Posts Tagged ‘greco di tufo’

Torrefavale, quell’ettaro di follia pura!

16 settembre 2020

E’ un luogo fuori dal tempo Torrefavale, nascosto lassù tra le braccia dei boschi di Tufo; mentre ci arrivi, durante la lunga e faticosa salita, attraversando anfratti tortuosi e passaggi con rientranze in bilico sul vuoto scavati nella roccia dura, ti rendi conto di cosa muove effettivamente uno come Angelo Muto nel tirarci fuori da qui questo vino: follia, follia pura!

Stiamo parlando di circa un ettaro collocato a 550 metri s.l.m. sopra Tufo, qui la superficie di argilla e calcare copre un sostrato di zolfo e ferro i cui residui sono ben evidenti in molti punti della vigna dove alcune delle piante sono addirittura vecchie 100 anni. Spesso siamo portati ad identificare con il termine “tufo” rocce di natura assai diversa. Sono tali ad esempio calcari teneri, travertini leggeri porosi, arenarie friabili, calcaree o argillose, ma più propriamente questo nome va riservato a rocce piuttosto incoerenti, certamente di origine piroclastica, formatesi con l’accumulo di frammenti di materiali vulcanici che le eruzioni, nelle loro diverse fasi esplosive, spingono via dai magmi interni e li proiettano sulla superficie della terra intorno alla bocca eruttiva e, come in questo caso, ben oltre. E’ questo materiale che può essere di natura e di calibro diverso: da blocchi anche di qualche metro cubo si passa gradatamente a sabbie fini e a polveri impalpabili. Proprio come la terra delle vigne che abbiamo camminato in lungo e in largo a Tufo che qui a Torrefavale pare concentrarle tutte!

Da questa terra unica, salubre, ricca di biodiversità, favorita da un microclima straordinario, ne viene fuori un vino immortale, capace di attraversare il tempo con una certa disinvoltura, una versione di Greco di Tufo fine ed elegante, non confondibile nemmeno con il Miniere, l’altro Greco di Cantine dell’Angelo, generalmente più sgraziato e opulento, probabilmente quello più autentico di Angelo Muto o più semplicemente quello più amato ed apprezzato dagli appassionati.

**** Greco di Tufo Torrefavale 2019. L’annata ha consegnato un inverno mite e poco piovoso, con una primavera fredda, in special modo nella prima parte, con temperature talmente rigide da rallentare in molti casi la fase fenologica del germogliamento e un ritardo della fioritura dovuto anche alle piogge frequenti sino a Maggio. Per fortuna l’estate è stata regolare e le maturazioni sino alla vendemmia sono state in linea con le aspettative di una buona annata. Abbiamo nel bicchiere un vino certamente giovanissimo, dal colore paglia oro luminoso. Il naso, in questo momento, regala soprattutto sentori di balsami e di olî essenziali, di frutta a polpa bianca e gialla, sa di erbe aromatiche, fiori di campo, pera e pesca. Il sorso è caratterizzato da una importante spalla acida, una tessitura finissima ma evidente che conduce a una persistenza gustativa notevole. Stare qualche mese ancora in bottiglia gli gioverà senz’altro per ritrovarlo più disteso.

**** Greco di Tufo Torrefavale 2018. L’andamento climatico ha consegnato un’annata complicata più che complessa ma nell’insieme si può dire di aver portato in cantina uve che hanno dato vini di una certa personalità, ossuti, tesi e vibranti, per quanto riguarda i Greco di Tufo anche molto sapidi. Si può dire che sono queste le annate in cui il manico, in questo caso quello di Luigi Sarno che aiuta Angelo Muto da sempre, conta molto per non disperdere il patrimonio varietale e territoriale delle uve di questo areale. Anche qui nel bicchiere ci arriva un bianco dal colore paglia oro con un tono lievemente più luminoso sull’unghia del vino nel bicchiere. Il naso è ampio e ricco di sfumature, emergono sentori di fiori gialli e frutta polposa, pera e pesca bianca, cui s’aggiungono note balsamiche di erbette ed appena un cenno di salmastro e sentore fumé. Il sorso è una stilettata di freschezza, è un bianco pieno di verve, capace di ben asciugare la bocca regalando però un finale gustativo piuttosto sapido.

