Archive for the ‘Piemonte’ Category

Serralunga d’Alba, Barolo Lazzarito 1993 Fontanafredda. Una bottiglia indimenticabile!

18 settembre 2014

Poco più di otto ettari di nebbiolo collocati in una conca naturale che arriva a circa 400 metri slm, con una esposizione sud/sud-ovest ed un profilo territoriale unico, con terreni poveri di materia organica e di origine sedimentaria marina e ricco di marne calcaree biancastre.

Barolo Lazzarito 1993 Fontanafredda - foto A. Di Costanzo

Gran vino il Lazzarito¤ 1993. Grandissima esperienza pei sensi. Il colore è granato, appena aranciato sull’unghia del vino nel bicchiere. Il primo naso è già finissimo, ci prendi subito sottobosco, finocchio selvatico, fiori e foglie secche; poi ancora polvere di caffè e note più dolci molto delicate, quasi sussurrate, di china e liquirizia.

Il sorso è gioviale e coinvolgente, una sferzata di entusiasmo, ha una trama sottile ma ben definita, vibrante, con ancora un tannino asciugante ed una certa tensione acida. Una bottiglia sorprendente, forse inaspettata, sicuramente tra i Barolo più convincenti di questa stagione. Indimenticabile!

© L’Arcante – riproduzione riservata

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Barolo, il Brunate-Le Coste 2009 di Rinaldi

13 giugno 2014

Ci sono bottiglie che ti entrano prepotentemente nella memoria e che non ti levi più dalla testa, il Brunate-Le Coste di Beppe Rinaldi ad esempio.

Barolo Brunate - Le Coste 2009 Rinaldi

L’inverno di un paio d’anni anni fa, a La Ciau del Tornavento¤ a Treiso, durante una cena di lavoro con Rossana Gaja mentre in tavola girava il ben di Dio una bottiglia tra le tante ci colpì tutti in maniera disarmante: era il Barolo Brunate-Le Coste 2006 di Beppe Rinaldi.

Fu poi una faticaccia recuperare qualche bottiglia in giro, da qualche tempo invece grazie ad un amico comune, finalmente sono riuscito a mettere in carta almeno il 2009. Mi spiegò Marta che la scelta di fare Barolo unendo le uve dei due cru non è una novità, qualcuno la chiama ‘prudenza contadina’ ed in effetti a sentirne il bicchiere ci sta tutto. Un vino di rara eleganza, chiaramente ai suoi primissimi passi ma già contraddistinto da un certo equilibrio e da una incredibile personalità.

Bottiglie che se le dimentichi in cantina diventano immortali, se le apri, indimenticabili. Comunque vada sarà un successo!

Per approfondire l’argomento vi suggerisco di leggere questo splendido report pubblicato qualche tempo fa su nonsolodivino.com¤, il blog degli amici di rete Stefano e Giorgio.

© L’Arcante – riproduzione riservata

 

Barolo Bussia 2009 Giacomo Fenocchio

31 gennaio 2014

Cannubi in Barolo, Villero a Castiglione Falletto, Bussia a Monforte d’Alba. Chi mastica un po’ di Langa non può non riconoscere in questi tre terroirs tre grandi espressioni di Barolo.

Barolo Bussia 2009 Giacomo Fenocchio - foto A. Di Costanzo

Quella dei Fenocchio¤ non è certo un’azienda di grido, anzi, viene persino difficile trovarne in giro delle bottiglie se non fosse per piccole distribuzioni che hanno cominciato a buttarci un occhio grazie al passaparola tra appassionati.

Grande attenzione in vigna, agricoltura sostenibile, vinificazioni perlopiù tradizionali in acciaio e legno (grande), lunghi tempi di affinamento sono i principi che caratterizzano un po’ tutte le etichette messe in bottiglia, quasi tutti veri e propri crus.

Ma veniamo al Bussia 2009, Barolo che avrà sicuramente tempo per venire fuori in maniera più compiuta. Adesso l’approccio è un po’ scontroso, sgraziato direi, però di gran nerbo e vivacità come del resto ci si aspetta da un rosso di questa statura e questa età.

