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Carinola, Falerno del Massico rosso Rampaniùci 2010. Il gioiellino di Giovanni Migliozzi

1 ottobre 2016

E’ sempre piacevole ritornare su certi vini, seguirne la crescita, rileggere le impressioni e le suggestioni che ha saputo regalare negli anni. Senza perdersi mai del tutto di vista.

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Rampaniùci è una collina celata da una trama di fitta boscaglia apparentemente ineludibile, dove ci si arriva attraversando un labirinto di anfratti sterrati che scorrono paralleli alla strada comunale di Casale di Carinola che, in località “le Forme”, all’improvviso, sbuca proprio ai piedi dell’altura.

Il reimpianto della vigna è stato completato nel 2005, cinque ettari praticamente a corpo unico –  una vera rarità per l’areale – perfettamente integrati nel paesaggio e che nulla hanno tolto allo splendore del fittissimo bosco di querce che li cinge tutto intorno. Lungo la salita dimorano le piante di primitivo, circa un ettaro di terra tufacea e ricca di scheletro e rocce affioranti. Poco più su, l’aglianico e il piedirosso: il primo guarda a sud, il secondo, che occupa però una densità inferiore dei quattro ettari rimanenti dell’impianto, punta il Monte Massico, verso nord/nord-est. Qua il terreno è più frammisto, composto comunque in gran parte da tufo e rocce minerali.

Rampaniùci è il Falerno del Massico rosso di Giovanni Migliozzi, caso raro per la denominazione per l’utilizzo dell’uvaggio di tutti e tre i varietali a bacca rossa rappresentativi dell’areale: primitivo, aglianico e piediorsso. Il 2010 è forse tra i più riusciti.

Quando hai frutti così in cantina ci devi mettere poco altro di tuo, perolopiù attenzione e tanto tanto rispetto. Così lavora Fortunato Sebastianot¤, e vince a mani basse. Davvero molto buono il duemiladieci, pare aver raggiunto pienezza espressiva e maturità: ha un naso estremamente intenso e persistente, ricco di nuances e sensazioni complesse di frutta, spezie, balsami. Il sorso è caldo e avvolgente, di gran carattere. Ha spessore e fragranza, corpo e bevibilità. Un signor Vino!

Rampaniùci, la terra promessa al Falerno¤.

Piccola Guida al Falerno del Massico¤.

Falerno del Massico, le tante anime dell’Ager Falernus¤.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Io amo| Piccola Guida al Falerno del Massico

4 novembre 2014

Ho dedicato al Falerno del Massico tante ore spese con giri in vigna e cantine, ho conosciuto persone straordinarie e vini memorabili raccontati con numerose degustazioni, decine di interventi, recensioni qui su L’Arcante. Mancava giusto la Piccola Guida del cuore alla denominazione.

Sessa Aurunca, Vigna Falerno del Massico Etichetta Bronzo a Masseria Felicia

Una terra straordinaria l’Ager Falernus, di qua, a sud-est, Mondragone, Falciano e Carinola. Di là, a nord-ovest, Cellole e Sessa Aurunca. Ad ogni modo un territorio tutto da scoprire, da bere, ricordare…

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Azienda vitivinicola Bianchini Rossetti
Via Ten. Trabucco
81030 Casale di Carinola (Ce)
Tel / Fax: +39 0823.709187
info@bianchinirossetti.com
www.bianchinirosseti.com
Di particolare pregio: Falerno rosso Mille880, Falerno rosso Ris. Saulo¤.
 
Azienda Agricola Gennaro Papa
Piazza Limata 2
81030 Falciano del Massico (Ce)
Tel: 0823 931267
Fax: 0823 931267
www.cantinapapa.it
Di particolare pregio: Falerno Primitivo Campantuono¤, in rare uscite il passito Fastignano.
 
Cantina Zannini
Via Vellaria 20
81030 Falciano del Massico (Ce)
Tel.:0823 931108
info@cantinazannini.it
www.cantinazannini.it
Di particolare pregio: il Falerno Primitivo Campierti¤.
 
Michele Moio fu Luigi
Viale Regina Margherita 8
81034 Mondragone (Ce)
Tel. e Fax: (+39) 0823 978 017 – (+39) 328 17 43 455
info@cantinemoio.it
www.cantinemoio.it
Di particolare pregio: Falerno bianco, Falerno Primitivo¤, Falerno Primitivo Maiatico.
 
