Una buona idea

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Non ho nessuna intenzione di parlarvi del Greco di Tufo di Cantine dell’Angelo e men che meno del Fiano di Avellino particella 928 di Cantine del Barone. Pur ammettendo che è difficile, dopo certe bevute intendo, non dedicargli spazio; ma chissà, non si può mai dire, o forse aspetto solo di camminarci le vigne.

Perché allora non scriverne comunque? Perché da almeno un paio d’anni non si fa altro, e forse – anzi, molto probabilmente – anche per questo non se n’è fatto mai niente. Quello che invece mi preme segnalarvi è l’intuizione che hanno avuto Angelo Muto e Luigi Sarno (quest’ultimo tra l’altro è anche enologo di Cantine dell’Angelo) prima di uscire con l’annata 2009; idea che spero vivamente possano continuare a sviluppare sempre con maggiore entusiasmo e fattibilità. Se date infatti un’occhiata alle bottiglie qui a sinistra vi renderete conto che il restyling a cui entrambe sono state sottoposte, e le nuove etichette in particolar modo, le avvicinano in maniera così palese tanto dal poterle intendere come prodotte dalla stessa azienda.

I due, raccogliendo forse anche l’invito che molti (me compreso) fanno di sovente ai piccoli produttori specializzati di non snaturare la propria vocazione al monovarietale (seppur Luigi si cimenti già da tempo anche con l’aglianico e il greco, ndr) andando a caccia di quel consenso che, ahimè, li costringerebbe a comprare uve o addirittura vini “belli e fatti” da terzi – a volte di qualità che c’entra poco o nulla con i propri standards – pur di soddisfare la domanda di questo o quel cliente che, ostinatamente, oltre al fiano di Avellino (o Greco di Tufo) – quello per cui sei riconosciuto e apprezzato – ha per forza bisogno anche del greco di Tufo (o Fiano di Avellino) per farti un benedetto ordine!

Ad esser sincero non so nemmeno se a questo mio pensiero corrisponda o no una formale intesa commerciale tra i due; ad oggi infatti mi risulta che abbiano sì l’agente in comune e che cerchino di ottimizzare gli ordini, ma è certo anche che entrambi continuano a vendere con la propria società; è interessante – direi quantomeno intelligente – che si vada sviluppando un progetto di tali fattezze invece che, come hanno preferito in molti, lasciarsi condizionare dal mercato andando così alla ricerca di ampliare il portafoglio prodotti a discapito del proprio talento.

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