***/* Greco di Tufo Torrefavale 2014. Come spesso accade il Greco di Tufo dopo i primi anni in bottiglia in cui sembra percorrere strade piene di curve e saliscendi, dopo un po’ incontra il rettilineo sul quale spinge forte rallentando di tanto in tanto solo per dare respiro al suo motore vitale, la mineralità. E’ di colore oro, nemmeno troppo maturo, questo duemilaquattordici, ora però la nota salmastra e lo zolfo sono preminenti e incisivi, la frutta che vi si coglie è perlopiù disidrata e candita, le erbe officinali e gli aromi sono perlopiù di spezie in polvere. Il sorso è invece ben fresco e molto sapido, la verticalità del naso prende decisamente il largo sulla rigorosa staticità della bocca, che resta conservativa, insieme ci consegnano un vino assolutamente didattico.

***** Eccellente **** Ottimo  *** Buono ** Suffic. * Mediocre 

© L’Arcante – riproduzione riservata

L’abbiamo scampata bella!

11 settembre 2020

C’è già da un po’ di anni grande entusiasmo intorno ai vini campani, certi bianchi in particolare, un rinnovato e straordinario entusiasmo che fa della Falanghina, del Fiano e del Greco (ma anche del Pallagrello, per dire) vini molto ricercati ed apprezzati, come mai prima, e non solo dagli appassionati ”locali” ma finalmente da tutto il mondo.

Una lunga scia di grandi successi non ha tuttavia mancato di generare di tanto in tanto un po’ di confusione, un’ascesa che ha spinto alcuni produttori nel seguire, quasi come un mantra, alcuni modelli interpretativi sballati e in certi casi superati dal tempo pur di compiacere questo o quel winemaker di grido o, peggio, l’enostrippato di turno.

Alcuni vini, certi Greco di Tufo ad esempio, che cito non a caso, risultavano spesso sovraestratti, talvolta pesanti, addirittura ostici da berli a tavola, violentando il varietale e sacrificandone le peculiarità e l’originalità nel nome di chissà cosa, quale trip vinnaturale o bioqualchecosa; insomma, con l’dea di spostare di qualche centimetro in là l’asticella, che pur ci sembra del tutto legittima, non si è pensato alle conseguenze della poca esperienza, al pericolo di incappare in una banale omologazione, un copia incolla scontato e sicuramente lontano dagli obiettivi di qualità che meritano invece un territorio straordinario pur nella sua eterogeneità e una denominazione di prestigio come quella del Greco di Tufo Docg.

Ne raccontammo proprio Qui, ve lo ricordate? Bene, a distanza di qualche anno, a quanto pare, possiamo dire che l’abbiamo scampata bella, almeno a ”sentire” i tantissimi assaggi fatti di recente delle vendemmie ultime in bottiglia, evviva!

Per fortuna non c’è stata quella deriva stilistica che sapevamo non avrebbe condotto da nessuna parte. Tufo, per restare sul vino che più ci sta a cuore, non è Loreto Aprutino, o Oslavia, e per quanto nobile potesse risultare l’accostamento a certi vini e per quanto evocativi potessero essere certi frugali assaggi di una moltitudine di vini fatti più o meno seguendo lo stesso protocollo, con le stesse tecniche con cui si fanno certi Trebbiano in Abruzzo e Ribolla nel Collio, il risultato ci appariva sempre troppo uguale tra loro stessi, con poco o nulla di ancestrale, vini dal sorso fluido, appesantito, con poco o niente riconoscibilità varietale per non parlare di quale territorialità, liquidi talvolta opachi, altri sovraestratti più per imperizia che altro, più vicini alla tradizione brassicola che a quella enoica. Perchè di vino, in fondo, si sta parlando.

