Autoctono e originale, il Costa d’Amalfi Furore bianco 2018 di Marisa Cuomo

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E’ un comprensorio vitivinicolo tanto particolare quello della Costa d’Amalfi, millemila terrazzamenti dove è molto complicato e disagevole spostarsi, figuriamoci lavorarci; talvolta anche dentro una stessa vigna, può capitare di passare da un’altitudine all’altra con salti finanche di 100 metri, dentro contesti micro-climatici davvero molto caratteristici.

Non a caso si parla di Vini Estremi¤. Poi ci sono i varietali, taluni assolutamente unici, altri rinvigoriti proprio da questo terroir così straordinario, basti pensare ad esempio ai bianchi Fenile, Ginestra e Pepella.

Il primo, allevato generalmente a pergola, è un vitigno abbastanza neutro che dona però struttura ai vini e che riesce a raggiungere, con un breve affinamento, vette di rara eleganza, pur avendo necessità di cure maniacali in vigna a causa della sua particolare sensibilità alle muffe. La Ginestra, spesso confusa ed associata alla più conosciuta Falanghina per la sua abbondanza colturale, è invece da considerare più vicina alla varietà Biancolella, molto diffusa anche da queste parti in Costa d’Amalfi, dove sembra acquisire una particolare integrità olfattiva dal profumo, appunto, di fiori di ginestra, contribuisce a dare vini freschi e agili nella beva. La Pepella, infine, rappresenta la memoria storica di questo territorio: sono poche vigne, si contano poco più di tre ettari in tutto, generalmente vecchi ceppi con una resa bassissima in uva anche per via della naturale propensione all’acinellatura dei grappoli; ne viene fuori però un nettare rarissimo ma di estrema funzionalità nell’assemblaggio finale dei vini, a cui dona particolare complessità.

Poi ci sono i rossi, c’è anzitutto il Piedirosso o Per’ e palummo, così chiamato dal rosso dei pedicelli degli acini che richiama il colore vivo delle zampette dei colombi. Sappiamo bene come va col vitigno (leggi qui), eppure certi vini qui in Costa d’Amalfi prendono caratteri davvero incredibili. Vale la pena poi ricordare lo Sciascinoso, o il Tintore di cui spesso abbiamo già raccontato su queste pagine (ad esempio qui) e del Tronto, altra varietà locale spesso però sovrapposta al più tradizionale Aglianico.

Sono tutti vini parecchio evocativi quelli di Marisa Cuomo e Andrea Ferraioli, vini che si fanno apprezzare ancora di più proprio per il forte magnetismo di questi territori straordinari, con queste vigne patrimonio inestimabile, in certi luoghi letteralmente arrampicate sulle rocce a picco sul mare di Furore e Ravello. Non mancano certo appassionati al Fiorduva, il loro bianco di punta pluripremiato ad ogni uscita, ma nemmeno chi, talvolta, in certe annate in particolare, gli preferisce il Furore bianco ”base” da Falanghina e Biancolella. E’ un duemiladiciotto riuscitissimo questo, dal grazioso colore paglia e un naso delicato e verticale, profuma di ginestra e biancospino, di agrumi e macchia mediterranea mentre il sorso è piacevole ed equilibrato, stuzzicante e persistente, non senza acuti di freschezza sul finale di bocca ben sapido.  

© L’Arcante – riproduzione riservata

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