L’evangelizzazione del nulla

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Nelle ultime settimane gira sul web (e non solo) la pubblicità di una iniziativa messa su da una delle aziende più cool ed attive sul mercato vitivinicolo italiano ed estero, una di quelle che si può tranquillamente definire, senza rischio di smentita alcuna, come tra le principali promotrici della cultura enogastronomica italiana.

Senza entrare troppo nel merito dell’opportunità del concorso promosso (qui tutti i dettagli), mi sovviene però di sollevare qualche perplessità sulla scelta fatta dall’Associazione Italiana Sommeliers di aderire all’iniziativa in quanto premio a supporto “di una degustazione dei migliori vini dell’azienda a casa del vincitore”; l’iniziativa, che nasce certamente da una mente ispirata, visto che mira a sensibilizzare, anzi – vista la portata dell’impegno – direi letteralmente a catechizzare una bella fetta di consumatori quasi-quotidiani, nasconde in se, a mio modestissimo parere, l’insidia del “pregevole quanto inutile”.

Non oso mettere in dubbio quanta passione possa profondere in questa iniziativa, una volta vinto il premio “un sommelier a casa tua”, la signora Clara; lei, quarantenne attempata di Rho – con un marito assente per quasi tutta la giornata – intento com’è a sbrigare le ultime comunicazioni di cassa integrazione prima delle agognate ferie agostane – non ci sta più nella pelle: “wow, sarà una serata speciale!”. Non oso nemmeno dubitare quanto impegno le richiederà mettere su una cenetta di degustazione coi baffi (altro che i crackers promessi nel regolamento!) con gli amici più cari; primo in lista, Carlo, quello che l’ha praticamente introdotta al meraviglioso mondo di Bacco dopo quella sera a cena in vacanza a Milano Marittima; Ada ed Enrica, le immancabili amiche dell’aperitivo al “Gonna Bar”, e poi Arturo e sua moglie Nadia; lei non ne capisce un granché di vino (continua a pensare che il dolcetto sia un vino dolce del Trentino), ma lui, Arturo, il commercialista dei grandi industriali brianzoli, ha una cantina di vini francesi da paura e non può certo mancare in una serata a tutta Val d’Adige! A questo, mettici pure quanto sarà entusiasta Guidobaldo, suo marito, che finalmente si vedrà svelate tutte le risposte ai suoi tremendi interrogativi che lo stanno attanagliando in questi giorni di caldo torrido. Che serata ragazzi! E non mancheranno, e qui di dubbi non ne ho proprio, di trovare un sommelier all’altezza della situazione.

Ricordo d’aver letto una volta da qualche parte che nell’800, e nella prima metà del ‘900, nei circhi andavano di moda i cosiddetti freaks, uomini (e donne) con varie deformità che si esibivano come fenomeni da baraccone ed erano delle vere e proprie celebrità del loro tempo. Erano quelle celebrità non sempre a lieto fine, e spesso, una volta esaurito il proprio numero da applausi si vedevano ripiombati nella nuda e cruda realtà dell’indifferenza che li circondava, che li emarginava, sino a renderli, appunto, fenomeni da baraccone buoni giusto il tempo per compiacere il “padrone di turno”. Bene, io, il mio lavoro, lo vedo differente.

Chi lo desiderasse, ecco qui l’avvincente epilogo del concorso.

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25 Risposte to “L’evangelizzazione del nulla”

  1. Roberto Giuliani Says:

    Cosa mi hai ricordato Angelo! Freaks era anche un film, rigorosamente in bianco e nero, terribile e bellissimo che metteva in risalto tutti i problemi esistenziali nell’ambiente circense, esaltati all’ennesima potenza nel caso dei cosiddetti “freaks” ovvero nani e deformi con qualità acrobatiche del tutto particolari.
    Tornando al tema in oggetto, direi che la cosa non mi stupisce affatto. L’AIS ha smesso da tempo di essere una associazione (ma lo è mai stata realmente?), oggi è un’azienda a tutti gli effetti, con polo centrale a Roma, l’interesse primario (come per tutte le aziende) è quello di immagazzinare denaro, e la partnership con la Santa Margherita (ma perché non la citi nel post??) mi sembra un’occasione perfetta per unire due interessi per uno stesso fine.
    Questa originale iniziativa assicura una bella pubblicità e diffusione dei vini dell’azienda citata, e cosa ne ricava l’AIS non è difficile immaginarlo.
    O c’è della poesia e della cultura che mi sfuggono, dietro tutto questo?

