Sessa Aurunca, Rosalice 2009 Masseria Felicia

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Ci sono persone, prima che vini, che non smetteresti mai di raccontare per paura di non averli mai ringraziati abbastanza per il loro alacre impegno e profonda dedizione messi in campo sul fronte della salvaguardia e valorizzazione del proprio territorio.

Così non ho remore nel ritornare sulla famiglia Brini, su Masseria Felicia e sull’areale del Massico, su quella provincia casertana troppo spesso sulla bocca di tutti come valore storico e suggestivo di un’antichità florida e gloriosa ma ahimè tremendamente distante da una realtà oggigiorno troppo poco vissuta, camminata, raccontata per lasciarla divenire a tutti gli effetti pane quotidiano piuttosto che comunione della domenica.

L’azienda è a Carano, in località S. Terenzano, una piccola frazione di Sessa Aurunca, il primo comune per estensione della provincia di Caserta. Arrivarci è facilissimo, sia che sia arrivi da nord che da sud basta seguire la statale domiziana sino a Mondragone e poi risalire nell’interno, verso Sessa, oppure con l’autostrada Napoli-Roma uscendo a Capua, in meno di venti minuti vi ritroverete al cancello della famiglia Brini, dove vi accoglieranno come si accolgono gli amici a casa propria. La struttura è dei primi del novecento, il papà di Alessandro Brini la rilevò nel dopoguerra, vi era stato per tanti anni colono ed unico conduttore dei terreni. Il tempo poi ha dettato lentamente i suoi ritmi sino ai giorni nostri; La vecchia masseria è stata per tanti anni il luogo di rifugio di Sandro e della moglie Giuseppina prima di divenire il presente ed il futuro della figlia Maria Felicia, che oggi, assieme ai genitori e al marito, e al bravo enologo Vincenzo Mercurio¤ che li segue in cantina, ne cura le sorti in tutto e per tutto.

L’idea di guardare al futuro passa anche dal dare nuovo slancio e nuove prospettive ad una produzione sino ad oggi imperniata, giustamente, quasi esclusivamente sul nobile rosso tanto amato dai romani (e anche da me) addirittura in tre declinazioni: giovane (base), affinato (Ariapetrina) e, per così dire, invecchiato (Etichetta Bronzo). Oltre questi, poche sperimentazioni, nulla di stravagante, poche, pochissime bottiglie per dare libero sfogo ad uno studio approfondito sul potenziale delle varietà impiantate in azienda, un esercizio di stile sul tema autoctono che ha condotto negli ultimi tempi ad alcune riflessioni ed utili micro vinificazioni, per esempio del piedirosso in purezza (polpa viva), che resterà però bontà sublime ad uso e consumo per i vinaggi successivi ed eventuali a disposizione dei Falerno di cui sopra.

Altra intuizione, un rosato di aglianico in purezza, lasciatomi assaggiare in anteprima assoluta, in uscita nella prossima primavera e per il quale si è già scatenato il toto nome. Dal canto mio non voglio far mancare il mio supporto, suggerendo, con Rosalice, una dedica tremendamente necessaria alla dolce Alice, figlia di Maria Felicia che immagino già smanettare tra vasche e tinozze con la stessa fermezza e decisione con la quale difende i suoi spazi di gioco dalle altrui ingerenze. Nasce da una piccola parcella di vigneto ad aglianico che la scorsa vendemmia ha mostrato qualche limite di maturazione zuccherina, non però fenolica, così da offrirsi naturalmente alla vinificazione in rosa: sfoggia un colore rosa lampante, decisamente cristallino. Il naso è già pienamente espressivo, floreale suadente, frutti di sottobosco pregnanti, si apre con sentori di rosa e viola delicatissimi e poi su note di lamponi e fragola, dolcissime. In bocca è secco ed abbastanza caldo, mostra una evidente, piacevole acidità, tratto caratteriale di tutti i vini di Masseria Felicia, spalla utile ma certamente non invadente per trovare abbinamento ideale a molti dei piatti della nostra cucina tradizionale regionale, fusa ad un grado alcolico appena superiore agli undici e mezzo da conferirgli una beva decisamente scorrevole, leggera, che si lascia apprezzare anche per una discreta sapidità.

C’è poco altro da aggiungere, questo rosato non vuole certo emergere per tipicità o chissà cos’altro, e nemmeno come esaltazione di un terroir, sono ben altri i vini della famiglia Brini che hanno questo oneroso compito e a cui non smetterò mai di guardare, queste mille e dispari bottiglie serviranno più che altro per avvinare il palato prima di tuffarsi nel meraviglioso mondo del Falerno del Massico (leggi qui e qui), primitivo, aglianico e piedirosso che sia, basta che abbiano qualcosa da dire, raccontare, e non soltanto il blasone ed i fasti di un tempo florido ma, ahimè, assai lontano!

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4 Risposte to “Sessa Aurunca, Rosalice 2009 Masseria Felicia”

  1. L’Olivo, il Mosaico di Oliver Glowig « L’ A r c a n t e Says:

    […] d’Abruzzo 2003 Valentini per chi non riesce a stare lontano dal cuore, il Rosalice 2009 di Maria Felicia Brini per chi degli abbinamenti riesce, ogni tanto, a fregarsene […]

  2. I love Falernum, Masseria Felicia. Il ritorno e il desiderio dell’abitudine di Maria Felicia Brini | L’ A r c a n t e Says:

    […] individuali: Etichetta Bronzo¤, Ariapetrina, Falerno del Massico, Anthologia, Sinopea, Rosalice¤, per tre vigne e le loro piccole parcellizzazioni; sono conosciuti, richiesti, ma soprattutto […]

  3. Baciami ancora, estate | L’ A r c a n t e Says:

    […] Ceraso 2012 di Vestini Campagnano, del Pedirosa 2012 di Vincenzino Di Meo e, non ultimo, il Rosalice¤ 2012 di Maria Felicia Brini, ‘versione aglianico’ stavolta, di cui conservo ancora buoni […]

  4. Assaggi|Baciami ancora estate… | L’ A r c a n t e Says:

    […] Ceraso 2012 di Vestini Campagnano, del Pedirosa 2012 di Vincenzino Di Meo e, non ultimo, il Rosalice¤ 2012 di Maria Felicia Brini, ‘versione aglianico’ stavolta, di cui conservo ancora buoni […]

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