Posts Tagged ‘campi flegrei’

No che non ce ne siamo scordati di Peppino Fortunato, della Falanghina Campi Flegrei 2016 di Contrada Salandra

20 aprile 2019

Mai i Campi Flegrei, il Piedirosso e la Falanghina hanno ricevuto tante attenzioni come negli ultimi 4 o 5 anni e mai così tanti appassionati e addetti ai lavori appaiono letteralmente innamorati ogni giorno di più di questo straordinario territorio e questi vini finalmente apprezzati in tutto e per tutto quel che rappresentano per storia, tradizione e bontà!

Grande merito va certamente a taluni produttori che da anni lavorano duramente per migliorarsi, capaci di scrollarsi di dosso limiti tecnici e colturali azzerando stereotipi finalmente superati. Negli ultimi sei mesi di visite, chiacchiere, approfondimenti, assaggi ripetuti, ci viene d’obbligo ribadire che la vendemmia duemilasedici a Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, Marano e sulle colline più prossime a Napoli ha per certi versi delineato uno spartiacque, una sorta di punto e a capo, una linea temporale dalla quale ripartire con grande slancio, dopodiché nulla più può essere considerato come prima, non solo per i rossi, anzi, in particolar modo per i bianchi, proprio per quella Falanghina che, non scordiamolo, numeri alla mano, continua a tirare instancabilmente la carretta di tutto il comparto, anche per una piccolissima realtà come quella di Peppino Fortunato¤.

Silente e riflessivo com’è nella sua natura, Peppino ha continuato nella sua opera di recupero e valorizzazione della vigna di famiglia, poco più di 4 ettari tra Monterusciello e Licola, nel cuore dei Campi Flegrei, nel comune di Pozzuoli, dove da poco più di quindici anni ha affiancato alla vocazione dell’apicoltura la coltivazione e la produzione di vini esclusivamente con i due vitigni tipici del territorio, Piedirosso e Falanghina con risultati di tutto rispetto.

I suoi vini hanno sempre un profilo organolettico austero, sono ricchi di personalità, minerali e pieni di tensione gustativa, sono per questo generalmente vini ”da aspettare”, poco avvezzi cioè alle necessità impellenti di mercato tant’è che entrambi vengono abitualmente commercializzati dopo almeno un anno e mezzo/due di affinamento in bottiglia, un tempo quasi necessario per lasciarli distendere prima poterne cogliere tutta la matrice territoriale.

Qui i terreni sono perlopiù sabbiosi, di origine marcatamente vulcanica, per niente sorpresi quindi nel ritrovarci nel bicchiere una Falanghina Campi Flegrei  duemilasedici di grande personalità, dal colore paglierino luminoso e maturo, ampio al naso e vibrante al palato. Le uve di questo angolo della Costa cumana coltivate a poche centinaia di metri in linea d’aria dal mare, sanno donare vini di personalità e caratterizzati da tanta freschezza, pienezza e sapidità, a questo giro, in questo vino, particolarmente centrate.

© L’Arcante – riproduzione riservata

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Non a caso Settevulcani, la Falanghina dei Campi Flegrei 2017 di Salvatore Martusciello

10 aprile 2019

Abbiamo salutato con grande piacere il ritorno in campo flegreo di Gilda e Salvatore Martusciello, era l’estate di tre anni fa, ne scrivemmo qui¤ e ancora prima qui¤ non appena uscito il Gragnano della Penisola Sorrentina Ottouve.

Falanghina Campi Flegrei Settevulcani 2017 Salvatore Martusciello - foto L'Arcante

Si stava scrivendo una nuova pagina importante qui nei Campi Flegrei e mancava un pezzo di questa nuova mappatura del territorio flegreo, diciamo che mancava quel bel pezzo che riporta sostanzialmente alle origini, dove tutto ebbe inizio in larga parte proprio grazie all’impegno della famiglia Martusciello di cui Salvatore detiene in mano, ben salde, le redini della storica vocazione.

Con Gilda, sua moglie, hanno così ripreso il filo della storia e dopo il Gragnano, l’Asprinio, toccava riprendere a produrre i vini flegrei, il Piedirosso e la Falanghina, con l’etichetta Settevulcani. Il comprensorio puteolano vive così un grande momento di rilancio vitivinicolo, dalle coste del vallone di Toiano¤ e del Lago d’Averno¤ alle colline di Cigliano¤ o dello Scalandrone¤ ricche di lapilli emergono stupende vigne rigogliose, baciate dal sole, così suggestive da rimanerci a bocca aperta, consegnateci da una tradizione millenaria e da una vocazione unica e rara finalmente interpretate con sapienza e rispetto. Senza dimenticare le coste di Agnano¤, a ridosso del vulcano Solfatara e Monterusciello¤ e Cuma dove, proprio all’interno del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, Salvatore coltiva e produce le uve che danno vita ai suoi vini così persistenti, vulcanici!