Masseria Felicia
SP 104 Loc. S. Terenzano
81037 Carano di Sessa Aurunca (Ce)
Tel. e Fax: 0823 93.50.95
www.masseriafelicia.it
Di particolare pregio: Falerno rosso Ariapetrina, Falerno rosso Etichetta Bronzo¤.
 
Villa Matilde
S.S. Domitiana 18
81030 Cellole (Ce)
Tel.: +39 0823.932 088
Fax: +39 0823.932 134
info@villamatilde.it
www.villamatilde.it
Di particolare pregio: Falerno bianco, Falerno rosso Riserva Camarato¤.
 
Viticoltori Migliozzi
Via Appia km 179
Casale di Carinola (Ce)
Tel.: 0823 704275
Fax: 0823 704914
info@rampaniuci.it
www.rampaniuci.it
Di particolare pregio: Falerno rosso Rampaniuci¤.

© L’Arcante – riproduzione riservata

Rampaniùci, terra promessa ad un grande vino!

22 novembre 2010

Puoi pensare di stare bevendo un gran bel vino, e sorso dopo sorso rimanervi affascinato sino ad esserne definitivamente rapito; Puoi convincerti che questo vino avrà la stessa facilità di attraversare il tempo come il coltellino che impugni di stendere il burro sulla tua prossima fetta di pane. Puoi magari rallegrarti dell’intuito del sommelier che te l’ha – tra i tanti – appena consigliato, o immaginare quanto sia stato bravo il produttore a pensarlo e l’enologo a forgiarlo, ma solo se vieni qui, a Rampaniùci, in questo luogo lontano da tutto ed immerso nei boschi di querce, ad un tiro di schioppo dal burbero Monte Massico che domina l’orizzonte, puoi godere appieno del fascino antico della sua terra, l’Ager Falernus, che questo vino riesce ad evocare con grande slancio di modernità!

Siamo a Casale di Carinola, dove la famiglia Migliozzi è da sempre occupata in agricoltura, non a caso in zona sono conosciuti e riconosciuti come frutticoltori di un certo spessore. Parallelamente però, papà Lorenzo, con l’idea di diversificare gli interessi familiari ha sempre guardato con un certo appiglio al mercato dell’estrazione della pozzolana, di cui il circondario ne è ricco in giacimenti, occupandosene in prima persona lasciando così la conduzione delle proprietà agricole ai figli. Così quando a fine anni novanta, con le prime avvisaglie della crisi economica – che non ha certo risparmiato il mercato della frutticoltura – si dovette pensare cosa fare a Rampaniùci, allora votata principalmente alla coltura di albicocche più che alla vigna ormai logora, si fece avanti Giovanni che già da tempo aveva immaginato proprio qui la possibilità di realizzare il suo sogno di sempre, fare su questa collina un grande vino rosso, un Falerno da consegnare agli annali. 

Rampaniùci, mai nome fu più approriato, è celata da una trama di fitta boscaglia apparentemente ineludibile, dove arrivarci significa attraversare un labirinto di anfratti sterrati che scorrono paralleli alla strada comunale – ancor più sterrata – che dalla località “le Forme”, all’improvviso, sbuca proprio ai piedi della collina. Ecco, arrampicarti su per la collina, in certi punti piuttosto ripida, ed affacciarti tutto intorno, ti fa avere finalmente ben chiaro il quadro emozionale che sino all’assaggio, magari sostenuto anche dal bel racconto del sommelier, hai potuto solo immaginare; Perché questo Falerno del Massico, sarà il prossimo punto di riferimento per questa denominazione, e per questo pezzo di Campania Felix, assolutamente inespresso rispetto al suo enorme valore vitivinicolo a cui, personalmente, invito a guardare con sempre maggiore rispetto ed occhi lucidi di aspettative.