    • Angelo Di Costanzo Says:

      Sulla mancata citazione di Santa Margherita sai che non me ne sono accorto? C’è però il link…

      In quanto alla faccenda invece, dici bene, ma pur rimanendo su un rapporto di mera convenienza “commerciale” ci potevano essere mille altre iniziative funzionali a valorizzare sia l’uno o l’altro partner. Ma “Un sommelier direttamente a casa tua” no! Vi prego… adesso ci manca solo di finire tra le pentole di Mondial Casa… 😦

    • Salvatore LANDOLFO Says:

      Salve Roberto,
      Il punto e’ proprio quello la poesia e la cultura, che dovrebbero essere la reale missione di un Associazione quale l’AIS, svaniscono nel momento che entrano in gioco gli interessi.
      Quest’Associazione, che come dice un mio caro amico di sventure associative, è verticistica e per regolamento ai vertici possono esserci solo i professionisti cioè chi col vino ci campa e soprattutto non chi è professionista come il proprietario di questo blog il quale per lavoro e per diletto si smazza per dare una coerente comunicazione del mondo del vino, ma da professionisti quali Enotecari o Rappresentanti o lavoranti nel mondo enologico che per forza di cose e di tasca pensano ai propri interessi.
      Poi ancora vi sono gli “inutili idioti”, come li ha definiti un noto blogger di vino del Sud, che pensano o gli fanno credere di aver in mano la situazione solo per poter gestire al meglio gli interessi di pochi.
      Salvatore LANDOLFO

  2. Salvatore LANDOLFO Says:

    Ciao Angelo,
    Premetto che sono pienamente d’accordo con te, anzi per la mia vena polemica, sei stato fin troppo soft.
    Purtroppo la strada intrapesa dall’Associazione dalle ultime elezioni non e’ per nulla innovativa, come promesso in fase elettorale, e questa invenzioni pro azienda non mettono certo in buona luce l’Associazione che per sua ragione d’esistenza e per trasparenza non dovrebbe favorire alcuno.
    Sembra che io abbia contrarietà o voglia parlar male dell’Associazione della quale orgogliosamente faccio parte, ma ru e gli amici sapete quanto abbia lottato per farne ancora parte dopo essermi opposto ad operazioni più piccole ma simili a quella da te illustrata.

    Salvatore LANDOLFO

    • Roberto Giuliani Says:

      Landolfo, il punto è proprio questo, il solito conflitto d’interesse, solo che da un industriale te lo puoi aspettare, ma da una associazione che dovrebbe diffondere cultura proprio no! Inoltre l’AIS è autrice di una guida che viene distribuita a tutti i soci e diffusa in enoteche e negozi di settore. Come si fa a non mettere Santa Margherita in guida e, magari, a non dare voti alti ad almeno un paio dei suoi vini? Questo concorso è solo uno dei mille esempi della realtà in cui viviamo, giova a loro ma non certo a chi dovrebbe imparare ad amare il mondo dell’enogastronomia.

