Te lo consiglio io un Fiano di Avellino, prendi ad esempio il Refiano 2011 Tenuta Cavalier Pepe

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Continuerò a preferire tra i bianchi di Milena Pepe il suo Bianco di Bellona, coda di volpe dai vigneti di proprietà a Carazita, sul versante sud di Luogosano. Un bianco in terra di Taurasi spesso sfrontato e mai banale.

Milena Pepe con il suo Refiano 2011 - foto A. Di Costanzo

Negli ultimi anni, come forse è più giusto che sia, non so – ultimamente sono davvero confuso, ci rimango talvolta addirittura male su certi pregiudizi -, tutti preferiscono stare sul carro dei vincitori, sicché di quasi tre milioni di bottiglie di fiano di Avellino in giro ogni anno, cassa più cassa meno, sembra si guardi ormai solo a quelle dei cosiddetti piccoli artigiani, e si scrive solo di loro, o quasi.

Così va a finire, per assurdo, come il fatto che tutti ormai sembrano possedere solo vigne sopra i 600mt s.l.m., che chi, non avendo vigne di proprietà in determinate aree e compri le uve limitandosi a vinificarle, sembra dover subire sistematicamente poca considerazione da parte della critica, nonostante lavori con grande impegno, abnegazione e tiri fuori costantemente vini di ottima fattura e rappresentazione territoriale. 

Non basta? Ok, è vero. Piccolo è meglio. Tuttavia non è sempre così. Non sono il paladino di nessuno, e non ho da difendere nessuna posizione di rendita, scrivo di ciò che bevo, che mi colpisce o piace, che il più delle volte mi cerco, mi capita a tiro e vale la pena far sapere che è buono; talvolta più che buono, un ottimo affare. Come questo Refiano 2011 della Tenuta Cavalier Pepe¤. 

Lo troverete in splendida forma, intrigante, snello, slanciato. Il colore è paglierino con ancora nuances verdoline sull’unghia del vino nel bicchiere. Viene fuori subito con grande energia, il naso si smarca immediatamente, verticale, iodato, sulfureo. Sa di pietra bagnata e pomice ma basta poco che vira, molto lentamente a dire il vero, accennando sentori aromatici agrumati e tostati di più chiara lettura varietale. Il sorso è assai fresco, sgraziato, decisamente secco ma ben fluido in bocca grazie ad una perfetta fusione dell’acidità con la matrice sapida del vino. Un vino ben elaborato, senza mancanze e con, tra l’altro, un buon potenziale evolutivo nei prossimi anni.

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