Il reimpianto della vigna è stato completato nel 2005, cinque ettari praticamente a corpo unico –  una vera rarità per l’areale – perfettamente integrati nel paesaggio e che nulla hanno tolto allo splendore del fittissimo bosco di querce che li circonda tutto intorno. Lo scenario, per chi sa leggere il vigneto, il suo impianto, è incomparabile, di una suggestione unica. Lungo la risalita, in alcuni punti decisamente ardua, dimorano le piante di primitivo, nella parte più bassa di Rampaniùci, un ettaro pari pari di terra tufacea ricca di scheletro e rocce affioranti. Poi, più su, l’aglianico ed il piedirosso, il primo con una bella parte in esposizione a sud, il secondo, che occupa però una densità inferiore dei quattro ettari rimanenti dell’impianto, guarda il Monte Massico, quindi a nord/nord-est. Qui il terreno è più frammisto, composto comunque in gran parte da tufo e rocce minerali.

Aglianico per il 70%, piedirosso al 20% e primitivo per il restante 10%, un blend questo, più o meno invariato negli anni, che vuole il Rampaniùci come l’unico Falerno a puntare alla valorizzazione di tutte e tre le varietà maggiormente presenti sul territorio. Il vigneto è condotto integralmente seguendo i parametri dettati dall’agricoltura biologica – tanto cari a Giovanni quanto a Fortunato Sebastiano, l’enologo che lo segue – laddove in vigna non vengono usati prodotti di sintesi, quindi solo rame e zolfo (per le tignole per esempio si usano solo prodotti naturali come il bacillus e la confusione sessuale, ndr) mentre in cantina si punta a stare quanto più bassi possibile con l’aggiunta di anidride solforosa (meno di 50 mg/l) e ad eliminare, ove possibile, alcuni interventi di prassi come per esempio non utilizzare gomma arabica o usare acido metatartarico per stabilizzare il vino da eventuali precipitazioni tartariche in bottiglia. Le uve, ognuna lavorata seguendo un percorso proprio prima del blending, dopo la pigiadiraspatura e l’ammostamento, appena dopo la fermentazione alcolica subiscono macerazioni piuttosto lunghe – sino ai 40/50 giorni – lasciando quindi svolgere anche la fermentazione malolattica con le bucce. Dopo alcuni tentativi, per la verità poco convincenti, si è scelto di non utilizzare barriques per l’invecchiamento ma solo botti grandi, in questo caso tonneau, dove il vino resta per almeno un anno, prima di finire in bottiglia dove ci rimane per un affinamento di almeno un’altro anno ancora. Con Giovanni Migliozzi, nella piccola cantina ricavata praticamente nel garage di casa, scevra da ogni orpello, ci siamo lasciati andare nella degustazione di tutte le annate prodotte sino ad oggi, delle quali qui troverete un rendiconto delle precedenti 2005-2006-2007, mentre vi invito a seguirci prossimamente per leggere del 2008 di prossima uscita e del 2009 ancora in elevazione in legno. Ricordate quindi, si scrive Rampaniùci, si legge Falerno del Massico, e si beve con lo stesso amore profuso da Giovanni Migliozzi, come Maria Felicia Brini, Antonio PapaTony Rossetti, per la loro stupenda, incomparabile terra!

Casale di Carinola, quando fare Falerno diviene una scelta di vita: il sogno di Tony Rossetti

17 novembre 2010

Ci lasciamo alle spalle Falciano del Massico, le vigne di Antonio Papaal quale chiedo di continure con me il viaggio – e gli olivi secolari, un paese dall’atmosfera d’altri tempi dove tutti si conoscono e dove il forestiero – che sarei io – salta agli occhi come una macchia di caffè su di un kaftano di lino bianco. Direzione Casale di Carinola, il limitare sud della denominazione Falerno del Massico, più semplicemente la patria degli “aglianicisti”.

Il titolo di questo post non nasce per caso, spesso si fa della frase “faccio vino per scelta di vita, non per soldi” un vero e proprio abuso, a quanti l’ho sentita dire? A molti, ma faccio sempre più fatica a crederci fino in fondo, in un mondo che continua ad insegnare come sia l’inopportunità il seme più rigoglioso per mille idee e progetti quasi sempre senza testa ne coda, dove vigili urbani si arrogano la presunzione di cucinare da stella Michelin e rappresentanti di profumi s’inventano degustatori per sbarcare il lunario, tanto che differenza c’è? Ma la morale non mi aiuta certo a capire, soprattutto quando non mancano poi le eccezioni alla regola, che essendo tali divengono feticci da ostentare e pertanto ancor più pericolosi: ma più che limitarsi ogni volta a rivangare il fango sceso a valle non sarebbe opportuno strutturare e rinforzare argini, ripulire canali di scolo, o meglio, costruire con criteri più solidi? Ecco, per farla breve, c’è chi nasce con una vocazione, chi la scopre più tardi, chi ha bisogno di inventarsela, il problema subentra quando il risultato finale è la confusione, il disastro per l’appunto, non la diversità.

