Altro che bollicine, Giulio Ferrari e basta!

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L’Italia delle bollicine ha il suo manifesto, è il Giulio Ferrari della più nota azienda spumantistica italiana nel mondo assieme forse solo alla Guido Berlucchi di Borgonato.

Il suo vero nome è Trento Riserva del Fondatore Giulio Ferrari ma negli anni, come per l’amico più ambito e stimato, è divenuto più semplicemente “il Giulio”.  Un breve escursus storico è utile per capire dove e come nasce il mito, fortemente voluto da un uomo, Giulio Ferrari per l’appunto e dal suo sogno di creare in Italia un vino ispirato al migliore Champagne di Francia. Enologo capace e rigoroso, già allievo della prestigiosa Scuola di Viticoltura di Montpellier, nel 1902 Giulio diede il là all’opera Ferrari che lo porta sin da subito a concentrare la sua attenzione su poche, selezionatissime bottiglie e dal costo anche impegnativo. Nel 1952 Bruno Lunelli, titolare della mescita di vini più conosciuta di Trento, rilevò la Ferrari da Giulio, che continuò a lavorare in cantina fino alla sua morte. Nei decenni a seguire i figli di Bruno Lunelli Gino, Franco e Mauro, condurranno l’azienda Ferrari sino ai giorni d’oggi, sinonimo di soli Spumanti Metodo Classico con il lustro come detto di essere tra i marchi storici italiani più riconosciuti nel mondo ed in materia di bollicine il più famoso ed apprezzato assieme a pochissimi altri.

Il Giulio è prodotto da sole uve chardonnay allocate perlopiù nell’areale di Maso Pianizza dove si è deciso verso fine anni sessanta di avviare questo grande lavoro di valorizzazione territoriale con l’uscita della Riserva del Fondatore che vedrà la luce qualche anno più tardi con il millesimo 1972. Nasce così uno dei pochi vini spumanti italiani concretamente capace di resistere al carattere, spesso longevo e soprendente, dei migliori e prestigiosi Champagne. Almeno dieci anni il periodo di maturazione sui lieviti in bottiglia, un carattere distintivo comune a nessuna altra bollicina italiana, e già questo la dice lunga sulla qualità del terorir e della materia prima che arriva dalle vigne in cantina. Ma veniamo al vino, anzi ai vini, poichè è questa l’occasione per appuntare anche alcune impressionanti bevute che mi ha regalato questo meraviglioso vino durante tutto il 2009.

Giulio Ferrari 2000. Bellissimo il colore oro brillante, di buona consistenza e con un perlage finissimo ed intenso come la spuma davvero invitante. Le bollicine che si sprigionano dal fondo del calice sembrano sartoriali e diligenti, senza sbavatura alcuna, persistenti. Il primo naso è fragrante, delizioso, burroso, note di vaniglia e di cioccolato bianco su tutto, poi sentori fruttati dolci, marmellata di albicocca, miele di acacia. In bocca è secco, di buona struttura, acidità sorprendente ma per niente invadente, equilibrata da una materia eccelsa che profonde bevibilità e carattere sino all’ultimo sorso. Una compensazione gustolfattiva senza sbavature, naso invitante, palato armonico ed equilibrato, compagno di viaggio di abbinamenti eccelsi e piatti d’autore, penso alla Trippa di Baccalà di Oliver Glowig ma anche ad elementi più semplici ma di carattere come può essere un parmigiano reggiano stravecchio o un succulento Speck dell’Alto Adige.

Giulio Ferrari 1997. Grande millesimo, grande Giulio! Il colore è solo un po’ più pronunciato, il giallo oro tende lievemente all’antico ma la brillantezza è comunque eccellente, le bollicine sono estremamente fini seppur meno numerose e persistenti rispetto al 2000. Il primo naso anch’esso esprime subito note terziarie, il gioco olfattivo qui va dapprima su spezie orientali, ginger innanzitutto, poi di nuovo sentori vegetali e floreali disidratati, poi di nuovo vanigliati. In bocca è secco, abbastanza caldo, l’acidità presente è poco meno incisiva rispetto alla bevuta precedente, è equilibrato e nel complesso armonico in piena forma e godibilità. Va verso l’adolescenza con una maturità accentuata e perspicace. Appena una spanna sotto il 2000.

