Posts Tagged ‘pinot noir’

Savigny-Lès-Beaune 1er Cru Cuvée Arthur Girard 2005 Hospices de Beaune

8 febbraio 2019

Questi luoghi possiedono un fascino incredibile e quando ci metti piede te ne porti via con te un pezzettino che conservi gelosamente per sempre. Qui, all’Hôtel-Dieu¤, ogni anno, da quasi 160 anni, a novembre, va in scena l’asta dei vini che contribuisce in maniera decisiva all’economia dell’Hospices, fondato nel 1443 dal cancelliere del duca di Borgogna, Nicolas Rolin nonché a sostenere tante altre iniziative benefiche sparse nel mondo.

Savigny-Les-Beaune Cuvée Arthur Girard 2005 Hospices de Beaune - Foto L'Arcante

A Savigny-Lès-Beaune di vino se ne fa tanto, il villaggio infatti sembrerebbe essere terzo solo a Mersault (che fa essenzialmente bianchi) e Gevrey Chambertin (rossi) per le quantità di vino negoziate ogni anno. L’appellation inoltre trae senz’altro giovamento anche dal più ampio e riconosciuto successo dei nobili vicini, pur garantendo Pinot Noir sempre abbastanza netti, ancorché sgraziati, ma molto vicini alla qualità dei più ricercati rossi di Beaune, con a favore un rapporto prezzo-qualità davvero affidabile, almeno nel 80-90% dei casi.

L’etichetta che vi raccontiamo richiama la memoria di Arthur Girard che alla sua morte, nel 1936, donò una parte dei suoi beni di proprietà all’Hôtel-Dieu, tra questi i terreni a Savigny-lès-Beaune les Guettottes, les Peuillets, les Hauts Marconnets e Bas Marconnets, les Lavières, les Charnières, les Champs Charbons e Aux Fourches. La Cuvée che porta il suo nome viene generalmente prodotta con le uve provenienti principlamente dai due Premiers Cru les Bas Marconnets e les Peuillets proprio a ridosso di Savigny.

L’impronta di questo duemilacinque è importante, è una piacevolissima esperienza sensoriale, il colore è splendido, una pennellata di vivace rosso rubino, trasparente e luminoso. Il naso è ampio e intenso, sa di frutti rossi ben maturi, amarena e susina, note di sottobosco, poi cuoio, tabacco biondo e pietra bagnata, infine spezie fini. Il sorso è vibrante, il vino ha una tessitura fine e buon nerbo, non ha la profondità dei grandi vini di Borgogna ma il tannino è vivido e chiude con una carezza il finale di bocca. Come tutti i vini provenienti da questo areale e con questa etichetta anche questa bottiglia è un buon affare che coniuga al meglio la suggestione dell’istituzione con una buona sostanziale rappresentazione territoriale.

Leggi anche Viaggio in Borgogna, Vosne-Romanée Qui.

Leggi anche Viaggio in Borgogna, Gevrey-Chambertin Qui.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Annunci

Il gelo in Borgogna, un colpo al cuore!

30 aprile 2016

Nelle scorse giornate del 26 e 27 Aprile delle gelate inaspettate hanno fatto un bel po’ di disastri nelle vigne di molte aree dell’Europa continentale, alcune di queste aree hanno subito perdite ingenti, in certe zone sino al 100% del raccolto 2016 nemmeno sbocciato, come in Stiria in Austria.

Veglia notturna per le gelate in Borgogna - foto Bourgogne Libe

Anche in Italia si sono registrati problemi, in alcune zone più di altre come in Abruzzo, Molise, Toscana e Liguria ad esempio, e anche qui in Campania, in alta Irpinia, dove però sembra ancora presto per fare un bilancio dei danni.

Non si può dire la stessa cosa per la Francia, in particolar modo per alcune aree tanto care un po’ a tutti noi, in Loira e Provenza e ancora in Champagne e Borgogna, da Chablis a Meursault dove tra le varietà più colpite proprio lo chardonnay, notoriamente precoce ma anche nei comuni più a sud e per il pinot noir di prestigiose appellations come Volnay e Pommard. Qui le prime stime raccontano di danni tra il 60 e l’80% del raccolto 2016. Scontata e sentita la vicinanza a tutti i vigneron d’oltralpe.

Una delle rappresentazioni del momento che più mi ha colpito è questa foto scattata in Svizzera, nel Cantone dei Grigioni dove, proprio come in Borgogna, i viticoltori hanno trascorso notti insonni vegliando le vigne con piccoli fuochi per riscaldare le piante e scongiurare così il gelo.

Immagine che ha fatto il giro del mondo con la quale ripropongo un commento di François Despierre di Bourgognelive.com sul particolare momento francese. Da qui il nostro invito è di tenere duro e guardare avanti con forza e coraggio, Allez mes amis!!

“Quel contraste entre la beauté des photos et l’angoisse des vignerons qui ont passé plusieurs nuits à veiller sur leur trésor ! Pour l’avoir vécu à leur côtés ces photos reflètent bien ces nuits surréalistes […] la beauté des images et la dure réalité derrière, car tout le monde dans les vignobles de Bourgogne, de Loire, de Champagne, de Cognac et même de Provence n’a pu malheureusement éviter l’attaque du gel sur les jeunes bourgeons”.

”On connaitre la semaine prochaine un premier bilan officiel des dégâts mais à la vue des nombreuses photos postées cette semaine et des commentaires des vigneron(nes), cela risque d’être important”.

“On ne peut qu’être admiratif face à toutes ces personnes qui chaque année confient leur travail à la nature qui décide elle seule de donner ou de prendre”.

François Despierre, Bourgogne live¤.

Foto Silvain Ross, tratta dal web.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Rovereto, Pinot Nero 2010 Elisabetta Dalzocchio

3 giugno 2014

A dirla con tutta sincerità ultimamente faccio uno sforzo enorme anche solo a tirare le fila di una recensione degna di questo nome. La testa è altrove, un giorno per una ragione un giorno per un’altra.

Vigneti delle Dolomiti Pinot Nero 2010 - Elisabetta Dalzocchio, foto A. Di Costanzo

Fortuna che c’è il pinot nero, mi verrebbe da dire, un bene di rifugio non certo per stipare grana – ad avercela quella! – ma quantomeno utilissimo a rilassare i nervi tesi e rasserenare l’animo.

I vini di Elisabetta Dalzocchio mi sono sempre piaciuti, certo sono difficili da raggiungere, non sempre disponibili quantomeno per me che sono costretto a programmare i miei acquisti talvolta con largo anticipo altre con colpevole ritardo, il suo pinot nero però è sempre degno di attenzione ed ammirazione che merita di essere rincorso.

Un piccolo gioiello per grandi appassionati. Chi l’ha veduta dice che l’azienda è di una suggestione notevole, circondata da montagne, boschi di querce e piante di conifere, immersa in un ambiente unico. Poco più di due ettari, una manciata di bottiglie, quattro, forse cinque sorsi e via, finito.

Il naso quasi mai dice tutto subito, anzi, qui su questo 2010 pare giocare a nascondino, dispettoso e frugale. Si smarca continuamente, almeno però ti lascia cogliere il meglio delle sue innumerevoli sfumature, un po’ varietali ma soprattutto dall’impronta fortemente identitaria: sa di queste terre, di sottobosco, erbe officinali, té nero, di mandorla. Il sorso ha spessore e grande matrice, spiega un lunghissimo tempo avanti e chiede pazienza, il che rende questo assaggio solo un primo piccolo consiglio per gli acquisti. Di certo non ve ne pentirete!

© L’Arcante – riproduzione riservata


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: