Arvier, un Enfer très suitable

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Pensi al profondo nord ed immagini paesaggi dai colori chiari, pastello, spesso grigi quando non innevati e bianchissimi. Vuoi pensare ad un vino del profondo nord e scegli subito un bianco, magari aromatico, abbastanza fresco, bello sapido, magari anche più o meno beverino: ma quanti ne hai già bevuti di così? Allora ti fermi un attimo e sforzando le meningi tiri fuori un rosso: ecco! Andrebbe bene anche un rosso, un Lagrein, un Teroldego, una Schiava, esagerando a fare il sofisticato ti arriva alla mente un Refosco, un nerbato Tazzelenghe, il Terrano. Ok, lasciamo stare il dito sulla carta, lasciam perdere cosa vuole chi e tiriamo in ballo l’intuizione del sommelier: scelga lei, ma che sia un rosso interessante! Ti fai aprire la bottiglia, naturalmente alla cieca, e comincia il gioco dei sensi: c’è da divertirsi, quasi sempre, non ci azzecchi mai, quasi sempre!

La storia: l’Enfer d’Arvier è stato tra i primi vini valdostani ad ottenere la Denominazione di Origine Controllata, nel 1972. I vigneti da cui trae origine si estendono lungo l’areale comunale di Arvier, prevalentemente sulla sponda sinistra della Dora Baltea. Lo scenario che si staglia con i terrazzamenti che si inerpicano fino alla base dei pendii rocciosi sovrastanti è formidabile, pensare che qui si fa’ viticultura è pensare di amare la propria terra sopra ogni limite comprensibile. Qui la vallata costituisce un anfiteatro naturale, la vite si sviluppa in un ambiente pedoclimatico davvero particolare: l’altitudine, le forti escursioni termiche, la composizione dei terreni e poi il sole, che soprattutto d’estate è costantemente alto e caldo tanto da dare a tutta la vallata l’appellativo, appunto, di “inferno”. Qui nasce la Coopérative de l’Enfer (Coenfer) nel 1978, pochi anni dopo l’istituzione della d.o.c., che riunisce circa 90 soci conferitori e gestisce tutt’oggi tutta l’attività vitivinicola dell’areale inclusi l’imbottigliamento e la commercializzazione.

Il vino: Il “Clos de l’Enfer” viene prodotto solo nelle migliori annate e raggiunge una produzione di circa 40 mila bottiglie, tante quante servono perlopiù per il mercato locale che soprattutto in estate, con l’arrivo dei vacanzieri che scelgono la montagna al mare ne aumenta smisuratamente la domanda. L’Enfer 2006 è realizzato per l’85% da uve Petit Rouge e da altri vitigni per il 15%: Pinot Noir (varietà internazionale tra le più coltivate  assieme alla Chardonnay), Vien de Nus, NeyretMayolet tutte allocate all’interno del comune di Arvier. Il vino ha un bellissimo colore rosso rubino, vivace e poco trasparente. Il primo naso è intenso su note fruttate mature ed in confettura, poi leggermente balsamico, speziato, etereo. Vengono fuori lentamente note di mora selvatica, mirtillo, liquerizia e smalto. In bocca è secco, di corpo importante, il tannino è mascherato da una buona carica alcolica (scopriremo poi, 14,50%), comunque non risulta particolarmente incisivo, il vino gode di una media freschezza e di buona sapidità. In primo piano, anche in bocca rimane il frutto, sempre in buona evidenza e disteso su di un euquilibrio gustativo complessivo abbastanza armonico anche se la beva chiude con una nota lievemente amarognola. Un vino rosso di corpo, da aprire e bere (con parsimonia), invitante, immediato, piacevole, da accompagnare a carni arrostite anche aromatizzate, anche se non troppo succulenti oppure a formaggi mediamente stagionati (Petit Tomme Valdotaine).

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