Chiaramonte Gulfi, Nerojbleo 2007 Gulfi

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Quando ti passano migliaia di bottiglie l’anno tra le mani potresti certamente vantarti quantomeno di vederne tante, e “darla a bere” come e quando vuoi. Però va da se che oltre il banale esercizio di autocelebrazione – niente male, no? – ciò che fa la differenza, sempre, non è tanto il numero quanto la qualità delle bottiglie che maneggi, che decidi poi di raccontare, e che, soprattutto, trovano conferme.

Non so se l’avete già dimenticato, ma c’è stato un momento, più o meno una decina di anni fa, che vide il nero d’Avola sbancare ovunque. Un successo incredibile, tale che a Napoli, come a Milano o Roma, per qualche anno in tutte le Osterie, Winebar ma anche nei ristoranti di rango, non si beveva altro, sempre e solo “nero siciliano”, fiumi di nero d’Avola, dai 3 ai 5 euro al litro, dai 2 agli 8 a calice, dai 10 ai 50 euro a bottiglia e, chiaramente, per vini non sempre all’altezza. Ma tant’è che si vendeva.

Un fenomeno inarrestabile, che appariva impossibile, ma tale era il successo di questo vino che dal niente, ogni anno, dalla Trinacria, venivano fuori aziende come funghi; e aziende venete, per dirne una, invece di continuare a comprarlo sfuso – per “tagliare” per esempio i loro Valpolicella, se non certi Amarone -, odorando l’affare, si industriarono subito per etichettarlo così com’era, made in Sicily, investendo talvolta direttamente sull’isola acquisendo marchi se non intere tenute agricole. E tale era il successo di questo vino che addirittura pure certe aziende campane – cose mai viste prima, o quasi -, per vendere per esempio Taurasi, non battevano ciglio alle richieste di importatori americani o di Singapore che chiedevano di ricevere con l’austero e fine aglianico irpino anche una o due pedanine di nero d’Avola. “No problem, my friends. Il confine del resto è un pezzetto di mare, è comunque south Italy!”.

Poi, come accade alla fine di un incanto, tutto s’è ridimensionato, lentamente fermato, sino a inchiodarsi. La colpa? Si certo, la crisi, il mercato, la legge dell’imponderabile. Ma più hanno potuto l’incoscienza, la cabernetizzazione o merlotizzazione che si voglia, e soprattutto una mal celata incapacità di dare subito a questo vino una propria identità precisa, un profilo autentico, un’anima, che non fosse solo il fascino di “una botta e via”, replicato a mo’ di bevanda, un semplice ingrediente, quasi con la stessa inerzia con la quale si produce cola. Ciò che in effetti pare riproporsi, se qualcuno non se ne fosse già accorto, sempre in Sicilia, pur con dimensioni (al momento) ridotte, con questa storia dei vini dell’Etna in salsa bourguignonne.

Ma tutto questo bailamme avrà pure avuto un senso? Certo che sì. Anzitutto ha contribuito a un rilancio della viticoltura siciliana, una rinascita, se così la vogliamo chiamare, auspicata e sentita, dove ognuno, nel bene e nel male, ha avuto modo di esprimere la propria idea di vino. E naturalmente poi, il suo destino.

Detto ciò ritorno volentieri su Gulfi e i vini di Salvo Foti, e l’occasione, imperdibile, è  questa bella bottiglia di rosso, indubbiamente una delle più autentiche facce del nero d’Avola di queste terre, della Val Canzeria, a Chiaramonte Gulfi. Il Nerojbleo 2007 si fa qui, su 4 ettari di vigna con esposizione est-ovest e una densità di impianto che quasi da sola suggerisce come la famiglia Catania ha ben inteso il suo impegno nel vino: circa 9.000 (!) le viti piantate per un ettaro, con il risultato, in vendemmia, di appena una manciata di grappoli per ceppo. Il colore è materia viva, di un rubino vivace con ancora con nuances porpora sull’unghia del bicchiere. Il timbro olfattivo è immediato, affascinante, subito intrigante: vinoso, balsamico, di respiro mediterraneo. Il primo naso suggerisce piccoli frutti come mirtillo e ribes nero; ma si aggregano anche note di arancia rossa e delicate sensazioni di erbe officinali, un sottile speziato e una distinta nota iodata, quasi salmastra. Il sorso è asciutto e mai pesante, tutt’altro: il vino entra in bocca succoso, con nerbo acido ben teso e un tannino praticamente diluito; avvincente il finale di bocca, lungo e piacevolmente sapido.

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2 Risposte to “Chiaramonte Gulfi, Nerojbleo 2007 Gulfi”

  1. Intervallo. Crudo di mare e Carjcanti 2009 Gulfi « L’ A r c a n t e Says:

    […] un campione di leggerezza, il Carjcanti di Gulfi, un bianco sorprendente ad ogni assaggio. E’ pur vero che il naso si nasconde a lungo, il […]

  2. Lusciano, Asprinio d’Aversa Vite Maritata 1998 e Santa Patena 2011, di mezzo sempre I Borboni « L’ A r c a n t e Says:

    […] rimane rapito, Salvo Foti, lui che in Sicilia col carricante, altro ostico bianco ritrovato, sta facendo cose più che […]

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