Casale di Carinola, quando fare Falerno diviene una scelta di vita: il sogno di Tony Rossetti

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Ci lasciamo alle spalle Falciano del Massico, le vigne di Antonio Papaal quale chiedo di continure con me il viaggio – e gli olivi secolari, un paese dall’atmosfera d’altri tempi dove tutti si conoscono e dove il forestiero – che sarei io – salta agli occhi come una macchia di caffè su di un kaftano di lino bianco. Direzione Casale di Carinola, il limitare sud della denominazione Falerno del Massico, più semplicemente la patria degli “aglianicisti”.

Il titolo di questo post non nasce per caso, spesso si fa della frase “faccio vino per scelta di vita, non per soldi” un vero e proprio abuso, a quanti l’ho sentita dire? A molti, ma faccio sempre più fatica a crederci fino in fondo, in un mondo che continua ad insegnare come sia l’inopportunità il seme più rigoglioso per mille idee e progetti quasi sempre senza testa ne coda, dove vigili urbani si arrogano la presunzione di cucinare da stella Michelin e rappresentanti di profumi s’inventano degustatori per sbarcare il lunario, tanto che differenza c’è? Ma la morale non mi aiuta certo a capire, soprattutto quando non mancano poi le eccezioni alla regola, che essendo tali divengono feticci da ostentare e pertanto ancor più pericolosi: ma più che limitarsi ogni volta a rivangare il fango sceso a valle non sarebbe opportuno strutturare e rinforzare argini, ripulire canali di scolo, o meglio, costruire con criteri più solidi? Ecco, per farla breve, c’è chi nasce con una vocazione, chi la scopre più tardi, chi ha bisogno di inventarsela, il problema subentra quando il risultato finale è la confusione, il disastro per l’appunto, non la diversità.

Tony Rossetti quella vocazione l’ha incubata più o meno per una trentina d’anni, portatore sano di un ideale incontenibile che l’ha spinto un bel un giorno a seguire finalmente il cuore, non più la testa. La testa, tempo prima gli aveva ben consigliato di trasferirsi nella vicina e più grande Caserta, una specializzazione in tasca e tanta voglia di emergere che non gli hanno mancato di dare importanti soddisfazioni professionali. Il cuore però ritornava sempre nella terra di origine, nel vicino carinolese dove con la famiglia, di parte di madre, i Bianchini, che producevano da sempre uva e vino, non ha mai smesso di coltivare la terra e di nutrire il sogno di rinverdire i fasti di un tempo e gettare le basi di una solida piccola realtà nell’Ager Falernus, l’azienda Bianchini Rossetti, che produce oggi due tra i migliori Falerno a base aglianico in circolazione, il fresco e pimpante Mille880 ed il rosso Riserva Saulo dalle grandi prospettive evolutive.

C’è in paese, a Carinola – a testimonianza di una tradizione forte che lega la famiglia tutta alla terra e al vino qui prodotto – l’antico Palazzo Bianchini, una costruzione di fine ‘800 dislocata su tre livelli e sin da allora dedicata completamente alla trasformazione delle uve coltivate nel circondario carinolese, con tanto di stanza di cernita delle uve, torchio circolare, canali di filtraggio e tubazioni di scolo del mosto sino alle sottostanti vasche di decantazione statica, luogo di raccoglimento del vino, posto quindi nei sotterranei dove con le temperature più basse era più semplice preservarne le qualità. Tutto questo oggi è tangibile recandosi alla Locanda 1880, l’Osteria di famiglia ospitata nel suggestivo seminterrato del palazzo.

Prima però, con Tony, abbiamo con piacere (e non poca fatica) camminato le sue vigne, in particolare non ci siamo fatti mancare una scarpinata sulla collina di San Paolo, senza dubbio un luogo di una suggestione unica, non solo per quanto fu proprio questa una delle ultime tappe del santo martire sulla via per Roma, ma anche perché in questo momento della stagione il vigneto, con i suoi filari imbruniti e rossicci offrono un bellissimo colpo d’occhio di colori nonché, come se non bastasse, un panorama sull’orizzonte infinito, che nei giorni più tersi si apre addirittura alla vista delle isole del golfo, Ischia ma anche Procida e Ventotene.

