Archive for the ‘Piemonte’ Category

Una grande storia enologica italiana, il Gattinara Riserva 2013 di Travaglini ad esempio

8 febbraio 2020

Prende il via da un’intuizione di Giancarlo Travaglini, nel 1958, che decide di dare una forma inconfondibile alla bottiglia che ancora oggi contiene i suoi vini Gattinara. Una bottiglia diventata poi iconica e che oggi viene addirittura esposta al MoMa¤ di New York.

Per molti, inizialmente, poteva sembrare una trovata per i turisti americani ed europei in gita per le langhe, buona per un ultimo souvenir a corredo delle tante prestigiose bottiglie di Barolo e Barbaresco che recavano con loro rientrando nel loro paese. E invece no, ”un grande vino non poteva certo finire in una normale bottiglia” amava ripetere Giancarlo Travaglini che nel ’58 pensò ad una vera e propria opera d’arte per contenere i suoi vini; una bottiglia studiata con attenzione e tecnicamente perfetta anche se dalla forma insolita: una bottiglia particolare, ergonomica, che agevola il lavoro durante la decantazione perchè capace di trattenere gli eventuali sedimenti naturali che i vini dal lungo invecchiamento possono contenere. La storia e la straordinaria complessità dei suoi Gattinara hanno saputo poi fare il resto!

E’ un territorio unico quello del Gattinara d.o.c.g., qui la terra ha la stessa composizione mineralogica delle Alpi, composta di graniti, porfidi, particolarmente ricca di ferro. Sono suoli leggeri, ricchi di scheletro e a forte reazione acida per l’assenza di calcare dovuta alla scarsa concentrazione di carbonato di calcio e magnesio.

I Travaglini qui detengono circa 59 ettari di proprietà di cui ben 44 votati esclusivamente alla coltivazione della vite, viene coltivato perlopiù Nebbiolo, cui si affiancano alcuni impianti di Vespolina e Uva Rara che confluiscono nella produzione dell’unico vino rosso senza Nebbiolo dell’azienda. Stiamo parlando di vigne che hanno un età compresa tra i 6 e 45 anni, tutti esposti a sud, sud-ovest curate con maniacale attenzione durante tutto il ciclo produttivo così da condurre in cantina uve sanissime e di primissima qualità. 

Non solo in vigna però, c’è poi lo scrupoloso lavoro in cantina prima di affidare questi vini alle ”mani del tempo”, alla loro permanenza in legno e in bottiglia; il Gattinara Riserva ad esempio ha un affinamento minimo di 5 anni, di cui 4 in botti rovere di Slavonia e una piccola percentuale con affinamento in legni più piccoli, per un anno, mentre poi può rimanere in bottiglia ancora per almeno 8 mesi.

Questo Gattinara Riserva duemilatredici ha uno splendido colore granato intenso, il naso è subito ampio e imponente nella sua finezza, si capisce subito di trovarsi dinanzi a un vino di classe cristallina: è un rosso che da grande respiro al Nebbiolo piemontese, ha sentori floreali e fruttati di rosa e viola, tamarindo, un lieve tono di tabacco, con spezie fini in sottofondo ed una forte componente minerale che ha la meglio soprattutto al palato. Il sorso è piacevolmente tannico, fresco e persistente, con un gran finale di bocca rinfrancante. E’ proprio il caso di dire di trovarci dinanzi ad una grande bottiglia della storia enologica italiana!

© L’Arcante – riproduzione riservata

C’è nebbiolo e nebbiolo, la terza via è a Gattinara

10 novembre 2019

La storica cantina di Gattinara è passata di mano ancora una volta, l’anno scorso, dopo circa 8 anni, si dice per 6/7 milioni di euro. A subentrare alla cordata guidata da Erling Astrup che l’acquistò nel 2011 è stata la storica famiglia di Langa di Roberto Conterno, che ben conosce quest’area produttiva e l’azienda guidata con mani sicure dall’enologo Enrico Fileppo, formatosi alla scuola enologica di Alba e qui in azienda a Gattinara sin dal 1984.