      • Angelo Di Costanzo Says:

        Sai Roberto, forse dirò una cosa sciocca, ma è la dura legge del mercato. Come conferma il fatto che questa stessa pubblicità divampi su tutti i migliori wineblog in rete, compresi quelli dichiaratamente “contro” gli industriali del vino. Evidentemente la figura professionale non vale una riflessione quanto una bottiglia di vino :-). Poi ci si lamenta di certi soloni; ma sia chiaro, questa è tutta un’altra storia…

      • Roberto Giuliani Says:

        Hai ragione Angelo, ce l’ho anchio, me ne sono accorto tardi…

      • Angelo Di Costanzo Says:

        La mia era una mera osservazione, non certo una critica. 🙂

  3. enoneoneno Says:

    Bene, ho letto attentamente il tuo articolo, e ritengo che la cosa ti stia molto a cuore. E’ giusto, ti senti leso nell’intimo del tuo ruolo, anzi ti fa onore, considerata la leggerezza spesso usata ancora oggi nel considerare la professione del sommelier.
    Il fatto è che, ci piaccia o meno, il ruolo oggi assunto dai “maestri del vino” è tale anche perchè ci sono state e ci saranno ancora slogan come questi. Intendo dire (non mi fraintendere, non è mia intenzione aderire alla campagna pro-frivolezze), che il moltiplicarsi dell’interesse rivolto al mondo del vino passa anche attraverso le campagne “trasversali”, il mediocre, il banale, il commerciale, le mode ecc.. ed è questo acuirsi del livello attentivo rivolto all’enomondo che consente a chi fa il tuo mestiere di assumere un ruolo (economicamente) crescente. Dunque, volendo usare un rapporto matematico: + mediocrità= + accessibilità= + diffusione= + massificazione = + soldi= + investimenti= + introiti= + risorse da destinare anche per i sommeliers= + interesse anche per i sommeliers che la cosa vada così…
    A questo punto è doveroso da parte mia dissociarmi dal sistema appena rappresentato, che però continuerà ad essere tale a prescindere dal mio consenso..

  4. Angelo Di Costanzo Says:

    Mauro la questione sì mi sta parecchio a cuore e, tralasciando il potenziale inespresso della cultura enoica che si vuole andare a scardinare con questa iniziativa (ma a chi serve?), sono ancora altri gli scenari che io ho immaginato, più di quello che racconto nel post:

    – Il sommelier (degustatore?) incaricato di tenere una lectio magistralis è spesso abituato ad avere ai corsi 30 (ma anche 50 o 80) “alunni” tutti attenti ed interessati a ciò che gli si sta tentando di spiegare, e non certo di arrivare a casa Boldrini a spiegare quanto è buono il cacio sui maccheroni.

    – La massaia di cui sopra, innamorata pazza della cuvée di Pinot dovrà in qualche modo acettare che non è proprio quella l’espressione più tipica dell’areale in questione. O il sommelier dovrà spararne un paio di quelle buone; di che Lectio Magistralis parliamo allora?

    Potrei continuare all’infinito, nella speranza che siano, a vincere questo concorsone, solo grandi appassionati come te o il tuo gruppo di amici sbevazzatori seriali. Ma che tu bevi Santa Margherita? Beh, non direi… 🙂

  5. Silvano Says:

    Caro Angelo, è una trovata come un’altra per sfruttare l’uno l’immagine/il prestigio dell’altra (ma quale?).

    Generalmente, non compro i vini di Santamargherita, oggi ho una ragione in più per continuare a farlo… 😦

  6. Tony Says:

    la cavolata enoica dell’anno!! 😦

  7. Enrico Bruzzano Says:

    Beh, c’era da aspettarselo! Prima o poi, una figura così elegante, affascinante e sobria come il sommelier, comunicatore di una nobile passione con secolo di storia alle spalle, doveva cedere al mercato matto e disperatissimo. Non condivido l’iniziativa, in quanto penso che una cosa simile sia carina limitatamente ad un gruppo di amici, appassionati ed interessati, non consumatori estratti a sorte. Sono sommelier Per passione, non è il mio lavoro principale, ma ne rispetto profondamente tutte le peculiarità e caratteristiche. Mi dispiacerebbe molto vederle sminuite e private di valore….