© L’Arcante – riproduzione riservata

C’è il racconto di un pezzo di territorio del Greco di Tufo dentro il Cutizzi di Feudi di San Gregorio

1 settembre 2020
Proprio sul confine tra i comuni di Tufo e Santa Paolina insiste una particolare conformazione territoriale di superficie, fragile e di difficile gestione e conservazione, che periodicamente mette a dura prova i vignaioli e le aziende che ostinatamente, provano a preservarne lo spettacolo della natura che qui alterna valli e costoni impervi coltivati a Greco a scenari boschivi aspri e selvaggi, disegnando paesaggi unici e tratteggiando vini tra i più complessi e caratteristici di tutto l’areale.

Lungo questa frattura di superficie si coglie in tutta evidenza la particolare differenza dei terreni che da queste parti, dove le rocce affioranti risultano intensamente frantumate e la terra assume varie connotazioni e colori bruni, divenendo molto suggestiva per via della diversa natura organica, delle varie esposizioni e della luce del sole che l’attraversa durante il giorno. Una terra faticosa da lavorare, con al centro la vigna e tutto intorno una rara e preziosa biodiversità vegetale da tutelare.

Ne viene fuori una particolare energia che si coglie appieno nell’aria: non appena ci arrivi qui a Cutizzi, appena scollinati, ti accoglie un avvenente e caratteristico profumo di erbe e fiori, di piante e cortecce aromatiche, una mescolanza di essenze con freschi profumi di rosmarino e timo che si colgono chiarissimi nell’aria, è qualcosa di straordinario, da provare per credere, vieppiù quando questi stessi sentori te li ritrovi poi ben precisi e amplificati nei vini qui prodotti.

Sono questi terreni eterogenei, perlopiù calcarei e argillosi, ricchi di limo, in alcuni punti di materiale piroclastico, in altri di materia organica, in altri ancora di gesso, ad ogni modo ”acidi” e abbondanti di sostanze minerali, circondati da boschi, con vigne ben ventilate ed esposte, dove un microclima con importanti escursioni termiche garantisce pieno equilibrio alla maturità delle uve sino al raccolto. Da qui proviene questo Cru di Greco di Tufo di Feudi di San Gregorio, un bianco capace in certe annate di slanci notevoli senza mai perdere la forte caratterizzazione originale.

Il Greco è storicamente conosciuto come l’Aminea Gemina di cui parlavano già i Georgici Latini, una varietà importata dalla Tessaglia dall’antico popolo dei Pelasgi, varietà così chiamata per la caratteristica forma del grappolo che presenta una spiccata gemmazione laterale, a renderlo quasi doppio, gemello, appunto. Il vino Greco di Tufo ha ottenuto il massimo riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata e Garantita con Decreto Ministeriale il 18/07/2003.

Le proprietà in questi luoghi sono estremamente frazionate, sono pertanto abbastanza pochi gli esempi di vinificazione in purezza di singole sottozone o, come in questo caso, addirittura di un singolo vigneto. La maggior parte delle aziende imbottigliatrici, infatti, è costretta di sovente a lavorare piccole partite, producendo il più delle volte vini che sono il risultato di un assemblaggio di più vigne e di aree diverse tra loro, talvolta provenienti da più comuni del circondario, elemento questo che avvalora ancor di più la scelta di chi punta dritto sul vino da singola vigna.

**** Greco di Tufo Cutizzi 2019. E’ senz’altro tra i primi ”Single Vineyard” prodotti in zona Greco di Tufo docg, Feudi di San Gregorio è qui da oltre trent’anni, in pochi lo sanno ma gestisce una buona parte dei 670 ettari dell’intera denominazione di origine controllata e garantita, in larga parte di proprietà o comunque in conduzione esclusiva pluriennale. Il colore di questo duemiladiciannove è paglierino ben luminoso, con appena accenni dorati sull’unghia del vino nel bicchiere, al naso esprime tutta la tipicità di cui si raccontava, con un profilo olfattivo ben definito, erbaceo, floreale e fruttato che spazia dalle erbe aromatiche (rosmarino e timo, appunto) al salice, dalla prugna alla pera, con sentori via via impreziositi da toni balsamici che ne amplificano verticalità e fragranza. Il sorso è secco, certamente fresco e sapido.