Una proprietà preziosa, circa 27 gli ettari vitati, adagiati tra colline che separano l’Italia dalla Svizzera, dove il Nebbiolo, qui chiamato storicamente Spanna, trova condizioni pedoclimatiche di straordinaria centralità che gli consente di regalare generalmente vini eleganti e assai longevi. Fondata nel 1906 da Luigi Nervi, la Cantina Nervi rimane la più antica del Gattinara docg, con vigne storiche e di particolare fascino tra cui i famosi cru Molsino, Valferana e Garavoglie.

Rimane un caposaldo aziendale questo delizioso Gattinara ”base”, senza nulla togliere ai ben più blasonati cru Molsino e Valferana; un rosso duemilaquindici dal colore rubino granato trasparente, dal naso speziato e balsamico, cui s’aggiungono sensazioni fruttate invitanti e piacevoli, sa anzitutto di arancia rossa e piccoli frutti rossi. Il sorso è asciutto, intenso, gradevolmente tannico, ben sapido. Non possiede certo la profondità dei grandi rossi di Barolo e Barbaresco, ma se al Nebbiolo piemontese è possibile riconoscere (almeno) una terza via, qui la strada da percorrere è ricca di sfumature interessanti e di grandi suggestioni.

© L’Arcante – riproduzione riservata

L’ultimo Barolo della stagione

26 aprile 2019

Dovremmo forse imparare dai cugini francesi, con i quali siamo sempre lì a tirarcela in volata, quella straordinaria capacità di dare una sorta di ”stagionalità” a quello che in fondo una ”stagionalità” vera e propria non ce l’ha, come il consumo del vino. 

Barolo Serralunga 2015 Azienda Agricola Luigi Pira - foto L'Arcante

Prima, e molto più di noi, loro sono (stati) in grado di dare veramente un senso e un valore assoluto alle produzioni tipiche regionali e, nella ristorazione, a quella rotazione della cantina che suggerisce ai primi caldi primaverili di dare velocemente spazio ai vini bianchi e i rosati da mettere in rampa di lancio per l’estate davanti ai grandi vini rossi padroni assoluti delle tavole in autunno e in inverno; un modo di fare, vendere e comunicare il vino che in fondo è un po’ come dovrebbe avvenire in cucina, almeno in quelle nelle quali si voglia costruire sulla carta un’efficace impronta territoriale passando anzitutto dalla valorizzazione dei prodotti di stagione, vieppiù quando locali.

Senza necessariamente mettere le mani avanti, quello della ciclicità delle carte dei vini non vuole certo essere un dogma, magari un’opportunità, ci siamo così ritrovati davanti a questo che al momento pare essere l’ultimo Barolo dell’anno nel bicchiere che ci sentiamo in dovere di raccontarvi, annata duemilaquindici, di Luigi Pira, prodotto con le uve della vigna storica di famiglia di 1 ettaro provenienti dal cru di proprietà nel comune di Serralunga d’Alba.

Stiamo parlando di poco più di 6.000 bottiglie di un vino dalla forte personalità, classico e tutto da scoprire, dal colore granato con riflessi aranciati. E quanto sia canonico, paradigmatico lo si coglie anche al naso: si avvia quasi ermetico, eppure temerario e finissimo, se ne coglie appena il frutto, una lieve nuances floreale, poi terra e cuoio, quindi una sottile ma caratteristica speziatura che sembra addolcire l’attesa. Irrompe al palato, ha decisamente gran corpo, però è teso, dalla trama giustamente acida, con tannini puntuti e di buona persistenza. In questo momento ne cogliamo appena l’essenza, la piena gioventù, s’intuisce chiaramente però che ha tutta la vita davanti.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Comfort Wines, ecco quattro grandi classici italiani da non perdere mai di vista

25 novembre 2018

Sono quattro grandi classici italiani, senza dubbio tra i comfort wines¤ di maggiore successo che non dovrebbero mai mancare nelle carte dei vini di Osterie, Wine Bar e Ristoranti. Valpolicella Ripasso, Rosso di Montalcino, Barbera d’Alba, Langhe Nebbiolo, di queste ecco alcune etichette imperdibili tra gli ultimi assaggi.

