Montefusco, l’aglianico spumante di Montesolae

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Quanto è difficile raccontare di un vino spumante del genere, andare a scovare una ragione nobile per la quale valga la pena battere i polpastrelli sulla tastiera – un tempo si sarebbe preferito il senso estetico di “impugnare penna e calamaio” – per descrivere un così sottile e fugace piacere; eh si, perchè qui le emozioni c’entrano poco, si tratta solo di puro piacere.

Mi spiego: non ci troviamo di fronte ad una première cuvée ritrovata per chissà quale fato in un buio e dimenticato anfratto di Mesnil sur Oger, e nemmeno dell’ultima genialata di turno per far passare per nettare biodinamico uno sciroppo per la tosse buono appena ( a volte nemmeno) per condire l’insalata. Niente di tutto questo, nessun lavoro ai fianchi insomma, nessuna aurea vocazione riscoperta, nessuna aberrazione di “marchetting”, trattasi di solo vino, rosato spumante, buono!

Questo vino quindi merita sincera attenzione, la stessa che non mi sono fatto mancare poco più di un anno fa, al primo assaggio, la medesima ripagata quest’anno da una prova ancor più convincente, un approccio franco e diretto, che mi fa pensare ad una costante crescita del prodotto in termini di qualità della materia prima utilizzata, aglianico in parte sannita, in parte taurasino, e della particolare cura profusa in fase di vinificazione, utilizzando – tra i pochi in Campania – un metodo charmat lungo che arriva sino a dieci mesi di lavorazione, prevedendo oltretutto, come opportuno, un doppio inoculo di lieviti selezionati. 

Colli Irpini non la scopro certo io, è una delle tante aziende campane sbocciate nel solco tracciato dall’entusiasmo dei primi anni novanta ma che ha saputo nel tempo costruirsi spalle belle larghe, rimanendo ancorata a pochi ma salubri principi produttivi, lasciando ad altri il compito di favoleggiare, e puntando su una più che corretta qualità media dei suoi prodotti offerti  tra l’altro a prezzi piccoli piccoli. Ricordo uno dei miei primi assaggi, più o meno dieci anni fa, di un fantomatico fiano di Avellino frizzante – Ilios – leggero e vivace a tal punto che non facevi nemmeno in tempo ad aprire la bottiglia che già te ne chiedevano una seconda. Erano quelli altri tempi, l’altra faccia di una medaglia che, perché negarlo, ha arricchito molti, i ristoratori in primis, e che molti, sotto sotto, rimpiangono e come: che numeri ragazzi! Forse non torneranno mai più, e mi riferisco, in generale, a quelli degli ordini a pedane, quelli delle “500lire per tappo” che molti rappresentanti di vino sino ad una dozzina di anni fa non avevano problema a promettere e che oggi farebbero carte false per rispolverare; in poche parole, quel “lato b”, nemmeno tanto oscuro, che ha fatto tanto bene a molte realtà agricole consentendo di costruire aziende sane e, aspetto non certo secondario, capaci di garantire, al territorio, ai contadini, una discreta continuità di reddito pur dovendo rinunciare a vestire quei panni da profeti di una territorialità tanto apparentemente necessaria al nostro tempo quanto effimera. O no?

Questo vino mi piace perché è questo che mi aspetto da una bollicina del genere, non mi deve raccontare una storia, non ne ho bisogno, non ne ha forse nemmeno la vocazione, ma mi deve, per quello che promette sulla carta un aglianico spumante, questo lo esigo, rendere grazia. Bellissimo il colore cerasuolo tenue, reso brillante da una gradevole vivacità, il bicchiere è coronato da una spuma fine e delicata, caratterizzato da un corollario di bollicine mediamente sottili seppur evanescenti. Il primo naso è davvero gradevole, le note floreali di rosa e violetta vengono subito affiancate da piacevolissime sensazioni di mora e lampone, per altro neppure sfiorate da note fermentative; ma dove questo vino mi è piaciuto di più è in bocca: immediato e delicato, schietto e fresco, con una beva lineare e senza asperità, degno compagno di tutto un pasto, con un costante, un piacevolissimo ritorno fruttato e, dato non trascurabile, mai pesante nella carbonica, il che lo rende particolarmente digeribile. In soldoni, meno di dieci euro in enoteca, in pratica, gli altri, li mette in fila tutti!

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