Il naso ha bisogno di un po’ di tempo per cominciare a regalare note un tantino più intriganti ma c’è l’ha, così anche il sorso diviene più piacevole, tannico sì, austero, però di grande stoffa e lunghezza. Certo è un 2009, un vino del genere prima dei dieci anni è sempre difficile da comprendere a pieno. Ma a dirla tutta quest’anima un po’ rude, graffiante quasi, al giorno d’oggi fa più piacere di tante morbidezze artificiali e stucchevoli.

Dogliani Vigna dei Prey 2011 Francesco Boschis

8 gennaio 2014

Dogliani Superiore Vigna dei Prey 2011 Boschis Francesco - foto A. Di Costanzo

Non posso dire di esserne rimasto rapito ma ci tenevo lo stesso a segnalarvelo questo vino poiché credo valga la pena provarlo. Ha stoffa, è fatto bene e per chi va di tanto in tanto alla ricerca di qualche buon dolcetto qui trova piena soddisfazione.

Ha una bella forgia porpora ed un naso abbastanza interessante, assai vivo e polposo: sa principalmente di prugna, mora e mirtillo. Il sorso è sostanzialmente godurioso, non aspettatevi però un Dogliani sovraestratto e muscoloso, anzi, tuttalpiù un po’ rustico e fin troppo teso nonostante i suoi 14 gradi e più. Da una delle più vecchie vigne dell’azienda¤, fa solo acciaio e bottiglia.

Monforte d’Alba, Langhe Nebbiolo 2011 Parusso

7 gennaio 2014

Argomento delicato il nebbiolo di Langa, ancor più delicato quando passano per le mani bottiglie come queste, ben fatte, estremamente pulite al naso e con il sorso calibrato a puntino, di ‘facile’ lettura e di vocazione sicuramente più internazionale che nostrana.

Nebbiolo 2011 Parusso - foto A. Di Costanzo

Azienda solida e di chiara impronta contemporanea quella di Tiziana e Marco Parusso¤, stimati produttori a Monforte d’Alba e artefici tra gli altri di buonissimi Barolo. Modernismi a parte nulla da ridire sul principio che pare secondo me donare ancor più sostanza a una tipologia di vino entry level nemmeno più tanto ‘importante’ per certe aziende ma che rappresenta invece, molto bene, l’idea, nemmeno tanto celata, di piacere immediatamente a chi ne capisce poco o nulla del nebbiolo o vi si avvicina per la prima volta.

Va detto però che il naso affascina parecchio anche chi pensa di capirne qualcosina; curioso e spiazzante infatti sa dapprima di polvere di castagna, poi di tartufo, sottobosco infine di un invitante ed insistente profumo di rosa e, assai gradevole, al limite del ruffiano, di fragola. Legno nuovo o no il palato sembra giovarsene tanto, il vino scorre via che è un piacere, sottile e dolce senza manco una sbavatura o stortura acido tannica. Piacerà a chi piace, insomma, ecco perché vale la pena tenerne conto.

Barolo La Serra 2009 Giovanni Rosso

10 dicembre 2013

Si corre sempre il rischio di un po’ di riverenza al cospetto di una denominazione di un certo spessore, la giovane sfrontatezza di questa bottiglia poi non aiuta certo a ridimensionare la questione.

Barolo La Serra 2009 Giovanni Rosso

Tant’è che il La Serra di Davide Rosso val più del rischio (tutto da verificare) di una lavata di testa: l’ho trovato di gran lunga il miglior Barolo saggiato quest’anno, fitto, avvenente, ossuto, carezzato da un manico lesto ma assai morigerato, che gli dà fascino e avvenenza, che lo esalta ma senza forzarne la misura. Ha un’impronta maledettamente moderna, dinamica, questione questa sempre difficile da riuscire a coniugare con giustezza con un vino così antico e prezioso come il Barolo. Insomma la standing ovation è appena dietro l’angolo.

Nel bicchiere un rosso un po’ più carnoso e verticale del crudo e risentito Cerretta stessa annata, almeno a berli oggi, che impressiona in particolar modo per il notevole slancio olfattivo tutto giocato su sentori varietali di una nettezza formidabile – con quei frutti neri e quel lampone pare appena spremuto -; e stupisce anche la giustezza del sorso, certo giovane, giovanissimo ma polputo e teso che si allarga succoso e tannico sul palato come solo i grandi vini di Serralunga sanno essere. Interessante stargli dietro, diciamo così, nei prossimi 20 anni…


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