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Comfort Wines, ad esempio il Montepulciano d’Abruzzo 2017 delle Tenute Agricole Masciarelli

3 novembre 2019

Come per i ”Comfort Foods” ovvero quei cibi a cui ricorriamo talvolta per soddisfare un bisogno emotivo alla ricerca di sapori consolatori, stimolanti e spesso nostalgici, così vi sono i ”Comfort Wines”, vale a dire bottiglie sicure, di solito appaganti, vini che continuano ad essere tra i più venduti sul mercato e consumati in Osterie, Wine Bar, Ristoranti e ultimamente finanche in Pizzerie, con grande successo soprattutto al calice.

Per conquistarci pienamente un vino deve avere una lunga storia, magari portare con se un messaggio di forte tradizione, evocare la sua terra, le persone che l’hanno forgiato, eccone allora uno di quelli impeccabili, a questo duemiladiciassette gli tiri via il tappo e sai di avvicinarti ad un vino di sicuro affidamento, certo di lettura semplice, ma che a volerti spiegare per bene ti potrebbe aprire davanti un mondo intero di colori, di profumi, di sapori, quelli di una terra splendida, l’Abruzzo, che non vorresti mai smettere di camminare, vivere, portare con te. Come ripercorrere tutti i meravigliosi ricordi legati agli anni che ci ha regalato il grandissimo compianto Gianni Masciarelli.

Il bicchiere ci regala un vino franco e schietto, il colore è rubino vivace, trasparente, appena sgranato sull’unghia del vino nel bicchiere. Il naso è immediato, vinoso, floreale e fruttato, vi si colgono chiaramente dolci note di violetta, di amarena, melograno, appena un accenno balsamico sul finale di bocca che chiude fresco e caldo. Il sorso è succoso, gustoso e appena tannico, sono tredici gradi e mezzo di grande piacevolezza. L’abbiamo bevuto a tutto pasto durante un pranzo domenicale ricco e sostenuto: Zuppetta di legumi, Stracotto di manzo, Bottoni di pasta ripieni con ricotta ai funghi Porcini, Lombata di Agnello e Salsiccia alla brace, patate al forno e Friarielli, ebbene, nemmeno una sbavatura, degno compagno a tutto pasto, una certezza assoluta!

Leggi anche Montepulciano d’Abruzzo Marina Cvetic ’00 Qui.

© L’Arcante – riproduzione riservata

San Martino sulla Marrucina, Montepulciano d’Abruzzo Marina Cvetic ’00 Gianni Masciarelli

3 settembre 2012

Lì a San Martino sulla Marrucina ci sono capitato ahimé una sola volta, era pieno agosto 2001 e la cantina era tutto un cantiere. Non potemmo vedere molto, ma cogliemmo pienamente quanto si andava scrivendo in quegli anni in quello splendido angolo d’Abruzzo; l’ormai consolidato successo del Montepulciano Villa Gemma e il talento irrefrenabile di Gianni Masciarelli avevano bisogno di una “casa” all’altezza della situazione.

Con Lilly avevamo deciso di passare quell’estate tra le vigne d’Abruzzo, Marche, Umbria e Toscana; Guardiagrele, Peppino Tinari, Valentini e Masciarelli appunto erano solo la prima tappa di un viaggio che si sarebbe rivelato poi una delle esperienze più ricche ed entusiasmanti della nostra vita.

Ricordo, lasciato allora tra gli appunti di una sbiadita copia della Michelin di quell’anno, un grande Montepulciano Marina Cvetic 1997 bevuto proprio una sera di quelle passata a mangiare “Pallotte case e ove” e “Costine d’Agnello” al Villa Maiella: “spettacolare” si legge, “l’Albergo Ristorante dei Tinari ed il vino di Masciarelli”. Se chiudo gli occhi mi pare di rivedere tutto lo splendido carrello della colazione servita in camera ogni mattina. Un incanto di profumi e sapori abruzzesi. Poi riassaporo quel vino, dal colore intenso e porpora, il naso ruvido e sgraziato, appena ridotto ma di una autenticità unica, corpulento e succoso. Senza fronzoli e franco. Gran Vino!

Un vino deve avere una storia, portare con se un messaggio, rievocare la sua terra, le persone che l’hanno forgiato, si dice. Eccone uno di quelli impeccabili, tiri via il tappo a questo 2000, temi l’irreparabile ed invece ti si apre un mondo davanti: colori, profumi e sapori di una terra splendida che non vorresti mai smettere di camminare, vivere, portare con te. Il bicchiere mostra un vino ancora in grande forma, il timbro è rosso rubino, solo appena sgranato sull’unghia. Il naso è un portento, c’è ancora tanto frutto, maturo, pienamente espresso ma vivo: si colgono persuasive note di viola, mora, amarena, poi ancora mirtillo, quindi tabacco e liquirizia, cuoio e una certa carica balsamica. Il sorso è succoso, pare tingere il palato, ancora appena tannico ma di enorme piacevolezza. Chiude nerboruto e sfrontato, come i meravigliosi anni che ci ha regalato Gianni Masciarelli.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Bolognano, Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo Myosotis 2010 Cantina Zaccagnini

4 gennaio 2012

Non è mai troppo tardi per godere di un fresco Cerasuolo d’Abruzzo, della sua franchezza e della sua sottile, infinita bevibilità; ancor più quando questa è accompagnata da un sorso ricco di frutto polposo e spigliato.

Ci appassionano ormai da sempre, profondamente, le immense e opulenti versioni di Valentini, che sembrano non avere assolutamente età, regalandoci anno dopo anno insistenti emozioni degustative, ogni volta diverse e più complesse. Talvolta tuttavia non è un male concedersi assaggi meno ragionati, complessi ed articolati come spesso capita dinanzi a uno qualsiasi dei bicchiere di vino della storica azienda di Loreto Aprutino, oggi egregiamente condotta da Francesco Paolo Valentini.