Valpolicella Ripassa Superiore Campo Ciotoli 2015 I Campi - foto L'Arcante

Valpolicella Ripasso Superiore Campo Ciotoli 2015 I Campi. Vi abbiamo raccontato qualcosina dell’azienda scrivendo del loro Soave Campo Vulcano¤, lasciamo così traccia anche di quest’altra etichetta secondo noi molto ben riuscita. Da uve Corvina e Corvinone in prevalenza, poi Rondinella e Croatina. Un grande classico da queste parti il Ripasso¤, vino di grande successo di cui un po’ si sono perse le tracce, il Campo Ciotoli 2015 di Flavio Prà ci è parsa una buona espressione dandoci l’impressione di trovarci davanti ad una bottiglia di spessore e ben fatta, dalla discreta personalità e caratterizzazione, con una buona intensità olfattiva, ampiezza dei profumi e tanta piacevolezza di beva, tutto quanto essenziale per i rossi della tipologia. Uno di quei vini ‘’da conversazione’’ che ogni Osteria e Wine Bar non dovrebbero mai farsi mancare in carta, da suggerire e sbicchierare su sformati di verdure e carne, timballi di pasta al forno, taglieri di salumi.

Rosso di Montalcino 2016 Baricci - foto A. Di Costanzo

Rosso di Montalcino 2016 Baricci. Non è proprio il nostro modello di Rosso di Montalcino che generalmente preferiamo meno corpulenti e tendenzialmente più acidi che tannici, ci rendiamo conto però che la buona annata, particolarmente ‘’ricca’’, ha reso la vita difficile un po’ a tutti da queste parti costringendo molti a fare i conti con un millesimo potente e vini sin dai primi assaggi pronti seppur un tantino ‘’carichi’’. Il duemilasedici di Baricci è un Rosso con tanta materia e senza dubbio lunga vita davanti. Ci è parso un vino polposo e gratificante, uno di quei rossi che riempiono la bocca, da spendere principalmente su arrosti impegnativi oppure in abbinamento a caroselli di formaggi a pasta dura¤ (anche erborinati) di lunga stagionatura.

Barbera d'Alba 2015 Rizzi - Foto A. Di Costanzo

Barbera d’Alba 2015 Rizzi. E’ di quelle bottiglie da non far mai mancare in casa, rosso dai profumi e sapori d’un tempo che fu eppure sempre contemporanei nonostante le mode e le fisime del momento. Esprime un bel colore rubino dalla chiara vivacità, ha un naso fruttato e lievemente speziato, richiama alla mente anzitutto sentori di piccoli frutti neri, mora, poi prugna, al palato il sorso è asciutto e vivace, piacevolmente caldo. Con l’autunno, quando le cucine soprattutto alla domenica si riempiono di profumi di carni al sugo o stufate in umido, ecco il vino da berci su.

Langhe Nebbiolo 2016 Giuseppe Cortese - Fptp A. Di Costanzo

Langhe Nebbiolo 2016 Giuseppe Cortese. I vini di Giuseppe Cortese sono sempre un buon affare per chi desidera avvicinarsi ai vini di Langa senza doversi per forza svenare con vari Barolo o Barbaresco, vini questi senz’altro prelibati ma che si sa hanno sempre bisogno di un po’ di anni di affinamento per esprimersi al meglio. E giovani Nebbiolo facili da bere se ne trovano diversi sul mercato anche se talvolta al di là della scritta in etichetta vi è davvero poco in bottiglia che sappia coniugare ed evocare quei territori nella maniera giusta ed originale. Ecco quindi tra le varie etichette raccomandabili una da non farsi scappare assolutamente. Un Nebbiolo di finissima fattura, proveniente dalle vigne più giovani dello storico cru di Barbaresco Rabajà, vino sottile e invitante, dal colore rubino aranciato e dal naso intriso di sensazioni floreali e fruttate, di rosa, arancia rossa e sottobosco, dal sapore asciutto ed efficace, appena astringente sul finale di bocca, davvero un bel vino da non farsi mancare in cantina. Polenta e salsiccia, Schiaffoni con la Genovese, Agnello al forno con patate.

© L’Arcante – riproduzione riservata


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