Ora basta!

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Non v’è più ragione che tenga dopo l’ennesima – maledettissima – bottiglia “di tappo”. Ora basta! Non se ne può più. Lo dico da tempo e lo ribadisco oggi ancora una volta con maggiore fermezza: per certe bottiglie è arrivato il momento di passare alle chiusure alternative, il tappo a vite su tutte!

E i produttori di vino dovrebbero essere i primi ad incavolarsi; tanta fatica, tanto lavoro in vigna e in cantina buttati lì nel lavandino per cosa, per nulla. Ecco, sono proprio loro le prime vittime di una bottiglia che sa “di tappo”. Quest’anno poi per qualcuno, spiace solo pensarlo, è stato proprio un gioco al massacro. Insopportabile!

Certo loro che possono farci, si dice. Bene, io come sommelier ci metto la faccia lì davanti al tavolo; loro, in più di una occasione, ci rimettono la reputazione (e non solo al cospetto del cliente). Di quella etichetta ne posso tessere le lodi, magari ci ricamo su un sentimento di appartenenza, ne esalto quando posso le peculiarità, l’originalità, talvolta l’unicità del prodotto. Poi, l’irreparabile, la beffa, tutto pare svanire in uno stappo: corked! bouchonné! tappo!

Sono cose che capitano, si dirà, l’incidenza tra l’altro è di poco superiore al 2-3%. Beh, io non ci sto lo stesso! Invero mi sono proprio stufato di buttare all’aria tempi e servizio (più i soldi) per un tappo di sughero da niente. E dover rincorrere magari una “impasse” che rischia, come mi è capitato almeno due/tre volte solo quest’anno, di diventare “orrore” a causa di due bottiglie di seguito di tappo allo stesso tavolo. Vaglielo a spiegare a quello che voleva bere Cloudy Bay mentre tu gli hai promesso la visione della Madonna in vacanza in giro per la Costiera!

Ora basta! Fate qualcosa, facciamo qualcosa. Subito!

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10 Risposte to “Ora basta!”

  1. Mondelli Francesco Says:

    Non so se le è mai capitato una bottiglia tappata con NOMACORC. Esteticamente lo trovo gradevole ed ha inoltre la possibilità di avere micro fori a seconda delle esigenze di ossigenazione che il viticoltore cerca per il suo vino.Allo stato attuale l’unica incognita potrebbe essere quella del tempo visto che la loro esperienza risale a poco più di 10 anni.P.S.Condivido l’amarezza e tutto il resto ,se poi sono due di seguito saltano tutti i parametri di civiltà .Sursum corda e…… Tanto per cambiare beviamoci sopra!

  2. Angelo Di Costanzo Says:

    Francesco certo che si. Vanno bene fino ad un certo punto. Sull’estetica sì, sino ad una decina d’anni fa anch’io ero molto suscettibile, ma poi più che all’estetica pensavo alla validità di certe chiusure che dopo qualche anno “trasferivano”, anche se lievemente, sensazioni “estranee” alla normale evoluzione di un vino.

    Adesso però basta, siamo a dei livelli di sopportazione davvero ai minimi storici. Certi vini, senza andare tropo lontano, Falanghina, gran parte dei Fiano di Avellino, Greco di Tufo ecc… nonostante la loro potenziale longevità vengono quasi sempre consumati nell’arco di massimo un paio d’anni. A che serve scervellarsi col tappo di sughero se con un normale tappo a vite si azzera il rischio. E con soluzioni estetiche che negli utlimi anni sono di molto migliorate.

