Dieci bollicine campane per festeggiare il 2010

by

Diciamolo francamente, che il 2009 se ne vada pure a quel paese, tanto arriva subito il 2010. Ogni fine anno coincide con i bilanci, le riflessioni, gli auspici mancati e quelli futuri, le delusioni da allontanare al più presto e le aspettative più vive che mai.

Personalmente, ormai è di dominio pubblico, tra gli amici, ho chiuso col botto: mi è nata una figlia, quasi sotto l’albero, che appena avrò realizzato del tutto cosa significhi, mi renderò conto del da farsi. Nel frattempo avevo cambiato casa, mi sono cercato un nuovo lavoro, ho sviluppato meglio una non precisata coscienza di scrivere e raccontare la mia passione per il vino e per il mondo che gli gira intorno. Tutto nel 2009. Che anno è stato? Di grande sacrifici, a tratti immani, mai ostentati, come lo saranno i prossimi a venire, ma non ci voglio pensare oggi, lo farò da domani, stasera, nel frattempo, ci voglio prima bere su, bollicine naturalmente, campane se preferite. Queste, quelle che mi sono passate per le mani quest’anno e che ritengo opportuno segnalare:

Selim spumante 2008 De Conciliis, da uve fiano, aglianico e barbera. La risposta cilentana alla manìa di Bruno De Conciliis di non lasciare nulla di intentato. La terra al centro di ognuna delle sue intuizioni, la sua terra, le sue vigne, le sue passioni, il suo modo di esprimerle. Giallo paglierino brillante, bellissima la veste cromatica intrisa di bollicine sottili e costanti. Naso delizioso di frutti dolci, pera, ananas e mango su tutti. Asciutto, rinfrancante, con una bella acidità in primo piano ma mai invadente, finale di bocca giustamente sapido. Con frittura di calamari.

Dubl Falanghina spumante 2006 Feudi di San Gregorio, probabilmente la migliore edizione di sempre, continuando ad essere senza ombra di dubbio la migliore interpretazione spumante delle tre realizzate dalla solida azienda di Sorbo Serpico. Più del Dubl Greco 2005, irreprensibile nella sua evoluzione-involuzione e molto di più del Dubl Aglianico, del quale si ha ancora poca percezione della sua collocazione stilistica. Paglierino brillante, di spuma greve ma dai profumi fitti e gradevoli, eleganti; Di buona acidità, minerale e di gradevole beva. Sul polpo all’insalata.

Asprinio d’Aversa brut Grotta del Sole, il vino da non farsi mai mancare a casa. Del vitigno e del vino che ne nasce se ne parla sempre troppo poco, del grande lavoro di valorizzazione messo in atto dalla famiglia Martusciello ancor di meno, eppure a chiedere in giro, fuori regione, questo vitigno lo si conosce quasi esclusivamente grazie a loro. Io rimango fortemente legato alle interpretazioni passate, più dure ed aspre di quella di oggi, legata, molto, alla crescente domanda di bollicine facili, tendenti quindi più all’extra dry che al brut. Rimane un gran bel vino, verdolino brillante, con una spuma elegante e sofficissima, dalle bollicine sempre più fini. Un naso erbaceo, floreale di glicine; In bocca naturalmente secco, piacevolmente ammandorlato. Sulle “pizzelle di ciurilli”.

Cabrì Fiano spumante 2007 I Favati, perché una volta con il Fiano di Avellino si producevano anche delicati e sinuosi vini frizzanti e spumanti, a conferma di quale ecletticità abbiano i vitigni campani, tanta almeno quanta ne dimostrano i viticoltori a seconda dell’andamento del mercato. Il Pietramara rimane il vino che più mi piace di Giancarlo e Rosanna, ma ripenso con piacere alla leggerezza che riesce a donare il Cabrì 2007: giallo paglierino maturo ma brillante, spuma fine e bollicine costanti e mediamente fini; Sentori dolci, profumi di mandorla e gelso, poi di fieno, in bocca asciutto, gradevole, pacatamente sapido con un finale lievemente amarognolo. Sui cannolicchi crudi.