Siamo infatti all’interno di una immensa caldera in stato di quiescenza con numerosi vulcani sparsi sul territorio, a nord-ovest di Napoli. Qui, su questi terreni bruni e sabbiosi le vigne sono a piede franco*, una vera rarità per il vigneto italico; la fillossera, l’afide che distrusse l’intera viticoltura europea tra la fine del ‘800 e l’inizio del ‘900 del secolo scorso, qui muore per asfissia, quindi le viti sono allevate, si può dire, praticamente come duemila anni fa, cioè sulle proprie radici (franco di piede, ndr) contrariamente a gran parte del resto d’Italia e d’Europa dove precauzionalmente invece è necessario innestarle su una radice americana resistente alla fillossera.

Sono infatti anzitutto autenticità, freschezza e mineralità i tratti che più caratterizzano il Settevulcani duemiladiciassette, vino bianco dal colore paglierino, con un discreto corredo olfattivo perlopiù floreale e di frutta appena matura, agrumi e poi albicocca. Il sorso è asciutto, sinuoso e persistente, fedelissimo alla tipologia, dal finale di bocca corroborante e piacevolmente sapido!

Leggi anche Piccola Guida Ragionata ai vini dei Campi Flegrei Qui.

Leggi anche Si deve a Gennaro Martusciello molto più di un ricordo Qui.

( * ) Piede franco, non innestata su vite americana Qui.

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Le vigne e il vino di Gennaro Schiano di Cantine del Mare

21 marzo 2019

Non sono mancati passi falsi, cambi di rotta, un po’ di confusione. Non a caso per almeno una decina di anni si è fatta enorme fatica ad imbroccare la strada giusta; non a caso l’areale contava due, forse tre riferimenti che valesse veramente la pena seguire. Qualità, alcuni si limitavano a girargli intorno senza mai però tirar fuori fino in fondo una propria idea precisa di vino. Nel frattempo c’era chi lavorava sodo, senza mai smettere di farlo, così oggi comincia finalmente a raccogliere i buoni frutti.

Gennaro Schiano nelle sue vigne a Cigliano - foto A. Di Costanzo

Continuiamo a raccontare un territorio ricco di storia e di esperienze che meritano di superare i confini locali, lo facciamo con particolare entusiasmo perché abbiamo seguito ogni passo del grande lavoro fatto in questi anni per arrivare a questi meravigliosi vini che finalmente questa denominazione riesce ad esprimere con continuità impressionante. Sono vigne, quelle flegree, sparse un po’ su tutto il territorio di Napoli e provincia, nei comuni di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, Quarto e Marano di Napoli, territori spesso martoriati dal cemento ma ricchi di storia e tradizioni vitivinicole, soprattutto di tante persone per bene.

Ai Martusciello¤, antesignani con Grotta del Sole e con Salvatore¤ che prosegue oggi la tradizione di famiglia con i suoi vini di persistenza, e Michele Farro¤, si sono via via uniti altri nomi che lentamente hanno saputo ritagliarsi il loro spazio: pensiamo a Luigi Di Meo con La Sibilla¤, Raffaele Moccia di Agnanum¤, la famiglia Varchetta e Gerardo Vernazzaro¤ con Cantine Astroni, Peppino Fortunato di Contrada Salandra¤ e molti altri a cui, ci piace evidenziarlo con questo post, si unisce definitivamente il nome di Gennaro Schiano e di Cantine del Mare.

Ne abbiamo scritto a lungo di Cantine del Mare e ne riscriviamo ancora volentieri oggi davanti a questo splendido Piedirosso duemiladiciassette. Gennaro continua a sporcarsi le mani in prima persona, la vigna viene prima di tutto! Il suo lungo peregrinare sul territorio gli consente oggi di lavorare su più fronti flegrei, da Pozzuoli a Bacoli sino a Monte di Procida con la stessa grande attenzione e fiducia. Il vigneto nel suo insieme ha mediamente 20/30 anni e le parcelle sono collocate su terreni molto diversi tra loro, si va dalle grigie sabbie vulcaniche della collina di Cigliano alla Breccia Museo che caratterizza la Falesia che ricama lo strapiombo sul mare da Acquamorta sino a lungo via Panoramica a Monte di Procida, affacciata direttamente sul Canale dell’Isola di Procida.

L’annata è stata una grande prova di maturità, dai primi sorsi vinta a mani basse anche qui solo perchè si è lavorato con grande rigore ed intransigenza. L’assenza prolungata di piogge unita al caldo torrido estivo ha rischiato di presentare in vendemmia un conto salatissimo, ma qui nei Campi Flegrei pare abbia creato meno problemi che altrove. Questo pezzo di terra sembra davvero baciato da Dio, beneficia di un microclima straordinario, con il mare lì a due passi ovunque volgi lo sguardo, come le vigne da cui viene fuori questo rosso che godono di esposizioni ottimali, perennemente rinfrescate dai venti che spazzano costanti, su per le colline di Bacoli come a Cigliano nel comune di Pozzuoli. Il colore è di uno splendido rubino vivace, luminoso come fosse sacro fuoco, il naso è ancora timido, quasi sussurrato, con tanto ardore dentro, se ne coglie al palato tutta la velleità di farsi largo e lungo tra i migliori, niente più legno, solo frutto: vibrante, polposo, teso. Da qualche settimana in bottiglia, sarà sul mercato solo a settembre, praticamente a due anni dalla vendemmia. 

Leggi anche Cantine del Mare Qui.

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© L’Arcante – riproduzione riservata


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