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Buon Compleanno Doc!

3 ottobre 2019

3 Ottobre 1994 – 3 Ottobre 2019, Buon Compleanno Doc¤! Buon Compleanno per questi tuoi primi 25 anni, finalmente un giorno da ricordare. Oggi è per te, tutti ti guardano, tu al centro di tutto.

Campi Flegrei - foto L'Arcante

Che bella la sfrontatezza con la quale stai vivendo questo momento di grande slancio¤, la franchezza con la quale rispondi a tono alle mille avances di novelli cantatori che come antichi affabulatori si rifanno la bocca al tuo calice e subito riverginano la loro penna per sedurti. Sono tutti ai tuoi piedi, oggi. Ci viene da chiedergli: ma dove eravate sino a ieri, dove?

Buon Compleanno Doc! Ti meriti questa festa, è tutta tua, solo tua, questo 2019 sarà per sempre. Nonostante l’affronto di gente che non ha mai saputo come trattarti, gli insulti, gli schiaffi da chi è stato capace solo di violenza anziché carezzarti e sussurrarti parole d’amore. Quelle che meriti.

Buon Compleanno Doc! Hai tanta strada davanti ma ne hai messa molta alle spalle: l’improvvisazione, la superficialità, l’incapacità di qualcuno ti hanno ferita e segnata, è vero, ma forse anche per questo oggi sei più forte: due anime, tutt’uno, vincenti, splendida e cristallina Vestale di giorno e Cavaliere di porpora di notte. Come te nessuno!

E non aver paura, c’è chi ti sostiene e ti difende¤, l’ha fatto ieri e lo farà sempre. Buon Compleanno Campi Flegrei¤!, che meravigliosi questi tuoi primi venticinque anni.

1994-2019, 25 anni di doc Campi Flegrei

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© L’Arcante – riproduzione riservata

TREBICCHIERI® 2020, premiata la Falanghina Agnanum 2018 di Raffaele Moccia

3 ottobre 2019

Possiamo dirci doppiamente felici per il TREBICCHIERI® che la Guida ai vini d’Italia del Gambero Rosso ha voluto assegnare al vino di Raffaele Moccia¤, anzitutto perché premia ancora quest’anno un vino dei Campi Flegrei, tra l’altro prodotto da una delle aziende che più apprezziamo e sosteniamo sin dai suoi primi passi, ma anche perchè potremmo avanzare l’idea che in qualche maniera l’avevamo preannuciato solo poche settimane fa, proprio Qui su queste pagine, tracciando di questo duemiladiciotto un vero e proprio elogio dell’imperfezione perché molto lo avevamo apprezzato.

Riportiamo più o meno letteralmente: ”in questo base duemiladiciotto di Agnanum non sfuggono infatti alcuni tratti distintivi tipici dei vini di Raffaele, il colore paglierino sempre un po’ più carico del solito, il naso ampio e ricco di maturità espressiva, di frutto e di sensazioni empireumatiche, vieppiù quel sapore deciso, anche impreciso, che rimanda però immediatamente al suo territorio più che al manuale del piccolo enologo”.

Non c’è che dire, se non ché, per dirla rifacendosi alle parole di Rita Levi Montalcini, né il grado di conoscenza tecnica né la capacità di eseguire e portare a termine con precisione chirurgica il compito intrapreso sono i soli fattori essenziali per la buona riuscita e la piena soddisfazione personale. Insomma, ancora complimenti a Raffaele e Viva i Campi Flegrei!

Leggi anche L’uva e il vino di Raffaele Moccia Qui.

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Pozzuoli, Falanghina Campi Flegrei Sintema 2017 Cantine Babbo

23 settembre 2019

Durante tutto quest’anno abbiamo passato in rassegna un bel po’ di assaggi delle ultime annate prodotte dalle nostre parti qui nei Campi Flegrei, possiamo dire che in larga parte si tratta di vini davvero molto interessanti, molti di questi ben proiettati nel futuro ma anche caratterizzati, il più delle volte, da tanta franchezza, freschezza e leggerezza espressiva.

Campi Flegrei Falanghina Sintema 2017 Cantine Babbo - foto L'Arcante

Non ci è sfuggito il lavoro dell’azienda della famiglia Babbo che può vantare senza timore di smentita di essere stata tra le primissime nei Campi Flegrei ad imbottigliare vino doc, già nel 1995, ripetendosi poi nel 1996 e negli anni a seguire. Oggi, a distanza di quasi 25 anni, dopo un lungo e laborioso percorso di affiancamento con Vincenzo Mercurio¤, Tommaso ha affidato la parte enologica alla giovane figlia Alessia che siamo convinti saprà dare la giusta continuità al lavoro del papà mantenendo fede ai principi di franchezza e bevibilità che ne hanno sempre caratterizzato i vini.