    • Angelo Di Costanzo Says:

      Te li immagini Enrico, quei certi soloni che conosciamo io e te… credo farebbero a gara per “rubarsi” persino un servizio del genere… e sai che sfraceli ai fini dell’evangelizzazione promessa dallo spot! 🙂

      Un caro saluto e contniua a coltivare la tua passione… 😉

      • Enrico Bruzzano Says:

        Si si, immagino! Tra l’altro, i soloni stanno dilagando sempre piu’, hanno campo libero! Che tristezza…

        Saluti anche a te, e quando torni a Napoli dobbiamo far fare amicizia alle piccoline!
        Un abbraccio! 🙂

  8. enoneoneno Says:

    Ti dirò, io non parteciperei ad un concorso del genere, non solo perchè non bevo Santa Margherita, ma perchè non ne avrei il titolo, lascerei piùttosto a te o ai tuoi amici degustatori l’onore.. d’altronde è uno come voi che cercano, mica un appassionato!!! Sempre che uno dei vostri sia disposto a bere Santa Margherita.
    Ovviamente scherzo..:-)

  9. enoneoneno Says:

    P.S. Ho riletto attentamente il mio primo post, ed intendo sottolineare che il tono usato non voleva essere (se lo è stato) assolutamente polemico con la tua riflessione. Il mio è solo ragionamento, analisi, idea..
    Vengano le critiche, è giusto..
    D’altronde io stesso in calce al messaggio mi sono dissociato dalla campagna di cui in oggetto..
    Quindi, sono d’accordo, ma al contempo sono realista e cinico forse, ma ciò, hai ragione, dipende dal fatto che io non appartengo alla categoria..

  10. Arturo Says:

    Amici , il senso ed il controsenso, che parimerito aleggiano in questi discorsi, è legato ad un solo filo conduttore: il mercato ed il bussiness. Angelo, i sommelier, quelli con la “passione”, quelli che dovrebbero essere i veicolatori del vino, oggi sono pochi., Alcuni anche bravi si sono trovati ad essere oggi bussiness-man senza tener forse di conto che l’associazione nasce per promuovere e far conoscere il vino senza essere di parte. In un’azione del genere, se un sommelier dovesse “discutere” di un vino di questa azienda davanti ad una platea, secondo voi lo farebbe senza condizionamento alcuno? Se così fosse, direi che va bene, e che l’associazione assolve pienamente ai suoi propositi,,,:-)

  11. Franco De Luca Says:

    Caro Angelo, ti confesso che non ho elaborato un’idea precisa riguardo questa “sperimentazione” perché a dire il vero mi interessa poco, ma se mi chiami a ragionarci allora accolgo volentieri l’invito. Ho dovuto leggere tutti i commenti precedenti ed è stata dura, ma vedo che fondamentalmente la critica non è mossa alla questione che tu sollevi ma all’associazione.
    La prima cosa che quindi mi chiedo è? ma chi ci tiene a noi tutti dentro questa associazione? ce ne sono diverse, si può cambiare, il giorno in cui il dovere di difenderla non dovesse più coincidere con la convinzione di farlo io andrei altrove… oppure mi rivolgerei con maggior profitto alla mia attività principale.
    Con questo non dico che la scelta dell’AIS di aderire al progetto sia giusta, non lo so, dovrei pensarci meglio, dovrei entrare più profondamente nella dinamica della cosa, capire come è nata… per adesso mi sembra una opportunità che può rivelarsi un fallimento oppure un inizio di qualcosa di nuovo. Caro Angelo, io sono contento che ci siano persone pronte ad intraprendere percorsi nuovi, anche se rischiosi, perché l’alternativa è la morte termica dell’universo, tutto a 20 gradi centigradi senza più passaggio di calore…
    tu vedi il bicchiere (di vino) mezzo vuoto, la situazione che tu prevedi è assolutamente possibile, la signora Carla e la sua allegra famiglia potrebbero effettivamente avere l’atteggiamento che tu descrivi… ma io vivo i corsi e faccio molti servizi e ti assicuro che ci sono tante signore “Carla” che invece avrebbero piacere di mostrarsi, di farsi conoscere ma soprattutto conoscere un mondo da cui sono attratte… il punto cruciale è “chi mandiamo a svolgere questo delicato compito” che a mio avviso dovrebbe avere il fine della conquista e non della vanità.
    Su questo punto è fondamentale il selezionatore che però deve gestire una classe estremamente eterogenea.
    Angelo, non mi dilungo ancora, volevo solo aderire al tuo invito. La tua intelligente acutezza è sempre una buona leva su cui ragionare, ma proprio tu dovresti per questo esser contento se qualcuno intraprende un sentiero sconosciuto… che cosa abbiamo da perdere? Se il sommelier è in gamba il premio sarà nostro.

