Il ritorno al futuro del Vinum Caecubum

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E’ Monti Cecubi a riportare in auge il Vino Cecubo, il vino dell’Impero Romano famoso in tutto il mondo antico. L’azienda è rinata nel 1990 per volontà della famiglia Schettino, originaria di Santa Maria Capua Vetere, e conta oggi ben 150 ettari di cui almeno sei di uliveto e venti di vigneto, collocati in larga parte tra Itri e Fondi, in provincia di Latina.

Ne abbiamo raccontato qualche mese fa, dopo una nostra visita la scorsa estate presso questa splendida realtà itrana immersa nel verde dei Monti Aurunci laziali. Qui in vigna si coltivano diversi varietali, alcuni introdotti proprio nel ’90, per provarne il potenziale colturale, come ad esempio Montepulciano, Vermentino, Fiano e Falanghina, altri già presenti in queste terre con vigne vecchie e impianti risalenti al secondo dopoguerra; ceppi con i quali, in alcuni casi, si è provveduto a selezioni clonali mirate, come nel caso di alcune varietà autoctone come l’Uva Serpe e l’Abbuoto, uve a bacca nera già anticamente protagoniste del ”Vinum Caecubum” prodotto in quest’area sin dall’epoca Romana.

Ci siamo tornati su con il loro vino di punta, quello che qui a Monti Cecubi, guidati in cantina dall’ottima enologa Chiara Fabietti, considerano la rinascita del Vino Cecubo, il vino rosso molto pregiato già apprezzato al tempo dei Romani, vino che secondo il racconto di Plinio si produceva con le uve provenienti da queste terre dell’areale pontino – “Caecubae vites in Pomptinis Paludes madent…“ […] “… supra Forum Appii” -, proprio qui nel territorio dell’attuale Formia, fino a Fondi e Terracina.

Vinum Caecubum duemilasedici di Monti Cecubi rinasce grazie ad una selezione dei migliori grappoli di Abbuoto e Uva Serpe delle vigne di San Raffaele di Fondi, dove la terra bruna e rocciosa della dorsale itrana si arricchisce di argilla e sostanza organica e contribuisce, con l’esposizione, l’influenza del mare, l’escursione termica a produrre anche in questo caso un vino intenso, dal colore ricco e vivace, di grande complessità e tensione gustativa, un vino davvero molto originale, che riporta in etichetta l’indicazione geografica tipica Rosso Lazio.

E’ un rosso dal colore rubino, pieno ed esuberante, dal profumo floreale e fruttato intenso, con sentori di viola e melograno, prugna e altri piccoli frutti neri in primo piano, sa anche di polvere di caffè e grue di cacao, è lievemente balsamico. Il sorso è fresco e piacevolmente sapido, nonostante il 14% in volume di alcol in etichetta, risulta molto ben misurato anche il passaggio di 1 anno in tonneaux, che consegna al palato un vino rosso dal tannino vellutato, senza spigolature, con tanto frutto ed un finale di bocca piacevolmente succoso.

Leggi anche Itri, l’Abbuoto Filari di San Raffaele di Monti Cecubi Qui

© L’Arcante – Riproduzione riservata

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