4 Risposte to “Non è la barrique il problema”

  1. rovino Says:

    ma non ci piove Angelo! è ovvio che la barrique è un contenitore come un altro, tanto più se pensiamo che anche le botti grandi, anzi direi addirittura di più, quando sono nuove cedono decisamente parecchio ai vini. Io però aggiungerei un altro elemento, ovvero il benedetto-maledetto mercato. Quello che ti impone di presentare i vini quando sono del tutto in divenire, quello che ti chiede i vini di un certo tipo mentre altri li snobba. Quanti hanno un’economia così solida da potersi permettere di ingorarlo e perseguire la propria idea di vino? Certamente pochi, e probabilmente qualche chance in più ce l’hanno le piccole realtà, che non devono piazzare centinaia di migliaia di bottiglie. E di questi, infatti, ne abbiamo numerosi esempi in tutto lo Stivale. L’aglianico… si hai ragione, tu poi lo conosci meglio di me, ma traspare in modo evidente che, soffermandoci anche solo sull’area del Taurasi, che c’è voglia di capire ma ancora grande difficoltà a inquadrare la propria strada. Aggiungiamo le difficoltà oggettive di questo periodo, le mode con cui volenti o nolenti si devono fare sempre i conti (prima evviva la barrique, ora evvia il vino naturale), non è facile per chi non ha una solida esperienza alle spalle e una idea già chiara di quello che vuole, trovare la retta via per valorizzare un grande vitigno come l’aglianico. Tant’è che c’è chi ritiene che il vero grande vitigno sia il Fiano (non io, ma c’è chi lo pensa, sulla base ovviamente degli attuali risultati).

  2. Alberto G. Says:

    Perfetto, avete detto tutto o quasi.
    Non e’ la barrique ma come si usa (ed anche la qualita’ della stessa), il livello di tostatura in base alle uve che si hanno e che poi non sono uguali anno per anno.Ed anche i legni grandi se usati male o sporchi come in passato…
    Bisogna solo apettare, solo un po di tempo spero.
    In molte zone italiane non solo in Campania, per fortuna ci sono i nuovi ,giovanissimi,curiosi,leggono si informano e si confronatano,si scambiano mail e cell. per fare esperienza assaggiare in giro e maturare una propria idea di vino.
    Io resto stupito di quanto molti produttori conoscano giusto “bene” il proprio vino e l’eventuale enologo, e poco altro,
    A volte neanche assaggiano alle stesse manifestazioni,i vini che non conoscono,non gli interessa o e’ pura presunzione?
    Basta pure con la storia dlle barrique si o no.Non esiste una sola idea di vino ed i consumatori non hanno tutti lo stesso gusto,che potrebbe variare molto poi a seconda del paese di destinazione e cucina di abbinamento.
    In Francia la barrique si e’ sempre usata, e moi sembra con buoni risultati.
    Iniziamo a lavorare bene in vigna e cantine senza fare i furbi e sperare che l’enologo-chimico aggiusti tutte le uve e le trasformi.
    Grazie a Dio ci sono e sempre di piu’ anche persone serie che non cercano scorciatoie e si fanno un cu..cosi.

  3. Angelo D. Says:

    Un fermento nel quale è bello lasciarsi andare, lanciarsi alla scoperta delle sorprese che ogni anno si possono fare; dove però servirebbe pure maggiore abnegazione, quasi un ritorno (o andarci, che sarebbe la stessa cosa) a scuola per capire come si fa. Arriva prima o poi il momento di consolidarsi, riuscire a gestire vendemmie non proprio felicissime ma nemmeno disastrose.

    E l’uso dei legni è solo il primo degli argomenti!

  4. Taurasi Riserva Della Società 2009 Joaquin | L’ A r c a n t e Says:

    […] – diario enogastronomico di un sommelier – « Non è la barrique il problema […]

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