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Comfort Wines, Irpinia Aglianico Magis 2015 di Antico Castello

22 luglio 2020

Come per i ”Comfort Foods” ovvero quei cibi a cui ricorriamo talvolta per soddisfare un bisogno emotivo alla ricerca di sapori consolatori, stimolanti e spesso nostalgici, così vi sono i ”Comfort Wines”, vale a dire bottiglie sicure, di solito appaganti, vini che continuano ad essere tra i più venduti sul mercato e consumati in Osterie, Wine Bar, Ristoranti e ultimamente finanche in Pizzerie, con grande successo soprattutto al calice.

Ne abbiamo scritto ampiamente, tra questi ci sono vini generalmente considerati economici e percepiti come semplici, immediati, che non richiedono particolari attenzioni oppure conoscenze specifiche in materia di degustazione per essere spiegati e apprezzati sin dal primo sorso. Vi sono, tra questi, anche certi vini che riescono, anno dopo anno, a far parte della vita quotidiana degli appassionati lasciando sempre buoni segnali, piacevoli ricordi.

Non è da meno questo delizioso Aglianico di Antico Castello che si merita, per quanto ci riguarda, una menzione assai speciale tra questi vini che definiamo ”da non perdere”, tra i rossi campani in circolazione. Un rosso che quando è nato, una decina di anni fa, faceva generalmente solo acciaio, mentre oggi non disdegna un passaggio in legno grande prima di un lungo affinamento in bottiglia, un periodo che contribuisce a mantenere nel vino un naso estremamente varietale, pulito e invitante mentre si sviluppa un sapore decisamente più complesso e succulento, fresco ma profondo, dal tannino sottile con un sorso di grande piacevolezza.

Poppano, località dove è nata e sta Antico Castello, non era certamente tra i primi posti dove andare alla ricerca delle terre d’elezione in Irpinia, pur situata a San Mango sul Calore, in pieno areale Taurasi docg, eppure qui Francesco e Chiara Romano hanno saputo, con forza e determinazione, dare vita ad una bellissima realtà, scegliendo di vinificare sin dal principio solo uve di proprietà, prevalentemente Aglianico, coltivate su terreni argillosi calcarei, con esposizioni ottimali sino a raggiungere in alcuni punti i 450 metri s.l.m., che si avvantaggiano anche del benefico effetto delle acque del fiume Calore a valle; tutto questo con una bella cantina funzionale, sempre aperta alle visite, dove oltre a dei buonissimi vini, come questo Magis duemilaquindici, sono capaci di tirare fuori dal cilindro anche alcuni prodotti molto particolari come l’Amarenico, un suggestivo liquore a base di Aglianico e foglie di amarene davvero delizioso (una sorta di Ratafià).

Leggi anche San Mango sul Calore, il Taurasi di Antico Castello Qui.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Correva l’anno| Falerno del Massico rosso Ariapetrina 2009 Masseria Felicia

9 luglio 2020

Non è possibile raccontare questo vino senza averlo vissuto sino in fondo, non solo sino all’ultimo coinvolgente sorso nel bicchiere, le due ultime dita nella bottiglia, bensì ritornando alla sua nascita, ripercorrendo questi anni.

Bisognerebbe quindi cominciare da là, tornando indietro nel tempo, a quell’anno, provare per quanto possibile a riavvolgere il nastro della nostra vita e ricordarlo quel tempo, quei mesi, certi giorni, alcuni momenti in particolare.

E’ stato un anno importante il duemilanove, segnato da cambiamenti epocali, per la storia del mondo e in qualche maniera, a piccoli sorsi, per chi scrive: a gennaio Barack Obama giurava da 44º Presidente degli Stati Uniti, davanti a più di due milioni di persone che avevano letteralmente invaso Washington DC per assistere al giuramento del primo Presidente americano di colore; il 6 Aprile invece l’Italia è sottoshock: alle 3:32 una scossa di terremoto di magnitudo 6.3 fa tremare la Provincia dell’Aquila (e non solo) causando vittime, feriti, sfollati e il crollo di molti edifici. Una tragedia immane che ha risvegliato in molti italiani paure e traumi mai spariti del tutto, ma anche orgoglio e dignità.

Qualche settimana più tardi, una scossa più o meno della stessa intensità scuoterà invece la mia vita professionale, provavo a rimettermi profondamente in discussione approdando a Capri (Leggi Qui). Ad ogni modo, fatte ovvie le giuste proporzioni, fu quello un anno particolarmente intenso!

Proprio a novembre di quell’anno, a fine stagione, torno a Masseria Felicia, a Carano, in località S. Terenzano, una piccola frazione di Sessa Aurunca, il primo comune per estensione della provincia di Caserta (e della Campania) per ritrovare Maria Felicia e i suoi splendidi Falerno del Massico. Una casa dei primi del novecento che il nonno rilevò nel dopoguerra, vi era stato per tanti anni colono ed unico conduttore dei terreni, così il papà di Maria Felicia, Alessandro Brini, si convinse che era venuto il tempo di riscattare la storia di quegli anni e consegnarla nelle mani della giovane figlia; il susseguirsi delle stagioni, con i suoi ritmi, ha poi tracciato lentamente  il solco famigliare sino ai giorni nostri.

Maria Felicia fa sostanzialmente un solo vino, il Falerno del Massico, che assume varie anime nella rincorsa alla natura di questo territorio straordinario, Bianco perchè tratteggiato con i colori della Falanghina, Rosso quando animato dall’Aglianico e dal Piedirosso, nella versione giovane (e sfrontato) col nome Ariapetrina, mentre diviene irreprensibile e immortale con l’Etichetta Bronzo¤. Oltre questi qua, nulla di stravagante, poche, pochissime bottiglie di altro ma giusto per dare libero sfogo ad uno studio approfondito sul potenziale delle tre varietà impiantate in azienda, un esercizio tecnico sul tema autoctono che conduce talvolta a utili micro vinificazioni, colmate dalla passione, per esempio del Piedirosso in purezza, anche qui capace di ritagliarsi, di tanto in tanto, il suo piccolo ruolo da solista.

