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Un’occasione mancata, solo rimandata

19 marzo 2020

L’International Taste Institute¤ è il leader mondiale nella valutazione e certificazione di alimenti e bevande di consumo da parte di professionisti. L’istituto accompagna migliaia di aziende in tutto il mondo nel migliorare la qualità dei loro prodotti rilasciando la rinomata certificazione Superior Taste Award.

C’era anche Angelo Di Costanzo tra i professionisti invitati dall’International Taste Institute di Brussels per il raduno internazionale previsto questo fine marzo prossimo, un invito per la verità atteso da tempo a cui però non si è potuto dare seguito a causa dell’emergenza covid-19.

L’istituto, con sede a Brussels, può vantare una rete multiculturale di appassionati di cibo che lavora a stretto contatto con alcuni dei migliori Chef e Sommelier del mondo. Fondato nel 2005, il Taste Institute sta crescendo rapidamente e sono ormai innumerevoli le aziende alimentari provenienti da più di 100 paesi del mondo, delle più diverse categorie di alimenti e bevande, che scelgono di misurarsi con questa prestigiosa certificazione di qualità.

I prodotti sono testati da un nutrito gruppo di esperti del gusto e membri delle più prestigiose associazioni di chef e sommelier di tutto il mondo, sono infatti solo 200 i membri della giuria che vengono accuratamente selezionati in base alla loro preziosa esperienza nella degustazione sensoriale e al proprio curriculum vitae professionale. Stiamo parlando di esperti di Food&Beverage, competenti Sommelier e Chef di ristoranti prestigiosi con stelle Michelin provenienti da oltre 20 paesi del mondo tra cui la Spagna, la Francia, l’Italia, il Portogallo, il Belgio e i Paesi Bassi.

Angelo Di Costanzo è nato a Pozzuoli e vive nei Campi Flegrei. Il Sommelier puteolano, professionista dal 2001, vanta una lunga formazione professionale con una solida e qualificata esperienza maturata sul campo: è stato Miglior Sommelier della Campania nel 2008 e nello stesso anno ”Spilla d’argento” Charme Sommelier, più volte in concorso al Trofeo Miglior Sommelier d’Italia è stato per anni Head Sommelier del prestigioso Capri Palace Hotel&Spa¤. Eletto Sommelier Italiano dell’Anno per la Guida L’Espresso 2014¤, dal 2015 è Manager¤ e Wine Specialist presso San Gregorio Ristorazione, società del gruppo Feudi di San Gregorio. E’ membro della sezione campana di ASPI¤, la prestigiosa Associazione della Sommellerie Professionale Italiana, con la quale è particolarmente attivo nelle attività di divulgazione professionale e formazione delle nuove leve di professionisti.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Angelo Di Costanzo entra a far parte di ASPI, l’Associazione della Sommellerie Professionale Italiana

14 ottobre 2019

E’ una buona notizia per la Sommellerie campana quella che vede il ritorno in campo in ambito associativo professionale del professionista flegreo.

Angelo Di Costanzo, classe ’75, di Pozzuoli, già protagonista di lungo corso del mondo del vino¤, è dal 2015 impegnato nel board direzionale di Food&Beverage di San Gregorio Ristorazione, società del Gruppo Feudi di San Gregorio di Sorbo Serpico. E’ stato Miglior Sommelier della Campania nel 2008 ed eletto Sommelier Italiano dell’anno per la Guida L’Espresso 2014¤.

’Era forte il desiderio di contribuire con la mia esperienza al lavoro di aggregazione, divulgazione e formazione professionale avviato da alcuni anni in Campania da ASPI¤, l’Associazione della Sommellerie Professionale Italiana’’, che ricordiamo essere l’unica associazione italiana riconosciuta dall’ASI¤ (Association de la Sommellerie Internationale) e punto di riferimento in Italia della più alta espressione della Sommellerie contemporanea, presieduta dal Campione del mondo Giuseppe Vaccarini e guidata in regione da Ciro Laringe, Vice Presidente Nazionale e da Giuliano Mallardo alla Direzione dei Corsi che hanno accolto con grande apprezzamento la notizia.

