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Il territorio in un bicchiere, a Natale più che mai…

16 dicembre 2019

Il territorio flegreo è da sempre ben inteso come la culla della Falanghina¤ e del Piedirosso¤, due varietali autoctoni straordinari che qui assumono caratteristiche e tipicità così uniche tanto dall’essere irripetibili altrove; vitigni per questo giustamente in primo piano negli ultimi anni e che continuano a riscuotere apprezzamenti e successo commerciale finalmente anche fuori regione. Ci proponiamo così di suggerirne qualche buona etichetta da portare in tavola (soprattutto) durante queste feste!

Un territorio in forte ascesa, una terra votata al vino nonostante le mille difficoltà ambientali, sociali, amministrative e che sta finalmente maturando quel salto di qualità estremamente necessario per ritagliarsi uno spazio importante nel mondo del vino. I numeri, quelli seri e chiari, ci consegnano una realtà circoscritta ma con un potenziale di crescita qualitativa incredibile, laddove le vigne più vocate siano giustamente indirizzate alla specializzazione e dove chi fa il vino continui con serietà, abnegazione ed umiltà ad investire per migliorarsi.

Con questo scenario, capace di lasciarci affermare con tutta certezza che finalmente dire Campi Flegrei non è più semplicemente vantare una viticoltura antica e astratta, vi offriamo un breve corollario delle migliori bottiglie passateci per mano quest’anno; nessuna classifica, ci teniamo a sottolineare, semplicemente, bicchiere alla mano, con questi nomi si può istruire un viaggio decisamente interessante attraverso alcune, se non le migliori, vigne flegree.

Falanghina Campi Flegrei Sintema 2017 Cantine Babbo. Sintema è un bianco dalla trama essenziale, dal profilo olfattivo tenue ma varietale, caratterizzato da sentori di macchia mediterranea e di agrumi, solare e fruttato. Il sorso è secco, fresco e coinvolgente, scivola in bocca sottilissimo, con un sorso che tira l’altro, ci pare uno di quei bianchi imperdibili come aperitivo rinfrancante, leggero ma dal guizzo vivace, buonissimo, da portare in tavola con i più classici antipasti di mare della cucina flegrea, pensiamo all’Insalata di mare con sconcigli, alle Fragaglie fritte ma anche con Alici in tortiera.

Falanghina Campi Flegrei 2018 Salvatore Martusciello. Sono anzitutto autenticità, freschezza e mineralità i tratti che più caratterizzano il Settevulcani di Gilda e Salvatore Martusciello, vino bianco dal colore paglierino, con un discreto corredo olfattivo perlopiù floreale e di frutta appena matura, agrumi e poi albicocca. Proviene da vecchie vigne dell’area più classica dei Campi Flegrei, il sorso è asciutto, sinuoso e persistente, fedelissimo alla tipologia, dal finale di bocca corroborante e piacevolmente sapido! Con il Sauté di Frutti di mare.

Falanghina Campi Flegrei 2016 di Contrada Salandra. Siamo in zona Coste di Cuma, qui i terreni sono perlopiù sabbiosi, di origine marcatamente vulcanica, ci ritroviamo quindi nel bicchiere una Falanghina duemilasedici verace e di grande personalità, dal colore paglierino luminoso e maturo, ampio al naso e vibrante al palato. Le uve di questo angolo dei Campi Flegrei sono coltivate a poche centinaia di metri in linea d’aria dal mare, sanno donare vini di personalità e caratterizzati da tanta freschezza, pienezza e sapidità, a questo giro, in questo vino, particolarmente centrate. Con il Salmone affumicato o con il Capitone fritto!

Falanghina dei Campi Flegrei Collina Viticella 2017 Carputo. Siamo a Quarto, nei pressi della ‘’Montagna Spaccata’’ sull’Antica via Consolare Campana costruita dagli antichi Romani per collegare il porto di Puteoli a Capua, proprio sul confine naturale che la divide da Pozzuoli da un lato e da Napoli (Pianura) dall’altro; qui c’è una collinetta particolarmente vocata che domina tutta la piana quartese. Da qui proviene il Collina Viticella 2017 dei Carputo, caratterizzato da un quadro di degustazione pieno di fascino e sostanza. Se sono di rarità assoluta i tredici gradi e mezzo in etichetta, esempio di come questa vigna sappia distinguersi nettamente in un territorio così frammentato ed eterogeneo, non è una sorpresa la complessità dei profumi floreali e fruttati e la puntuta freschezza che ne accompagna costantemente ogni sorso, tutto a favore della grande bevibilità del vino! Portatelo in tavola con i primi piatti al sugo di Vongole e/o Frutti di mare, anche ”macchiati” con pomodoro.