**** Greco di Tufo Cutizzi 2018. Il colore paglia ne anticipa il gran carattere, al naso ha già maggiore ampiezza rispetto alla verticalità del millesimo precedente, i profumi che vengono fuori sono anzitutto fiori d’acacia, frutta a polpa gialla, c’è susina e pera kaiser, con una delicata sensazione salmastra appena accennata. Colpisce la ricca struttura, piena rappresentazione di un bianco pregno di stoffa, di frutto e buona acidità, che conserva quindi un sorso agile e di buon equilibrio, in perfetto stato di grazia in questo momento, con una decisa persistenza gustativa e un finale di bocca decisamente appagante.

C’è il racconto di un bel pezzo di territorio del Greco di Tufo dentro il Cutizzi di Feudi di San Gregorio, un racconto che proveremo nelle prossime settimane ad ampliare e rendere più esaustivo, crediamo però che nessuna narrazione di questo areale può essere pienamente rappresentativa senza camminare e raccontare anche questo pezzo di terra di confine, sott’ Cutizz’, come dicono da queste parti.

***** Eccellente **** Ottimo  *** Buono ** Suffic. * Mediocre

© L’Arcante – riproduzione riservata

Un bianco per l’estate, anzi dieci, tutti campani e dove trovarli!

13 agosto 2020

Negli ultimi mesi non sono stati pochi i vini che abbiamo raccontato su queste pagine, ebbene, a volerne tirare fuori una decina, appena dieci tra i tanti buonissimi assaggiati, senza far torto a nessuno, proviamo a riproporne alcuni come etichette ”sicure” per le vostre prossime bevute in vacanza in Campania e, per non farci mancare nulla, come meglio apprezzarli in tavola e anche dove trovarli!

Asprinio di Aversa Spumante Trentapioli Brut s.a. Salvatore Martusciello. Di Asprinio di Aversa se ne parla sempre troppo poco, mentre l’esperienza degli anni passati ci è servita per capire che quel suo gusto così spiccato e originale ha invece una marcia in più, davvero originale, unico e particolare! Nelle versioni spumanti diventa poi irresistibile, con quel suo colore brillante giallo paglia, una spuma delicata e fine, dei profumi lievi che rimandano agli agrumi, alle erbette, la pesca, con tanta freschezza e piacevolezza al palato. Buono per la pizza fritta, ad esempio, non poche le pizzeria napoletane che ne hanno fatto un must della loro proposta vini in carta. L’azienda è a Quarto (NA), in Via Spinelli 4 – Tel. +39 081 8766123, con punto vendita a Pozzuoli (NA), in P.za della Repubblica presso la storica Salumeria Guida. La scheda completa Qui.

Asprinio di Aversa Vite Maritata 2019 I Borboni. Ecco una felice versione ferma dell’Asprinio davvero imperdibile! E’ un vino bianco dal colore paglia, il naso consegna profumi di fiori bianchi e agrumi, frutta a polpa bianca, macchia mediterranea. Il sorso è invece teso e vibrante, chiaramente sfrontato, con un frutto chiaro e un sapore asciutto, vivace, finanche citrino di cui sa farne ampiamente virtù. Resta una testimonianza viva del grande lavoro di valorizzazione di questa produzione campana della famiglia Numeroso di Lusciano. E’ un degno compagno a tavola con tutto un po’, sempre valido l’abbinamento con la Mozzarella di Bufala Campana Dop. L’azienda è a Lusciano (CE), in Vico E. De Nicola 7 – Tel +39 081 8141386. La scheda completa Qui.

