Il ventennio… bianchista!

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Il ventennio bianchista a cui mi riferisco va perlopiù dal 2005 ai giorni nostri, periodo durante il quale ne abbiamo viste di belle e bevuti grandi vini, alcuni incredibili, altri buonissimi, pur se talvolta non ripetuti nel tempo, altri ancora hanno fatto una grande fatica nell’emergere sino a scomparire del tutto dalla scena commerciale.

Un lungo periodo questi vent’anni caratterizzato inizialmente dal fiero rigetto del legno (più o meno eh), per taluni male incurabile per anni, sentimento affiancato poi dall’orgogliosa riscoperta dell’autoctono nudo e crudo, anche quando ”imbevibile” nei suoi primi 4 o 5 anni dall’uscita; in certi posti, dopo decenni e migliaia di ettari piantati a chardonnay, sauvignon e in minima parte viognier e amenità del genere appariva infine sacrilegio il sol nominare questi vitigni a discapito degli amati, storici, bombino, vermentino e passerina, per dirne qualcuno, tanto dal rivalutarne il ritorno.

Siamo passati poi alla fascinazione delle ossidazioni, degli ”oranges” dagli affinamenti più creativi – cemento, anfora, ceramica, sott’acqua – e l’imperterrita continua lotta (non ho scritto ‘’lotta continua’’, ndr) tra i puristi, i naturali, i tecnici e gli anarchici fighetti a vario titolo sull’onda di una dittatura acidistica via via smorzata con la riscoperta della fermentazione malolattica e, in molti casi, a colpi di reni e mannoproteine.

Per anni la censura di certi protocolli – si fa, ma non si dice – ci ha condotti a vini pronti, di grande piacevolezza, col dubbio amletico ”ma siamo certi che saranno capaci di attraversare il tempo?”. E non (solo) perché sia quella la loro destinazione d’uso, non tutti i vini bianchi nascono per durare nel tempo, più semplicemente mi domando se questo periodo ci lascia una solida esperienza o solo tempo perso, macerie, perchè nel frattempo molte aziende hanno chiuso, passato la mano o più semplicemente non sanno più a che Santo votarsi, qui in Campania e altrove. Intanto l’Alto Adige regna, con i suoi profumi, la freschezza, le sue acidità, i suoi volumi.

L’Arcante – riproduzione riservata

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3 Risposte to “Il ventennio… bianchista!”

  1. Avatar di Vincenzo Garofalo Vincenzo Garofalo Says:

    Vorrei conoscere l’opinione de L’Arcante sui vini senza alcool.

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  2. Avatar di L'Arcante L'Arcante Says:

    Ciao Vincenzo!!!

    E’ una nuova frontiera per scardinare la flessione dei consumi ma non porterà a nulla di chè sui flussi di vendita, resta una nicchia piccolissima, lontana culturalmente dal consumatore abituale.

    Bisognerà invece intervenire sulla filiera e sui prezzi, ormai insostenibili produttivamente e commercialmente, se si vuole salvaguardare e rilanciare i consumi e con essi la cultura enoica italiana.

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  3. Avatar di HumanizeKit HumanizeKit Says:

    Condivido la riflessione sulla “dittatura acidistica” che per anni ha penalizzato tanti bianchi, rendendoli quasi immangiabili nei primi anni. Da appassionato campano, ho visto alcune cantine rinascere proprio quando hanno smesso di inseguire mode e hanno ritrovato un equilibrio tra beva e struttura. Resta il dubbio se questa nuova piacevolezza saprà regalare vini capaci di emozionare anche tra dieci anni, o se sarà solo un’altra parentesi.

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