Archive for the ‘PROFESSION SOMMELIER’ Category

Ambizione o arrivismo?

22 ottobre 2021

Abbiamo necessità di riappropriarci della “scoperta di sé”, quella cioè di individuare in se stessi i propri desideri e i propri principi autentici, liberi dalle influenze e dalle aspettative della società e dell’ambiente in cui viviamo che, pur con le migliori intenzioni, talvolta possono condurre fuori strada, o meglio, fuori dalla propria strada.

Ciascuno ha un proprio bagaglio di talenti, specialità, desideri, sogni, valori che lo rendono unico. Nutrire questa ambizione è doveroso, forse più che un diritto. E nulla va lasciato per strada, intentato. Attenzione però, ambizione non è arrivismo!

Se la persona porrà attenzione alla propria unicità, ricercando intenzionalmente ciò che la contraddistingue dagli altri, coglierà senz’altro ciò che ha bisogno di fare o di non fare per essere felice, vocato, si sentirà spinto in quella direzione, chiamato a compiere determinate scelte e a mettere in atto determinati comportamenti per riuscire nell’ambizione, per non restare ingabbiato nella propria comfort zone.

Ciò detto, la parola vocazione potrebbe apparire un concetto ridondante, magari lontano dalla vita quotidiana, dalla vita reale di ognuno, eppure, lasciando stare questioni filosofiche o astratte sarebbe bene precisare che la la vocazione riguarda il fare, quel qualcosa di estremamente utile e pratico funzionale a migliorarsi, crescere, andare avanti, per non lasciare nulla per strada, intentato. Ma attenzione, l’ambizione non sia arrivismo!

© L’Arcante – riproduzione riservata

E’ già una pietra miliare il Taurasi Riserva Vigna Quintodecimo 2010

10 ottobre 2021

Taurasi, red passion! Proviamo a guardare a questo straordinario vino campano con gli stessi occhi di chi si approccia ai grandi vini italiani, riferendoci cioè non più semplicemente al vitigno originario o alla menzione legislativa della denominazione, bensì alla sua tipicità proveniente da territori e microclima specifici, se non addirittura da una singola vigna.

Sono queste per noi bottiglie emozionanti, rappresentative, se vogliamo didattiche, perché in fondo una bottiglia di Taurasi muove tante sensazioni a un degustatore ma continua ad avere maledettamente bisogno, oggi più che mai, di veri e propri ambasciatori capaci di appassionarsi, che abbiano sete di conoscenza e siano propensi alla sua giusta valorizzazione, ben oltre le aziende, capaci certo di svolgere un grande lavoro nella salvaguardia di un territorio, di qualità nella produzione, ma c’è necessità soprattutto di validi professionisti capaci di coglierne appieno il valore e che lo sappiano poi comunicare agli appassionati avventori.

Testimonianze preziose come questa rara bottiglia di Quintodecimo sono fondamentali per ribadire il principio che vado affermando da anni: il Taurasi è un grande vino che nulla ha da invidiare ai grandi rossi italiani e internazionali! Peraltro qui espresso con una chiave di lettura del terroir irpino antica e nuova allo stesso tempo, un ossimoro palpabile ad ogni sorso di questo straordinario vino, tratteggiato da autentica territorialità, eleganza e finezza, alcuni tratti distintivi dei suoi vini irrinunciabili per Luigi Moio.

Fu quella un’annata abbastanza eterogenea in Irpinia, per alcuni produttori una delle loro migliori vendemmie anche per una variabile decisiva: le piogge abbondanti concentrate nella parte centrale di ottobre, per cui riuscirono a portare in cantina le migliori uve quelle aziende che riuscirono a raccogliere prima delle piogge, all’inizio di ottobre entro la metà del mese come in questo caso, oppure chi poté attendere la seconda metà di novembre; più in generale si è comunque trattato di un millesimo dall’impronta decisamente fresca. Vigna Quintodecimo proviene dalla vigna omonima della tenuta, la prima ad essere piantata nel 2001 dove il suolo è costituito perlopiù da rocce argillose, molto ricche in calcare, posta a circa 420 metri di altitudine con piena esposizione nord/ovest.

Un Taurasi duemiladieci questo, a più di dieci anni dalla vendemmia, appena avviato sulla sua strada della maturità, incredibilmente espressivo, sin dal colore rubino, netto, vivido e luminoso, appena granato sull’unghia del vino nel bicchiere. Il naso si apre subito come un ventaglio dapprima balsamico ed intrigante, poi intenso, fine e complesso; si va da piccoli frutti rossi e neri, a riconoscimenti di fiori passiti, spezie fini, cuoio, radici e sottobosco, in un insieme persuasivo e convincente al tempo stesso; il sorso fresco e teso fa il resto, pieno di vigore fruttato e infine ancora balsamico, regala una bevuta dal nerbo misurato e appagante. Una vera pietra miliare!

© L’Arcante – riproduzione riservata

Il 25 agosto appuntamento alla Scuola di Alta Formazione In Cibum

5 agosto 2021

Migliaia di parole al minuto vengono spese durante i corsi e sulla rete relativamente all’abbinamento dei cibi con i vini. Le più ascoltate e lette ci ricordano che le sensazioni del vino e del cibo si fondono per concordanza o per contrapposizione creando un insieme che deve risultare armonico, sarà proprio così?

Invero l’arte dell’abbinamento sta proprio nel mettere in piedi un effetto per il quale un certo tipo di vino valorizza un certo piatto e ne viene a sua volta valorizzato, talvolta anche fuori dagli schemi. Ne parliamo il prossimo 25 agosto alla Scuola di Alta Formazione In Cibum di Pontecagnano Faiano, a Salerno.

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Taurasi Riserva B. M. 2009 Joaquin Avellino

29 Maggio 2021

Taurasi, red passion! Proviamo a guardare a questo straordinario vino campano con gli stessi occhi di chi si approccia ai grandi vini italiani, riferendoci cioè non più semplicemente al vitigno originario o alla menzione legislativa della denominazione, bensì alla sua tipicità proveniente da territori e microclima specifici, se non addirittura da una singola vigna.

Sono queste bottiglie emozionanti, rappresentative, se vogliamo didattiche, perché in fondo una bottiglia di Taurasi muove tante sensazioni a un degustatore ma continua ad avere maledettamente bisogno, oggi più che mai, di veri e propri ambasciatori capaci di appassionarsi, che abbiano sete di conoscenza e siano propensi alla sua giusta valorizzazione, ben oltre le aziende, in grado certo di svolgere un grande lavoro nella salvaguardia di un territorio, di qualità nella produzione, ma c’è necessità soprattutto di validi professionisti capaci di coglierne appieno il valore e che lo sappiano poi comunicare agli appassionati avventori.

Vieppiù tocca farlo con bottiglie suggestive ed evocative come queste, prodotta da Joaquin Avellino, l’azienda Madre di Raffaele Pagano che a suo tempo immaginò, con le straordinarie uve Aglianico provenienti dalle vigne vecchie di Paternopoli, un rosso di tale intensità e longevità; siamo sul Versante Sud, in Alta Valle irpina, dove il vigneto a bacca rossa assume una quota di rilevanza notevole, talvolta esclusiva, distribuito nei comuni di Castelvetere sul Calore, Montemarano, Castelfranci e, per l’appunto Paternopoli¤, areali questi tra i più vocati della docg del Taurasi.

E’ perciò un Taurasi Riserva destinato ad un lungo affinamento in legno oltre che in bottiglia – sino a dieci anni -, prima della sua uscita dalla cantina-laboratorio di Montefalcione; vino che reca in etichetta un nome velocemente ”siglato” con B.M., invero ispirato alla Venerabile Confraternita della Buona Morte, un messaggio nemmeno tanto subliminale posto a condizione di un nettare evidentemente immortale se non sino all’incontro cruciale con quei palati più attenti ed esigenti in grado di sancirne dopo anni, appunto, una buona e giusta fine.

Godiamo di un rosso duemilanove maturo e intenso, dal naso ampio che mette in riga sentori fruttati maturi e spezie fini, erbe di montagna e sottobosco, dentro al calice ci troviamo pennellate di austerità, un pot-pourri di frutta secca, olii ed e aromi complessi, fragranza di cedro e sandalo, finanche tabacco, l’accompagnano un sorso misurato e intransigente, brevemente amarognolo sul finale di bocca. Sono anche bottiglie come queste che ci lasciano intuire tutto il grande potenziale del Taurasi, a tutti gli effetti uno dei grandi rossi italiani. 

© L’Arcante – riproduzione riservata


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