I terreni qui sono generalmente di origine tufacea, ma non mancano versanti caratterizzati da argilla come in gran parte la presenza di rocce calcaree e sedimentarie che sembrano una costante per tutti e quattro gli ettari circa di vigna. Qui sono piantati aglianico e piedirosso, il primo più del secondo oltre che alcuni filari di falanghina che in via sperimentale serviranno a capire quanto questo vitigno, ammesso dal disciplinare ma a quanto pare poco appetito nell’areale, sia veramente utile alla causa bianchista di un territorio comunque votato soprattutto alla produzione di rossi di buona struttura e non di meno buona longevità. La piccola cantina è più che altro il covo dei sogni di Tony Rossetti, ma invero poco mi interessava trovarvi architravi e stucchi preziosi, qui, per fortuna, la terra ha ancora il sopravvento sul cemento, e il cuore, come detto, sembra contare quel giusto che serve in più rispetto alla testa. E l’assaggio, per me nuovo, del Falerno del Massico rosso Mille880 2008 ha potuto solo confermare questa interessante prerogativa, un vino che in primo piano sfoggia un interessante frutto ma ancor più una bella spalla acida ed una certa, piacevole consistenza gustativa. Insomma, un vino – come la terra qui intorno – che affascina l’occhio, avvolge i sensi ed accontenta la pancia!

Qui la precedente presentazione del breve viaggio nell’Ager Falernus: la storia, la d.o.c., i vini.

Qui la nostra visita dello scorso Febbario a Masseria Felicia a San Terenzano.

Qui la passione di Antonio Papa nell’azienda di famiglia a Falciano del Massico.

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9 Risposte to “Casale di Carinola, quando fare Falerno diviene una scelta di vita: il sogno di Tony Rossetti”

  1. Il Falerno del Massico, di Papa e Primitivo amore « L’ A r c a n t e Says:

    […] Qui invece l’esperienza di Tony Rossetti, produttore a Casale di Carinola con l’azienda Bianchini Rossetti. […]

  2. Una giornata (bagnata) a Masseria Felicia: scoprire e capire il vino con gli Amici di Bevute « L’ A r c a n t e Says:

    […] Qui invece l’esperienza di Tony Rossetti, produttore a Casale di Carinola con l’azienda Bianchini Rossetti. […]

  3. nestore.trabucco@live.it Says:

    sei un grande conserva una bottiglia buona per mio suocero

  4. slandolfo Says:

    Mi piace molto l’analisi di Angelo e mi complimento per il post….. posso solo aggiungere che avendo il pregio di essere “Amico” con la A maiuscola di Tony ogni commento è riduttivo e bisogna andar sul posto per poter comprendere Lui e le sue passioni, e gustarsi il tutto tra i filari di vite e la cucina della locanda……
    Salvatore LANDOLFO

    • Angelo Di Costanzo Says:

      Confermo. E rilancio, non era questa l’occasione di scrivere della Locanda poichè siamo stati ospiti di Tony, ma nulla mi vieta di fare i complimenti per la bontà della cucina, terragna e assai saporita. Giovannone poi è simpaticissimo!

  5. Rampaniùci, terra promessa ad un grande vino! « L’ A r c a n t e Says:

    […] beve con lo stesso amore profuso da Giovanni Migliozzi, come Maria Felicia Brini, Antonio Papa e Tony Rossetti, per la loro stupenda, incomparabile […]

  6. Carano di Sessa Aurunca, I love Falernum! « L’ A r c a n t e Says:

    […] sia dell’ottima cucina di Luisa e Laura Iodice nonchè dei vini di Masseria Felicia, Papa, Bianchini Rossetti, Migliozzi e Cantina […]

  7. Casale di Carinola, ancora Falerno del Massico: il rosso Riserva Saulo 2006 di Bianchini Rossetti « L’ A r c a n t e Says:

    […] di provarlo su dei fusilloni con ragù di cinghiale ed appena una manciata di conciato romano. A Tony Rossetti e a suo zio Francesco Bianchini un solo suggerimento, di continuare a perseverare nel loro intento […]

  8. Michelerenato Says:

    Buono,ottimo,pero l’annata del 2012 non e’ ancora arrivata per esprimere un giudizio attendiamo con impazienza
    ….
    Con affetto Renato e Michele

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