Giulio Ferrari 1994. Un’altro millesimo eccellente per tirare fuori la Riserva del Fondatore; il colore è giallo oro con nitidi riflessi oro antico, ciò che salta subito agli occhi è una minore espressività della trama delle bollicine pur fini e presenti, ma poco intense e persistenti, come la spuma. Il primo naso è evoluto, subito dolce, quasi tostato. Il ventaglio olfattivo non è ampissimo, rimane di qualità ma abbastanza risoluto su di una trama delicata, comunque apprezzabile. In bocca è secco, caldo, possiede una carica acida abbastanza contenuta ma che non manca di donare ancora carattere e verve gustativa. Il vino avvinghia il palato con una costante piacevolezza, una profonda mineralità concede una beva scorrevole, ancora a tratti impulsiva, lunga ed equilibrata. Finale quasi masticabile, scioglievolezza di burro di cacao, sensazione nitida di mandorla tostata. Viaggia verso la maggiore età con la consapevolezza di aver fatto già molta strada, nutre certamente poche ambizioni ma sa di essere un talento puro!

Qui¤ la recensione del Giulio Ferrari 2001.

Difficile, come detto, pensare alle bollicine italiane senza tirare in ballo Ferrari ed in particolare il suo Giulio, ma negli ultimi anni la crescita qualitativa degli spumanti italiani, penso in primis alla Franciacorta, nell’Oltrepò Pavese piuttosto che nella mia Campania, nella stessa denominazione Trento d.o.c. non può essere lasciata passare inosservata o banalizzata. Si sono fatti grandi passi in avanti che non si possono negare, profondere attenzione e rispetto verso aziende che in giro per l’Italia hanno investito seriamente nella ricerca e nello sviluppo di una possibile e migliore identità spumantistica non può essere negato, soprattutto, quando come molto spesso accade, si vanno a valorizzare espressione originali di un vitigno, di un territorio che non possono mancare nella cultura di ogni buona storia enologica.

L’annata 2000 di questo vino è il nostro vino spumante dell’anno.

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7 Risposte to “Altro che bollicine, Giulio Ferrari e basta!”

  1. A Natale e Capodanno, bollicine buone buone « L’ A r c a n t e Says:

    […] una storia, una tradizione, una cultura propria e tipica di denominazioni, per esempio, come Trento d.o.c. o Franciacorta, tradotte, sbagliando, più semplicisticamente come metodo classico. Difficile […]

  2. Trento, una giornata tra i masi trentini a camminar le vigne, raccogliere storie…in Ferrari! « L’ A r c a n t e Says:

    […] e dulcis in fundo, dopo appena una parentesi dedicata alla nuova tenuta in Montefalco, il Trento Riserva del Fondatore Giulio Ferrari 2000. Ma questa è un’altra storia, da raccontare in un prossimo […]

  3. L’Arcante 2010 wine awards, questi i vincitori « L’ A r c a n t e Says:

    […] nostro ringraziamento per il Miglior vino spumante va al Trento Riserva del Fondatore Giulio Ferrari 2000 F.lli Lunelli. Perchè si possono spendere mille parole per comunicare e qualificare la tradizione […]

  4. Ponte di Ravina, Trento doc Riserva del Fondatore Giulio Ferrari 1997 Ferrari-F.lli Lunelli « L’ A r c a n t e Says:

    […] vi va, qui trovate una più ampia cronistoria del Giulio con annessa una speciale miniverticale di tre […]

  5. Trento, Giulio Ferrari Riserva del Fondatore ’01 | L’ A r c a n t e Says:

    […] per questo non mi sorprende più di tanto quanto sia ogni volta emozionante tornare pure sul 1994¤. Conta poco aggiungere altro alle note già descritte qui ma quello che vale la pena ripetere fino […]

  6. La sfida al tempo, nasce il Trentodoc Riserva del Fondatore Giulio Ferrari Collezione 1995 | L’ A r c a n t e Says:

    […] lancia nella sfida del tempo e un po’ anche a se stesso. Giulio Ferrari, la Riserva del Fondatore¤, la famiglia Lunelli, il Trentodoc, il metodo classico italiano che portano il cuore oltre […]

  7. La sfida del tempo, nasce il Trentodoc Riserva del Fondatore Giulio Ferrari Collezione 1995 | L’ A r c a n t e Says:

    […] lancia nella sfida del tempo e un po’ anche a se stesso. Giulio Ferrari, la Riserva del Fondatore¤, la famiglia Lunelli, il Trentodoc, il metodo classico italiano che portano il cuore oltre […]

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