Montesolae Aglianico Rosè spumante s.a. Colli Irpini. Sono rimasto sempre piacevolmente colpito dalla costanza con la quale l’azienda Montesolae replicava il successo del suo fiano frizzante Ilios, che devo dire, in certi luoghi di mare, con certe cucine tradizionali ci andava davvero a braccetto, zuppe di pesce in primis. La curiosità con la quale mi sono invece avvicinato a questo spumante è la stessa che ti prende quando non hanno null’altro da offrirti con le bollicine: della serie “va bene, proviamo”. Il colore è molto gradevole, rosa chiaretto con una spuma delicata e fine. Le Bollicine risultano un po’ grossolane ma sono abbastanza intense. Il naso è delicato su note di rosa canina, lamponi e fragole, in bocca è secco, di buona freschezza e lievemente astringente pur rimanendo abbastanza armonico. Sul capitone fritto.

Malazè Falanghina spumante s.a. Cantine Babbo, con il quale abbiamo festeggiato, lo scorso venerdì 4 Dicembre il bel percorso enologico maturato da Vincenzo Mercurio. Prodotto da uve Falanghina dei Campi Flegrei viene lavorato con il classico metodo di fermentazione in autoclave, segue la scia, di cui sopra, dell’esigenza di bollicine facili e gradevoli al palato come al naso: quale vitigno più della falanghina verace riesce ad essere così persuasivo? Nessuno. Eccolo nel bicchiere, paglierino con riflessi ancora verdolini, bollicine abbastanza fini e di grana compatta, naso delicato di frutta a polpa bianca e di fiori appena sbocciati, di mela golden e mimosa su tutti. In bocca è secco ma non troppo, freschezza da vendere e minerale quanto basta, corroborante e per niente invadente. Sulle cappesante scottate agli agrumi.

Brezza Flegrea Falanghina spumante s.a. Cantine del Mare, prodotto con metodo charmat, si presenta con un bel colore giallo paglierino, brillante con una spuma delicata ed abbastanza persistente, le bollicine sono abbastanza fini. Il primo naso è improntato soprattutto su note erbacee, poi vengono fuori sentori agrumati e sottili frutti tropicali, è certamente intenso e di qualità assolutamente fine. In bocca è secco, non invadente nella sua vivacità, giustamente acido ed estremamente godibile nella beva anche grazie ad una nitida e gradevole sapidità. Sulla polpa di granzeola bollita con aggiunto un filo di olio extravergine di oliva.

Astro Falanghina spumante brut s.a. Cantine Astroni, dopo la famiglia Martusciello, da sempre impegnata nella spumantizzazione dell’asprinio, i Varchetta sono stati i primi, tra le aziende flegree a proporre bollicine d’autore, credendo nel potenziale della falanghina come vitigno base per uno spumante. Il colore giallo è paglierino vivace con riflessi tendenti al verdolino, le bollicine sono abbastanza fini e mediamente intense. Il primo naso è essenziale su note floreali e fruttate, si riconoscono gelsomino e fiore d’arancio, pesca e lievi note minerali. In bocca è secco, gradevolmente fresco, gode di una buona struttura acida e piacevole sapidità che rende il finale lungo e piacevole. Sulla bruschetta con le alici e pomodori cuore di bue.

Falanghina spumante extra dry s.a. Cantina del Taburno, è sul mercato da appena un paio di anni ed è il segnale di come questo vitigno sia fortemente preso in considerazione come base per vini spumanti, quantomeno per tentare di contrapporlo allo strapotere commerciale che anche nella nostra regione ha il prosecco, non solo di Valdobbiadene. Mossi proprio da questo scatto d’orgoglio molte aziende campane si sono attrezzate in questa direzione ed una delle versioni metodo charmat più riuscite è proprio questo delizioso spumante del Consorzio Agricolo Provinciale di Benevento. Di colore giallo paglierino, è brillante e con una spuma fine ed abbastanza persistente. Il naso è avvinghiato su note fresche di frutti a polpa gialla e lievi sentori di frutta secca. In bocca è secco, abbastanza caldo, di buona acidità e mineralità, di beva scorrevole con un finale morbido e risolutivo. Da spaghettone alle vongole veraci, il buon corpo gli rende più sostanza di quanto si pensi.

