Roccamonfina igt Terra di Lavoro 2008 Galardi

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Quando ti lasci alle spalle Sessa Aurunca e cominci la risalita verso Ponte e quindi S. Carlo, ti accorgi subito di stare varcando una soglia che non è solo metrica ma soprattutto temporale. Capita ormai non di rado che anche luoghi piuttosto ameni, mi riferisco in questo caso all’agro sessano, soffrano anch’essi, inesorabilmente, di un convulso traffico di autoveicoli, e le insegne al neon, anche qui tinte di colori dei più sgargianti, non aiutano certo a sostenere che se sei scappato qui, tra le rocce ammantate di verde – in questo tempo più brune che verdi – di Roccamonfina è proprio per scrollarti di dosso quella “puzza di città” di cui sinceramente non ne puoi più.

La strada ti accompagna soave, la pioggia, sottile e costante ti invita alla cautela, i soffici banchi di nebbia che ti si aprono davanti non lasciano apprezzare lo stupendo panorama che invece di solito sa offrire, vista da qui, l’infinita piana di terra di lavoro. Querce, lecci e castagni sembrano abbracciare ognuna delle curve, sovrastano i costoni, e dopo l’ennesima, praticamente a gomito, ecco l’imbocco di Fontana Galardi, che ti accoglie con le sue vigne dispiegate sui fianchi di un lungo viale contornato da cipressi che offrono un colpo d’occhio dal fascino bolgherese che ne fa un particolare che non manca certo di suggestionare l’avventore di turno; mi lascio volentieri riportare indietro nel tempo, rapire dal ricordo, lontano dieci anni orsono, di ciò che avevo allora appena scoperto e che oggi, affascinante più che mai, mi ha indotto al ritorno: Terra di Lavoro, un grande vino, assolutamente non un vezzo!

L’azienda, giusto per riprenderne le fila, nasce nel 1991 ad opera di Roberto Selvaggi e Maria Luisa Murena e i fratelli Francesco e Dora Catello con il marito Arturo Celentano; esordisce con le prime, pochissime bottiglie, con l’annata ‘94. Proprio con Arturo Celentano ripercorriamo la storia recente del Terra di Lavoro, unico vino qui prodotto e che tale è rimasto nonostante frattanto il vigneto, immerso nel parco di Roccamonfina, sia entrato a regime con tutti i nove ettari e mezzo attuali, mantenendo, dal ’97 ad oggi, praticamente invariato anche il numero massimo di bottiglie prodotte per anno che mai hanno varcato la soglia delle trentamila unità.

“Se volessimo sottolineare alcune tappe fondamentali per l’azienda ma in particolar modo per il vino potremmo identificare, dopo l’esordio, nel millesimo 1999 un punto di svolta importante; Forse l’inizio di tutto, la spinta decisiva a quello che vuole essere il Terra di Lavoro e che sentiamo di aver consolidato e concretizzato nel tempo ma che, a distanza di un decennio, riesce ad esprimere al meglio a partire proprio da questa vendemmia 2008”. Mi si dice, di questo 2008, di un millesimo praticamente perfetto, con un andamento stagionale ineccepibile ed uve di sanità e qualità ben al di sopra di ogni altra vendemmia registrata prima.

Ed in effetti, bicchiere alla mano, non v’è dubbio di stare bevendo forse il miglior Terra di Lavoro mai approcciato prima, nonostante l’ottimo, impressionante allora, 2001 nonchè l’eccellente 2004. Un colore vivacissimo, rubino porpora cristallino ed invitante. Il naso è sfrontato, ricco di sfumature, per questo attenzionato con particolare devozione; Bere questo vino dopo averlo aperto per tempo, almeno un paio d’ore prima, non passi come una raccomandazione fine a se stessa, tantè che l’ora dedicatagli – minuto più, minuto meno – ci ha offerto una ampio ventaglio di sensazioni e percezioni particolarmente fini ed eleganti, sempre incentrate su di un frutto ricco di polpa e tuttavia intriso di gradevolissime nuances balsamiche che si fanno via via delicatamente speziate. In bocca poi è ricco, anche qui bello carico, caldo e avvolgente, con un tannino in evidenza ma non offensivo; ciò che più impressiona nella voluttà della beva è proprio la reminescenza acido-tannica che ritorna, puntualmente, ad ogni sorso sino ad accompagnare un finale costantemente persistente, sapido e minerale.

E’ a questo punto che il mio pensiero va all’ultimo riassaggio di un altro millesimo piuttosto interessante ma forse un poco male interpretato, il 2006¤: un’annata, anche questa, decisamente interessante ma che ha offerto un vino palesemente diverso da questo, dal naso quasi ermetico che faticava a venire fuori e dal sapore austero, caratterizzato da una trama acido-tannica a tratti tagliente, quasi sfuggita di mano. Mistero della fede!

Rimettersi in macchina dopo una mattinata del genere è un gran piacere, ritrovare, seppur tra la pioggia, lo splendore di una delle tenute più belle e suggestive della Campania rimane una esperienza sublime; non è banale, né trascendentale sottolineare come questo bellissimo luogo sia incantevole e come sia importante che ci siano persone che hanno deciso di dedicare buona parte del loro impegno quotidiano a valorizzarne i contenuti, territoriali anzitutto, sempre troppo poco considerati, soprattutto perché quando preso di mira rischia costantemente di rimanerne sconvolto, particolarmente da chi coltiva l’insana idea che per fare di questi luoghi una meta ambìta serva più di tutto fare agriturismi “a tempo” ripulendo un casotto qua ed uno là ed offrendo, tra caprette belanti e struzzi napoletani, quattro piatti precotti. Io non credo, penso proprio che ci voglia ben altro!

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2 Risposte to “Roccamonfina igt Terra di Lavoro 2008 Galardi”

  1. Luoghi, vigne e cantine nella memoria del tempo « L’ A r c a n t e Says:

    […] L’ A r c a n t e – diario enogastronomico di un sommelier – « Roccamonfina igt Terra di Lavoro 2008 Galardi […]

  2. Scauri, il 18 luglio c’è Mare in Cantina | L’ A r c a n t e Says:

    […] Vi partecipano in tanti amici tra i quali vi segnalo la presenza di Masseria Felicia¤, Galardi¤, Alepa¤, Villa Matilde¤, Cantine Astroni¤, Joaquin¤, Feudi di San Gregorio¤, Antiche Cantine […]

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