C’è il racconto di un pezzo di territorio del Greco di Tufo dentro il Cutizzi di Feudi di San Gregorio

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Proprio sul confine tra i comuni di Tufo e Santa Paolina insiste una particolare conformazione territoriale di superficie, fragile e di difficile gestione e conservazione, che periodicamente mette a dura prova i vignaioli e le aziende che ostinatamente, provano a preservarne lo spettacolo della natura che qui alterna valli e costoni impervi coltivati a Greco a scenari boschivi aspri e selvaggi, disegnando paesaggi unici e tratteggiando vini tra i più complessi e caratteristici di tutto l’areale.

Lungo questa frattura di superficie si coglie in tutta evidenza la particolare differenza dei terreni che da queste parti, dove le rocce affioranti risultano intensamente frantumate e la terra assume varie connotazioni e colori bruni, divenendo molto suggestiva per via della diversa natura organica, delle varie esposizioni e della luce del sole che l’attraversa durante il giorno. Una terra faticosa da lavorare, con al centro la vigna e tutto intorno una rara e preziosa biodiversità vegetale da tutelare.

Ne viene fuori una particolare energia che si coglie appieno nell’aria: non appena ci arrivi qui a Cutizzi, appena scollinati, ti accoglie un avvenente e caratteristico profumo di erbe e fiori, di piante e cortecce aromatiche, una mescolanza di essenze con freschi profumi di rosmarino e timo che si colgono chiarissimi nell’aria, è qualcosa di straordinario, da provare per credere, vieppiù quando questi stessi sentori te li ritrovi poi ben precisi e amplificati nei vini qui prodotti.

Sono questi terreni eterogenei, perlopiù calcarei e argillosi, ricchi di limo, in alcuni punti di materiale piroclastico, in altri di materia organica, in altri ancora di gesso, ad ogni modo ”acidi” e abbondanti di sostanze minerali, circondati da boschi, con vigne ben ventilate ed esposte, dove un microclima con importanti escursioni termiche garantisce pieno equilibrio alla maturità delle uve sino al raccolto. Da qui proviene questo Cru di Greco di Tufo di Feudi di San Gregorio, un bianco capace in certe annate di slanci notevoli senza mai perdere la forte caratterizzazione originale.

Il Greco è storicamente conosciuto come l’Aminea Gemina di cui parlavano già i Georgici Latini, una varietà importata dalla Tessaglia dall’antico popolo dei Pelasgi, varietà così chiamata per la caratteristica forma del grappolo che presenta una spiccata gemmazione laterale, a renderlo quasi doppio, gemello, appunto. Il vino Greco di Tufo ha ottenuto il massimo riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata e Garantita con Decreto Ministeriale il 18/07/2003.

Le proprietà in questi luoghi sono estremamente frazionate, sono pertanto abbastanza pochi gli esempi di vinificazione in purezza di singole sottozone o, come in questo caso, addirittura di un singolo vigneto. La maggior parte delle aziende imbottigliatrici, infatti, è costretta di sovente a lavorare piccole partite, producendo il più delle volte vini che sono il risultato di un assemblaggio di più vigne e di aree diverse tra loro, talvolta provenienti da più comuni del circondario, elemento questo che avvalora ancor di più la scelta di chi punta dritto sul vino da singola vigna.

**** Greco di Tufo Cutizzi 2019. E’ senz’altro tra i primi ”Single Vineyard” prodotti in zona Greco di Tufo docg, Feudi di San Gregorio è qui da oltre trent’anni, in pochi lo sanno ma gestisce una buona parte dei 670 ettari dell’intera denominazione di origine controllata e garantita, in larga parte di proprietà o comunque in conduzione esclusiva pluriennale. Il colore di questo duemiladiciannove è paglierino ben luminoso, con appena accenni dorati sull’unghia del vino nel bicchiere, al naso esprime tutta la tipicità di cui si raccontava, con un profilo olfattivo ben definito, erbaceo, floreale e fruttato che spazia dalle erbe aromatiche (rosmarino e timo, appunto) al salice, dalla prugna alla pera, con sentori via via impreziositi da toni balsamici che ne amplificano verticalità e fragranza. Il sorso è secco, certamente fresco e sapido.

**** Greco di Tufo Cutizzi 2018. Il colore paglia ne anticipa il gran carattere, al naso ha già maggiore ampiezza rispetto alla verticalità del millesimo precedente, i profumi che vengono fuori sono anzitutto fiori d’acacia, frutta a polpa gialla, c’è susina e pera kaiser, con una delicata sensazione salmastra appena accennata. Colpisce la ricca struttura, piena rappresentazione di un bianco pregno di stoffa, di frutto e buona acidità, che conserva quindi un sorso agile e di buon equilibrio, in perfetto stato di grazia in questo momento, con una decisa persistenza gustativa e un finale di bocca decisamente appagante.

C’è il racconto di un bel pezzo di territorio del Greco di Tufo dentro il Cutizzi di Feudi di San Gregorio, un racconto che proveremo nelle prossime settimane ad ampliare e rendere più esaustivo, crediamo però che nessuna narrazione di questo areale può essere pienamente rappresentativa senza camminare e raccontare anche questo pezzo di terra di confine, sott’ Cutizz’, come dicono da queste parti.

***** Eccellente **** Ottimo  *** Buono ** Suffic. * Mediocre

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