Tant’è, nelle scorse settimane ho avuto la possibilità, a più riprese, di saggiare praticamente tutti i vini di un’altro baluardo della produzione enologica abruzzese, la Cantina Zaccagnini di Bolognano, oggigiorno uno dei marchi italiani più solidi sul mercato del vino, soprattutto americano. Tra le venti e più referenze passatemi per mano, non sono certo mancate piacevoli esperienze e, al di là delle splendide versioni di montepulciano e trebbiano d’Abruzzo della linea San Clemente, di cui non farò mancare riscontro, ho molto apprezzato anche alcuni bianchi cosiddetti “base” e questo splendido cerasuolo, a conferma di quanto un’azienda per essere grande davvero, nonostante sia dedita a numeri importanti – sono circa 1.200.000 le bottiglie qui prodotte ogni anno -, debba conservare un altissimo profilo qualitativo sul primo come per l’ultimo prodotto che passa dalla sua cantina.

Il Myosotis 2010 è decisamente una bella versione di cerasuolo d’Abruzzo, franco e immediato com’è, pur nel tentativo, attraverso una più complessa esecuzione, di offrire una interpretazione un tantino più vivace e ampia del solito. Poco più di 6.000 le bottiglie prodotte ogni anno dalle sole vigne di Bolognano, in contrada Pozzo, su terreni argillosi calcarei con esposizione a sud. Le uve montepulciano, una volta giunte in cantina, vengono cernite e pigiate in maniera soffice; attraverso un veloce processo di criomacerazione e pressatura sottovuoto vengono preservati gli aromi varietali di rosa canina, lampone e melograno; quindi, con una breve fermentazione, fissato il bel colore ciliegia porpora; in gennaio, le masse finiscono in botti di rovere dove ci rimangono per non più di 3 mesi; è qui che il vino assume quel ricercato profilo di maggiore spessore, incisivo più sull’elegante espressione olfattiva che, come talvolta può accadere, sulla sobria rotondità del sorso, che invece risulta asciutto, polposo e, come sottolineato in apertura, spigliato. In definitiva, un bel vino fine e rotondo ma assolutamente non banale.

L’Arcante Wine Awards® 2010, le nominations

9 dicembre 2010

Come tutti i premi che contano (o che vorrebbero contare qualcosa, ndr) anche L’A.W.A.® ha le sue nominations, e per avvalorare la tesi che ci vuole profondamente impegnati nel recitare per bene la parte dei leoni in quest’ultimo scorcio di duemiladieci, eccovi riportate, categoria per categoria, tutte le nominations dei vini, delle aziende e delle persone ammesse alla finalissima del nostro award. Infine, una precisazione sui vini: tutti quelli presenti nella lista sono stati naturalmente assaggiati e qualcuno di questi anche più di una volta (ne trovate riprova nelle recensioni presenti su questo blog); Solo alcuni, per una serie di motivi, non hanno goduto di questa vetrina, ma ciò rappresenta solo un dettaglio marginale, che riteniamo comunque opportuno evidenziare, per evitare che si possa pensare di premiare un vino addirittura mai bevuto recensito!

LE NOMINATIONS

  • Miglior vino bianco 
  • Vermentino di Gallura Le Conche 2009 Pedra Majore – Sardegna
  • Fiano di Avellino Pietramara Etichetta Bianca 2009 I Favati – Campania
  • Trebbiano d’Abruzzo 2003 Edoardo Valentini – Abruzzo
  • Miglior vino rosato
  • Lacryma Christi del Vesuvio Vigna Lapillo 2008 Sorrentino – Campania
  • Campania Rosato Monte di Grazia 2009 Monte di Grazia – Campania
  • Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo Pietrosa 2009 Dora Sarchese – Abruzzo
  • Miglior vino rosso
  • Valpolicella Sup. Monte Lodoletta 2004 Romano Dal Forno – Veneto
  • Brunello di Montalcino Bramante 2005 Podere San Lorenzo – Toscana
  • Vallagarina Marzemino Poiema 2007 Eugenio Rosi – Trentino
  • Miglior vino dolce 
  • A. A. Gewurztraminer Terminum 2001 Cantina di Termeno – Alto Adige-SudTirol
  • Roccamonfina igt Eleusi 2006 Villa Matilde – Campania
  • Moscato di Saracena 2008 Cantine Viola – Calabria
  • Miglior vino spumante
  • Franciacorta Cuvée Prestige rosè s.a. Ca’ del Bosco – Lombardia
  • Trento Riserva del Fondatore Giulio Ferrari 2000 F.lli Lunelli – Trentino
  • Prosecco di Valdobbiadene Sup. Cartizze Vigna Rivetta Villa Sandi – Veneto
  • Miglior vino straniero
  • Condrieu Les Terrasses de l’Empire 2007 Dom. Georges Vernay – Rodano sett.le, Francia
  • Pomerol 2005 Chateau La Conseillante – Bordeaux, Francia
  • Gevrey Chambertin Vielle Vignes ’08 Dom. Philippe Charlopin-Parizot – Borgogna, Francia
  • L’azienda/Produttore dell’anno
  • Pian dell’Orino – Montalcino, Toscana
  • Cantine Lonardo – Taurasi, Campania
  • Gianfranco Fino – Manduria, Puglia
  • L’enologo dell’anno
  • Hans Terzer – San Michele Appiano, Alto Adige-SudTirol
  • Sebastiano Fortunato – Consulente, Campania
  • Jan Hendrik Erbach – Pian dell’Orino, Toscana

Qui il regolamento completo de L’Arcante Wine Award®.


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