Campi Flegrei Falanghina 2018 Cantine del Mare. Siamo in dirittura di arrivo con le nuove etichette, il vino è pronto da qualche mese ed è buono come e più di prima, la nuova veste delle bottiglie è una ventata di freschezza che potrà solo fare bene alla piccola realtà montese di Alessandra e Gennaro Schiano. Dopo il buonissimo risultato con il duemiladiciassette, ancora un bianco che ha vivacità gustativa da vendere, invitante, fine e spiccatamente minerale, tra i più buoni e quadrati di sempre. Il naso è sottile e varietale, regala tratti balsamici molto gradevoli. Il sorso è fresco, giustamente puntuto, sapido, appagante. Tra qualche mese saprà essere ancora più espressivo, quando l’affinamento in bottiglia gli renderà maggiore piacevolezza ed equilibrio. Con il Fritto di Calamari della Vigilia di Natale.

Piedirosso Campi Flegrei 2017 di Cantine dell’Averno. Dalle vigne intorno al Lago d’Averno, nel comune di Pozzuoli, nasce questo delizioso vino che ci sentiamo di suggerire senza se e senza ma, proviamo a raccontarvelo partendo dalla bella luce del colore, rubino e trasparente, il naso è invitante e delicato, ha sentori lievi di gerani in fiore e melograno, un chiaro riverbero speziato, sottile ma preciso. Il sorso è leggiadro, secco e gustoso, armonico nel suo insieme, coinvolgente e appagante. L’annata duemiladiciassette si conferma davvero un millesimo fortunato da queste parti, bravi tutti coloro i quali ne hanno saputo fare tesoro tirandone fuori vini così tipici e varietali! Con il saporito Baccalà fritto e l’Insalata di rinforzo.

Piedirosso Campi Flegrei Riserva Tenuta Camaldoli 2016 Cantine Astroni. Non poteva mancare in questa breve lista della spesa un fuoriclasse, eccolo! Un rosso dalla forte impronta territoriale che in appena una manciata di vendemmie sta là a disegnare nuove traiettorie. Dopo un duemilaquindici in grande spolvero ancora un millesimo originale, dal respiro moderno e dal sapore contemporaneo, dal naso allettante e seducente, proteso all’ampiezza del frutto, profuma di melagrana e susina, di arbusti di macchia mediterranea cui segue, sottinteso, un sorso sottile e coinvolgente, pieno di nuovi cardini da scoprire di volta in volta nei prossimi mesi, anni, e un finale di bocca particolarmente gratificante. Uno di quei vini bonus da stappare a Natale con la ”fellata” di buoni Salumi e Formaggi di media stagionatura ma anche su carni rosse pregiate appena scottate, pensiamo ad una Tagliata di manzo con rucola e Grana.

Pér ‘e Palumm Campi Flegrei Agnanum 2018 Raffaele Moccia. Questo duemiladiciotto ha un bellissimo colore purpureo tutto suo, a tratti caratterizzato da toni scuri che si ritrovano immediatamente anche al naso, dapprima ermetico, al solito, ma che stilla man mano piccole sfumature invitanti, di frutto polposo e note speziate, anche terrose, che si fanno poi dense al gusto, nuovamente asciutto, persistente, saporito. Di quei rossi plastici da spendere su una ricca Zuppa di mare o uno Spiedo di pesci e molluschi arrosto.

Piedirosso Campi Flegrei Vigna Madre 2013 di La Sibilla. Vigna Madre nasce dalle vigne storiche che dominano l’orizzonte e guardano il mare sopra il promontorio di via Bellavista, a Bacoli. Sono ceppi perlopiù vecchi di 80 anni che da quando vengono seguiti palmo palmo da Luigi stanno dando uva di straordinaria concentrazione che Vincenzo, in cantina, con grande attenzione, misura e rispetto, sta interpretando alla grande facendone un bellissimo vino varietale e di evidenti grandi prospettive. Un rosso dal colore splendido, concentrato il giusto, rubino scuro. Il naso ben maturo, invitante, con un bouquet variopinto di piccoli frutti neri, ribes e melograno, macchia mediterranea, finanche spezie fini. Con gli ziti o le candele al ragù e ricotta di Natale e Santo Stefano.

Uno spumante metodo classico da uve Piedirosso, nei Campi Flegrei. Le voci su prove, affinamenti e sboccature varie girano da diversi mesi, nel merito abbiamo raccolto più di qualche indiscrezione sulle quali però vige ancora ovviamente il massimo riserbo. E’ doveroso invece riportare che non si va più rincorrendo (solo) il solito percorso che vede le cisterne di Falanghina, e già in qualche caso Piedirosso, raggiungere le autoclavi del trevigiano per poi ritornare, in bottiglia, sulle tavole flegree. A parlar delle prossime feste ci starebbe benissimo con la Minestra maritata di Natale oppure con il tradizionale Cotechino con le lenticchie dell’ultimo dell’anno.