  12. Angelo Di Costanzo Says:

    Anzitutto Franco grazie per il tuo intervento, e sappi che oggi come sempre sei il benvenuto su queste pagine; mi riprometto di riprendere le tue osservazioni che trovo senz’altro meritevoli di maggiore attenzione da parte mia oltre questo fugace e doveroso intervento.

  13. Angelo Di Costanzo Says:

    Allora Franco, riprendo il filo del discorso: sulle critiche all’associazione lascerei stare, anche perché non è a questo che mirava il post se non nella misura di lanciare una riflessione su una iniziativa che, suvvia, non convince nemmeno te! 🙂

    Chi poi ce lo fa fare? Beh, il senso di appartenenza senz’altro, che credo – almeno lo è per me – non è scalfito dall’opera pur contestabile (civilmente) di qualcuno. Il guaio è che da tempo si è più dediti (appare più semplice) a specchiarsi nei successi (pochi, pochissimi e di che entità?) piuttosto che nelle mancanze da colmare, formazione dei professionisti anzitutto: ma chi come me, come tu ben auspichi, è profondamente dedito alla sua attività principale, si è abituato ormai ad analizzare l’andazzo e, come si dice a Napoli, lascia correre ‘a nave, tanto ‘a fava se’coce o’stesso… 🙂

    Poi magari ne apriremo un’altra di discussione, su quanto sia più facile oggi trovare mediocri sommeliericchi orgogliosi della loro tessera piuttosto che ragazzi capaci di tenere una bottiglia in mano e reggere magari pure solo un mese di lavoro (vero) senza venir meno. Ecco, perché queste aziende non si dedicano a finanziare questo tipo di formazione piuttosto che mandare un sommelier (ma chi poi?) come premio a cena a casa della signora Clara? (leggiti bene il regolamento, c’è da sfiancarsi dalle risate!).

    Altra questione poi quella riferibile a come si vede il bicchiere, che sinceramente non vedo ne mezzo pieno ne mezzo vuoto: in effetti, concedimi una battuta, con questa iniziativa io non ce lo vedo proprio! A meno che Arturo, l’amico di Carla, il commercialista dei brianazoli, non cacci fuori dalla sua cantina una delle bocce migliori per onorare il malcapitato sommelier che si troverà a discutere di Pinot Grigio delle Venezie e di Muller Thurgau cercando di mettere su argomenti credibili dei più validi (ma quali?).

    Grazie ancora Franco per il tuo intervento, e, alla prossima.

  14. Salvatore LANDOLFO Says:

    Svesto la vena “polemica” che ha caratterizzato i precedenti interventi e vi invito ad una riflessione.
    A prescindere dal fatto di condividere o meno l’iniziativa, ed io non la condivido, purtroppo ciò che muove questa iniziativa è solo lo scopo di Business da ambo le parti, o sbaglio?
    Poi sul fatto oggettivo di far parte dell’Associazione, cosa risolveremo andando altrove? A mio parere tutte le navi che solcano quest’oceano sono mosse dalla voglia di Business e Apparenza. Peggio ancora “inaridirsi” in proprio le Associazioni o Cooperazioni sono motivo di confronto e quindi di crescita. Anche grazie a questa voglia di confronto siamo qui ad argomentare.
    Cosa ne pensate???

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