Della “deriva acidistica” [cit.] e del Fiano di Avellino Exultet 2009 di Quintodecimo

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Qualche settimana fa Daniele Cernilli¤ sul suo Doctor Wine ha scritto un pezzo¤ davvero molto interessante a riguardo di una sorta di deriva acidistica a cui pochi produttori, ma anche degustatori ed appassionati, sembrano saper far fronte con la giusta coscienza e prospettiva. 

Fiano di Avellino Exultet 2009 Quintodecimo - foto A. Di Costanzo.docx

Potremmo fare spallucce e ricondurre la faccenda ad un semplice fenomeno di rigetto delle curve morbide e burrose promesse ai palati negli anni novanta, ma così sottovaluteremmo la questione. Così, senza entrare troppo nel merito tecnico della faccenda, che pure andrebbe amplificato ed approfondito a dovere, visto anche il pericolo dell’approssimazione sempre in agguato, che Cernilli bene fa a sottolineare nel suo articolo, non fa mai male ribadire che una bottiglia, una di quelle che vale la pena ricordare, debba saper regalare all’appassionato di turno una ben definita coerenza gustativa, quella che alcuni tendono talvolta a banalizzare con parole tipo “pronto da bere” ma che in realtà dovrebbe tradursi con il ben più complesso concetto di equilibrio gustativo; se non, ancor meglio, in una certa armonia espressiva.

Va da se che si aprono scenari abbastanza complessi, che viene piuttosto difficile sintetizzare in poche righe: elementi come le caratteristiche peculiari di certi varietali, il terroir, la coltura e le tecniche messe in campo per produrlo, come pure l’età stessa del vino, sono solo alcuni dei punti fermi da tenere in particolare considerazione per valutare al meglio il potenziale di una bottiglia. Un richiamo però a questi principi appare ogni volta indispensabile, irrinunciabile quando troppe volte disatteso.

Così per farla breve, e rendere a pieno l’idea di un vino – di un grande vino bianco in questo caso – che ritengo oggi, a mio modesto parere, in perfetta armonia espressiva, basterebbe puntare questo Fiano di Avellino Exultet 2009 di Quintodecimo¤. Ha un colore di gran fascino, di un paglierino appena maturo ma parecchio luminoso, col naso che offre un ventaglio di note varietali di una suggestione unica, di fiori di tiglio, acacia e timo, che si fa poi, lentamente, di pesca ed albicocca, di nocciola, camomilla e rimandi balsamici. Il sorso è di gran spessore, l’approccio è quasi denso ma intransigente, inesorabile e dritto, ricco di una matrice minerale preziosa e raffinata, di gran lunga piacevole.

Eccola l’acidità che non fuggo – né temo, anzi -, e il legno che non mi turba, incisivo ma affatto in evidenza, il manico che non discuto. Mai!

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9 Risposte to “Della “deriva acidistica” [cit.] e del Fiano di Avellino Exultet 2009 di Quintodecimo”

  1. Alessandro Manna Says:

    Chapeau! Al recensore a al produttore.

  2. Giovannino Lo Conte Says:

    Sono d’accordo su questa recensione. Tutta la gamma dei vini di Moio sono molto buoni, critiche a parte sulla scelta di un utilizzo così costante di legno per affinare anche i bianchi.

    Il grosso problema però sta nell’avvicinare un certo tipo di clientela a vini che costano davvero tanto in più di quelli più conosciuti prodotti in irpinia. Se ci penso che uno paga quasi più un vino di quando spende mangiando da me non mi lascia tanto sereno nel proporglielo, anche se così buono, anche se non me lo faccio mai mancare dal mio distributore.

  3. Angelo Di Costanzo Says:

    Metto in cassaforte!

  4. Mary O'Leary Says:

    The best fiano i ever had… last year in Amalfi!

  5. Nicola Says:

    Ritengo Luigi Moio indiscutibilmente un riferimento in assoluto per l’enologia campana che verrà. Ciò che diverrà Quintodecimo di qui a dieci anni saranno in molti ad invidiarcelo e non solo in Italia. Moio ha talento, scienza, potenziale, un’azienda modello e peché no, una giusta forza economica capace di sostenere un progetto così ambizioso e lungimirante. E poi ha Laura Di Marzio!

  6. Laura Says:

    Grazie Nicola che ti sei accorto che esiste anche il mio lavoro… dietro le quinte!

  7. Angelo Di Costanzo Says:

    NIcola l’ultima che hai detto più di tutto… 🙂

  8. L’acidità, il ph e quel maledetto gusto personale: che dite, è il caso di fare un po’ di chiarezza? « L’ A r c a n t e Says:

    […] un suo piccolo contributo sulla questione della “deriva acidistica” ripresa qualche post in là¤. Quanto segue non è certamente del tutto esaustivo sulla faccenda, mi pare però chiarire alcuni […]

  9. Un vino proiettato nel futuro, ok, ma oggi cosa bevo? | L’ A r c a n t e Says:

    […] ne abbiamo parlato a più riprese, del suo valore¤ e talvolta della sua deriva¤. Un assaggio interlocutorio sul tema mi è parso il Perella 2009 di Bruno De Conciliis, un vino […]

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