Abbiamo quindi seguito con una certa attenzione i vini di Cantine Babbo, cogliendone a pieno il percorso di crescita già con l’ottimo Piedirosso Terracalda duemiladiciassette¤, ma anche con il lavoro portato avanti sui bianchi, tutti estremamente puliti e concreti, vini immediati e godibili; tra questi ci aveva piacevolmente colpito il bianco Harmoniae duemilasedici¤, alla sua prima uscita e prodotto in una manciata di bottiglie, appena 3500, provenienti da una selezione di Falanghina messa in bottiglia dopo una sosta un po’ più lunga sulle sue fecce fini.

Un lavoro riuscitissimo che però, per varie ragioni, non è stato possibile ripetere con l’annata successiva duemiladiciassette, per questo destinata tutta a questa seconda etichetta, Sintema, un bianco dalla trama essenziale, dal profilo olfattivo tenue ma varietale, caratterizzato da sentori di macchia mediterranea e di agrumi, solare e fruttato. Il sorso è secco, fresco e coinvolgente, scivola in bocca sottilissimo, con un sorso che tira l’altro, ci pare uno di quei bianchi imperdibili come aperitivo rinfrancante, leggero ma dal guizzo vivace, buonissimo, da portare in tavola con i più classici antipasti di mare della cucina flegrea, pensiamo all’Insalata di mare con sconcigli, alle Fragaglie fritte ma anche con Alici in tortiera

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L’elogio dell’imperfezione, Falanghina Campi Flegrei Agnanum 2018 e Vigna del Pino 2017 di Raffaele Moccia

9 settembre 2019

Persona per bene, discreta, assolutamente fuori dal coro, Raffaele Moccia non ha mai dovuto alzare la voce per farsi notare, men che meno i suoi vini, originali, talvolta imprecisi, sobri eppure profondi, quasi sempre fuori dai soliti circuiti di mercato e ciononostante percepiti come tra i più autentici (e contemporanei) in circolazione.

Falanghina Campi Flegrei Agnanum 2018 Raffaele Moccia - foto L'Arcante

Il vino si sa è un progetto di lunga proiezione, non a caso Raffaele ha da qualche anno riportato in produzione dei vecchi terrazzamenti nelle disponibilità di alcuni parenti che giacevano incolti ed in parte abbandonati, proprio lungo il costone che cinge l’Oasi del Parco degli Astroni, nel Comune di Napoli. Qui, l’anno scorso, a distanza di quasi cinque anni dai primi interventi si è tornati a raccogliere nuovamente Piedirosso e Falanghina che sono finiti in larga parte nelle due etichette prodotte fuori dalla doc¤, solo una piccola parte invece nel vino ”base” Agnanum che tanto apprezziamo. 

L’azienda arriva così a contare oggi circa 13 ettari e nonostante le difficoltà oggettive nella gestione del vigneto – qui si fa praticamente tutto a mano, ndr -, riesce a mantenere un profilo di autenticità ancora molto evidente; in questo ”base” duemiladiciotto non sfuggono infatti alcuni tratti distintivi tipici dei vini di Raffaele, il colore paglierino sempre un po’ più carico del solito, il naso ampio e ricco di maturità espressiva, di frutto e di sensazioni empireumatiche, vieppiù quel sapore deciso, anche impreciso, che rimanda però immediatamente al suo territorio più che al manuale del piccolo enologo.

Vigna del Pino rimane il suo piccolo capolavoro, un cru di Falanghina prodotto in appena un migliaio di bottiglie. Il duemiladiciassette, che uscirà solo a dicembre prossimo, è appena una spanna dietro al precedente duemilasedici¤, da noi benedetto come il miglior bianco mai prodotto da queste parti negli ultimi anni, ma non meno fiero, ossuto, volubile. E’ un bianco buono a bersi subito, celebrazione di un varietale presente in molti territori in Campania e al sud ma che qui nei Campi Flegrei, proprio in questi scorci metropolitani, dove la terra è vulcanica, piena di sfumature, riesce a conquistare una particolare complessità, ampiezza e profondità gustativa senza improvvide inutili sovrastrutture. Un vino ricco di frutto quindi, anche sgraziato, pure impreciso, ma che sa regalare però abbondanza di sensazioni.

Riprendendo le fila di quanto scolpito nella memoria dalle parole di Rita Levi Montalcini, potremmo ben affermare che né il grado di conoscenza tecnica né la capacità di eseguire e portare a termine con precisione chirurgica il compito intrapreso sono i soli fattori essenziali per la buona riuscita e la piena soddisfazione personale.

Leggi anche L’uva e il vino di Raffaele Moccia Qui.

© L’Arcante – riproduzione riservata


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