Costa d’Amalfi Tramonti bianco 2019 Giuseppe Apicella. L’estate ti porta inevitabilmente ad ”alleggerire” la portata delle bevute, così se in tavola arrivano generalmente meno piatti, se non portate uniche, o comunque più semplici, ecco che nel bicchiere si preferisce versare vini profumati e leggeri, anche con una discreta personalità e carattere, come questo Tramonti bianco, purché sappiano accompagnare il cibo senza affaticare il palato, senza appesantirne il pasto. Riuscitissimo per esempio in questo caso l’accostamento alle alici impanate e fritte del Ristorante Al Convento di Cetara. L’azienda è Tramonti (SA), in Via Castello S. Maria 1 – Tel. +39 089 856209. La scheda completa Qui.

Falanghina Campi Flegrei Colle Imperatrice 2019 Cantine Astroni. Uno tra gli ultimi assaggi passati su queste pagine che ci ha consegnato un bianco decisamente coinvolgente, semplice se vogliamo, eppure disarmante nella sua piena espressività territoriale; con ogni probabilità una delle migliori versioni tirate fuori da Gerardo Vernazzaro negli ultimi anni, ben più degli altri preziosi gioielli di famiglia nati nel frattempo. E’ un vino bianco buono da bersi come aperitivo, con del pane al burro e alici, o delle bruschette con ”Stracciata di Bufala” ad esempio, se non con un piatto di pasta con frutti di mare. L’azienda è in Via Sartania 48, in Loc. Pianura a Napoli – Tel +39 081 5884182. La scheda completa Qui.

Falanghina Campi Flegrei 2019 Azienda Agricola Mario Portolano. Un vino dal bel colore paglia con accenni dorati sull’unghia del vino nel bicchiere; il quadro olfattivo è molto invitante, è varietale e tipico, con un quadro organolettico floreale e fruttato molto fine, cui s’aggiunge un lieve rimando salmastro e dei piacevoli sentori di acacia e ginestra. Il sorso è secco e morbido, possiede una buona progressione gustativa, tant’è il calice sparisce con due sorsi e con piena soddisfazione, quanto ci basta per apprezzarne appieno la bevuta con un pesce al sale al forno. L’azienda è in Via Toiano 12 a Pozzuoli (NA) – Tel. +39 0818042974. La scheda completa Qui.

'A Muntagna, il Vesuvio da Cantina del Vesuvio - foto L'Arcante

Lacryma Christi bianco Superiore 2018 Cantina del Vesuvio. Di vulcano in vulcano ci piace lasciare traccia di questo vitigno autoctono campano, tipico del Vesuvio, il Caprettone dell’azienda Cantina del Vesuvio di Trecase. Si tratta di un bianco leggiadro e morbido, da bere ben fresco, magari affiancandoci piatti ricchi di verdure, pensiamo ad esempio ad insalate arricchite con carpacci di pesce. Non è difficile comprendere perché queste terre, questi luoghi, già in epoca antica, sin dai Romani, fossero così ricercati e apprezzati. Non da meno oggi, grazie a chi con visione e lungimiranza non smette di credere che il Vesuvio sia molto, molto di più di un semplice tratto di paesaggio da incorniciare in una cartolina. E il lavoro della famiglia Russo emerge perentorio tra i molti nuovi protagonisti di questo straordinario territorio. L’azienda è a Trecase (NA) in Via Panoramica 65 – Tel. +39 081 5369041. La scheda completa Qui.

