Frasso Telesino, Greco 2010 e Piedirosso 2010 Cautiero: naturali, biologici ma… anche buoni!

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Di qui a qualche giorno ne racconterò più diffusamente, frattanto mi preme cominciare a segnalarvi due ottimi assaggi, questi due vini di Fulvio Cautiero, giovane produttore con la moglie Imma in quel di Frasso Telesino, piccolo comune nel cuore del Sannio doc.

L’azienda Cautiero conta nel complesso poco più di 4 ettari di vigna, tutti a regime biologico certificato, con impianti moderni di diverse varietà tra le quali non mancano l’aglianico (cloni “taurasi” e “vulture”) e il piedirosso, ma anche fiano, greco e falanghina. I grandi classici insomma. La cantina è minuta ma ben attrezzata: v’è una piccola pressa, qua e là dei fermentini termo-condizionati in acciaio e legni di vario genere e grandezza stipati in un ambiente a misura d’uomo, pulito, funzionale.

Conosco Fulvio da qualche tempo, 3 forse 4 anni. Mi venne a trovare un tardo pomeriggio con in mano un paio delle sue bottiglie (leggi qui) , frutto del suo primo raccolto, la sua prima vinificazione per conto proprio. Tralasciando l’indimenticabile siparietto sulle etichette di allora, diciamo un tantino kitsch, fu però subito una piacevole scoperta; lo incoraggiai, sentivo che andava fatto, quei vini avevano tanto di buono: mi parvero subito netti e, a tratti soprattutto l’aglianico, ruvidi come non ne sentivo da tempo, eppure estremamente originali, profondi; subivano però inevitabilmente il pregiudizio della provenienza, quel mare magnum del Sannio Beneventano quasi mai considerato come si deve, incompreso e, ahimè a torto, sempre troppo poco attenzionato.

Così ritrovo anche questi due vini. Il primo, un greco duemiladieci, di vibrante complessità gustativa, da far invidia se vogliamo anche a taluni di provenienza irpina; il colore è paglierino scarico, il naso è sottile e sfuggente eppure ricco di sfumature floreali e fruttate: di tiglio, camomilla, pera. Il sorso è asciutto e nervoso, ha carattere da vendere ed è un gran piacere cercarlo mentre il vino ti scivola via, imprevedibile, sulle papille. Sapido ma non risoluto.

E molto buono ho trovato anche il piedirosso, dello stesso anno e come il greco messo in bottiglia senza filtrazioni e solfiti aggiunti. Paga dazio forse in limpidezza ma il colore è di un bel rubino netto e vivido. Il naso è delizioso, varietale nel senso più espressivo del termine, con toni fruttati e floreali e si arricchisce di finissime sfumature boisé grazie al misurato passaggio in legno (tre mesi in carati piccoli e di terzo passaggio). Il sorso è asciutto e di buona consistenza, incentrato sul frutto e sorretto da una ragionevole trama acida. Lungo e rinfrancante. Dei prezzi non ne parliamo nemmeno…

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5 Risposte to “Frasso Telesino, Greco 2010 e Piedirosso 2010 Cautiero: naturali, biologici ma… anche buoni!”

  1. Alberto Says:

    Gli feci i miei complimenti, perche’ non conoscendo il prodotto e un po’ spiazzato ed incuriosito dalle etichette rimasi piacevolmente sorpreso dal greco.
    L’aglianico era un po’ troppo boise’. Sui 14,5° fruttatone e confettura, questo e’ quello assaggiato se ricordo bene nel febbraio e poi nel maggio 2010, io lo ricordo cosi’ ma visto che assaggiai in serie quattro cinque vini tutti alcolici e fruttatone di altri produttori, probabilmente sono stato condizionato, tant’e’ che l’impressione fu di piacevolezza che era troppo piaciona. Ma sara’ che han cambiato impostazione e che l’esperienza aiuta sempre, o ero io alticcio? .

  2. Angelo Di Costanzo Says:

    Credo che ti riferisca al Donna Candida, il suo “vino di punta” che in verità ho ritrovato in splendida forma. E’ vero, anch’io al primo assaggio – piu’ o meno due tre anni fa – lo trovai troppo pervaso dal legno ma credo fosse solo questione di tempo (fa 24 mesi di barriques!); a distanza di due anni lo ritrovato in spledida forma, certamente con un taglio diverso dal Fois, il loro aglianico “base” che punta a rimanere più austero e spigoloso del cru, pensato proprio per essere avvolgente e di maggiore spessore.

    Ragion per cui val la pena aspettare ancora del tempo anche per esprimere un giudizio definitivo sul 2008, un gran rosso ma in questo momento ancora troppo “mascherato” dal preponderante legno…

  3. Alberto Says:

    Si certamente, mi riferivo all’aglianico in barrique.
    Dimenticavo il base, che avevo assaggiato qualche mese prima che uscisse il loro vino di punta e probabilmente senza legno in assoluto (forse).
    Probabilmente fui condizionato dal contrasto notevole tra i due, e dal fatto che non amando aglianico o taurasi troppo influenzati dal legno. Sicuramente il mio giudizio fu di interesse tant’e’ che ricordo a memoria molte cose, ma sospensivo sull’acquisto ai fini lavorativi. prosit.

  4. Guido Says:

    per quanto mi riguarda lo trovo veramente buono, ed ha avuto un forte successo tra i miei clienti.

  5. Angelo Di Costanzo Says:

    Con il tempo, le vendemmie e l’esperienza anche Fulvio imparerà a dosare per bene gli affinamenti al fine di esaltare e non condizionare l’ottima materia prima in vigna.

    E’ stato uno dei punti maggiormente dissertati quello dell’affinamento durante quest’ultima mia visita: legno piccolo, legno grande, tempi necessari, è tutto un workinprogress, anche perché da queste parti – intendo proprio in queste zone – non è che si sia sempre badato più di tanto a certe velleità. E in questo generale ricostruire una idea precisa di vino, di cru, monovarietale, val bene penare qualche passaggio se serve ad una crescita complessiva. 🙂

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