Stiamo parlando di qualcosa forse meno ridondante ma proprio per questo, secondo noi, da valorizzare a prescindere dai numeri: si tratta di piccole produzioni di Metodo Classico che hanno come obiettivo da un lato soddisfare le tante richieste di mercato di bollicine (facili) da bere sopra tutto alle quali un po’ tutte le aziende si trovano a dover dare risposta negli ultimi anni, dall’altro poterle ricondurre ad un territorio di provenienza specifico dove, per quanto possibile, avvenga pure tutta la filiera. Più che di una rivoluzione diciamo che al momento si tratta di una piccola rivincita, non è detto che proprio in questi giorni ci si possa divertire con qualcosa di nuovo, buono e originale per festeggiare all’anno che verrà! 

Leggi anche Piccola Guida ragionata ai vini dei Campi Flegrei Qui.

Leggi anche Bere il territorio, per esempio I Campi Flegrei Qui.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Pozzuoli, Falanghina Campi Flegrei Sintema 2017 Cantine Babbo

23 settembre 2019

Durante tutto quest’anno abbiamo passato in rassegna un bel po’ di assaggi delle ultime annate prodotte dalle nostre parti qui nei Campi Flegrei, possiamo dire che in larga parte si tratta di vini davvero molto interessanti, molti di questi ben proiettati nel futuro ma anche caratterizzati, il più delle volte, da tanta franchezza, freschezza e leggerezza espressiva.

Campi Flegrei Falanghina Sintema 2017 Cantine Babbo - foto L'Arcante

Non ci è sfuggito il lavoro dell’azienda della famiglia Babbo che può vantare senza timore di smentita di essere stata tra le primissime nei Campi Flegrei ad imbottigliare vino doc, già nel 1995, ripetendosi poi nel 1996 e negli anni a seguire. Oggi, a distanza di quasi 25 anni, dopo un lungo e laborioso percorso di affiancamento con Vincenzo Mercurio¤, Tommaso ha affidato la parte enologica alla giovane figlia Alessia che siamo convinti saprà dare la giusta continuità al lavoro del papà mantenendo fede ai principi di franchezza e bevibilità che ne hanno sempre caratterizzato i vini.

Abbiamo quindi seguito con una certa attenzione i vini di Cantine Babbo, cogliendone a pieno il percorso di crescita già con l’ottimo Piedirosso Terracalda duemiladiciassette¤, ma anche con il lavoro portato avanti sui bianchi, tutti estremamente puliti e concreti, vini immediati e godibili; tra questi ci aveva piacevolmente colpito il bianco Harmoniae duemilasedici¤, alla sua prima uscita e prodotto in una manciata di bottiglie, appena 3500, provenienti da una selezione di Falanghina messa in bottiglia dopo una sosta un po’ più lunga sulle sue fecce fini.

Un lavoro riuscitissimo che però, per varie ragioni, non è stato possibile ripetere con l’annata successiva duemiladiciassette, per questo destinata tutta a questa seconda etichetta, Sintema, un bianco dalla trama essenziale, dal profilo olfattivo tenue ma varietale, caratterizzato da sentori di macchia mediterranea e di agrumi, solare e fruttato. Il sorso è secco, fresco e coinvolgente, scivola in bocca sottilissimo, con un sorso che tira l’altro, ci pare uno di quei bianchi imperdibili come aperitivo rinfrancante, leggero ma dal guizzo vivace, buonissimo, da portare in tavola con i più classici antipasti di mare della cucina flegrea, pensiamo all’Insalata di mare con sconcigli, alle Fragaglie fritte ma anche con Alici in tortiera

© L’Arcante – riproduzione riservata

Piedirosso Campi Flegrei Terracalda 2017 Cantine Babbo

4 marzo 2019

Conosciamo la storia ed il lavoro di Tommaso Babbo e la sua famiglia da molti anni, dei suoi vini ne abbiamo raccontato più volte su queste pagine, già quasi dieci anni fa, poco dopo l’esordio on line di questo diario, ce ne interessammo scrivendo dell’ottima Falanghina Sintema¤

Così dopo aver battezzato positivamente l’esordio dell’Harmoniae¤, una selezione di Falanghina prodotta per la prima volta nell’annata duemilasedici, rieccoci nuovamente alle prese con un loro vino, un tradizionale e schietto Piedirosso Campi Flegrei Terracalda duemiladiciassette, forse nella sua migliore uscita degli ultimi anni, prodotto con le uve provenienti dalle vigne di proprietà in località Scalandrone a Pozzuoli.

