(Santa)Barbara, Maschio da Monte 2005

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Un vino ha sempre qualcosa da dire, basta lasciarlo esprimere. Ci sono alcuni che puoi aspettarli per ore, parlo naturalmente di vini di un certo spessore, ma che non sempre rispettano le aspettative, certi altri invece hai quasi da placargli l’animo talmente che sono esplosivi: eccovi in poche righe il Maschio da Monte 2005 di Santa Barbara. L’Azienda di Stefano Antonucci rappresenta sicuramente una delle più belle realtà venute fuori negli ultimi anni nelle Marche, area viticola di grande spessore ma sempre troppo defilata (non certo per vocazione) dai rumors mediatici in materia di vino. I suoi Verdicchio sono rincorsi in giro per il mondo e non solo per la storica bottiglia ad anfora, ma ciò che sorprende ogni anno di più è la grande crescita rossista a cui si è assistito in maniera sistematica e costante per tutto l’ultimo ventennio e che ha fatto di alcuni vini ormai dei must imperdibili per il cultore appassionato.
 
Di Stefano Antonucci amo la profonda mineralità che sa regalare il suo Le Vaglie, un verdicchio che si propone di anno in anno sempre in grande spolvero; Sono stato più di una volta impressionato dalla grande concentrazione del Pathos, internazionale sì ma di grande franchezza. Il Maschio da Monte, dei suoi vini, rimane però il mio preferito, fosse anche perchè mi piace più l’espressione soave ed elegante marchigiana rispetto alla rude concentrazione abruzzese, ma questo, come il Dorico di Moroder o il Cùmaro di Umani Ronchi rappresentano per me interpretazioni davvero superlative di ciò che questo vitigno sa esprimere.

Rosso Piceno è una denominazione nata verso la fine degli anni settanta per dare lustro alle prime produzioni di qualità intorno alla provincia di Ascoli. Negli anni, oltre alle classiche varianti di blend con il sangiovese, ciò che è risultato un grande valore aggiunto è stata proprio la scelta di indirizzare importanti sforzi di riqualificazione della d.o.c. verso la produzione di vini da sole uve Montelpulciano, ed il Maschio da Monte ne è valida esaltazione. Colore rosso rubino scuro, poco trasparente, consistente, Il primo naso è caratterizzato da una intensa sensazione fruttata, ricorda in maniera esplicità la visciola, poi è floreale e lievemente tostato.

Un vino dal naso complesso, estremamente fine ed elegante. In bocca è secco, caldo, di buona freschezza e persistenza gustativa, il frutto pervade il palato, ma il tannino, presente, vivido, concede poco spazio, in questa fase, alla morbidezza; solo dopo qualche secondo, questa (pur piacevole) sensazione di robusta invadenza riesce a lasciare spazio ad un ritorno di piacevole sensazione fruttata e poi balsamica. Un rosso da spendere su piatti carichi di succulenza ed aromaticità, perfetto per un bollito degno di questo nome, oppure della cacciaggione al forno. 

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