Eccola invece la forza evocativa di questo Ariapetrina duemilanove, lo scugnizzo di casa per Maria Felicia; il rosso giovane e sfrontato che a sentirlo oggi, a distanza di quasi 11 anni, pare proprio non temerlo il tempo, le stagioni, i suoi ritmi, ci arriva così nel bicchiere maturo ma sicuro di sé, della sua storia, della sua stoffa, del suo talento capace di attraversare le insidie degli anni migliorandosi. Non è mera celebrazione, tutto sembra scorrere chiaramente in ogni bicchiere, riempiendo i calici di frutta e sensazioni odorose delle più ampie ed eteree, con sorsi asciutti e caldi, con ancora tanta piacevole freschezza gustativa, tratto distintivo di tutti i vini di Masseria Felicia, con quella spalla acido-tannico utile per abbracciare abbinamenti con molti piatti della nostra cucina tradizionale regionale, con la certezza di ritrovare ad ogni sorso almeno un pezzo di noi stessi, di averla vissuta proprio tutta la nostra storia di questi anni, ma che bello rivederla! 

Leggi anche Falerno del Massico Etichetta Bronzo 2013 Qui.

Leggi anche Piccola Guida ragionata al Falerno del Massico Qui.

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Comfort Wines, ad esempio il Montepulciano d’Abruzzo 2017 delle Tenute Agricole Masciarelli

3 novembre 2019

Come per i ”Comfort Foods” ovvero quei cibi a cui ricorriamo talvolta per soddisfare un bisogno emotivo alla ricerca di sapori consolatori, stimolanti e spesso nostalgici, così vi sono i ”Comfort Wines”, vale a dire bottiglie sicure, di solito appaganti, vini che continuano ad essere tra i più venduti sul mercato e consumati in Osterie, Wine Bar, Ristoranti e ultimamente finanche in Pizzerie, con grande successo soprattutto al calice.

Per conquistarci pienamente un vino deve avere una lunga storia, magari portare con se un messaggio di forte tradizione, evocare la sua terra, le persone che l’hanno forgiato, eccone allora uno di quelli impeccabili, a questo duemiladiciassette gli tiri via il tappo e sai di avvicinarti ad un vino di sicuro affidamento, certo di lettura semplice, ma che a volerti spiegare per bene ti potrebbe aprire davanti un mondo intero di colori, di profumi, di sapori, quelli di una terra splendida, l’Abruzzo, che non vorresti mai smettere di camminare, vivere, portare con te. Come ripercorrere tutti i meravigliosi ricordi legati agli anni che ci ha regalato il grandissimo compianto Gianni Masciarelli.

Il bicchiere ci regala un vino franco e schietto, il colore è rubino vivace, trasparente, appena sgranato sull’unghia del vino nel bicchiere. Il naso è immediato, vinoso, floreale e fruttato, vi si colgono chiaramente dolci note di violetta, di amarena, melograno, appena un accenno balsamico sul finale di bocca che chiude fresco e caldo. Il sorso è succoso, gustoso e appena tannico, sono tredici gradi e mezzo di grande piacevolezza. L’abbiamo bevuto a tutto pasto durante un pranzo domenicale ricco e sostenuto: Zuppetta di legumi, Stracotto di manzo, Bottoni di pasta ripieni con ricotta ai funghi Porcini, Lombata di Agnello e Salsiccia alla brace, patate al forno e Friarielli, ebbene, nemmeno una sbavatura, degno compagno a tutto pasto, una certezza assoluta!

Leggi anche Montepulciano d’Abruzzo Marina Cvetic ’00 Qui.

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I solfiti, questi sconosciuti

14 marzo 2016

Those little words “Contains Sulfites” on the bottom of a label often stir up concern. What’s even more confusing is that the US is one of the only countries (along with Australia) that require bottles be labeled. So what gives? How much sulfites are in wine and how do they affect you? Time to get to the bottom of sulfites in wine and how they’re not as bad as you might think.

C’è sempre stata grande confusione sull’argomento, tanto da demonizzare all’inverosimile qualcosa che poi a conti fatti ci ritroviamo a sorbire in decine di altri modi e senza nemmeno pensarci un attimo.

Ecco una breve rappresentazione degli alimenti dei più comuni che contengono (più che) discrete quantità di solfiti, dalle caramelle alla marmellata, dai piatti pronti alle patatine fritte alla frutta secca. Ecco, lo sapevate?

Addendum. I solfiti sono conservanti che hanno una funzione antisettica e antiossidante, presenti nel vino ma anche in tanti altri prodotti alimentari, come appena accennato. Ci sono solfiti prodotti anche dall’uva nella prima fermentazione e questi vengono detti solfiti “naturali” – che non devono essere dichiarati -, di fatti in etichetta sono segnalati solo i solfiti aggiunti e non quelli naturali. A norma di legge questa la quantità massima di solfiti ammessa (anche se ci si ostina a non menzionarla in etichetta, ndr): nei vini rossi il limite è 150mg/l, nei vini bianchi 200mg/l, nei vini dolci 250mg/l, nei vini passiti tipo Sauternes 400mg/l. Facile intuire che per questi ultimi l’aggiunta di solfiti venga in aiuto poiché avendo ancora zuccheri da svolgere, rischierebbero una rifermentazione in bottiglia non voluta mentre con i solfiti si crea un ambiente asettico e il problema non sussiste.

credits: wine folly

© L’Arcante – riproduzione riservata


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