Napoli, Falanghina dei Campi Flegrei Colle Imperatrice 2009 Cantine Astroni

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Di ritorno da Capri, vado spulciando in questi giorni tra gli appunti di degustazione della scorsa estate, una impresa a dire il vero nemmeno così tanto impossibile visto che qualcuno ha pensato bene di “donarci” un abile strumento chiamato Office Word. L’intenzione è quella di rivedere, magari riprendere, stralci di recensioni lasciate per una qualche ragione – di tempo innanzitutto – a metà strada tra un labile e sfuggente pensiero positivo e una vera e propria analisi tecnica. Più semplicemente però mi accorgo di ritrovare con piacere tante tessere, alcune più ingombranti di altre, di un puzzle bello grande ed un tantino complesso, ma forse proprio per questo molto interessante. Le tracce più eloquenti conducono ad una sfilza di vini bianchi, molti dei quali campani, che per una ragione o per un’altra mi hanno lasciato sensazioni particolari e interessanti, indizi, se così li vogliamo chiamare, spesso divergenti tra loro ma che evidenziano una prova di maturità da parte di molti produttori nostrani a riguardo di alcune tipologie di vino, sulla falanghina in particolar modo. 

Non più tardi di una decina di anni fa questo vitigno sembrava destinato a fare la stessa fine di molti chardonnay della marca trevigiana o peggio ancora di quelli pugliesi, terre di conquista dove quando non fosse esistito affatto il territorio si metteva avanti la ragion di mercato e, come invece nel caso della Puglia, ove il territorio rispondesse con discreti risultati si è andato ad oltranza giocando con burro e marmellata sino alla totale saturazione della tipologia con conseguenze sull’agricoltura locale – leggi prezzi delle uve – a dir poco disastrose.

Così infatti, seguendo questo modello tanto internazionale quanto poco confacente alla nostra cultura enoica, anche in Campania si è corso il rischio di annientare quel poco di credibilità colturale, Luigi Moio docet, sul varietale bianco più diffuso in regione. Appunti alla mano, ho constatato come sia oggi evidente un netto ritorno sui propri passi anche di coloro che parevano rimasti letteralmente folgorati sulla via di Allier. Molti di questi ad esempio, non hanno perso tempo, soprattutto nel leggere l’evidente variazione del mercato che subito hanno riportato – in alcuni casi drasticamente – certe loro etichette, in passato sempre in bilico tra l’ovvio e l’omologato, verso una maggiore sottigliezza di palato, sgrassando i vini e puntando parecchio su un naso meno cotto e soprattutto rivalutando il senso dell’acidità del vino, sino ad allora strenuamente combattuto a favore della morbidezza. Altri, coerentemente mi sento di aggiungere, pur non rinnegando mai le loro scelte passate hanno prodotto invece un netto salto di qualità verso quella che è la ricerca di un proprio stile sempre più riconoscibile piuttosto che figlio di un modello prestampato. Alcuni esempi lampanti, quelli se vogliamo più facilmente riscontrabili da chi ci legge, sono nel primo caso la Falanghina Serrocielo 2009 dei Feudi di San Gregorio, dal naso finissimo e dal palato fresco, quasi citrino mentre nel secondo, un sempre più convincente Coste di Cuma di Grotta del Sole, col 2008 davvero in grande spolvero, incentrato tutto su frutto e mineralità da un lato, sulla pulizia olfattiva e l’integrità gustativa dall’altro: come dire, figlio di una ineguagliabile terra flegrea e di esecuzione tecnica ineccepibile!

C’è poi chi continua a rincorrere un ideale di un vino, per dirlo alla sua maniera, alternativo, certamente possibile, ma indubbiamente diverso, se non spiazzante; E’ Gerardo Vernazzaro di Cantine Astroni, convinto come pochi in regione a fare sul serio sulla falanghina tanto da spingerlo a continuare strenuamente nella sua personale ricerca di un bianco autoctono flegreo macerato e capace di sfidare il tempo: il 2008 dello Strione, dai primi assaggi promette buone aspettative, staremo a vedere cosa saprà raccontare tra qualche tempo ancora. Frattanto però, io gli continuo a preferire il Colle Imperatrice, l’altro cru aziendale, che di sfide non ne vuole lanciare, e nemmeno ambisce a grandi traguardi se non quelli di confermare, ove mai ce ne fosse stato bisogno, un vino perfettamente calato nella sua dimensione territoriale nonché nel suo ruolo commerciale, pura esibizione di carattere ad un prezzo piccolo piccolo.

