani, il pollo arrosto, il roast-beef, le lasagne al sugo, l’arista al forno, il ragù toscano, il polpettone, gli spiedini, l’anatra in porchetta, lo stracotto al Chianti e tante altre specialità affiancate da una fornitissima enoteca che a qualche metro di distanza, sotto al camminamento medievale di Radda, si fa anche Osteria e Wine Bar, con una proposta di vini molto vasta con tante annate storiche chiantigiane e più di una sorpresa da portarsi via.

Casa Porciatti, piazza Quattro Novembre, 1 – Tel. +39 0577 738 055 – Enoteca Porciatti, Camminamento Medievale – 53017 Radda in Chianti, Siena – Toscana Tel. +39 0577 738234 – mail info@casaporciatti.ithttp://www.casaporciatti.it

© L’Arcante – riproduzione riservata

E’ già una pietra miliare il Taurasi Riserva Vigna Quintodecimo 2010

10 ottobre 2021

Taurasi, red passion! Proviamo a guardare a questo straordinario vino campano con gli stessi occhi di chi si approccia ai grandi vini italiani, riferendoci cioè non più semplicemente al vitigno originario o alla menzione legislativa della denominazione, bensì alla sua tipicità proveniente da territori e microclima specifici, se non addirittura da una singola vigna.

Sono queste per noi bottiglie emozionanti, rappresentative, se vogliamo didattiche, perché in fondo una bottiglia di Taurasi muove tante sensazioni a un degustatore ma continua ad avere maledettamente bisogno, oggi più che mai, di veri e propri ambasciatori capaci di appassionarsi, che abbiano sete di conoscenza e siano propensi alla sua giusta valorizzazione, ben oltre le aziende, capaci certo di svolgere un grande lavoro nella salvaguardia di un territorio, di qualità nella produzione, ma c’è necessità soprattutto di validi professionisti capaci di coglierne appieno il valore e che lo sappiano poi comunicare agli appassionati avventori.

Testimonianze preziose come questa rara bottiglia di Quintodecimo sono fondamentali per ribadire il principio che vado affermando da anni: il Taurasi è un grande vino che nulla ha da invidiare ai grandi rossi italiani e internazionali! Peraltro qui espresso con una chiave di lettura del terroir irpino antica e nuova allo stesso tempo, un ossimoro palpabile ad ogni sorso di questo straordinario vino, tratteggiato da autentica territorialità, eleganza e finezza, alcuni tratti distintivi dei suoi vini irrinunciabili per Luigi Moio.

Fu quella un’annata abbastanza eterogenea in Irpinia, per alcuni produttori una delle loro migliori vendemmie anche per una variabile decisiva: le piogge abbondanti concentrate nella parte centrale di ottobre, per cui riuscirono a portare in cantina le migliori uve quelle aziende che riuscirono a raccogliere prima delle piogge, all’inizio di ottobre entro la metà del mese come in questo caso, oppure chi poté attendere la seconda metà di novembre; più in generale si è comunque trattato di un millesimo dall’impronta decisamente fresca. Vigna Quintodecimo proviene dalla vigna omonima della tenuta, la prima ad essere piantata nel 2001 dove il suolo è costituito perlopiù da rocce argillose, molto ricche in calcare, posta a circa 420 metri di altitudine con piena esposizione nord/ovest.

Un Taurasi duemiladieci questo, a più di dieci anni dalla vendemmia, appena avviato sulla sua strada della maturità, incredibilmente espressivo, sin dal colore rubino, netto, vivido e luminoso, appena granato sull’unghia del vino nel bicchiere. Il naso si apre subito come un ventaglio dapprima balsamico ed intrigante, poi intenso, fine e complesso; si va da piccoli frutti rossi e neri, a riconoscimenti di fiori passiti, spezie fini, cuoio, radici e sottobosco, in un insieme persuasivo e convincente al tempo stesso; il sorso fresco e teso fa il resto, pieno di vigore fruttato e infine ancora balsamico, regala una bevuta dal nerbo misurato e appagante. Una vera pietra miliare!

