Chiacchiere distintive: Federica Amicone, x-factor e tanto pedalare (ma tanto per davvero)!

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Strade infinite, illuminate a giorno, neon intermittenti incandescenti, coloratissimi. Vetrine tirate a lucido quasi a non notarne le traprarenze, borse a tracollo, griffatissime, dell’ultima collezione. Prime attrici lastricate di phard e rimmel, tronisti apparecchiati per il macello e trame idiote almeno tanto quanto i 7 euro spesi per entrare a vedere tutto sto fumo per gli occhi. E’ solo un flashback dei tanti film che abbiamo ingoiato tutto d’un fiato, scenografie fatte di cartone e lustrini e pagliettes buoni giusto per un’ora e un quarto, il tempo medio di finire, lentamente, il cappello ricolmo di popcorn, la coca-cola tirata su con la cannuccia e i sogni di successo di qualcuno. E invece, c’è ancora qualcuno che sa di dover pedalare, a lungo, molto, per realizzare il suo di sogno, fatto di pura normalità, di semplice serenità, possibilmente in campagna, specie se tra le vigne. Correndo lo insegue, se l’è visto quasi scippare di mano, l’ha ripreso per i capelli, non acciuffato del tutto, ma ne riesce ancora a sentire la presenza, lo nutre, ci passa del tempo a forgiarlo, aspettando e pedalando (tanto), non una lamentela.

Federica Amicone è una giovane romana di trent’anni, enologa ed integrata con piene responsabilità nello staff AntinoriCastello della Sala (dove coadiuva il direttore in loco Massimiliano Pasquini) e a La Braccesca; Merita questo spazio perchè credo che giovani professioniste come lei abbiano qualcosa da raccontare, e non solo il proprio ruolo, se vogliamo ancora marginale ma certamente di prestigio, lavorando in una delle aziende più rinomate al mondo e con a capo Renzo Cotarella, ma l’esperienza, il duro lavoro che l’hanno portata negli ultimi 6 anni a girare praticamente l’Italia intera di azienda in azienda, di laboratorio in laboratorio, a farsi le ossa sul campo, per capire, comprendere tutte le sfumature che ogni terreno, uva, microclima può caratterizzare questa o quall’uva e questa o quell’azienda.

Giovane trentenne, loquace, romana: penso al Grande Fratello e all’Isola dei Famosi mentre tu ti strappi i capelli nel silenzio assordante di Castello della Sala; Ma che ci fai qui? Sinceramente avendo saputo che arrivavano 6 clienti professionisti da Capri mi aspettavo dei fighetti neri di lampada, visto che siamo a Febbraio, col mento alto e tutti un po così, frù frù…

Ok, l’approccio è giusto, ma come ci sei finita qui? E’ il mio lavoro, la mia passione, spero il mio futuro. Se vuoi avere un rapporto viscerale con la terra ci devi stare con i piedi ben piantati dentro, non puoi accontentarti della gita fuoriporta o del week-end in agriturismo. Ho sempre avuto un forte legame con la natura e con l’agricoltura in particolare. Ho avuto modo di conoscere i Cotarella studiando gli ultimi anni di enologia a Viterbo dove era distaccata la facoltà diVelletri. Da allora non li ho più mollati.

Subito il meglio si direbbe? Certo che sì, ma è stato solo l’inizio di un grande viaggio, grazie a loro ho potuto scoprire e conoscere realtà importanti e vivere tutte esperienze di spessore: prima Falesco dove ho mosso i primi passi, poi ho rincorso il sole per molti mesi, in Sicilia dai Rallo di Donnafugata, poi in Campania, ad Avellino dai Feudi di San Gregorio, in Puglia prima a Tormaresca e poi a Coppadoro.

Cavolo, enologa con la valigia. Di solito di un calciatore che cambia tante squadre nella sua carriera o si dice un gran bene o che è una mezza calzetta. Tu come ti vedi? Macinare chilometri per un enologo è importante, è sinonimo di scoperta e conoscenza, di confronto ed esperienza. Credo che tra vigne, cantine e laboratori di averne viste tante e di aver capito tanto, ma soprattutto di aver ancora molta strada da fare.

Quindi non ti fermi in Antinori per molto? No no, credo proprio che basti così. Lavorare con questa famiglia è il meglio che ogni giovane enologo può aspettarsi, crescere e maturare con persone come quelle che circolano tra le straordinarie tenute del Marchese Piero e famiglia è qualcosa di impagabile. Difficile intravedere il meglio oltre questo.

Prima di adesso Lazio e Umbria, poi Campania, Puglia e Sicilia: hai trascorso gli ultimi anni praticamente a rincorrere il sole . Dove e perchè ti sei trovata meglio? L’eperienza in Donnafugata è stata memorabile, davvero una bellissima realtà e dei gran vini. La Sicilia poi è una terra fantastica, indelebile nella memoria. Ho imparato molto anche dai Feudi, soprattutto a stare dietro ai tempi, visto l’ampia produzione ed il numero elevato di controlli che facevamo quotidianamente, in certi momenti veri e propri tour de force.

Federica e la famiglia, come hai conciliato tutto questo “camminare le vigne” con la famiglia, gli affetti? Indiscutibilmente ci sono delle rinunce da fare, ma in verità quando mi trovo bene dove lavoro, faccio cioè, ciò che mi piace nelle migliori condizioni, ci penso poco. Devo molto ai miei che mi hanno sempre sorretta ed incoraggiata, ed oggi al mio fidanzato con il quale condivido la passione per l’enologia.

E con il quale vorrai creare una famiglia; Come si conciliano sogni e bisogni? E’ dura lo so, ma ognuno rincorre il proprio ideale di felicità, basta mantenere i piedi ben piantati per terra. I tempi sono quelli che sono, il lavoro è tosto, ma gratificante: sento spesso voci di chi fa tutt’altro per mestiere e si lamenta della propria posizione, dello stipendio, dei sacirifici. Io penso solo a guardare avanti, a camminare la mia strada convinta che chi lavora bene prima o poi raccoglierà i frutti desiderati. Non mi spaventa certo il sacrificio; A volte sono talmente presa che non mi rendo conto nemmeno se il sole è ancora alto o è già calato, mi preoccupo solo se il lavoro l’ho terminato bene o no! Poi magari verrano momenti in cui le priorità saranno altre, vedremo.

Ultime chiacchiere: Antinori possiede anche Prunotto, del Piemonte non me ne hai proprio parlato eppure per molti è il centro del mondo enoico italiano; E poi, mi dici il tuo vino preferito? A nord di Firenze inizia a fare troppo freddo, credo non faccia per me, però non si sa mai. In merito ai vini, escludendo il marchio Antinori che proprone grandissimi prodotti, come ho detto, vedo nelle mie corde la Sicilia: Chiarandà del Merlo tra i bianchi, Milleunanotte for ever, ne berrei a vagonate, come lo Champagne!

Spesso si è abituati a ricercare “attori” di prim’ordine per le interviste, è giusto invece di tanto in tanto dare voce a chi come Federica Amicone sta lavorando duramente per accreditarsi alla corte di una delle aziende del vino più importanti al mondo dopo aver maturato già diversi anni in giro per vigne e cantine di tutta Italia o quasi. Ci ha accolto a Castello della Sala con grande garbo e disponibilità, ci ha accompagnato per due giorni, sino a La Braccesca in Montepulciano, con grande professionalità e senso di appartenenza. Leggendo questo post arrossirà senz’altro, io invece, augurandogli in bocca al lupo, spero che non gli costi il confino nelle langhe piemontesi!

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