Barbaresco, non il vino. Darmagi 2001 Gaja

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Dicono di lui: “Angelo Gaja è, per il vino italiano, l’emblema stesso dell’uomo vincente. È uno a cui bisogna star dietro perché va veloce, e costringe all’inseguimento in tutti i sensi, tanto per quella sua spiccata arte dialettica che per la camminata veloce”. (Luca Bonci, www.acquabuona.it).

“Parla di sé parlando di altri o se vogliamo parla di altri facendo credere di non parlare poi più di tanto di sé”. (Alessandro Franceschini, www.lavinium.com).

Potrei continuare a lungo citando solo le frasi, per così dire famose, che girano sul web; Lui stesso, nonostante non manchi di professarsi lontano dal circo mediatico degli ultimi anni, non ha mai smesso di mettere carne al fuoco, puntualmente, con uscite imprevedibili, da vera star del firmamento, spesso spiazzanti, ancor di più discutibili, come quando fece recapitare a suo nome, al giornalista Franco Ziliani di vino al vino una lettera di invito rivolto a tutti i lettori dei blog che desiderassero fargli visita lì a Barbaresco, presso la cantina storica, per avere la sua opinione sul caso Brunello, non senza però sottilineare di non gradire, in quella occasione, l’arrivo dei giornalisti. Insomma, Angelo Gaja, al di là dei suoi amati (o a seconda, odiati) vini, ha lasciato e lascia tutt’ora, una traccia indelebile nel mondo del vino italiano che non può non essere sotto gli occhi di tutti. 

Il Darmagi è un vino che ha fatto discutere molti, per qualcuno invece è più semplicemente un vino di cui non discutere affatto. Di certo non è un vino qualunque, fosse solo per il prezzzo, oltre i 100 euro in enoteca. In generale avvicinarsi ai vini di Gaja può essere tante cose, spesso dei suoi Barbaresco ed ex tali si parla tanto più di quanto se ne siano bevuti, percui l’aver timore reverenziale o essere irriverenti significa camminare una linea assai sottile e fragile. Non sono certo bottiglie che si aprono spesso, almeno dalle nostre parti, costicchiano parecchio e quando te ne capita una a tiro, non sai mai che panni vestire: ci si lancia appassionatamente alla ricerca di una radiografia, quasi risonanza magnetica, ma più che per le emozioni da tirarne fuori si va in cerca della minima sbavatura, uno sgarro, uno solo, per poter dire finalmente: “Mamma che vino!” oppure, “Cavolo, come pensavo, non vale sti’ soldi!”. Arduo tirare le somme dell’una o l’altra definizione e più passa il tempo che lo giri e rigiri nel bicchiere più cerchi di tutto purchè non giustifichi quel prezzo.

Il vino nasce dalla volontà del grande produttore piemontese di cimentarsi col cabernet sauvignon in quel delle langhe, il nome Darmagi viene proprio dall’espressione dialettale piemontese “…che peccato!” che pare fosse stata espressa dal buon padre di Angelo Gaja nel vedere estirpare le vecchie vigne di nebbiolo per fare posto al cabernet. Il vino si presenta nel bicchiere di un rosso rubino concentratissimo, limpido, impenetrabile, consistente. Il primo naso è ampio e complesso su note di frutta surmatura, sensazioni balsamiche di liquerizia, tracce eteree di cuoio. L’alcol è prima invadente poi sovrastato dal frutto, il tannino è ben risoluto. In bocca è ricco, avvolgente, la sensazione di calore percepita alla deglutizione è decisa, ritorna di nuovo in primo piano, il frutto, volendone tracciare un profilo armonico si può tranquillamente scrivere di un vino maturo, forse oltremodo. E’ comunque una bella esperienza degustativa, però, mamma mia che vino, ma lo sapevo, non li vale sti’ soldi! 🙂

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7 Risposte to “Barbaresco, non il vino. Darmagi 2001 Gaja”

  1. Julie Overstreet Says:

    I can’t wait to try our Darmagi we just bought from you!

  2. Angelo Di Costanzo Says:

    Absolutely to drink, not to save. Or not? :-).

  3. Alessandro Marra Says:

    Sempre in tema di citazioni… “Gaja ha fatto conoscere il Barbaresco nel mondo, noi l’abbiamo fatto bere” – Aldo Vacca, enologo della Produttori del Barbaresco.

  4. Angelo Di Costanzo Says:

    Una vera icona, senz’altro. Gaja (con la “j” e non la “y”)!

    Immagino la sua immaginetta – sacra – affissa nel sottoscala della sua sicuramente fornitissima cantina…

    Grazie per il commento, molto appassionato.

  5. Tiziana Says:

    Angelo Gaja e’ il miglior produttore al mondo di vini barbaresco e nebbiolo.. Da quando ho iniziato a bere i suoi vini non riesco più a degustare altri baroli e barbareschi nonché altri vini nazionali e internazionali! Il sin gaya e’ diventato un mito x me.. Il re dei produttori di vini.. E grazie a lui sono riuscita ad apprezzare il vero vino fatto da un produttore che oltre la sua esperienza e passione ci mette la sua attenzione ed essendo una persona esigente anche l’anima! E’ come se lui fosse la reincarnazione del Dio Bacco! Vorrei dire al signor Gaya che la mia vita e’ cambiata da quando bevo i suoi ottimi vini che sorseggio con grande gusto e piacere! Credo e ne sono certa che non esistono persone al mondo pari a questo Dio del vino quale sono fedele e lo saro x sempre! Ringrazio il signor Gaya x il nettare divino che solo pochi palati fini possono apprezzare!

  6. Dieci anime (più o meno) intorno a me da portare volentieri sull’Arca nel 2011 « L’ A r c a n t e Says:

    […] girano, ci ha abituato invece a sonore prese di posizioni, più o meno condivisibili, proprio come i suoi vini. Un riferimento Angelo Gaja, meno male che […]

  7. Uno straordinario Barbaresco Sorì Tildìn ’90 Gaja | L’ A r c a n t e Says:

    […] tempo, quasi come un contrappasso, a tenerle sempre sulla graticola del ‘sì buono, ma caro’¤. Così la critica si divide da sempre, soprattutto quella più smaliziata ed ‘esperta’; invero […]

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