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Felicia e… per sempre con noi!

6 ottobre 2021

La gente continuerà a percorre con te quella vigna, guardando il Massico, ascoltando il racconto di una storia che parte dai poeti latini e arriva sino alla fatica contadina, per essere oggi dimostrazione che c’è del buono, del sano, del vero a Caserta, in una terra così unica qual è l’Ager Falernus; amavi ripetere a te stessa, e ripeterci, che vi è un così profondo pudore nel doversi confrontare con un passato così tanto nobile e fragoroso, che c’è la necessità di doversi reinventare oggi e non “campare di allori antichi”. Perché siamo fortunati. E bravi, ma è più importante essere felici.

Poi restano quelle scale. Il ricordo di quelle scale di marmo dai morbidi profili della tua casa che fu di tua nonna, di cui lei era la colona. Quella in cui hai vissuto e in cui ci resterai per sempre. Avevi paura e meraviglia nello stesso tempo ogni qual volta ci mettevi piedi su quelle scale, erano quelle ”emozioni che ti attraversavano dentro come vere e proprie stilettate”, lo dicevi salendo con noi quei gradini di pietra lisce. E quella stanza delle bambole intoccabili, con gli occhi di vetro. L’odore forte del pane le domeniche mattina, di olio, di alloro affumicato per spazzare via la cenere dal forno, la luce accecante contro il buio della cantina di tufo e le scale rotte “che non dovevi scendere altrimenti saresti rotolata giù!”, e quel sentore di umido e la fragranza del sasso gocciolante.

”Mai scesa fin lì” dicevi, poi quando il tuo sogno si è realizzato, quando Masseria Felicia è diventata finalmente realtà ci sei finita a farle un giorno sì e un altro pure per mettere mano ai tuoi splendidi vini, ritagli e ricami di una terra straordinaria, la tua, che vedrai Felicia, non ti dimenticherà mai, come noi. Cosa ci hai lasciato Maria Felicia, per sempre con noi l’abitudine che non c’era e il desiderio di goderne, per sempre.

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Attention Chenin Méchant 2020

25 agosto 2021

Sembra effettivamente quasi un monito quel nome messo là così in etichetta oppure, più semplicemente, un consiglio molto appassionato (e ben gradito!).

Di quel tanto così che riconosco a mani basse ai cugini d’oltralpe c’è spazio anzitutto per la loro profonda avversione all’approssimazione, anche per quei vini cosiddetti ‘’minori’’ infatti non esistono mezze misure o passi incompiuti; il risultato è tutto in questa bottiglia, stupefacente: fuori dal solito giro (internazionale) l’Anjou blanc, pur sovrastata in Loira da appellation un po’ più gettonate dai più come ad esempio Vouvray, Savennières e Saumur è capace di sprigionare lampi di luce folgoranti come questo delizioso bianco loirenne.

‘’Attention Chenin Méchant’’ 2020 di Nicolas Reau, viticoltore, ex pianista di jazz, proviene dalle vigne del Clos des Treilles, allevate su terreni fortemente caratterizzati da calcari e argilla dove i suoli sono ricchi di silicio e di fossili, ceppi coltivati secondo pratiche della biodinamica più tradizionale che, ben inteso, mai come in questo caso vuol dire – udite udite gente, ndr – niente vini puzzolenti o controversi da buttare giù turandosi il naso, tutt’altro!

Da queste terre, con questi gesti e da questi grappoli di Chenin blanc infatti viene fuori un bianco dal colore luminosissimo, di un giallo paglierino pieno di fascino con bellissime sfumature dorate e un naso pieno di fascino, intriso di rimandi agrumati e di frutta a polpa bianca, vi si riconoscono immediatamente lime e pera matura con anche sentori di miele millefiori e cenni minerali. Il sorso è subito piacevolissimo, d’un colpo verticale, di buona morbidezza ben supportata da freschezza e spiccata sapidità. Un bianco a dir poco significativo, con ogni probabilità il bianco dell’estate venti/ventuno!

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