Pompei, Villa dei Misteri 2003 Mastroberardino

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Ci sono alcune parole del dizionario della lingua italiana che mi stanno particolarmente a cuore, il loro significato, per alcuni effimero, è per me verbo e motivazione. Tra queste, “valorizzazione”, cioè quell’atto o effetto del valorizzare, “promuovere”, che tra i vari significati esprime un progresso, un avanzamento, un miglioramento, ed infine “territorio”, che gli appassionati di vino sanno bene cosa significa e mi basta questo per rendere l’idea.

Ebbene, il Villa dei Misteri di Mastroberardino è la rappresentazione, nel suo insieme, di quanto un progetto di valorizzazione, tanto originale come ricreare un vino nelle vigne di Pompei, possa essere valido e concettualmente attrattivo nel promuovere un intero territorio; Allo stesso tempo però ci si chiede del perché non si continui a camminare questa via più di tanto, mortificando qua e là idee, progetti, persone inibendo loro il giusto spazio di azione per crescere, svilupparsi ed affermarsi come motore culturale prima che economico di un intero territorio, per altro tanto comune in Campania. Si parla di archeologia e vite ai giorni nostri, ma gli interlocutori chi sono, cosa fanno?

A Pompei grazie al fondamentale impegno della locale soprintendenza archeologica è stato fatto un buon lavoro strutturale e Mastroberardino dal canto suo ha espresso al meglio il potenziale di un progetto particolarmente affascinante ma certamente improbabile agli occhi di molti. Il vino venuto fuori negli anni, a parte il prezzo elevato dettato però soprattutto dalle ingenti difficoltà gestionali, ha espresso quasi sempre qualità intrinseche oggettive, e il 2003 in particolar modo, fortificato soprattutto da un’annata piuttosto calda mostra anche un certo carattere, una possenza non proprio tipica dell’uvaggio di cui si compone, specie del piedirosso, ma certamente riconducibile ad un terreno unico nel suo genere: vulcanico, sciolto, ricco di elementi minerali e lapilli. Anno dopo anno, dal 2001, sempre più espressivo. Un vino dal colore rubino splendido, quasi fermo nel tempo, dalle note olfattive dolci di mirtillo in confettura e di spezie finissime. Non certo un campione di profondità, ma ogni sorso scivola via con estrema piacevolezza, è accompagnato da giustezza e pacatezza, frutto ineccepibile e tanta suggestione, decisamente più godibile oggi che tre anni fa quando l’assaggiai l’ultima volta, nerboluto ed asciutto sino all’asprezza.

Ecco che mi vengono in mente altri esempi, negativi in questo caso, smarriti nel tempo ma non nella mia memoria; Uno su tutti, che mi rattrista particolarmente è proprio sulla strada che mi conduce sotto casa mia: chissà cosa sarebbe stata per i Campi Flegrei la falanghina dei Martusciello se avesse potuto godere solo del fascino della suggestione della “Villa del Torchio” ritrovata appena qualche anno fa proprio ai piedi delle vigne aziendali in via Masullo a Quarto. Allora qualche stupido burocrate, dopo una inattesa “apertura” per il cantine aperte, pensò bene di preservare il prezioso giacimento archeologico vietandolo a tutti e da qualsiasi progetto di integrazione culturale. Oggi gli stessi si vergognino per lo scempio a cui è sottoposto, praticamente inondato di immondizia e di erbacce, lì in un angolo deserto del parcheggio del centro commerciale!

Addensum: ci pensate a cosa sarebbe il lago d’Averno se il Tempio di Apollo, adornato da vigne vocatissime, non fosse così abbandonato a se stesso? Ed i bellissimi reperti che costeggiano le vigne di loc. San Martino a Pozzuoli? Beh, certo, sono queste domande a cui non otterrò mai risposte, spero però almeno in una riflessione, un minimo di indignazione!

