Campania Rosato Pedirosa 2010 La Sibilla

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Così ci fermiamo per qualche settimana. Poche, non abbiate timore, giusto il tempo di ricaricare le batterie e riorganizzare le idee, tante e in continuo fermento, per garantirvi al meglio una informazione libera e, come avviene in questa rubrica, poche ma essenziali pillole di cultura enogastronomica.

Per l’occasione – è tempo di vacanza, di leggerezza – scelgo quindi di proporvi un vino di facilissima lettura, un rosato, cogliendo tra l’altro l’occasione per riparlarvi di una delle aziende più slow dei Campi Flegrei che mi sta particolarmente a cuore: La Sibilla della famiglia Di Meo.

Il vino, il Pedirosa, è nato qualche anno fa quasi per gioco, e nemmeno potuto replicare ad ogni vendemmia; del resto non tutti gli anni si può produrre tutto, seguendo quei rigidissimi canoni di qualità imposti non certo dal mercato quanto dalle scelte anzitutto agronomiche e quindi produttive fatte dalla piccola cantina di Luigi Di Meo & famiglia: poco – e quando capita anche pochissimo – ma buono, anzi buonissimo! Del resto si sa, il vino rosato o è un miscuglio di tutto ciò che non convince al momento della raccolta dell’uva, o è, come in questo caso, il fiore all’occhiello – magari partorito da vigne giovani ed esuberanti – che fa splendere l’intera gamma di vini capace in tutto e per tutto, come pochi altri in ambito flegreo, di esprimere in tutta franchezza l’essenza di un territorio unico ed irripetibile.

Ecco spiegato in poche parole il Pedirosa, duemiladieci per l’occasione: per ‘e palummo dei Campi Flegrei vinificato sapientemente in bianco, cioè con una brevissima macerazione a temperatura controllata del mosto sulle bucce, così da estrarre dalla massa solo il cuore pulsante, l’anima più sbarazzina e fragrante che concorre a farne, senza ombra di dubbio, uno dei vini rosati più riconoscibili in riferimento al varietale; al naso offre un bouquet rispettoso dei cardini classici del vitigno e della tipologia, inizialmente soave poi man mano più ampio e complesso: floreale passito, fruttato dolce e minerale, quasi sulfureo; al palato, la beva è carezzevole, giustamente secca, breve ma efficace.

Un vino rosato delizioso, facile come detto, immediato e dissetante, da spendere freddo sulla più gustosa delle zuppe di pesce del golfo, o così, d’emblè, per brindare alla prossima ambìta meta in riva alla spiaggia più bianca e suggestiva nei vostri desideri. Chi volesse un qualche riscontro, ne trova traccia sul web anche qui, ad opera della brava sommelier Sara Marte e ancor prima qui, in un nostro precedente post. Quindi, buone vacanze a tutti e, mi raccomando, portate un po’ della vostra terra flegrea in vacanza con voi.

Come detto, Pozzuolidice si ferma per qualche settimana per ritornare, perentorio, verso i primi giorni di settembre; con il rosato di piedirosso prodotto da La Sibilla di Bacoli, come sempre troverete una ricetta imperdibile affidata stavolta ad un ospite d’eccezione, Francesco Spagnuolo del Ristorante Morabianca di Mirabella Eclano (Av).

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