Tony Rossetti quella vocazione l’ha incubata più o meno per una trentina d’anni, portatore sano di un ideale incontenibile che l’ha spinto un bel un giorno a seguire finalmente il cuore, non più la testa. La testa, tempo prima gli aveva ben consigliato di trasferirsi nella vicina e più grande Caserta, una specializzazione in tasca e tanta voglia di emergere che non gli hanno mancato di dare importanti soddisfazioni professionali. Il cuore però ritornava sempre nella terra di origine, nel vicino carinolese dove con la famiglia, di parte di madre, i Bianchini, che producevano da sempre uva e vino, non ha mai smesso di coltivare la terra e di nutrire il sogno di rinverdire i fasti di un tempo e gettare le basi di una solida piccola realtà nell’Ager Falernus, l’azienda Bianchini Rossetti, che produce oggi due tra i migliori Falerno a base aglianico in circolazione, il fresco e pimpante Mille880 ed il rosso Riserva Saulo dalle grandi prospettive evolutive.

C’è in paese, a Carinola – a testimonianza di una tradizione forte che lega la famiglia tutta alla terra e al vino qui prodotto – l’antico Palazzo Bianchini, una costruzione di fine ‘800 dislocata su tre livelli e sin da allora dedicata completamente alla trasformazione delle uve coltivate nel circondario carinolese, con tanto di stanza di cernita delle uve, torchio circolare, canali di filtraggio e tubazioni di scolo del mosto sino alle sottostanti vasche di decantazione statica, luogo di raccoglimento del vino, posto quindi nei sotterranei dove con le temperature più basse era più semplice preservarne le qualità. Tutto questo oggi è tangibile recandosi alla Locanda 1880, l’Osteria di famiglia ospitata nel suggestivo seminterrato del palazzo.

Prima però, con Tony, abbiamo con piacere (e non poca fatica) camminato le sue vigne, in particolare non ci siamo fatti mancare una scarpinata sulla collina di San Paolo, senza dubbio un luogo di una suggestione unica, non solo per quanto fu proprio questa una delle ultime tappe del santo martire sulla via per Roma, ma anche perché in questo momento della stagione il vigneto, con i suoi filari imbruniti e rossicci offrono un bellissimo colpo d’occhio di colori nonché, come se non bastasse, un panorama sull’orizzonte infinito, che nei giorni più tersi si apre addirittura alla vista delle isole del golfo, Ischia ma anche Procida e Ventotene.

I terreni qui sono generalmente di origine tufacea, ma non mancano versanti caratterizzati da argilla come in gran parte la presenza di rocce calcaree e sedimentarie che sembrano una costante per tutti e quattro gli ettari circa di vigna. Qui sono piantati aglianico e piedirosso, il primo più del secondo oltre che alcuni filari di falanghina che in via sperimentale serviranno a capire quanto questo vitigno, ammesso dal disciplinare ma a quanto pare poco appetito nell’areale, sia veramente utile alla causa bianchista di un territorio comunque votato soprattutto alla produzione di rossi di buona struttura e non di meno buona longevità. La piccola cantina è più che altro il covo dei sogni di Tony Rossetti, ma invero poco mi interessava trovarvi architravi e stucchi preziosi, qui, per fortuna, la terra ha ancora il sopravvento sul cemento, e il cuore, come detto, sembra contare quel giusto che serve in più rispetto alla testa. E l’assaggio, per me nuovo, del Falerno del Massico rosso Mille880 2008 ha potuto solo confermare questa interessante prerogativa, un vino che in primo piano sfoggia un interessante frutto ma ancor più una bella spalla acida ed una certa, piacevole consistenza gustativa. Insomma, un vino – come la terra qui intorno – che affascina l’occhio, avvolge i sensi ed accontenta la pancia!

Qui la precedente presentazione del breve viaggio nell’Ager Falernus: la storia, la d.o.c., i vini.

Qui la nostra visita dello scorso Febbario a Masseria Felicia a San Terenzano.

Qui la passione di Antonio Papa nell’azienda di famiglia a Falciano del Massico.


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