Professione Sommelier, il Sauvignon blanc

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Diamo ufficialmente il benvenuto su questo blog a Gerardo Vernazzaro¤, giovane enologo napoletano tra i più preparati e attivi della nouvelle vogue nonchè mio Amico di Bevute. A lui, una pagina dedicata nella rubrica MANI GIUNTE RACCONTANO, dalla quale ci illustrerà tecnicamente cosa e come nasce ciò che ci ritroviamo a raccontare nel bicchiere. Questo è L’Arcante¤ diario enogastronomico di un sommelier, una passione in grande crescita! (A.D.)

Il Sauvignon blanc (detto anche Blanc Fumé) è un vitigno a bacca bianca, proveniente originariamente dalla zona francese di Bordeaux. Il nome deriva dalla parola francese sauvage (“selvaggio”), aggettivo dovuto alle sue origini di pianta autoctona del sud-ovest francese. Grazie alla sua capacità di adattamento, è coltivato estensivamente in Francia, Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa, California e Sud America, con una piccola quota anche in Italia. È impiegato (fino ad un massimo del 30%) anche nella produzione di uno dei più famosi vini dolci al mondo, il Sauternes.

A seconda del clima, le uve sauvignon possono dare vini con sentori erbacei o di frutta fresca. In ogni caso i vini risultanti sono destinati ad un veloce consumo, dato che l’invecchiamento superiore ad alcuni anni, non dà effetti migliorativi sulle caratteristiche organolettiche nella maggior parte dei casi. Hanno generalmente un aroma caratteristico che li distingue da tutti gli altri vini, generalmente poco marcato nel mosto, ma decisamente singolare che si sviluppa in particolar modo nel corso della fermentazione alcolica.

I vini prodotti da uve sauvignon presentano un vasto ventaglio aromatico in cui i principali descrittori sono il peperone verde, il bosso, la ginestra, l’eucalipto, la gemma di cassis, il rabarbaro, la foglia di pomodoro, l’ortica, il pompelmo, il frutto della passione, la scorza di agrumi, l’uva spina, il frullato di asparagi, la ginestra e la pietra focaia. Le migliori bottiglie di alcuni vini, dopo qualche anno di affinamneto sviluppano sentori di affumicato, pietra focaia e perfino di tartufo.

Dunque alcuni sentori più vegetali, altri più floreali per finire con quelli più evoluti e di tipo minerale. Fino a poco tempo fa si ignoravano quasi completamente i composti volatili responsabili di queste differenti note (tioli volatili). Si sapeva solamente, grazie ai lavori di autori come Augustyn ed Allen, che il carattere di peperone verde del sauvignon è dovuto a metossipirazine, in particolare all’isobutilmetossipirazina. Questo odore vegetale piuttosto sgradevole è molto marcato nei mosti e nei vini quando la maturità dell’uva è insufficiente, esso è anche tipico dei vini di Cabernet provenienti da vendemmie non molto mature o prodotte da vigneti troppo vigorosi la cui alimentazione in acqua ed azoto è eccessiva. Le metossipirazine non rappresentano dunque gli aromi più tipici e ricercati dei vini di Sauvignon.

Gli enologi sanno chiaramente che i profumi caratteristici sono talvolta difficili da ottenere ed in seguito da mantenere nei vini. Soprattutto nei climi caldi il Sauvignon è un vitigno difficile da vinificare. Il materiale vegetale (clone), terroir, maturazione dell’uva, data di vendemmia, condizioni di estrazione dei succhi, ceppo di lievito responsabile della fermentazione alcolica, metodi di affinamento sono tutti fattori che ne possono influenzare l’espressione aromatica. Infine, anche nelle zone di produzione più vocate, la qualità aromatica dei vini Sauvignon è irregolare da un’annata all’altra e da una vasca all’altra. Per tutto questo insieme di motivazioni è importante fare un piccolo approfondimento sulla natura chimica degli aromi tipici di questo vitigni e sui meccanismi e fattori che li possono influenzare.

La prima molecola scoperta come composto caratteristico dell’aroma di Sauvignon è il 4-mercapto-4-metilpentan-2-one (4MMP) identificato nel 1993. Questo mercaptocetone, che possiede uno spiccato odore di bosso e di ginestra, è olfattivamente molto attivo, la sua soglia di percezione in soluzione modello è di 0,8 ng/l. Il suo ruolo nel vino è indiscutibile dato che il suo tenore nei Sauvignon tipici può raggiungere i 40 ng/l.

In seguito sono stati identificati nel Sauvignon molti altri tioli volatili odorosi da parte di T. Tominaga e D. Dubourdieu tra il 96 ed il 98: l’acetato di 3-mercaptoesan-1-olo (3MHA), il 4-mercapto-4-metilpentan-1-olo, il 3-mercaptoesanolo-1-olo (3MH) ed il 3-mercapto-3-metilbutan-1-olo. L’acetato di 3-mercaptoesan-1-olo è il responsabile di un odore complesso che evoca non solamente il bosso, ma anche la scorza di pompelmo ed il frutto della passione. La sua soglia di percezione è di 4 ng/l ed in certi sauvignon ne possiamo trovare alcune centinaia di ng/l. Anche il 3-mercaptoesanolo ha un aroma che richiama quello del pompelmo e del frutto della passione. La sua soglia di percezione è dell’ordine di 60/ ng/l ed è sempre presente nel sauvignon con tenori che raggiungono qualche centinaio di ng/l, a volte perfino alcuni mg/l.