‘’E’ necessario, oggi più che mai, rafforzare la figura di Alta professionalità che ogni Sommelier deve saper rappresentare nel mondo del vino, dove si è costantemente alla ricerca di donne e uomini preparati, specializzati e capaci di fare la differenza con il proprio talento e lavoro’’ ci tiene a precisare Angelo.

‘’Proveremo a farlo con grande slancio, sostenendo i Corsi Propedeutici affiancandovi alcuni appuntamenti di particolare levatura didattica e con degli approfondimenti tematici che avvicinino sempre di più i Professionisti, ma anche gli appassionati, alle straordinarie suggestioni che sono capaci di regalare i meravigliosi territori, le aziende e i grandi vini del nostro paese, e non solo!’’. Non resta quindi che rimanere in contatto con ASPI!

ASPI CAMPANIA
via Monte di Cuma 3, Pozzuoli (Na)
Tel. 081 804 6235
mail: napoli@aspi.it

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Quel che resta non siano briciole

30 dicembre 2016

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L’intuizione, la creatività, il talento, l’arte di un grande Chef non puoi certo delegarla, un suo piatto però sì. Vi sono mille ragioni per discuterne per giorni, eppure, a pensarci bene, è già così da sempre, in particolar modo nelle cucine cosiddette d’autore o più semplicemente gurmé.

Per contro, il talento, la passione, la personalità, l’arte dell’accoglienza di un Cameriere o di un Sommelier di quelli bravi no, resta affare un tantino più difficile e complesso: in certi casi, quando lui non c’è in sala, si vede e come.

Un mestiere quello di stare in sala in chiara difficoltà, provato da molteplici fattori, la fretta del nostro tempo anzitutto che non concede tregua alcuna. Così siamo profondamente in ritardo e non c’è ricambio generazionale da aspettare. Un mestiere, questo, su cui bisogna tornare ad investire soprattutto del tempo, più che le chiacchiere di molti.

In mezzo al dibattito l’Italia degli ormai mille e più cronisti del gusto, o del food, come amano definirsi ultimamente. Il nostro è un paese dal destino segnato: oltre a Santi, Poeti e Navigatori finirà per avere più cronisti enogastronomici che ristoranti e vini da raccontare. Certo prima o poi il buffet finirà, qualcuno avrà già in serbo un nuovo indirizzo a cui fare visita qualcun altro saprà riadattarsi, campo ce n’è e vi è sempre il mestiere di allenatore che più o meno, è risaputo, è alla portata di tutti. In fondo uno che ti paga per farlo lo trovi sempre [cit.].

L’auspicio è che quel che resta non siano solo briciole, anche perché pure quelle sembra che nessuno più le voglia levare.

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Le ragioni del bere vino blu

2 settembre 2016

C’è stato un periodo di gran fermento per gli appassionati di vino, quando si ragionava su tutto e ci si faceva domande profonde, talvolta delle più improbabili epperò precise, quesiti che richiedevano risposte plausibili e circostanziate: il terreno, l’altitudine, varietali autoctoni o alloctoni? E poi rese per ettaro, portainnesto Paulsen o Ruggeri, tostatura delle doghe usate per le barriques, di primo, secondo o terzesimo passaggio, il sughero o il silicone, e bordolese quale? A spalla alta, tronco-conica. Vieppiú sul colore, le sfumature, le ragioni dell’ananas ed il miracolo minerale, la ricchezza e la profondità degli abissi marini. In pianura, sulla costa come in montagna. Il prezzo, eh… il prezzo, il mondo di mezzo. Per non parlare della comunicazione, l’immagine, il brand. Il successo di vendite!

Poi, sembra, un lento declino: pare vadano via solo le bolle, e il vino vegano, e mò, peggio, blu. Mi sa che qualcosina non ha funzionato, e qualcuno – non noi, sia chiaro – non ha fatto bene il suo lavoro, evidentemente.

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