Scalandrone è generalmente il nome dato alla passerella utilizzata nei porti per lo sbarco delle persone e le merci dalle navi. Un tempo questo pezzo di terra che si allunga come una passerella tra i due laghi d’Averno nel comune di Pozzuoli e Fusaro nel comune di Bacoli veniva attraversato proprio come un ponte di collegamento tra le navi che sbarcavano a Cuma e l’entroterra flegreo. Non da oggi questo areale è un luogo particolarmente vocato per la viticoltura, le vigne qui godono di un microclima pazzesco, le esposizioni sono tutte baciate dal sole e le forti escursioni termiche notturne contribuiscono, con la vicinanza del mare e i venti che l’attraversano provenienti dal Canale di Procida e dalla Costa Cumana, nel farne un piccolo Cru nel cuore dei Campi Flegrei.

Qui nasce questo Piedirosso, vino dal colore rubino tenue ma vivace, il naso è essenziale, sa di fiori e frutti rossi con un tono scuro di grafite che ne ricama il tratto di provenienza da suoli vulcanici. Il sorso è asciutto, pieno e gradevole a bere, brevilineo come un classico rosso da pesce nonostante i tredici gradi inducano a pensarla diversamente. Ottimo il rapporto prezzo-qualità. 

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Pozzuoli, Falanghina dei Campi Flegrei Harmoniae 2016 Cantine Babbo

6 febbraio 2019

L’areale dello Scalandrone tra Pozzuoli e Bacoli è uno dei luoghi più suggestivi di questo pezzo di Campi Flegrei, luogo particolarmente vocato per la viticoltura, si erge dalla piana del lago d’Averno sino ad affacciarsi sul Lago Fusaro e quindi sul mare aperto della vicinissima Costa Cumana.

Qui, tra le tante storie di persone, vigne e vini vi è quella della famiglia Babbo. Una famiglia con radici forti sul territorio, sono tra l’altro apprezzati ristoratori di lungo corso, e proprio grazie a questa attività ultradecennale che non hanno mai smesso di coltivare la terra, una manciata di ettari preservati per garantirsi e garantire ai propri avventori materie prime di pregiata qualità e a km 0. Così anche la vigna e il vino hanno avuto negli anni un ruolo decisivo in particolar modo nella storia personale di Tommaso, sino a prenderne talvolta quasi il sopravvento pur con alti e bassi.

La vigna conta poco più di 1 ettaro, piantato perlopiù con Falanghina e in larga parte Piedirosso, piante baciate dal sole capaci di tirare fuori vini caratteristici ed apprezzabili sin dalle prime vinificazioni, tanto da spingerlo già nel 1995 e poi nel 1996, dopo varie peripezie per trovare qualcuno disposto nell’aiutarlo nelle varie prassi autorizzative, a metterne in bottiglia una parte da poter commercializzare anche fuori dalla propria attività di ristorazione.

Una storia quella di Cantine Babbo lunga oggi quasi 25 anni, tanti o pochi sono serviti a rincorrere un sogno, consolidare un valore importante come il legame con questa terra. Cosciente della necessità di proporre un salto di qualità ai suoi vini, già da qualche anno Tommaso, dopo un percorso di affiancamento con Vincenzo Mercurio, ha affidato la parte enologica alla giovane figlia Alessia che ci auguriamo sappia fare suoi questi principi e mantenerne il giusto profilo conservativo.

Certo sarà necessario un lungo percorso di studio e analisi, ma soprattutto di confronto, sia con quanto avviene sul mercato oggigiorno ma anzitutto con quanto si sta facendo sul territorio per dare maggiore risalto e lustro all’unicitá dei varietali qui coltivati. I vini provati sono fortemente incoraggianti, tutti puliti e concreti, immediati e godibili, tra questi ci ha piacevolmente colpito l’Harmoniae duemilasedici, una manciata di bottiglie, appena 3500, di un bianco proveniente da una selezione di Falanghina, alla sua prima uscita, messo in bottiglia dopo una sosta più lunga sulle fecce fini.

Un esordio a dir poco convincente che ci consegna un vino bianco dalla trama essenziale e coinvolgente, con un profilo olfattivo tenue ma pienamente varietale, dapprima erbaceo, poi appena agrumato, quindi fruttato. Al palato è secco, fresco e coinvolgente, un sorso tira l’altro, uno scandire piacevolissimo con un finale di bocca rinfrancante, vivace e leggero. Saltato il 2017 questa etichetta sarà nuovamente prodotta con l’ultima vendemmia 2018 ora in affinamento in cantina, non ci resta che attendere!

Leggi anche Piccola guida ragionata ai vini dei Campi Flegrei Qui.

© L’Arcante – riproduzione riservata


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