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7 Risposte to “Pompei, Villa dei Misteri 2003 Mastroberardino”

  1. Rosario Mattera Says:

    Be caro angelo come faccio a non essere d’accordo con te, però come ben sai, visto che il percorso l’abbiamo iniziato insieme, noi proprio non ci siamo ancora arresi e come hai potuto sapere, con questa edizione di malazè lanciamo proprio questa sfida “L’Archeoenogastronomia”.
    Un grosso e qualificato movimento di associazioni ha lanciato una bella sfida al sistema, quello di poter partecipare alla valorizzazione e allo sfruttamento di queste risorse immense dei nostri territori.
    Alcuni tour, con i siti minori, sono stati già messi a sistema, ma senza i grandi attrattori, castello di baia e rione terra,saremo sempre tagliati fuori.
    Comunque siamo vivi, nonostante tutto e tutti…
    Per riguarda il villa dei misteri, un sassolino, in questo stagno appiattito, lo voglio lanciare: perchè mastroberardino, che ha costruito la sua cantina su uno dei siti archeologici più importanti della campania e quindi d’italia, non fa un opera di valorizzazione di quel territorio promuovendo il sito di cui poco si parla?
    Mi permetto di dire anche che il vino,caro, che ho provato, mi conferma sempre di più che è stata solo una vera e proprio operazione di marccheting…Un sorso di storia in ogni bicchiere di vino!!!

  2. Angelo Di Costanzo Says:

    Rosario, le iniziative non si discutono, le persone sì. Tutto è rivolto alla positività ma questa classe politica non merita nemmeno un pezzo del nostro tempo.

    Il rammarico, e tu sai bene a cosa mi riferisco, è che nonostante tutto il lavoro che si porti avanti sul territorio non rimane nulla se non la speranza e la soddisfazione di aver fatto del proprio meglio, ma a questi, ai politici di turno, oltre che prepararsi alla prossima nomina non può fregar una cippalippa se i monumenti a Pozzuoli e Baia sono diventati pisciatoi pubblici.

    Preferiscono mangiarci e berci sopra, cambiano le poltrone, non il protagonismo, non la nostra terra.

    In bocca la lupo!

  3. Marco Sallustio Says:

    @DiCostanzo: Sinceramente non credo che il vino valga quei soldi, ne ho bevute almeno due ed oltre alla storia carina che si possa raccontare di ciccia emozionale ben poco.

    In generale concordo sul totale abbandono in cui versa la “risorsa archeologia”, ma al sud come in tutto il resto del paese, isole comprese.

    @Mattera: Ho dato uno sguardo al programma sul suo link, appare molto interessante, ma ho la netta sensazione che sia un evento più utile alla propaganda (di pur belle idee) che alla crescita di una ristorazione flegrea, che mi perdoni, si è profondamente appiattita ed anche, è questo mi duole non poco, un tantino ignorante sulla stessa storia del proprio territorio.

  4. Drago Says:

    E’ opportuno che nel raccontare questo vino non si sia andato a parare sulla semplice speculazione politica del progetto, “marchetting” come è stato (giustamente) fatto notare; Fattostà che il vino c’è ed è uno dei pochi risultati ottenuti dall’intreccio politica-archeologia-vino in Campania, quantomeno dell’impegno pubblico merito.

    Tralascio sul rapporto prezzo-qualità, anche per me assolutamente fuori mercato.

    Sull’ “Archeoenogastronomia” in senso generale mi permetto di esprimere la mia, da cultore del cibo e da (sempre meno) frequentatore delle tavole napoletano, credo che sia solo l’ennesima trovata per sprecare denaro pubblico invece di investirlo in formazione in una regione completamente in balìa del degrado professionale.

  5. Vigneti in città | Torino, Venezia, Roma, Firenze, Reims, Londra la vite attorno a noi Says:

    […] Di ben altro spessore il lavoro svolto a Venezia dalla famiglia Bisol con il progetto Venissa sulla Tenuta Scarpa-Volo (all’interno del grande progetto di recupero della Laguna Nord). Per non parlare di quel momumento adesso vivente che è la vigna a Pompei dentro gli scavi. […]

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