Greco di Tufo Chianchetelle Feudi Studi 2017 Feudi di San Gregorio. Chianchetelle proviene da una vigna del Comune di Chianche ubicata a circa 400 metri d’altitudine, due ettari esposti verso sud-est, caratterizzati da un sottosuolo principalmente argilloso e tufaceo, parte del Progetto FEUDI STUDI, una delle diverse espressioni di Greco di Tufo sulla quale Feudi di San Gregorio ha condotto un grande lavoro di ricerca sul varietale e sul territorio, nel tentativo di portare alla luce la loro massima espressione. E’ un vino bianco preciso e compiuto, estremamente suggestivo al naso, pieno di lievi sfumature, con un sorso ricco di carattere. Di quei vini da provare in compagnia, per goderne e parlarne, magari proprio là in giardino presso Feudi, dove in questo periodo è anche possibile fare picnic seduti sull’erba a fare merenda all’aperto, davanti a un piatto di grandi salumi e formaggi freschi. L’azienda è a Sorbo Serpico (AV), in loc. Cerza Grossa – Tel. +39 0825 986611. La scheda completa Qui.

Fiano di Avellino Pietramara 2018 I Favati. Il Pietramara è ormai una certezza in termini di territorialità e personalità, l’azienda di Piersabino e Giancarlo Favati e Rosanna Petrozziello veleggiano spediti verso il ventennale con mano sempre più sicura, tanta è infatti la strada fatta e tanta ancora li aspetta da grandi protagonisti quali sono ormai diventati. Dalle vigne di Cesinali viene fuori un bianco in splendida forma, dai sentori floreali e fruttati che lasciano poi via libera a note di erbe aromatiche e la classica nocciola tostata. Il sorso è carico di materia, c’è frutto da vendere, con tanta freschezza e sapidità che ne accompagnano il finale di bocca pienamente coinvolgente. A pensarci su, ci viene in mente un abbinamento con il ”Gran Fritto di mare” di Sud Ristorante a Quarto (NA), per dirne una. L’azienda è nei pressi di Piazza Di Donato, al civico 41 a Cesinali (AV) – Tel. +39 0825 666898. La scheda completa Qui.

Fiano di Avellino Colli di Lapio 2019 Romano Clelia. Restando da queste parti, in terra di Fiano, ci piace riprendere le fila di un altro grande bianco provato proprio in queste ultime settimane, impressionante per l’ampiezza olfattiva, quella nota balsamica che ne accentua l’anima di montagna e prepara il palato a tanta sostanza. Siamo su un fronte diverso della docg, l’altra faccia del Fiano di Avellino potremmo dire, oppure quella più autentica, chissà, con il colore che tradisce leggerezza ma il sorso nemmeno si accorge del 13,5% di alcol in volume in etichetta, tant’è che la bottiglia finisce in men che non si dica. Annata complessa, la duemiladiciannove, con un raccolto infinito qui a Lapio, protratto sino a metà novembre, fortunatamente da queste parti con meno problematiche che altrove. In genere nessun buon posto al mare se lo fa mancare in carta, pensate di berlo anche solo con un ”Spaghetto alla Nerano”. L’azienda è a Lapio (AV) in C.da Arianiello, 47 – Tel. +39 0825 982184. La scheda completa Qui.

Paestum Fiano Tresinus 2018 Azienda San Giovanni. Ancora un Fiano, questa volta però cilentano, di quelli con dentro una storia piena di romanticismo come quella di Mario Corrado e Ida Budetta e la loro splendida azienda agricola San Giovanni a Punta Tresino, a Castellabate. Una storia però carica anche di forza e determinazione, di passione pura, come questo bianco, un vino dal bellissimo colore paglia oro, luminoso, con un corredo aromatico merlettato: vi si colgono note di agrumi, fiori gialli, erbette aromatiche, odore di salsedine, balsami. Il sorso mostra subito consistenza e stoffa, finissima tessitura, persistenza gustativa, misurata sapidità. Uno di quei bianchi da bere con piacere magari proprio là a Punta Tresino, a guardar le stelle con qualche piccolo assaggio di crudo e cotto di verdure e pesce, gamberi, molluschi con del buon pane all’olio evo. L’azienda è a Punta Tresino, Castellabate (SA) – Tel. +39 334 1153784. La scheda completa Qui.

© L’Arcante – riproduzione riservata


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: