San Martino sulla Marrucina, Montepulciano d’Abruzzo Marina Cvetic ’00 Gianni Masciarelli

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Lì a San Martino sulla Marrucina ci sono capitato ahimé una sola volta, era pieno agosto 2001 e la cantina era tutto un cantiere. Non potemmo vedere molto, ma cogliemmo pienamente quanto si andava scrivendo in quegli anni in quello splendido angolo d’Abruzzo; l’ormai consolidato successo del Montepulciano Villa Gemma e il talento irrefrenabile di Gianni Masciarelli avevano bisogno di una “casa” all’altezza della situazione. Con Lilly avevamo deciso di passare quell’estate tra le vigne d’Abruzzo, Marche, Umbria e Toscana; Guardiagrele, Peppino Tinari, Valentini e Masciarelli appunto erano solo la prima tappa di un viaggio che si sarebbe rivelato poi una delle esperienze più ricche ed entusiasmanti della nostra vita.

Ricordo, lasciato allora tra gli appunti di una sbiadita copia della Michelin di quell’anno, un grande Montepulciano Marina Cvetic 1997 bevuto proprio una sera di quelle passata a mangiare “Pallotte case e ove” e “Costine d’Agnello” al Villa Maiella: “spettacolare” si legge, “l’Albergo Ristorante dei Tinari ed il vino di Masciarelli”. Se chiudo gli occhi mi pare di rivedere tutto lo splendido carrello della colazione servita in camera ogni mattina. Un incanto di profumi e sapori abruzzesi. Poi riassaporo quel vino, dal colore intenso e porpora, il naso ruvido e sgraziato, appena ridotto ma di una autenticità unica, corpulento e succoso. Senza fronzoli e franco. Gran Vino!

Un vino deve avere una storia, portare con se un messaggio, rievocare la sua terra, le persone che l’hanno forgiato, si dice. Eccone uno di quelli impeccabili, tiri via il tappo a questo 2000, temi l’irreparabile ed invece ti si apre un mondo davanti: colori, profumi e sapori di una terra splendida che non vorresti mai smettere di camminare, vivere, portare con te. Il bicchiere mostra un vino ancora in grande forma, il timbro è rosso rubino, solo appena sgranato sull’unghia. Il naso è un portento, c’è ancora tanto frutto, maturo, pienamente espresso ma vivo: si colgono persuasive note di viola, mora, amarena, poi ancora mirtillo, quindi tabacco e liquirizia, cuoio e una certa carica balsamica. Il sorso è succoso, pare tingere il palato, ancora appena tannico ma di enorme piacevolezza. Chiude nerboruto e sfrontato, come i meravigliosi anni che ci ha regalato Gianni Masciarelli.

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