    Purtroppo l’orrore che cito è vero, tanto vero che forse ci scrivo pure un’altro post! 🙂

  3. Raffaele Pagano Says:

    Grazie Angelo, per l’opportunità che mi dai, di dire la mia in modo pubblico. Io sono estremamente favorevole allo Stelvin. Stiamo affrontando la questione, che è tecnica, ma che è anche normativa. Voglio ricordare che (in riferimento ai Bianchi) le docg Irpine, non prevedono una chiusura differente dal sughero. Ma questa è una barriera superabile. Mi auguro che, quanto prima, più produttori vogliano iniziare a proporre bottiglie con tali chiusure, in particolare con i loro Vini di alta fascia. Questa può essere una strada. Per quanto riguardo l’aspetto dell’affinamento sui Bianchi e sulla tenuta della chisura Stelvin, rimandiamo l’argomento, avvalendoci sia di esperienze di operatori del Nuovo Mondo (ricordo ai lettore che oramai sono molte le aziende in Australia, che in particolare vinificano Fiano e che hanno ovviamente uno storico su questo sistema di chiusura). Intanto iniziamo ad adottarlo.

  4. Angelo Di Costanzo Says:

    Grazie Raffaele per il tuo contributo, ecco perché io dico “fate qualcosa, facciamo qualcosa”. C’è bisogno di sinergia, istituzionale per cambiare regole troppo vecchie, produttive per camminare al passo coi tempi, comunicativa per risolvere una situazione che per quanto possa incidere poco sui volumi comincia ad avere un valore culturale non da poco.

    Un cliente americano mi disse una sera: “Wow, ottimo questo vino, realmente una bella scoperta. Però, Angelo, non trovi che sia un peccato che per venderne una ne devi ogni volta buttare via due?”.

  5. Dreyfus Says:

    Le centinaia di enologi consulenti non approverebbero mai questo drastico cambiamento prima che non abbiano in tasca un accordo forte con le aziende produttrici di tappi alternativi e di macchine imbottigliatrici specifiche!
    L’ho detto!

  6. Angelo Di Costanzo Says:

    Si certo, mettiamoci pure l’andamento dello spread sulla coscienza degli enologi (consulenti). Suvvia Dreyfus, un po’ di sana ragionevolezza su certi argomenti.

  7. enzo Says:

    Qualcuno deve essere incappato in una partita di tappi difettosi.
    Mi è capitato con un notissimo produttore flegreo: ho acquistato due confezioni da 6 di falanghina dei CF DOC 2011, in offerta al Carrefour di Agnano e le prime tre bottiglie sanno tutte di tappo; temo per le altre.
    Inoltre, il mese scorso, sempre con lo stesso produttore (che ho sempre apprezzato), mi è capitato ad una degustazione presso la sua cantina, in concomitanza con un evento musicale, di trovare sentore di tappo all’assaggio del medesimo vitigno, ma di un particolare loro cru (non ho visto l’annata). Il sommelier che serviva ha prontamente aperto un’altra bottiglia, che era addirittura peggio. Se non conoscessi la serietà dell’etichetta avrei pensato che per quella serata, che non era per addetti ai lavori, il produttore avesse volutamente utilizzato bottiglie sospette.
    Ah, i bei tempi in cui bastava riportare le bottiglie difettose all’Arcante che te le cambiava!
    …Pensate che ogni volta che si trovava una bottiglia con sentore di tappo, era una festa: bastava suddividere il contenuto in 5 o 6 bottiglie buone già svuotate, portarle ad Angelo e Lilly che te ne ridavano 5 o 6 contro una pagata!

    • Angelo Di Costanzo Says:

      Ahhh. Mitico Enzo! E’ dire che il più delle volte non me le facevo nemmeno rimborsare dal produttore. Che fortunati in miei vecchi clienti.

      La cosa che invece segnali mi preoccupa non poco. E desidero verificarla.

  8. Ancora tappo, tappo e poi ancora tappo… | L’ A r c a n t e Says:

    […] Letture consigliate qui¤, qui¤, qui¤ e qui¤. […]

  9. Cortaccia, del Pinot Nero Turmhof 2014 di Tiefenbrunner e ancora sulle chiusure alternative | L’ A r c a n t e Says:

    […] dell’ostinazione che vede continuare ad accettare di perdere bottiglie ”di tappo”¤ anziché orientarsi con tutta sicurezza su chiusure alternative, tra l’altro sempre più […]

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