In definitiva il ruolo organolettico del 4-mercapto-4-metilpentan-1-olo, con odore di buccia di agrumi, è più limitato. La sua concentrazione nei vini supera raramente la sua soglia di percezione (55 ng/l) tuttavia questo valore può essere raggiunto in qualche vino. Il 3-mercapto-3-metilbutan-1-olo, con odore di pera cotta, è molto meno odoroso, la sua soglia di percezione è di 1500 ng/l, valore che non viene mai raggiunto nei vini.

Gerardo Vernazzaro, enologo a Cantine Astroni¤.

C’è davvero ben poco da aggiungere a questo post, da rileggere più e più volte per chi volesse capirne di più su questo particolare vitigno d’oltralpe, se non un paio di considerazioni personali. Da un punto di vista strettamente “commerciale” il sauvignon non gode certo dello stesso successo che ha fatto dello chardonnay una icona dell’internazionalizzazione omologazione del gusto mondiale, e questo è dovuto più che al suo gusto “eccentrico” alla sua limitata capacità di acclimatarsi in vigna; non manca però di un certo appeal soprattutto se considerato alla giusta maniera ed abbinato, a tavola, ai piatti giusti: pesci mediamente grassi, primi piatti iodati, carni succose, formaggi giovani a pasta molle, anche erborinati. La seconda considerazione è quasi una soffiata: molti, qua e la nel mondo, sono soliti usare piccole quantità di sauvignon come “saldo” negli uvaggi di vini bianchi generalmente poco espressivi, spesso non menzionandolo nemmeno, proprio per la sua capacità di “sostenere” una certa carica aromatica senza stravolgere oltremodo, a piccole dosi, l’equilibrio gustativo. 🙂

Consiglio, a chi volesse masticare di riconoscimenti di molecole presenti nel vino, di riprendere questa lettura sui ‘difetti del vino’¤ (A.D.).

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15 Risposte to “Professione Sommelier, il Sauvignon blanc”

  1. Salvatore LANDOLFO Says:

    Grande Gerardo, non perchè è un amico, ma per la semplicità espositiva di alcuni concetti che non è patrimonio di tutti.
    Continuate così…….

  2. gerardo Says:

    Grazie Salvatore e auguri post per sabato , vi aspettavo , ma non siete venuti! mi farebbe piacere che in una prossima bevuta didattica partecipiate anche tu e il caro Alessandro !
    vi aspettiamo ! vi aggiorno sulle prossime date.

    • Salvatore LANDOLFO Says:

      Grazie Gerardo per gli auguri, purtroppo sabato non siamo potuti passare, e grazie per l’invito ad una prossima bevuta didattica, sai che io ed Ale ci teniamo tantissimo soprattutto per la vostra genuina amicizia……
      Grazie anche ad Angelo 😉 ……. ho detto tutto …..

    • Alessandro Marra Says:

      Grazie, Gerardo!
      In primis per il pezzo, tanto esaustivo quanto chiaro, da leggere e rileggere più volte come ha detto Angelo.
      Prima o poi vi beccherò, voi “amici di bevute”… 😉

  3. gerardo Says:

    grazie anche a te Angelo ! ovviamente….

  4. Giulio Cantatore Says:

    Durante una mia visita lo scorso anno presso Cantina Astroni ,ho fatto la conoscenza di Gerardo Vernazzaro di Emanuela e Francois,persone semplici schiette ed innamorate del proprio lavoro.
    Devo ancora ringraziare Gerardo perchè al mio rientro mi ha omaggiato di 3 annate 04,05,06 del Monte di Grazia rosso,fra l’altro dovevo fare parte del gruppo che e poi stato in visita alle diverse aziende dove viene prodotto il Tintore,ma impegni di lavoro mi hanno impedito di essere dei vostri,speriamo alla prossima.
    Vi faccio i miei complimenti, ovviamente anche ad Angelo,continuate così.

  5. Angelo Di Costanzo Says:

    Caro Giulio, per quelo che vale qui la cronaca di quella bella giornata passata tra amici di bevute a Tramonti: https://larcante.wordpress.com/2010/03/10/a-tramonti-sotto-lacqua-e-col-vento-in-faccia/

    Su Gerardo e Co. tutto vero, belle persone. Per altro gli riesce meglio (a Gerardo) offrire Monte di Grazia rosso che Sauvignon!! 🙂

    Continueremo così, ove possibile, migliorandoci…

  6. gian paolo Says:

    il Sauvignon è un vitigno che amo e ho piantato anch’io nella mia terra assolata e “desertica” terra, proverò tra qualche hanno a fare qualcosa di decente con questa meravigliosa uva.complimenti e vi leggo sempre volentieri.ciao GP

  7. gian paolo Says:

    quando vuoi 🙂 voi programmate e io le bottiglie le ho sempre con me.ciao

  8. Il naso, i napoletani e l’apologia del piedirosso #1 « L’ A r c a n t e Says:

    […] è il 4-metilmercaptopentanone (4MMP), che appartiene alla famiglia dei tioli – il Sauvignon Blanc ad esempio -; questi, a basse concentrazioni corrisponde alla nota fruttata di frutto della […]

  9. Peperoni farciti di riso al ragù - Un dentista ai fornelli Says:

    […] riso al ragù io preferisco bere un vino bianco come un Friulano oppure rivolgetevi ad un giovane Sauvignon Blanc dai sensibili richiami […]

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