Le uve provengono in buona parte da una vigna di circa dodici anni allocata a circa 230 m/slm sulla collina degli Spadari a Pianura, in cantina il vino si lavora solo in acciaio e dopo circa tre mesi di affinamento sulle fecce fini finisce in bottiglia. Di colore giallo paglierino, mostra una bella mise limpida e cristallina, il primo naso è erbaceo e lievemente floreale, foriero di un più gradevole bouquet che pian piano va mutuando note fruttate di mela e nuances di albicocca matura. In bocca è secco, entra con leggerezza e diffonde subito una piacevole sensazione di freschezza, inizialmente grazie anche ad una vivacità quasi citrina che coinvolge tutto il palato;  La beva è asciutta e rimane costantemente gradevole dal primo all’ultimo sorso, l’acidità che si porta dietro viene subito smorzata dalla giustezza sapida, il che ne fa un vino da spendere in ogni occasione, a tutto pasto o come intrattenimento in attesa che arrivi l’ultimo, sempre in ritardo, ospite a cena. Cercatelo nelle migliori enoteche, ma se avete un paio d’ore da investire, andate pure in cantina, non ve ne pentirete assolutamente! 

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6 Risposte to “Napoli, Falanghina dei Campi Flegrei Colle Imperatrice 2009 Cantine Astroni”

  1. Pozzuoli, del Piedirosso 2008 di Contrada Salandra e di come nulla il tempo possa smentire « L’ A r c a n t e Says:

    […] del silenzioso ma efficacissimo lavoro dei Di Meo piuttosto che la maniacale ricerca di Gerardo Vernazzaro, ma anche della rincorsa dei vari Antonio Iovino o di Cantine del Mare. Oggi il piedirosso […]

  2. Bere il territorio, per esempio i Campi Flegrei « L’ A r c a n t e Says:

    […] Falanghina dei Campi Flegrei Colle Imperatrice 2009 Cantine Astroni, i Campi Flegrei, terra dei fuochi. Si potrebbe dire, altra zona, altro vulcano; Le uve provengono in buona parte da una vigna di circa dodici anni allocata a circa 230 m/slm sulla collina degli Spadari a Pianura, in cantina il vino viene lavorato solo in acciaio e dopo circa tre mesi di affinamento sulle fecce fini finisce in bottiglia. Una vigna in città quindi, a due passi dal cratere spento degli Astroni, il polmone della città di Napoli. Un vino dalla graffiante verve gustativa e dalla beva composta, acidità particolarmente interessante quasi subito smorzata dalla giustezza sapida,  ideale compagno a tutto pasto per i palati più esigenti. € 8,00   […]

  3. Bacoli, Falanghina Domus Giulii ’08 La Sibilla « L’ A r c a n t e Says:

    […] e riferimento di interessanti lavori in corso. Così dopo l’intuizione di Gerardo Vernazzaro (Cantine Astroni) che con il suo Strione ha introdotto anche in terra flegrea la “sperimentazione” di una […]

  4. Dieci anime (più o meno) intorno a me da portare volentieri sull’Arca nel 2011 « L’ A r c a n t e Says:

    […] al suo futuro, ai suoi sogni, pur nella loro reale dimensione, senza cioè voli pindarici. Gerardo fa vino, e seguirlo nel suo lavoro, correre cioè tra le vigne, camminare con lui tra le vasche e […]

  5. Scauri, il 18 luglio c’è Mare in Cantina | L’ A r c a n t e Says:

    […] vi segnalo la presenza di Masseria Felicia¤, Galardi¤, Alepa¤, Villa Matilde¤, Cantine Astroni¤, Joaquin¤, Feudi di San Gregorio¤, Antiche Cantine Migliaccio¤. Il biglietto d’ingresso […]

  6. Campi Flegrei, dove eravamo rimasti | L’ A r c a n t e Says:

    […] Campi Flegrei Colle Imperatrice 2015 Cantine Astroni¤. È il suo momento migliore, ha messo alle spalle la timidezza dei primi mesi in bottiglia che un […]

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