Nyx Moscato spumante dolce s.a. I Vini del Cavaliere, ma potrei tranquillamente dirne ancora uno citando il delizioso Lacryma Christi spumante dolce s.a. Grotta del Sole, solo per ribadire il concetto che è possibile berne di tutti i gusti, in questo caso dolci, se si ha la pazienza di cercare e la voglia di premiare lo sforzo che molte aziende campane hanno fatto negli ultimi anni per dare forma e sostanza a vini spumanti (secchi e dolci) di qualità senza per forza scimmiottare una tradizione sicuramente più appannaggio di altre regioni italiane. Il Nyx è prodotto da uve moscato bianco, siamo nell’areale di Capaccio-Paestum, in Cilento dove come in Basilicata si sta cercando di recuperare l’interesse verso questo tipo di vitigno e di vino. E’ un vino delicato, giallo paglierino con riflessi verdolini, la spuma è molto intensa e cremosa, le bollicine sono abbastanza fini seppur evanescenti. Il naso è tutto incentrato sulle note aromatiche dolci, ma anche fruttato di mela verde, floreale di tiglio ed acacia. In bocca è dolce, giustamente equilibrato da una gradevole sapidità che non lo rende pertanto stucchevole. Su tutto quello che viene in mente di mettere in tavola dopo il cenone, “…seule pour parler”!

Annunci

Tag: , , , , , , , , , ,

8 Risposte to “Dieci bollicine campane per festeggiare il 2010”

  1. Pentimenti di Capodanno | Le bollicine italiane | Intravino Says:

    […] del 31.12: Bollicine dalla Campania che vale la pena bere, da […]

  2. burde73 Says:

    l’ho inserito nel nostro post sulle bollicine di capodanno, meglio tardi che mai!
    http://www.intravino.com/vino/pentimenti-di-capodanno-le-bollicine-italiane/

  3. Angelo Di Costanzo Says:

    Grazie Andrea, mi fa piacere che apprezzate le mie recensioni e che soprattutto riuscite a dare spazio a piccole e sincere (alcune un po’ più serie) divagazionoi sul tema bollicine.

  4. Giugliano, il piacere autoctono delle bollicine « L’ A r c a n t e Says:

    […] spumantizzazione avviata già da qualche anno in regione sia appannaggio sempre più di vini autentici e non di superficiali banalizzazioni dei varietali autoctoni qui coltivati; Anche perchè, con […]

  5. Cesinali, Greco di Tufo Terrantica 2009 I Favati « L’ A r c a n t e Says:

    […] all’occhiello, espresso tra l’altro anche con un sempre interessante spumante metodo charmat, il Cabrì. Per la verità la prima vendemmia del fiano di Avellino è avvenuta nel 1999, ma date alcune […]

  6. Bere il territorio, per esempio i Campi Flegrei « L’ A r c a n t e Says:

    […]  Malazè spumante di Falanghina Cantine Babbo. Camminare le vigne dello Scalandrone a Pozzuoli può risultare addirittura salutare, pare infatti che salire e scendere le ripide rive dei costoni che incorniciano da un lato il lago d’Averno e dall’altro il piccolo salmastro lago Fusaro risulti un esercizio fisico non indifferente. Malazè, il cui nome trae ispirazione dalla tradizione marinara flegrea (è la traslazione dialettale della parola magazzino) è prodotto da uve falanghina dei Campi Flegrei con il tradizionale metodo charmat: esprime un vino franco, leggero e gradevole al naso quanto nella beva, sottile e beverino è ideale come aperitivo. Una dritta, provatelo come base spumante per offrire ai vostri ospiti un leggiadro Kyr! € 10,00 […]

  7. A Natale e Capodanno, bollicine buone buone « L’ A r c a n t e Says:

    […] prendere ad esempio strade assolutamente (o quasi) sconosciute sino a pochissimo tempo fa, dove alcune interessanti etichette non mancano certo di stupire anche il palato più fine ed attento, ma anche a quelle […]

  8. Epernay, Blanc de Blancs 1er cru ’05 Mandois « L’ A r c a n t e Says:

    […] Una bollicina per stasera? Leggi anche qui¤, o qui¤. […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: